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Berlusconi-Fini: segnali di intesa

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Gianfranco Fini

Primi segnali di intesa tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

Quando il premier ha lasciato casa Letta ha mostrato il pollice alzato. Un modo sintetico per far sapere che la colazione con Gianfranco Fini ha dato risultati positivi.

Ma se non si tratta proprio di pace, almeno un riavvicinamento c’è stato. Il confronto che negli ultimi mesi era ormai inesistente e pesantemente compromesso dai duri attacchi del Giornale di Vittorio Feltri al presidente della Camera sembra di nuovo in atto.

Il tentativo è di avviare una consultazione costante, capace di trovare la sintesi tra due concezioni diverse di partito attraverso scelte condivise: dalla politica estera ai candidati alle prossime regionali.

Un faccia a faccia politico, avvenuto su un territorio neutrale e non come era accaduto in passato negli uffici di Fini a Montecitorio. Un modo per sottolineare che lì, nella residenza di Letta non c’erano il premier e il presidente della Camera bensì i due co-fondatori del Pdl.

Due ore e mezza di colloquio in cui hanno certamente pesato la tristezza delle bare schierate, dei parenti inconsolabili ma anche dei dubbi ribaditi ad alta voce da Umberto Bossi sulla missione italiana in Afghanistan. E del resto, il rimprovero principale mosso da Fini a Berlusconi è di privilegiare, sia nei rapporti politici ma soprattutto nell’azione di Governo, il rapporto con la Lega.

Di qui la richiesta di un maggior spessore organizzativo del Pdl, di sedi deputate a discutere e a decidere e di un canale diretto tra i due che consenta di condividere le scelte, senza doverle apprendere dai giornali.

Berlusconi ha rassicurato il socio di minoranza, manifestando di essere favorevole a colmare quello che i più critici definiscono un deficit di democrazia all’interno del Pdl.

L’ex leader di An attende i fatti. Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl, vicinissimo al presidente della Camera è stato esplicito: “L’incontro da un lato ha ribadito l’esistenza di due visioni diverse di partito ma è anche emersa la volontà reciproca di dar vita a quel percorso che abbiamo auspicato negli ultimi giorni. Ora però dobbiamo passare dalle parole ai fatti e se sono rose fioriranno…”.

Lo ripete anche il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa: “Il patto di consultazione tra Fini e Berlusconi sarà utile anche ad un corretto rapporto con la Lega”.

Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl si sofferma sul problema delle regonali. “L’alleanza con la lega deve essere consolidata – dice Cicchitto – ma bisogna lasciare le porte aperte all’Udc dove è possibile”.
In veneto ad esempio, la Lega rivendica la presidenza della Regione, ma l’Udc non è disposta a sostenere il candidato leghista e anche nel Pdl ci sono parecchi malumori di cui si è fatto portavoce l’attuale governatore Giancarlo Galan.