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Tutti in piazza contro la Gelmini

<p> Mariastella Gelmini</p>

Mariastella Gelmini

Tutti in piazza contro la Gelmini. Da Milano a Roma, da Genova a Bologna, ma anche nei centri più piccoli.

In tutto sono 50 le città italiane contro i tagli alla scuola e la riforma. In migliaia hanno partecipato al corteo di Milano e Bologna, mentre a Roma campeggiano striscioni con su scritto: “Diamogli una lezione”. Gli studenti, oltre 150 mila, sono scesi in piazza al fianco dei lavoratori della Fiom Cgil.

A Milano circa quattromila ragazzi si sono diretti verso il provveditorato regionale agli studi in via Ripamonti. No ai tagli, no al fascismo e razzismo e no alla chiusura delle scuole civiche del capoluogo lombardo sono le tre parole d’ordine della manifestazione. Alla manifestazione partecipano i rappresentanti delle università Statale, Bicocca, Politecnico, dell’accademia di Brera e degli istituti scolastici superiori, in maggioranza, in mobilitazione da un anno a fianco degli universitari.

I manifestanti, sulle note della musica punk diffusa dagli altoparlanti sistemati sul furgone che guida il corteo, chiedono al governo lo stop ai tagli alla scuola, fondi per il diritto allo studio, copertura finanziaria dei corsi di recupero, il ritiro del progetto di legge Aprea e la modifica del riordino degli istituti superiori.

A Genova gli studenti di oltre 30 scuole superiori hanno aderito al corteo di protesta che ha attraversato la città da piazza Caricamento alla direzione scolastica regionale in via Assarotti. “La manifestazione è contro i tagli della finanziaria. Chiediamo più ore per gli insegnanti per colmare il problema del recupero dei corsi formativi – ha detto la portavoce Corinne Palidda -. Siamo contro ogni privatizzazione. Vorremmo una scuola migliore e contrastiamo il decreto sicurezza”. Al corteo che si apriva con lo striscione “Hic sunt leones” ha aderito anche il comitato dei precari liguri.

A Bologna invece erano circa 3 mila. Agguerriti gli studenti del liceo Copernico, preoccupati perché la riforma cancellerebbe la sperimentazione del maxi-informatico. “Vogliono trasformarlo in liceo tecnologico – spiegano i ragazzi – riducendo le ore da 34 a 30 e cambiando gli insegnamenti di informatica”.

Problema contrario invece per l’itis Belluzzi, dove i laboratori hanno materiali e attrezzature vecchie che non rinnovabili a causa dei tagli. Negli istituti delle scienze sociali, invece, la riforma eliminerebbe il tirocinio che, per i futuri educatori, significa meno punti in graduatoria. Al corteo degli studenti delle superiori è mancato il contributo dei gruppi universitari e dei precari.  ”Noi li abbiamo avvisati – spiega Federico Fornasari, uno dei portavoce del coordinamento degli studenti – non voglio dire che ci hanno dato buca, ma quasi”. In effetti la pur numerosa presenza degli studenti non soddisfa a pieno qualche organizzatore della manifestazione.