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Porterò in finale tutti quegli occhi che mi hanno guardato stasera

<p>Marco Mengoni</p>

Marco Mengoni

E’ un po’ stordito. Ha gli occhi stanchi. Ma l’adrenalina è alla stelle, dopo aver riempito un intero locale ed essere acclamato come una star.

Marco Mengoni ha appena realizzato uno dei suoi sogni: esibirsi in concerto con il suo gruppo. E che concerto. Duemila persone venute a Ronciglione da ogni parte della provincia solo per ascoltarlo. Una soddisfazione che Marco non riesce neppure a spiegare.

Più volte, dice di essere senza parole. Prende tempo tra una frase e l’altra. Si dà un colpetto sulla guancia per accertarsi di essere sveglio, di non sognare.

E soprattutto, guarda molto in basso e poco davanti a sé. Con un pudore e un imbarazzo che mette da parte solo quando si esibisce.

Il pubblico di X-Factor, ormai, lo sa: Marco è timido e introverso, ma sul palco diventa una tigre. Grintoso e disinvolto, come se cantare fosse più naturale che respirare.

Una trasformazione che avviene, puntuale, a ogni performance, compresa l’ultima, alla discoteca 2Cigni di Ronciglione.

“E’ stata una giornata veramente pazzesca – dice -. Sono senza parole. Non mi aspettavo tutto questo calore, dopo essere stato recluso nel loft per tre mesi, e non posso che ringraziare tutto il mio paese che mi supporta con un entusiasmo che porterò con me, in finale. Salirò sul palco portando nel cuore tutti quegli occhi che ho visto stasera”.

Ed erano tanti. Un quarto di Ronciglione era concentrato nella discoteca. E lui non riusciva a crederci. Così come non riesce a credere di essere un talento. Di essere bello, bravo, umile. E di avere tutte le carte in regola per sfondare. L’unico che non lo ha capito è proprio lui, sicuro di tornare alla sua vita di sempre a Ronciglione. E che continua a guardarsi intorno disorientato, con gli uomini della sicurezza alle costole, che controllano ogni suo movimento e che, a fine serata, lo hanno trascinato via di corsa prendendolo per le spalle. Per non lasciare che fosse travolto dai fan.

“E’ tutto come un sogno stupendo – racconta -, vorrei non finisse mai. X-Factor era una sfida con me stesso… ho voluto provare, anche perché non mi costava nulla. Ed è andata. Non credevo di superare nemmeno la terza puntata. E invece sono in finale, siamo rimasti in tre, selezionati su 40mila persone”.

Difficile non sentirsi galvanizzati, eccitati. Pienamente soddisfatti. “Sono contento sia del percorso in X-Factor che di quello al di fuori del talent show. Ho coronato il sogno della prima serata col mio gruppo, perché non ci siamo mai esibiti fuori dallo studio. Abbiamo sempre fatto più che altro inediti e niente cover, contrariamente a stasera. Mentre mi esibivo con loro, sentivo che facevano tremare il palco. Qualcosa di indescrivibile”.

Quanto alle sue performance a X-Factor, già promosse a pieni voti da pubblico e giudici, Marco non ha nulla da ridire. Anzi, ha difficoltà a trovare la sua preferita.
“Mi sono piaciute quasi tutte. Sicuramente una di quelle in cui mi sono divertito di più è Psycho killer, ma anche Helter Skelter, Back in black… mo’ tte le dico tutte, però… My baby just cares for me, Almeno tu nell’universo… insomma, tutte”.

Quando gli si chiede se pensa di vincere, Marco confida candidamente di non pensarci nemmeno. Anche perché, qualcosa di importante lo ha già vinto.
“Ho vinto la mia sfida personale, la sfida di salire sul palco, di far sentire agli altri quello che io sento cantando. Questa per me è già una vittoria. Poi, se dovessi vincere anche il contratto discografico e la partecipazione a Sanremo, ne sarei contento, ma lo sarei anche se questo non accadesse”.

Alla fine, ringrazia di nuovo tutti. E lo fa in ronciglionese, tanto per rassicurare parenti e amici preoccupati di non vederlo più, ora che il successo è arrivato e minaccia di portarlo lontano. A tutti loro lancia un bacio e dice: “Rigà, grazie a tutti, pe’ avemme soshtenuto. So’ contento morto. Voi direte occe, ma so’ contento morto”.