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Mike Bongiorno eroe… della pubblicità

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Siamo così concentrati sul nostro ombelico, sulle escort, le tangenti sessuali, la cocaina, che non vediamo fatti epocali che avvengono sotto i nostri occhi.

Barack Obama cambia la dottrina strategica degli Stati Uniti e noi dobbiamo ascoltare un ministro della repubblica che se la prende con Repubblica e con le “élite di merda”.

E’ uno strano paese il nostro, nel quale in dieci giorni si può passare dai funerali di Stato di Mike Bongiorno a quelli dei sei paracadutisti uccisi a Kabul.

Ho vero rispetto per uno dei più bravi conduttori televisivi, la faccia stessa di cinquant’anni di piccolo schermo.

Ricordo ancora le serate passate da bambino a seguire Rischiatutto (avevo anche il gioco da tavolo con i cicalini per prenotare la risposta).

Ma in fondo di lui possiamo ricordare tanta pubblicità, non solo quella con gli spot fatta con Fiorello, ma soprattutto le innumerevoli televendite all’interno dei suoi programmi.

Per quanto rispetto posso avere per un bravo conduttore televisivo, mi pare sproporzionato avere dedicato a lui la stessa solennità dovuta ai militari morti in Afghanistan.

Lo dico da uomo, che avverte lo strazio delle famiglie lacerate da quelle morti. Lo dico da ufficiale in congedo dell’esercito italiano, che si riconosce nel senso dell’unità della nazione e nel dovere della sua difesa.

Ma lo dico anche da cittadino, che si chiede quale senso abbiano avuto davvero quelle morti. Quale pace e quale democrazia i nostri soldati fossero lì a difendere: quella di Karzai, che lo stesso Obama accusa in sostanza di brogli elettorali?

Questa vicenda dei funerali di Stato mi fa riflettere su come tutto esista nell’immaginario collettivo solo ove diventi emotività mediatica. Per cui non conta se sei un bravo presentatore o un servitore dello Stato, conta piuttosto quanta audience puoi fare.

Tanta più puoi farne, magari, per quanti bambini biondi puoi mettere in primo piano. Certo nessuna audience hanno fatto gli otto civili afghani morti nell’attentato di Kabul insieme ai nostri militari.

Valerio De Nardo