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Afghanistan: l’Italia pagava i talebani

 

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I soldati italiani pagherebbero i talebani per mantenere la sicurezza della zona in cui sono stanziati. 

La notizia è stata diffusa dal quotidiano inglese Times e ha reso di nuovo l’Italia protagonista della stampa internazionale.

Per il quotidiano l’Italia sarebbe responsabile della morte di dieci soldati francesi, che sarebbero stati uccisi, dopo che i soldati italiani stanziati in Afghanistan avrebbero messo a tacere i talebani con delle “bustarelle”. I militari li avrebbero pagati per mantenere tranquilla la provincia di Herat, a ovest dell’Afghanistan.

I pagamenti clandestini – si legge nell’articolo – sarebbero rimasti nascosti anche alle forze francesi arrivate nella zona. A scoprirlo i servizi segreti americani, che sarebbero rimasti sbalorditi nel venire a conoscenza degli accordi telefonici tra i militari italiani e i talebani. 

Nell’articolo si leggono anche i commenti di un alto funzionario Nato a Kabul che critica la condotta dei militari italiani. “Mantenere gli equilibri dal basso potrebbe essere una soluzione. Ma diventa una follia se si fa, senza informare i propri alleati”.

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Afghanistan, nanotecnologie, radiofrequenze.

Tra le notizie in risalto nell’homepage di LeMonde, ce n’è una che riguarda l’Italia e la sua politica in Afghanistan.

Il quotidiano francese riporta quanto scritto dal Times, secondo cui i servizi segreti italiani pagavano profumatamente i talebani per mantenere la pace nella regione di Sarubi.

La zona, inizialmente sotto il controllo dei soldati italiani, è stata poi affidata ai militari francesi. Dieci di loro, nell’agosto 2008, sono rimasti uccisi in un’imboscata tesa loro dai ribelli afghani.

Su LeMonde, come sul quotidiano britannico, si legge che i responsabili militari occidentali erano al corrente dei pagamenti effettuati dagli italiani. Le truppe francesi, invece, erano all’oscuro di tutto. Secondo il Times, quindi, i soldati francesi “non avrebbero correttamente valutato i rischi della loro azione militare, che ha avuto conseguenze catastrofiche”.

Il governo italiano, intanto, smentisce tutto e definisce “totalmente infondate” le informazioni del Times. Un comunicato da Palazzo Chigi spiega che “Il governo Berlusconi non ha mai autorizzato, né consentito alcuna forma di pagamento ai membri dell’insurrezione talebana in Afghanistan”.

In seconda battuta, sul quotidiano francese, si parla di nanotecnologie, sulle quali è in corso un dibattito nazionale che, apertosi oggi, 15 ottobre, durerà più di quattro mesi. “Mai è stato organizzato un dibattito così vasto – dice Jean Bergougnoux, presidente della commissione incaricata di organizzarlo -. Bisogna progredire su questo terreno, quello delle nanotecnologie, che richiedono un trattamento specifico”.

Altra notizia in rilievo, quella riguardante le radiofrequenze. Un rapporto dell’Agenzia francese di sicurezza sanitaria dell’ambiente e del lavoro (Afsset), pubblicato il 15 ottobre, ritiene che a tutt’oggi non esistono prove convincenti di effetti biologici delle radiofrequenze. 

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“Italy denies paying off taliban in Afghanistan”, cioè l’Italia nega di pagare i talebani in Afghanistan. Così titola, oggi 15 ottobre, l’edizione online del New York Times. 

La questione dei militari italiani in Afghanistan sbarca oltreoceano. Il quotidiano americano prende la palla al balzo, approfondendo la questione sollevata dal Times.

L’articolo del New York Times pone l’accento sulle reazioni del governo italiano, che avrebbe smentito un rapporto con i talebani. Sono riportate alcune dichiarazioni del premier Berlusconi e quelle del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che avrebbe definito l’articolo del Times “spazzatura”.

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Operazione Kimia, Tunisia e crisi economica.

Questa mattina il quotidiano online Afrik.com, che cura l’informazione del Maghree e dell’Africa nera, apre con un bilancio dell’operazione Kimia.

Immaculée Birhaheka, presidente della Paif (Ong Promozione e appoggio alle iniziative femminili), ha redatto il comunicato che fa il punto sulla campagna dell’armata congolese contro i ribelli delle forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr).

Secondo l’Ong l’operazione è stata un disastro, perché le popolazioni locali hanno pagato un prezzo molto alto, inaccettabile, nei combattimenti. L’organizzazione, quindi, reclama il rinforzo delle protezioni in favore dei civili.

Altra notizia in risalto, quella riguardante la Tunisia, vista dagli occhi di Sana Ben Achour, femminista e difensore dei diritti umani. 

La sua attività in Tunisia, dice la militante, è particolarmente difficile, perché il paese vive “nel segno dell’ambivalenza, tra apparenza e realtà. “In Tunisia – dice la Ben Achour – vive una società civile che segue una logica clientelista. E’ il potere che l’ha creata e le associazioni dipendono dal potere. Ciò non impedisce ai membri di alcune associazioni di essere onesti nel loro impegno, ma molto viene deciso e orchestrato dal potere”.

Quanto ai diritti umani e, soprattutto, femminili la Ben Achour spiega che “negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti sul piano giuridico, sociale, educativo. Ma la partià dei sessi non è stata ancora raggiunta. Gli stessi codici legali si contraddicono. Per questo la situazione è più complicata che altrove”.

Si parla, poi, di crisi economica. La resistenza dell’Africa alla recessione è stata inaspettata, sostiene il quotidiano. In ogni caso, i segni di ripresa restano incerti, anche se il peggio sembra passato.