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Seduzione, un’arte mutevole ma immortale

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Anche nel belpaese, il luogo per antonomasia del latin lover, il machismo vacilla. Il corteggiamento ha cambiato radicalmente prospettiva.

La seduzione esiste ancora, ci mancherebbe, ma sono cambiate le caratteristiche che l’hanno resa famosa. Basta con i tempi lunghi. Il sottile piacere dell’attesa e delle premure hanno segnato il passo.

Lo slogan è: tutto e subito. Aspettare in fondo cosa? E chi lo trova il tempo? Corriamo, corriamo, corriamo. Anche la donna, ormai ultra emancipata, con dei dovuti distinguo, ha fretta. Spesso asseconda subito il maschio e prende lei stessa l’iniziativa.

Prima di continuare la lettura di queste riflessioni voglio invitarvi a fare un piccolo sforzo di fantasia: porsi nella condizione mentale di accettare come possibile ciò che in realtà non potrebbe accadere.

La chiave di lettura è questa: far comunicare tra loro, per mezzo della tecnologia moderna, in una sorta di facebook, dei grandi personaggi del passato. Una macchina del tempo che riesce a livellare le distanze temporali e far vivere in simultanea una video conferenza sul tema della seduzione.

E voilà. Ecco a voi la seduzione: conferenza interplanetaria ed intertemporale.

Ospiti:
Il filosofo Socrate – (Grecia 470 a.C.)
Il seduttore Giacomo Casanova – (Italia, Venezia 1700)
Il poeta dandy George Gordon Byron – (Inghilterra – 1800)
La stilista Mary Quant – (Inghilterra anni ‘60) famosa per aver inventato la minigonna.
Una signora non conosciuta e che vuole restare Anonima (Parigi – 1970)
Conduttore: (indegnamente) lo scrivente.
Segretaria di studio e collaboratrice per l’informatica: bella trentacinquenne (dei tempi nostri).

Conduttore: Benvenuti a questa video conferenza. Ringrazio gli illustri ospiti per aver accettato di partecipare a questo scambio di idee sulla seduzione, nella convinzione che il vostro autorevole contributo possa essere di grande interesse storico e culturale. Propongo di iniziare in ordine cronologico rispetto alla vostra presenza terrena.

Socrate: Bene, quindi tocca a me aprire il dibattito. Andrò subito al sodo. Ai mie tempi più che di seduzione si poteva parlare di gioco pedagogico: i maschietti sin dall’ètà di sette anni venivano introdotti nell’ordinamento scolastico. Nel ginnasio e nelle palestre si creavano le prime occasioni di avvicinamento al sesso. Di tipologia omosessuale. Noi maestri ringraziavamo i giovani per i loro impulsi amorosi nei nostri confronti e li arricchivamo di saperi e di virtù, doti di grande rilevanza pedagogica per aiutarli a diventare cittadini di spessore e bravi soldati.

Casanova: (Indispettito e interrompendo) Con tutto il rispetto per il grande filosofo vorrei dissentire da tali argomentazioni, altro che pedagogia. Pedofilia direi! E pure con il tentativo di giustificarla. Ma mi faccia il piacere… Sono stato un grande amatore, di donne ovviamente, e per me amore e seduzione sono concepibili solo attraverso una direzione: quella eterosessuale.

Socrate: (con filosofica flemma) vede, giovanotto, mi è stata inviata una copia delle sue “Memorie” e non mi meraviglierei affatto se questa sua ossessiva ricerca di donne, fosse un modo per confermare costantemente, durante le sue movimentate e, immagino faticosissime giornate, quella virilità che inconsciamente, secondo le teorie di un certo dottor Freud, potrebbe vacillare a favore di una latente, omosessualità. Non si offenda per questo. Stia tranquillo il suo mito sopravvivrà lo stesso.

Casanova: maestro, mi perdoni ma mi viene da sorridere. Forse ha letto in modo superficiale la mia storia. Sono stato un grande amatore dell’universo femminile e ad esso ho dedicato il mio celibato. Ho sedotto ed amato donne bellissime, senza disdegnare le brutte purché avessero “il profumo” di donna. Ho amato sia le grasse che le magre. Praticamente tutte. Con loro ho sempre mantenuto ottimi rapporti di amicizia anche dopo la fine della relazione amorosa. In molti casi, pur non essendo mai stato ricco, per aver sperperato ad oltranza, le ho aiutate economicamente e, qualche volta, ho perfino trovato loro marito. Mi offende essere paragonato al leggendario Don Giovanni, lui sì che disprezzava le donne. Forse era solo innamorato di se stesso e pensava esclusivamente ed egoisticamente alla sua gratificazione. Non mi confonda la prego. Mi chiamo Giacomo, non Giovanni.

Socrate: non è questo il punto. Lungi da me entrare in polemica con lei, tra l’altro, mi creda, la trovo molto simpatico. Se avesse approfondito un po’ di più gli studi su noi filosofi Greci, anziché correre sempre dietro alle sottane, forse si sarebbe reso conto che facevamo un grande servizio di tipologia sociale. Il bene della comunità. I rapporti amorosi erano vissuti da parte degli allievi come iniziazione indispensabile per lo sviluppo del sentimento amoroso. Mi creda. Successivamente eravamo noi stessi a favorire che le pulsioni dei giovani venissero indirizzate a persone di sesso opposto, per dare vita ad un regolare matrimonio. Si cercava di favorire lo sviluppo attraverso una palestra di vita.

