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Clan Russo, presi altri due

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Giro di vite nei confronti del clan Russo. Dopo la cattura del capo Salvatore Russo, all’alba è finita la latitanza anche per Pasquale e Carmine.

I due fratelli, anch’essi inseriti nell’elenco dei ricercati più pericolosi d’Italia, sono stati localizzati e arrestati a Sperone, nell’avellinese.

La potente organizzazione che agiva e controllava l’intero agro nolano è quindi allo stremo. Le forze dell’ordine, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno bloccato i due in un casolare. Pasquale, 62 anni, capo storico dell’omonimo clan, era latitante dal 25 maggio 1993 mentre Carmine, 47enne, era irreperibile dal maggio 2007.

Le due “primule rosse” sono state individuate dopo diversi giorni di osservazione, controlli e pedinamenti anche grazie all’utilizzo di sofisticati sistemi tecnologici. La scorsa notte le forze dell’ordine hanno deciso di intervenire scendendo dal cavalcavia dell’autostrada Napoli-Bari ed effettuando un’irruzione lampo che ha reso impossibile la fuga dei due.

Il boss Pasquale Russo aveva difeso per sedici anni la sua latitanza anche grazie all’uso di tecnologie prevalentemente importate dalla Polonia. Visori notturni a infrarossi, scanner per intercettare le forze dell’ordine, rivelatori di microspie e apparecchiature gps sono stati infatti trovati sia nel covo di Sperone, nell’Avellinese, dove è stato arrestato dai carabinieri, sia in altri covi individuati dalle forze dell’ordine degli anni passati.

Russo, già condannato più volte all’ergastolo per diversi omicidi, associazione di tipo mafioso e altro, prima di essere condotto in carcere ha chiesto di prendere il suo bastone e una coppola, come fece il noto latitante Carmine Alfieri arrestato l’11 settembre del 1992.