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Riforme costituzionali, Napolitano resti un faro

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Si torna a parlare di riforme costituzionali; il rischio è quello di avere modifiche non condivise che potrebbero essere, poi, sottoposte a referendum e che, in ogni caso, non abbiano quel respiro e quella lungimiranza che riforme di tale portata dovrebbero avere.

Speriamo bene, ma l’ottimismo non è a portata di mano.

L’ultima volta che il Parlamento ha affrontato la riforma della seconda parte della Costituzione è stata nel 1977 con la Commissione bicamerale, composta da 70 deputati (35 parlamentari e 35 senatori), presieduta da Massimo D’Alema, eletto il 5 febbraio.

Il 9 giugno dell’anno successivo il presidente della Camera, Violante, comunicava che erano venute meno le condizioni per il proseguimento del confronto.

E dire che la Commissione aveva elaborato un progetto di legge costituzionale, risultante dalla pronuncia sugli emendamenti presentati.

Come qualcuno ricorderà erano, tuttavia, successe cose turche.

La Lega Nord aveva abbandonato i lavori della commissione in segno di protesta per non aver ottenuto un vice presidente, si presentò invece improvvisamente agli inizi di giugno del ’97 per votare con il Polo il semipresidenzialismo (presidente della repubblica eletto a suffragio universale e diretto che nomina il primo ministro) che, così, prevalse sul premierato (elezione diretta del primo ministro), preferito dal centro sinistra sulla base di quanto elaborato dalla commissione presieduta da Cesare Salvi. Quando tutto sembrava compromesso, a casa di Gianni Letta, Pds, Pppi, An e Forza Italia raggiunsero, poi, un’intesa (il così detto patto della crostata) che prevedeva un Presidente di garanzia ed una legge elettorale a doppio turno.

Berlusconi, però, come sua abitudine, cambiò ancora posizione e propose il cancellierato e una legge proporzionale, determinando la morte della Bicamerale : un iterlocutore davvero poco affidabile! e si disse che fu costretto perché non era politicamente sopportabile da Forza Italia accettare una modifica così ampia della Costituzione ad opera di un comunista!

A distanza di quasi dodici anni si riparla di riduzione dei parlamentari, di Senato delle Regioni, di rafforzamento dei poteri del primo ministro,problemi tutti già affrontati nel testo del progetto di legge D’Alema:dodici anni persi!

Oggi Berlusconi dichiara di essere nuovamente a favore di una riforma costituzionale di tipo presidenziale, con un Presidente della Repubblica eletto dal popolo,dotato di ampi poteri.

E’ Giuliano Amato a chiedersi se, in questo modo, sarebbe ancora possibile un Presidente garante della Costituzione, rappresentante dell’unità del Paese e nel quale avere fiducia.

Difficile poterlo immaginare perché un Presidente eletto con suffragio diretto che scende, cioè, nello scontro politico, perderebbe-è nelle cose-la caratteristica più importante, quella cioè di essere super partes, ma sarebbe ritenuto da chi non lo ha votato solo interprete di una maggioranza.

Ancora un’altra considerazione mi sembra importante. In un momento in cui sono così acuti i conflitti tra i poteri dello Stato (tralascio ogni considerazione su chi ne porta la responsabilità) l’unica autorità ancora in grado di fare da sutura è quella del Presidente della Repubblica, cosi come è stato voluto dalla Costituente, dotato di poteri non politici, ma di pura garanzia.

Che non si perda anche questo faro! Quella dell’un contro l’altro armato non è una prospettiva esaltante: solo un danno devastante e gravissimo.

Oreste Massolo