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E’ caccia al terzo uomo

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La fiaccolata in ricordo di Emanuele Fadani, ucciso durante una rissa, si è trasformata in una spedizione punitiva nel quartiere dove abitano i tre rom di Alba Adriatica accusati dell’omicidio. Oltre due cento persone si sono staccate dal corteo di mercoledì sera e hanno sfogato la loro rabbia, rovesciando auto e lanciando pietre contro le case degli indagati. Solo le forze dell’ordine hanno ristabilito la calma.

Emanuele Fadani, commerciante di 37 anni, sposato e padre di una bimba di sei anni, è stato ammazzato di botte, sotto il balcone di casa del fratello. Emanuele Fadani come Antonio De Meo, cameriere di 23 anni, ucciso il 9 agosto: entrambi sono stati massacrati da rom ubriachi. Due morti in novanta giorni che acuiscono i rapporti tra cittadini e comunità rom.

Quella che doveva essere la fiaccolata in memoria di un’altra vittima di un pestaggio di nomadi si è trasformata in una spedizione punitiva. Per i manifestanti l’obiettivo sono diventati due dei tre indagati e le abitazioni dei rispettivi parenti. Respinto il tentativo di linciare all’uscita dalla caserma due dei tre giovani zingari accusati dell’omicidio, la sommossa si è trasferita nella zona nord della cittadina nel Teramano: auto rovesciate e danneggiate, pietre e altri oggetti lanciati contro le abitazioni dei rom.

Sul recinto di fronte alla caserma sono apparsi striscioni con su scritto “Adesso basta” e “Il prossimo sarai tu”. L’inchiesta, che è condotta dal sostituto procuratore Roberta D’Avolio, si affida all’autopsia per chiarire alcuni dettagli dell’aggressione. Sotto accusa sono due cugini e un amico.