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“Il nucleare è un nostro diritto”

<p>Mahmoud Ahmadinejad</p>

Mahmoud Ahmadinejad

L’Iran va avanti per la sua strada. Sul nucleare e sui lanci missilistici non ha intenzione di tornare indietro.

Oggi Teheran ha fatto sapere che nei futuri colloqui si rifiuterà di discutere dell’impianto di arricchimento dell’uranio la cui esistenza è stata recentemente ammessa, e ha avvertito le potenze occidentali che potrebbe limitare la cooperazione se ripetessero “errori passati”.

Un parlamentare iraniano ha poi suggerito che l’Iran potrebbe appoggiare il ritiro dal Trattato di non proliferazione (Npt) se i colloqui con le grandi potenze occidentali di giovedì a Ginevra fallissero e se Israele e l’America continueranno con le pressioni”.

Washington per nulla intimidito ha invece suggerito possibili nuove sanzioni nel settore bancario e nell’industria petrolifera e del gas se Teheran non dovesse rassicurare l’Occidente sul fatto che l’Iran non sta cercando di procurarsi armi nucleari.

I commenti di fonti occidentali e iraniane suggeriscono che ci sia poco ottimismo in vista dell’incontro di Ginevra con i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: Cina, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Russia.

La notizia dell’esistenza di un secondo impianto per la produzione di combustibile nucleare in costruzione a sud di Teheran, diffusa la scorsa settimana, ha reso ancora più urgente il vertice.

La tensione è alta anche perché le ultime dichiarazioni di Teheran lasciano intendere che ci sia davvero poca disponibilità al dialogo.

“L’Iran non discuterà sulle questioni legate ai suoi diritti nucleari – ha dichiarato Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran -. Ma possiamo parlare di disarmo, di non proliferazione e di altre questioni generali. Il nuovo sito nucleare rientra nei nostri diritti e non c’è bisogno di discuterne”.

Il test missilistico condotto domenica e lunedì dall’Iran ha inasprito le tensioni con le potenze occidentali, che temono che la repubblica islamica possa sfruttare la minaccia di un attacco nucleare per raggiungere i suoi obiettivi politici, specie in Medio Oriente.