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Il corsivo di Bruno

Salvati dalle primarie

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Della settimana di Marrazzo e delle primarie, non si può non ricordare un titolo, molto particolare per la provenienza e per il messaggio che trasmette, apparso su Il Secolo, “Che invidia quelle file ai seggi”.

Si riferiva ovviamente al popolo delle primarie, incolonnato dinanzi ai seggi, determinato a partecipare alla scelta dei dirigenti del partito in modo democratico e trasparente.

Indubbiamente si è trattato di uno spettacolo assai significativo, specie se si considera che quella stessa forza politica aveva dovuto superare lo scandalo Marrazzo fatto scoppiare a ridosso delle votazioni.

Ciò malgrado, tre milioni circa di cittadini italiani hanno risposto con serietà e sacrificio a quella forma democratica di partecipa zione al voto, le cosiddette primarie, introdotta ormai in via definitiva nel nostro costume politico.

Si tratta dell’aspetto più vistoso del “partito leggero”, ma non solo di questo, se è vero che per le primarie hanno lavorato circa cinquantamila volontari, ai seggi, ai gazebo, alla organizzazione, espressione di partiti storici strutturati.

Quelle file hanno cambiato di colpo il clima pecoreccio in cui eravamo stati immersi da politici incapaci di esercitare con dignità le funzioni pubbliche di cui erano stati investiti, restituendo alla politica vera il senso dello impegno e del dovere di interpretare le aspirazioni ed i progetti delle persone comuni.

Non sono stati sufficienti, perciò, gli agguati mediatici, i direttori tv compiacenti, gli agenti infedeli e tutte le trame possibili di am bienti vicini al potere, per scongiurare una manifestazione volontaria così imponente, anche se il caso Marrazzo effettivamente aveva spaventato un po’ tutti facendo temere una ridotta affluenza.

Fortunatamente invece quel grave episodio ha provocato anche altri effetti e ha dato origine ad altre notizie di cui si è dovuto parlare. Della moglie del presidente, per esempio, di Roberta Serdoz e del suo coraggio, rimasta sola a difendere i figli, impegnata proprio in quei giorni a presentare un convegno sul ruolo delle donne nel lavoro. Per un tema così profondo, quale migliore copertina del suo viso smagrito, intenso e così determinato?

Anche la telefonata di Berlusconi a Marrazzo merita di essere ricordata, se non altro per sottolineare la diversa sorte toccata a suo tempo a Fini, a Veronica e a Boffo, perchè in quei casi “chi non poteva non sapere” non chiamò .

Quanto mai opportuno quindi, l’appello apparso su Avvenire per metter fine ai giochi al massacro, per chiudere la serie di squallori di ogni tipo, in una gara che non prevede vincitori.

Perché non vale il principio “siamo tutti indegni e quindi la dignità non esiste”, ma è vero anzi il contrario, in cui i meriti dipendono dagli sforzi fatti per difenderla.

Anche in una materia così particolare e delicata quale i costumi sessuali, infatti, il personaggio politico investito di responsabilità pubbliche non può dimenticare il dovere di preservare la sua integrità e la capacità di raziocinio, anteponendogli il piacere particolare e il suo desiderio.

Se è vero, come dice Eraclito, che “è dura la lotta contro il desiderio, che ciò che vuole lo compra a prezzo dell’anima”, è anche vero fortunatamente che non tutti sono pronti a venderla.

Concludendo, ancora grazie e complimenti a tutti quei cittadini in fila che hanno voluto decidere e votare, e complimenti anche a Flavia Perina, direttrice del Secolo, il giornale di An, che ha avuto il coraggio di esprimere la sua ammirazione malgrado quello schieramento vanti lo statista migliore che l’Italia abbia mai avuto, come lui stesso graziosamente si considera.

Chissà che la prossima volta anche lei non si trovi in una di quelle file o anche in altre di diverso orientamento, ma comunque in fila per decidere e scegliere.

Quanto a noi, siamo stati salvati dal popolo delle primarie perché anche in quei giorni orribili abbiamo trovato qualche elemento di speranza. A dirla con il Machiavelli, “Chi diviene patrone di una città consueta a vivere libera, e non la disfaccia, aspetti di essere disfatto da quella”.

Non rimane che continuare a vivere liberi e resistere e aspettare, anche in fila.

Severo Bruno

4 novembre, 2009 - 14.24