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Crimini contro l’umanità, Karadzic boicotta il processo

 

 

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Il Times online apre l’edizione di questa mattina ponendo l’attenzione sul processo a carico dell’ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, accusato di crimini di guerra e genocidio commessi durante la guerra di Bosnia (1992-1995).

 

La notizia è che Karadzic ha deciso di boicottare il processo non presentandosi in aula [1], chiedendo più tempo per preparare la sua linea difensiva. 

I giudici sono stati costretti ad aggiornare la seduta a domani.

L’auspicio dei magistrati è che l’imputato, che ha deciso di condurre la sua difesa, si presenti in aula per non ostacolare ulteriormente l’iter giudiziario. 

Karadzic dovrà rispondere di 11 capi d’accusa, come si legge nell’articolo, tra cui: genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità  per il suo coinvolgimento nella guerra di Bosnia.

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Violentò un bambino di un anno e mezzo, si apre il processo.

Comparirà oggi davanti alla corte d’assise del Nord, Francis Evrard, il 63enne che il 15 agosto 2007 rapì, sequestrò e violentò Enis Kocakurt, un bambino che all’epoca non aveva neppure due anni. Ne dà notizia il quotidiano francese online Le Monde.

Evrard, dopo averlo drogato, abusò sessualmente del piccolo per più di dieci ore. 

Dovrà rispondere, in tribunale, dei reati di rapimento, sequestro, aggressioni sessuali e violenza su minore di 15 anni.

Il processo Evrard, che si svolgerà fino al 30 ottobre, sta aprendo un dibattito di vaste proporzioni in Francia. L’accusato, infatti, avrebbe violentato il piccolo Enis appena uscito di prigione. Aveva trascorso in carcere gli ultimi vent’anni della sua vita, sempre per violenza sessuale. 

Non è la prima volta che l’intera Francia è sconvolta da casi di questo genere. Molta emozione, presso l’opinione pubblica francese, ha suscitato, il 28 settembre scorso, il ritrovamento del corpo di Marie-Christine Hodeau, strangolata e violentata a Milly-la-Foret. Anche il suo assassino è un recidivo.

La discussione aperta dal caso Evrard si richiama a quella sulla castrazione fisica. Lo stesso ministro dell’Interno Michèle Alliot-Marie, in un’intervista al Figaro magasin, ha affermato che la questione “può porsi e deve essere dibattuta in Parlamento”. Attualmente la pratica, considerata come una mutilazione, non è autorizzata in Francia. 

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L’edizione online del New York Times di oggi, 26 ottobre, apre il giornale con la tragica notizia della morte di 14 soldati americani in Afghanistan [2].

 

Le vittime hanno perso la vita in un duplice incidente. Il primo, nell’Afganistan occidentale, ha coinvolto sette soldati e tre civili. Laltro incidente, nell’Afghanistan del sud, ha portato alla morte di quattro militari.

La dinamica degli incidenti, come si legge nell’articolo, sarebbe ancora in fase di accertamento. Così come le cause, che hanno portato alla tragedia. Si pensa a una collisione e si esclude il fuoco dei ribelli.

Nell’articolo si leggono le dichiarazioni del colonnello Shanks, che mette in evidenza il pericolo a cui ogni giorno sono esposti i soldati americani. 

Una preoccupazione che aumenta con le perdite significative dei giovani ragazzi, che avvengono in ogni momento perovocando lutto e dolore nelle famiglie americane.

 

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Elezioni presidenziali in Tunisia, Ben Ali senza rivali.

E’ ancora in corso il conteggio dei voti (ndr. l’artcolo è stato scritto prima che fosse reso noto l’esito della consultazione elettorale), in Tunisia, dove, nella giornata di ieri, 25 ottobre, si sono svolte le elezioni presidenziali.

Il risultato, in ogni caso, non sembra annunciare grosse sorprese, come lascia intuire, tra gli altri, il quotidiano Afrik.com. Il quale apre, questa mattina, proprio con la notizia delle elezioni.

Il titolo dell’articolo è emblematico: Ben Ali contre Ben Ali. Come a dire che l’ex presidente Zine el-Abidine Ben Ali, che punta al quinto mandato, non ha praticamente rivali e si aspetta un plebiscito. 

Anche perché, come sottolinea Afrik.com, la campagna elettorale è stata praticamente a senso unico. Candidati e media d’opposizione ne sono stati praticamente esclusi. Al punto che Reporter senza frontiere (Rfi), nei giorni scorsi, ha accusato Ben Ali di gravi attentati alla libertà di stampa.

Gli stessi risultati ottenuti alle precedenti elezioni confermano un nuovo successo di Ben Ali. Nel 2004 il presidente tunisino fu eletto per la quarta volta con il 94,4% dei voti. 

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L’edizione online di El Pais titola questa mattina con la notizia della strategia del Pp di individuare un meccanismo per analizzare il possibile allontanamento del vicesindaco di Madrid, Manuel Cobo [3], dopo le sue dichiarazioni in merito alla lotta per il potere a Caja Madrid.

 

Per il vicesindaco la lotta nei pressi di Caja Madrid di Aguirre è solo una vetrina di ambizioni infondate e che il loro atteggiamento è “vomito”, in una guerra per il controllo del quarto punto finanziario del paese.

Le dichiarazioni di Cobo sono state fortemente criticate dagli esponenti interni al suo partito, che hanno rifiutato il confronto con il vicesindaco, definendolo una pratica inutile.