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Csc: “Ripresa lunga e insidiosa”

 

<p>Maurizio Sacconi</p>

Maurizio Sacconi

Persi 700mila posti di lavoro persi nei due anni tra la fine del 2008 e la fine del 2010.

 

È il bilancio del centro studi di Confindustria, secondo cui sarebbe prematuro affermare che il ricorso alla cassa integrazione si sia stabilizzato, anche se gli attuali livelli sono superiori ai massimi degli anni Ottanta e i dati da maggio a luglio sembrano indicare il raggiungimento del picco”.

Tuttavia, se si ipotizza che la Cig “abbia raggiunto i massimi a metà 2009 e questo si dimostrasse corretto, le diminuzioni di unità di lavoro a tempo pieno dal terzo trimestre in avanti dovrebbero tradursi in almeno altrettanti posti di lavoro persi”.

Sempre secondo l’ufficio studi confindustriale i prossimi mesi saranno decisivi per il futuro di molte aziende italiane e si aprirà una stagione di ristrutturazioni e aggiustamenti profondi.

“Nella seconda metà del 2009 il segno positivo si riaffaccia nelle variazioni del Pil, ma si tratta di incrementi che – spiega il centro -, per quanto nettamente migliori delle attese anche perchè frutto di un mix di fattori non ripetibili, non chiudono il vuoto di domanda e lasciano ai massimi storici la capacità inutilizzata, aprendo così una stagione di ristrutturazioni e aggiustamenti profondi nel tessuto industriale.

La crisi, dunque, non può dirsi superata – conclude il Csc – e la sfida della politica economica è di evitare nell’immediato una ricaduta recessiva e, nel lungo periodo, una perdita irrimediabile di capitale fisico e umano che riduca il già basso potenziale di crescita del Paese”.

“Metteremo a disposizione in questa seconda metà dell’anno altri 500 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali”.
Lo ha dichiarato il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, a margine della presentazione delle previsioni economiche del Centro Studi di Confindustria.

Sacconi ha, inoltre, annunciato un nuovo piano per rivedere gli investimenti sulla formazione. “Fino a ora infatti – ha spiegato il ministro – la spesa per la formazione dei lavoratori è stata fatta attraverso forme autoreferenziali, non utili, non efficaci né per l’impresa né per il lavoratore”.