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Si può dire “stronzo”?

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Non so se il presidente della Camera dei deputati nell’incontro di sabato scorso coi ragazzini extracomunitari del centro “Semina” di Roma abbia volutamente pronunciato la parolaccia o se essa sia invece “dal sen fuggita”. In ogni caso l’effetto che ha sortito è stato notevole.

Parliamo di un uomo che ha raccolto l’eredità del post-fascismo (ossia del regime che emanò le leggi razziali nel 1938) e oggi bolla come “stronzi” coloro che del razzismo, anche solo linguistico, facessero uso.

Nell’appannamento di una destra liberale sempre più confusa sotto il mantello del populismo, nella regressione clericale che accompagna l’evoluzione della destra italiana, l’uomo che ha guidato l’Msi, fondato An e cofondato il Pdl spicca proprio per i suoi toni liberali e illuministi. Toni che non sono affatto estranei alla tradizione politica italiana, anzi, se vogliamo, affondano le proprie radici nello spirito risorgimentale.

La sua è una operazione politico-culturale ardita, ma importante. Ha traghettato saldamente sulle sponde democratiche una forza che per anni è stata fuori dall’”arco costituzionale”, ma ha pure ribaltato intere impostazioni e sentimenti: come giudicare altrimenti che da una cultura (non nascondiamolo) la quale ha covato per decenni i germi dell’antisemitismo, sia venuta fuori una forza che difende con nettezza l’esistenza dello stato di Israele?

Personalmente sono favorevolmente colpito dalle posizioni che il presidente della Camera ha assunto sui temi del fine vita (dopo la vicenda di Eluana Englaro) o su quelli dell’immigrazione, che guardano realisticamente al mondo ed alla nostra nazione come saranno tra non molti anni, anzi come già, per certi versi, sono.

Se il presidente del consiglio ha sdoganato lo “sputtanamento” riferendolo a sé e identificando Sé con la Nazione, quello della Camera ha sdoganato lo “stronzo” riferendolo a chi non tollera una civiltà che evolve.

Il direttore di Tusciaweb, penso, non avrà difficoltà a trovare nei toni e negli accenti del Fini odierno qualche tratto del suo pensatore preferito, il difensore della “società aperta”, Karl Popper.

Quella di Gianfranco Fini è una figura istituzionale che non rinuncia ad esercitare una leadership politica, ponendosi su un piano di competizione/collaborazione con il cofondatore del Pdl, Silvio Berlusconi, la cui parabola politica è in ogni caso destinata a finire.

Non sarà indifferente capire chi ne raccoglierà il testimone per comprendere quale società potremo e vorremo costruire. In questo scenario il presidente della Camera si accredita senz’altro per essere il leader di una moderna destra liberale, della quale (ha ragione chi lo sostiene) c’è davvero bisogno.

Valerio De Nardo