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“Riforme solo se condivise”

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Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, risponde alle affermazioni del premier Berlusconi sulla riforma della Giustizia.

“Modificare la Costituzione è possibile – ha ricordato Fini a margine di una lezione all’Università di Pisa – con una maggioranza semplice, ma in quel caso c’è la possibilità di un referendum, o con una maggioranza qualificata e in questo caso non c’è ricorso al referendum. E’ logica conseguenza che è auspicabile che le riforme, siccome riguardano istituzioni che sono la casa di tutti, avvengano con maggioranze più larghe di quelle di governo”.

Nel suo intervento, il presidente della Camera si era detto convinto come sia possibile arrivare a riforme condivise almeno su tre punti: riforma del bicameralismo perfetto con una “camera delle regioni”, riduzione del numero dei parlamentari e nuovo equilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo. “Nei prossimi mesi – ha concluso – vedremo se l’auspicio di riforme condivise diventerà realtà o se la legislatura si concluderà, come le precedenti, con un nulla di fatto”.

Anche il presidente del Senato, Renato Schifani è intervenuto sulla questione.  ”Il rinnovamento e la riforma della giustizia non sono contro la magistratura, ma devono essere da tutti interpretati e indirizzati verso l’obiettivo di esaltare e valorizzare il ruolo, l’autorevolezza e il prestigio di chi assolve la propria missione di servitore dello Stato.  Riformare la giustizia non contro qualcuno, ma a favore di tutti i cittadini”.

“Riformare la giustizia per impedire che si offuschi il lavoro instancabile e imparziale dei giudici. Se ci sono errori, non possono più essere tutti i magistrati a pagarne le conseguenze, anche solo in termine di immagine. La giustizia deve essere vista da tutti come opera imparziale e indipendente di chi considera lo Stato e i suoi cittadini unici scopi del proprio lavoro. È fallimento della politica e delle istituzioni non ascoltare o, peggio – ha concluso il presidente del Senato – assecondare una visione non corretta del potere fine a se stesso”.