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L'opinione di uno sporco comunista

Quei trasgressivi calzini turchesi

di Valerio De Nardo

 

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Dunque, ricapitoliamo: il governo ha intenzione di limitare la possibilità della polizia giudiziaria e della magistratura di effettuare intercettazioni telefoniche e ambientali e dei giornalisti di darne notizia.

 

Se un tale disegno fosse già passato, per esempio, difficilmente nella Tuscia si sarebbero prodotte le inchieste sulla corruzione emerse in questi giorni né, tantomeno, ne avremmo avuto notizia.

Intanto, qualche tempo fa, il Giornale della famiglia Berlusconi pubblica il contenuto di una velina anonima contro il direttore di un altro quotidiano, i cui editoriali risultavano sgraditi dalle parti di Villa Certosa o Palazzo Grazioli (e sappiamo come è andata a finire). Mentre è soltanto di questi giorni l’incredibile (“demenziale” secondo l’autore televisivo Antonio Ricci) videopedinamento del giudice Mesiano, colui che ha pronunziato la sentenza sul risarcimento dovuto da Fininvest a Cir, andato in onda sulla televisione della famiglia Berlusconi col commento dell’ottimo viterbese Claudio Brachino.

Un filmato inquietante, nel quale vediamo il giudice che, mentre aspetta il suo turno dal barbiere, fuma una sigaretta e passeggia davanti alla bottega. Ma le stravaganze non finiscono qui: egli, addirittura, si ferma ad un semaforo rosso e si siede su una panchina e lì possiamo capire finalmente di che persona si tratti, dato che sotto i mocassini bianchi indossa calzini turchesi!

Insomma potremmo trovarci in una situazione in cui sarebbe inibita alla polizia giudiziaria e ai magistrati la possibilità di svolgere le inchieste e ai giornalisti di pubblicarne i contenuti, mentre un giornale o una televisione potrebbe “sputtanare” (per usare il simpatico linguaggio di mr. B) qualche fastidioso giudice o giornalista mediante inchieste volte alla “character assassination”.

Ma v’è di più. Nel frattempo che andava in onda la fantastica rivelazione sul giudice Mesiano, il capo del governo (mr. B) informava dei suoi sondaggi personali, i quali gli facevano credere che la percentuale di evasori del canone televisivo passerà dal 30% al 50%.

Ma mr. B, in quanto capo del governo, dovrebbe semplicemente far rispettare la legge e quindi far pagare il canone. Invece lascia intendere il diffondersi di un senso comune (che egli non pare certo voler contrastare) secondo il quale è giusto non pagare il canone che finanzia la Rai, ossia l’azienda pubblica di cui, sempre come capo del governo, è l’azionista pressoché unico, ma che è anche la principale concorrente della azienda della sua famiglia, sulle cui reti sono intanto andate in onda le immagini del videopedinamento del giudice che ha condannato la stessa azienda di famiglia a risarcire un danno. So che è un po’ complicato, ma basta chiamare ciò con il suo proprio nome e tutto appare più semplice: conflitto di interessi.

Non ho dubbi, da parte mia che occorrano alla giustizia italiana varie riforme, per renderla più veloce, tempestiva, efficiente e perciò stesso giusta. Penso che si debba discutere anche sull’organizzazione e gli assetti dell’ordine giudiziario, preservandone però autonomia e indipendenza, senza le quali i cittadini di un Paese come il nostro, dal debole tessuto morale, rischiano di andare incontro a pericoli di non poco conto.

Ma quando, dopo la bocciatura del “lodo Alfano” sotto il titolo di grande riforma viene avanti una crociata contro i pubblici ministeri politicizzati, le toghe rosse e i giudici complottisti portata avanti da un imputato che non vuol farsi processare è chiaro che diviene difficile consentire.

D’altronde senza una opposizione capace di produrre iniziativa politica, mobilitazione sociale, dibattito culturale, tutta ripiegata com’è a cercar di ritrovare se stessa attraverso primarie (Pd) o altre fantasie organizzativistiche (i residui dei vari cespugli dell’Ulivo), rimane solo il tentativo dei dipietristi di ribattere colpo su colpo ad una maggioranza che sempre meno è capace di accettare il dissenso e la critica.

Ma tutto ciò finisce per farci sentire dentro una sorta di guerra civile politico-mediatica tutta autoreferenziale, che oscura crisi morale e sociale, disoccupazione, dissesti naturali e devastazioni ambientali, accrescimento dell’influenza delle organizzazioni criminali.

Speriamo sia sempre valida l’esortazione speranzosa del grande Edoardo, secondo il quale ha da passa’ a nuttata! Che poi vorrebbe dire soltanto poter vivere in un Paese normale.

Valerio De Nardo

21 ottobre, 2009 - 11.13