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Scudo fiscale, Fini è dubbioso

</p> <p> Gianfranco Fini</p>

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini non nasconde i dubbi sull’iter dello scudo fiscale che fa parte del decreto legge anticrisi e sul quale oggi si vota la fiducia.

“Per garantire la conversione in legge del provvedimento – precisa il presidente della Camera – provvederò a porlo direttamente in votazione entro le 15 di domani, in vista della scadenza. Questo anche tenuto conto della necessità di assicurare un minimo di margine di tempo per l’esercizio da parte del capo dello Stato delle sue prerogative costituzionali”.

In sostanza il presidente della Camera ha annunciato di voler ricorrere alla cosidetta “ghigliottina” (sarebbe la prima volta nella storia della Camera). Ovvero la decisione del voto finale di un provvedimento dopo il voto di fiducia anche senza attendere che sia completato l’iter. “E’ proprio la mia precisa responsabilità – sottolinea – assicurare il voto entro limiti di tempo tali da permettere un esame del testo a Napolitano”.

Una spiegazione che non convince la minoranza in piena lotta ostruzionistica. “Non si tratta di un’accortezza nei confronti del presidente della Repubblica ma è l’ennesima furbata per impedire all’opinione pubblica di prendere coscienza di ciò che questa maggioranza sta facendo di illiberale – dice il capogruppo Pd, Antonello Soro-. Sarebbe una decisione imperdonabile su un provvedimento vergognoso”.

“Fini aggiungerebbe un’altra forzatura a un percorso parlamentare già zeppo di forzature” ha rincarato la dose Michele Vietti, vicecapogruppo Udc.

Ma Fabio Granata difende Fini e spiega la sua posizione. “Sono forti le perplessità soprattutto sugli inserimenti dell’ultim’ora nello scudo fiscale, quelli su frodi fiscali e falso in bilancio, ma la proposizione in forma di fiducia da parte del governo ha ovviamente stroncato questo dibattito che doveva esserci: non in Parlamento, ma prima, all’interno del Pdl, doveva precedere la dinamica di approvazione della norma. E’ evidente che su certe problematiche si va avanti in maniera assolutamente decisionista, senza coinvolgere minimamente i gruppi parlamentari”.