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Bossi: “L’inno di Mameli? Non lo conosce nessuno”

<p>Umberto Bossi</p>

Umberto Bossi

La Lega non va in vacanza. Anzi. Torna all’attacco anche a Ferragosto, sull’inno nazionale, i dialetti, le gabbie salariali, Barbarossa e “Roma ladrona”.

A parlare sono i due maggiori esponenti del partito Umberto Bossi e Roberto Caldeorli. “La bozza di legge sul dialetto è pronta e verrà approvata presto, ha affermato il ministro della Semplificazione Calderoli, che ha consegnato ieri a Umberto Bossi in vacanza a Ponte di Legno il testo di legge sull’argomento caro al leader leghista.

“L’anno scorso a Ferragosto – ha ricordato Calderoli – ho portato la bozza del federalismo fiscale che in meno di un anno è diventata legge. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge”.

Il testo all’esame di Bossi prevede l’obbligatorietà dell’insegnamento a partire dalle scuole primarie. “La lingua di oggi – ha osservato – non è la lingua italiana ma il dialetto romanesco che ci porta la Rai”.

Riguardo la polemica seguita all’esame dialetto per i professori Calderoli afferma: “Noi vogliamo un esame per far sì che chi prende 110 e lode a Reggio Calabria venga riqualificato rispetto all’80 che arriva qua a Milano o a Brescia”.

Il leader del Carroccio, invece, sceglie l’attacco all’Inno nazionale. “Quando si canta il nostro inno, il Va pensiero, lo cantano tutti – ha detto Bossi – perché tutti conoscono le parole, non come quello italiano che nessuno conosce”.

“Una disaffezione – ha aggiunto Bossi – che vuol dire che gli italiani ne hanno piene le scatole”.