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“La procura lavori sulla pista palestinese”

<p> Giusva Fioravanti</p>

Giusva Fioravanti

Giusva Fioravanti è un uomo libero.

Non ha obbligo di firma, potrà ottenere la patria potestà sulla figlia. Avrà di nuovo un passaporto per poter viaggiare.

 ”Non temo più nulla, quello che doveva succedermi è successo. Ma ora si cerchino nuovi spazi d’indagine – ha affermato a 29 anni dalla strage di Bologna -, il coinvolgimento internazionale, la pista palestinese.

La liberazione di Giusta non è frutto di un beneficio giudiziario, ma dell’applicazione della norma sul sicuro ravvedimento. Cioè se il carcerato ha tenuto durante la reclusione “un comportamento tale da farne ritenere sicuro il ravvedimento”, ha diritto alla libertà per un periodo di prova di cinque anni, con l’imposizione di non lasciare il comune di residenza.

 I cinque anni per Fioravanti sono passati, la prova per lui può dirsi superata.

 ”E’ tutto previsto dalla legge, non c’è nessuno scandalo”, ha tenuto a precisare il legale di Fioravanti, Michele Leonardi.

 Da uomo libero, l’ex leader dei Nar ora cerca di collaborare alle indagini, suggerendo di guardare altre piste, a “livello internazionale, senza barriere ideologiche”.

 La procura di Bologna lo sta già facendo: si lavora a un’inchiesta bis, aperta nel 2005 su impulso del dossier Mitrokhin. Il fascicolo ruota intorno a due personaggi del terrorismo internazionale: il venezuelano Carlos, al secolo Ilich Ramírez Sánchez, detto “lo sciacallo”, e Tomas Kram, delle «revolutionaaere Zellen» tedesche, esperto di esplosivi.

Kram pernottò all’Hotel Centrale di Bologna nella notte tra l’1 e il 2 agosto. Non da ultime le rivelazioni fornite da Francesco Cossiga in un’intervista a un noto quotidiano italiano in cui parlava della pista palestinese dietro la bomba alla stazione.