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I Chiavarino: “Siamo vittime e non corruttori”

<p>Massimo Scapigliati</p>

Massimo Scapigliati

Sono stati ascoltati dal gip Gaetano Mautone, i tre viterbesi coinvolti nell’inchiesta sulle false autorizzazioni e tangenti.
L’interrogatorio di garanzia si è svolto davanti al gip e alla presenza dei due pm, Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci.

Bocca cucita per Massimo Scapigliati, accusato di corruzione e concussione. L’ex dipendente comunale, funzionario dell’ufficio pubblica incolumità cave e torbiere, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Non altrettanto hanno fatto i due imprenditori viterbesi Domenico e Dario Chiavarino, padre e figlio, difesi dagli avvocati Franco Moretti e Amedeo Centrone e accusati di corruzione.

Gli inquirenti ritengono che le false autorizzazioni al centro dell’inchiesta sarebbero state concesse proprio ai due imprenditori, a loro vantaggio.

I Chiavarino, in ogni caso, si sono detti vittime della concussione, e non corruttori.

Avrebbero raccontato al gip di aver ricevuto richieste pressanti da terzi. E, alla fine, avrebbero ceduto. Ma solo per far sopravvivere l’impresa.

I due Chiavarino avrebbero parlato di un sistema collaudato, nel Viterbese, all’interno del quale si sarebbero ritrovati anche loro.