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E’ scontro tra Berlusconi e Napolitano

<p>Il presidente Giorgio Napolitano</p>

Il presidente Giorgio Napolitano

E’ scontro  istituzionale tra capo del governo e presidente della repubblica. Ieri Berlusconi visibilmente innervosito dal fatto che il lodo Alfano è stato bocciato dalla Consulta ha sparato ad alzo zero contro tutti e tutto.
Per il primo ministro non solo “la Consulta è di sinistra” ma lo è anche  il capo dello Stato.

“Sapete tutti da che parte sta – ha affermato con asprezza Berlusconi- abbiamo giudici della Corte Costituzionale
eletti da tre capi dello Stato della sinistra che fanno della Consulta non un organo di garanzia ma un organo politico”.
Immediata e dura la replica del Quirinale.

“Tutti sanno da che parte sta il presidente della Repubblica – si spiega in una nota del Quirinale -. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con un’assoluta imparzialità e in uno spirito di leale
collaborazione istituzionale”.

Ma il premier risponde in modo a dir poco irriverente. Come dire: muoia Sansone con tutti i filistei.
“Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato – ha attaccato Berlusconi - non mi interessa… Mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso”.

Tutti i ministri di Berlusconi  scendono in campo.

Mariastella Gelmini arriva a dire: “La Consulta oggi ha smesso di essere un organo di garanzia ed è diventata una parte politica”.

Giulio Tremonti: ”E’ un onore far parte del governo presieduto da Berlusconi”.
Pdl e Lega ribadiscono che il popolo è con il Cavaliere e che la dimostrazione di questo ci sarà, come sottolinea Andrea Ronchi, alle regionali di marzo che “avranno una valenza
politica”.
L’unico a non fare commento è Gianfranco Fini.

Variegate le posizioni delle opposizioni.

Pier Ferdinando Casini chiede che la sentenza della Consulta sia rispettata, ma “non è il giudizio universale. Il governo, che ha preso i voti degli elettori, deve continuare a fare il suo lavoro. Occupandosi dei problemi degli italiani, che vengono prima di quelli di Berlusconi”.

Antonio  Di Pietro chiede le dimissioni del premier e  sottolinea che il presidente della Repubblica ha promulgato il lodo Alfano una volta approvato dalle Camere.

Franceschini del Pd prende le distanze da Di Pietro: ”Noi non siamo alleati all’Idv, facciamo opposizione insieme”.

Il Pd stigmatizza gli attacchi del presidente del Consiglio a Napolitano.