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“Ero nella Gladio”

<p>Massimo Ciancimino</p>

Massimo Ciancimino

“Ho fatto parte di Gladio”.

Così sarebbe scritto in una delle carte consegnate ieri mattina alla Procura di Palermo da Massimo Ciancimino.

In una nota, suo padre Vito, ex sindaco Dc di Palermo, dichiara di aver fatto parte della rete di controspionaggio del Patto Atlantico Gladio, attiva in Italia dalla seconda guerra mondiale agli anni Novanta.

Tra i vari documenti, inoltre, ci sarebbe anche la copia originale del famigerato “papello”, la lista delle richieste che Cosa Nostra presentò allo Stato dopo le stragi del ’92.

Un documento importante. Del quale, fino ad ora, si disponeva solo di una fotocopia custodita negli archivi dei sostituti procuratori di Palermo.

Gli accertamenti sul “papello” potrebbero essere decisivi per capire se e quando ebbe luogo la trattativa tra Stato e mafia. E se, come si suppone, è datata 1993 e collegata agli attentati di Firenze (via dei Gergofili), Roma (chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro) e Milano (via Palestro). Dettagli determinanti, sui quali potrebbero far luce le perizie grafiche.

Oltre al “papello”, tra il materiale consegnato da Massimo Ciancinimo, ci sono pagine di riflessione scritte dal padre sulle stragi di Capaci e via D’Amelio.

Ciancimo avrebbe scritto “Post scriptum traditori”, perché, a suo dire, Falcone e Borsellino sarebbero stati traditi. Anche lui, don Vito, ritiene di essere vittima di tradimenti da parte della politica. L’ex sindaco, infattin non aveva gradito il lancio di volantini da un aereo con la scritta: “Meglio vivere un giorno da Borsellino che cento giorni da Ciancimino”.

E alla fine immagina che Borsellino, venuto a conoscenza dei tradimenti subìti, (e “forse anche Falcone”), “se risuscitasse” non rifarebbe le cose che ha fatto.