Casanova: sarà anche vero ma in tutto questo scambio di sesso-intelletto, mi sembra di capire che a perderci fosse proprio la seduzione. Davate tutto per scontato. Vi perdevate il dolce ed appagante, quanto difficile da raggiungere sapore della conquista. Ah, era così piacevole e stimolante ricoprire le mie partner di regali. Non badavo a spese.

Conduttore: perdoni l’interruzione, signor Casanova. Guardandola in video, non posso esimermi da una considerazione: beh, non so come dire, ma non mi sembra un Apollo in fatto di bellezza. Cosa ci trovavano in lei le donne, considerato che nessuno può contestarle il suo innegabile successo amoroso?

Casanova: (senza scomporsi) si fidi di me, la bellezza conta relativamente poco nei rapporti con l’altro sesso. (Sorridendo) E’ vero che si dice: altezza mezza bellezza, ed io sono alto. Ma come non darle ragione, i mie lineamenti sono irregolari e poco armonici, ma erano relegati in secondo piano rispetto alla mia, scusate l’immodestia, intelligenza e proverbiale “savoir-faire”. Ho utilizzato tutti i mezzi che avevo a disposizione per sedurre: lettere, fiori ed attenzioni costanti nei confronti dell’amata. Ho persino sedotto con l’arte culinaria. Anche a tavola una sequenza di sapori diversi potevano spianare la strada verso l’alcova.

Conduttore: (guardando George Byron e rivolgendosi a lui) mi sembra difficile immaginare che la sua bellezza non l’abbia favorito nelle conquiste. Sarà anche vero, come dice Casanova, che il fascino va oltre la bellezza, ma al primo impatto ci sarà qualcosa di esteriore che attrae. Che ne pensa?

Byron: apprezzo e stimo Casanova, ritengo che abbia ragione. Se fosse stato solo per la mia bellezza, che comunque aiuta, non avrei avuto tanto successo con le donne. Sono necessarie altre qualità. Le mie poesie incantavano. Molte signore erano affascinate dalla mia voce e dal modo di parlare. Anche il mio sguardo, per la sua intensità ha contribuito al successo.

Non credo a chi dice che l’uomo per essere vincente deve essere solo “natura”, forse succede in qualche sporadico caso ma, nella mia esperienza personale, posso affermare che la donna generalmente apprezza l’uomo curato, pulito che tiene alla propria persona. Un odore sgradevole potrebbe perfino inibire un rapporto. Mi rendo conto che io ero esagerato. Vi è giunta notizia del rituale della mia vestizione? E’ vero: ci mettevo anche tre ore per abbinare con gusto i vestiti. Curavo tutto nei minimi dettagli ma credetemi, il successo era sempre assicurato.

Mary Quant: (piuttosto seccata) signori!!! Siamo alle solite. E’ una storia che si ripete, volete sempre monopolizzare tutto, perfino i dibattiti. Capisco che tra lustrini e merletti a me, che ho preso l’iniziativa di auto-scoprire le cosce delle donne, mi guardiate con grande sospetto. Sono convinta che vi piaccia guardare le gambe scoperte. Molto. Sono altrettanto sicura che vi piaccia poco non essere voi a scoprirle. Non vi convince che una donna possa prendere pubblicamente una tale iniziativa. Diciamolo, vi è sembrata una mossa troppo trasgressiva, capace di sconvolgere secoli di maschilismo incontrastato. Siete voi maschi a dire: “tira più un pelo di f… che una coppia di buoi”, e allora abbiamo voluto gestirlo noi, apertamente, questo potere. Il sesso alla base del successo femminile.

Le femministe aderirono subito alla minigonna. Abbiamo sentito l’esigenza di essere padrone del nostro corpo e della nostra vita. Anche a quarant’anni ci si può sentire giovani ed attraenti, le gambe non mostrano i segni del viso e allora viva la gonna corta. Siamo passate da sedotte a seduttrici, qualche uomo è rimasto frastornato? Preferisce rapporti con qualche trans? Faccia come crede. La minigonna fu per noi simbolo di emancipazione, e non si torna indietro.

Ragazza anni ’70: sono d’accordo con Mary, vorrei aggiungere che all’emancipazione seguì la politicizzazione e si diede meno importanza alla relazione erotica. Ci fu perfino l’interscambiabilità dei ruoli. Nacque l’unisex. A vederci di spalle sembravamo uguali sia maschi che femmine. Ma fu un gioco che stancò presto. La lingerie di lusso prese i sopravvent… trasch… scrasch… bip… bip…

Conduttore (alla segretaria): ma che succede? Abbiamo perso il segnale, siamo caduti. Peccato proprio ora che volevo dire due concetti sui giorni nostri. Pazienza sarà per la prossima occasione.

Segretaria (accattivante e in minigonna): senta, visto che abbiamo fatto tardi ed io vivo sola. Viene da me? Che ne dice? Finiamo la giornata in modo simpatico: le cucino due penne all’arrabbiata. Piccanti. Molto piccanti….

Angelo Russo