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Aids, passo avanti nella ricerca

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Grandi novità nel campo della ricerca contro il virus dell’Hiv.

Per la prima volta in un quarto di secolo di lotta è stato messo a punto un vaccino contro l’Aids che ha ridotto di quasi un terzo il rischio di contagio.

La ricerca, descritta come la più ampia mai realizzata per un vaccino contro l’Aids (i test sono stati condotti su 16.000 volontari), è stata realizzata dal ministero della Salute thailandese, l’esercito statunitense e l’Istituto statunitense per le Allergie e Malattie contagiose, insieme alle due aziende che hanno il brevetto del prodotto (battezzato per il momento RV 144), la Sanofi-Aventis e la Global Solutions for Infectious Diseases.

“È la prima dimostrazione che un vaccino contro l’Hiv può proteggere dall’infezione - ha detto il colonnello Jerome Kim, nel corso della conferenza stampa a Bangkok -. E’ un passo avanti davvero importante e ci fa ben sperare per il futuro”.

Lo studio ha combinato l’utilizzo di due prodotti già noti: l’Alvac, un vaccino contro il vaiolo, e l’Aidsvax.
Il vaccino mescola le due formule genetiche che finora non avevano funzionato con gli esseri umani.

I partecipanti alla ricerca, iniziata nell’ottobre 2003, sono stati uomini e donne tra i 18 e i 30 anni a moderato rischio di contrarre il contagio, abitanti di due province thailandesi vicine a Bangkok. A metà di loro è stato somministrato il vaccino, agli altri un placebo; e ci sono stati 51 casi di contagio nel gruppo vaccinato e 74 tra coloro che avevano assunto il placebo. Un dato assolutamente inatteso e che adesso pone agli scienziati l’interrogativo del perchè il cocktail funzioni laddove i vaccini assunti singolarmente non erano stati efficaci.

I vaccini contro l’Hiv finora sono stati sempre sfortunati. Nel 2007 un test è stato addirittura interrotto in anticipo perchè non solo non proteggeva ma addirittura aumentava il rischio di infezione.

“Ora è come se una piccola porta si fosse aperta” ha riconosciuto l’infettivologo Anthony Fauci. A suo giudizio, è difficile pensare che si commercializzi una vaccino anti-Aids se la sua percentuale di efficacia non si attesta attorno al 70-80 per cento, ma qualunque protezione è sempre un passo in avanti.

Gli scienziati ora dovranno comprendere il meccanismo di funzionamento della terapia e la reazione che genera l’RV 144 nel sistema immunitario oltre a dover capire se il vaccino funziona su tutti i diversi ceppi di virus, visto che è stato formulato per due sotto-tipi.

Non è escluso che il vaccino non funzioni proprio per le categorie e nei luoghi dove l’Aids è più diffuso: e cioè in Africa, tra gli omosessuali e tra i drogati che si scambiano le siringhe.