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La lotta mediatica di Berlusconi

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Oggi il quotidiano brasiliano O Globo si occupa di sanità. Il giornale traccia un bilancio dell’attività del Css, cioè dell’organo di consulenza tecnico-sanitaria del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Ed è critico. Mostra che nell’ultimo mese solo il 4,29% degli investimenti è stato utilizzato. Ecco le cifre. Dei 3,7 miliardi di dollari destinati agli investimenti del ministero, solo 387,7 milioni di dollari (10,4%) sono stati effettivamente usati.

La critica fondamentale è la mancanza di risorse nel settore relativo alla lotta contro il virus  della nuova influenza. Il segretario al ministero della Salute Marcia Bassit ha ammesso problemi di gestione negli investimenti del settore sanitario. Problema che riguarda lo scarso rendimento delle risorse disponibili.

L’attenzione del quotidiano brasiliano si sposta sull’Italia. In particolare sono prese in considerazione le vicende del premier Berlusconi e della sua battaglia con i mezzi di comunicazione italiani. O Globo [2] definisce il premier Berlusconi come proprietario di un impero editoriale. Il presidente del Consiglio italiano, secondo il quotidiano, controllerebbe  la “stragrande maggioranza delle televisioni, giornali, riviste italiane”. Cosa che non gli avrebbe impedito di “dichiarare guerra ai media”.

Una lotta combattuta con le armi della diffamazione e delle denunce giudiziarie contro i giornalisti. L’episodio centrale è quello della richiesta di risarcimento di un milione di euro che Berlusconi avrebbe fatto a La Repubblica, dopo che il quotidiano italiano, quattro mesi fa, ha pubblicato le dieci domande  sulla vita privata del premier, al quale Berlusconi non avrebbe voluto rispondere.

Ma non solo. Si parla anche dell’ultima denuncia fatta dagli avvocati di Berlusconi a L’Unità, organo di stampa vicino alla sinistra, che avrebbe diffuso notizie diffamatorie, definendolo “impotente e ossessionato dal sesso”, pubblicando oltretutto testimonianze di prostitute che avrebbero partecipato a feste organizzate da Berlusconi.

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Il China Daily titola sui disagi degli accoltellamenti che sono verificati a Urumqui, capitale dello Xinjiang e città più grande della parte occidentale del continente asiatico. Centinaia di manifestanti cinesi di etnia Han hanno protestato, scagliandosi contro gli agenti della polizia. Alcuni manifestanti avrebbero lanciato delle bottiglie di plastica contro le forze dell’ordine a People’s Square chiedendo la liberazione di un uomo che era stato fermato dalla polizia.
Le proteste sono esplose non lontano dalla zona in cui già ieri la tensione si era fatta alta. La polizia ha iniziato a disperdere la folla, mentre per le vie della città il numero di agenti delle forze di sicurezza è aumentato in poche ore. Ieri più di 470 persone sono state ferite con siringhe, apparentemente infette, nella regione dello Xinjiang, dove da tempo imperversano atti di violenza inter-etnica tra han e la minoranza musulmana turcofona degli uiguri.

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Il Weekly Mail and Guardian, quotidiano africano online apre il giornale con il rifiuto delle forze armate del Madagascar alla richiesta avanzata dall’opposizione di creare un governo militare per risolvere la crisi nell’isola dell’oceano Indiano. Le autorità del paese non sono riusciti ad accordarsi su chi dovrebbe guidare un governo di largo consenso con il compito di ristabilire l’ordine costituzionale, dopo mesi di instabilità politica. I tre movimenti di opposizione avrebbero invitato i militari a occupare i posti del presidente, vice presidente e primo ministro.

Dall’Onu è giunto un appello che esorta i leader ad attenersi alla condivisione del potere. Il segretario generale dell’Onu ha invitato tutte le parti e Madagascar 20 milioni di persone a mantenere la calma e di consentire una soluzione pacifica.

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