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Nidal era in contatto con Al Qaeda

Nidal Malik Hasan, l’attentatore della caserma texana, frequentava la moschea di Falls Church in cui predicava Anwar al-Aulaqui, l’imam del terrore che allevò i dirottatori dell’11 settembre.

L’intelligence ha ammesso ieri di avere intercettato fino all’anno scorso una serie di mail tra il killer di Fort Hood e l’imam ora fuggito in Yemen, che proprio ieri su Internet inneggiava a Nidal come un eroe.

I federali giurano che le intercettazioni non cambiano il quadro delle indagini: il maggiore killer, che ieri è dal comae ha già incominciato a parlare, ha agito da solo. Ma la notizia rischia di alimentare la polemica: l’esercito e l’Intelligence potevano fermare lo psichiatra-killer?

Sospettato di aver messo mesi fa sul web un post in cui esaltava i kamikaze di Al Qaeda, Nidal era già stato segnalato da un collega come “una bomba umana a orologeria”, quando all’Uniformed Service University aveva tenuto un seminario dal titolo “Perché la guerra al terrore è una guerra all’Islam”.

Il Senato vuole aprire un’inchiesta, il New York Post scrive che la Cia sapeva che Nidal “cercò i contatti con Al Qaeda”.

Il capo dell’esercito, George Casey, frena: “Sono preoccupato che queste speculazioni possano causare una reazione contro i nostri soldati musulmani”. E oggi alla cerimonia in ricordo delle vittime arriva Barack Obama che ha già messo in guardia lui stesso contro “conclusioni affrettate”, esaltando il carattere multireligioso dell’esercito.

Gli investigatori continuano a credere che il movente della strage vada cercato in quel mix di “stress combat”, risentimento personale e coltura estremista: eccola la miscela che avrebbe fatto scattare il grilletto della FN Herstal da 5.7 che il neopromosso maggiore aveva acquistato pochi giorni dopo essere stato trasferito, il 15 luglio scorso, dall’ospedale Walter Reed di Washington a Fort Hood, in vista dell’inevitabile spostamento in Afghanistan.

Poche ore dopo, all’1 e 20, al grido di “Allah Akbar”, Dio è grande, l’inferno di Fort Hood: 13 morti, tra cui una soldatessa incinta di tre mesi, 31 feriti.

Tra la follia criminale e Al Qaeda, Midal Malik Hasan è un mistero ancora tutto da indagare.