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Anm: “Basta con gli scontri”

<p>Angelino Alfano</p>

Angelino Alfano

Nessuna volontà di scontro con il governo; ma un “gesto simbolico” per dire “basta a un clima di aggressione nei nostri confronti” e per chiedere “riforme nell’interesse di tutti”, al posto di quelle che riguardano “vicende singole e personali” che stanno “mettendo in ginocchio la giustizia”.

Così il presidente dell’associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, difende dalle critiche, venute soprattutto da governo e maggioranza, la protesta che vedrà i magistrati (con indosso la toga e in mano la Costituzione) andar via dall’aula, quando prenderà la parola il rappresentante del ministero della Giustizia, nelle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario che si terranno in tutti i distretti di corte d’appello.

E assicura, a dispetto della dissociazione dall’iniziativa di Magistratura indipendente, la corrente più moderata delle toghe e l’unica all’opposizione della sua giunta, che “la magistratura è unita” e che oggi “parlerà con una voce sola”.

Nello stesso spirito i magistrati non lasceranno le sedie vuote oggi all’Aquila, quando a prendere la parola sarà il ministro della Giustizia Angelino Alfano. “Noi non manifestiamo contro la persona – ha spiegato Palamara -, ma contro la politica della giustizia”. Il guardasigilli, che ha criticato apertamente nei giorni scorsi la protesta delle toghe, accusando l’Anm di fare “campagna elettorale”, ieri si è limitato a ribedire che l’inaugurazione dell’anno giudiziario è una cerimonia “per i cittadini”.

Nuovi attacchi alla protesta sono venuti invece dalla maggioranza. L’Anm, per Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL, “si pone su una posizione faziosa e politicizzata”; mentre per Italo Bocchino “sembra aver imboccato la strada dello scontro con il governo”. E a sua volta il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, ha bollato come “strappo istituzionale” la protesta delle toghe.

Dalla parte dei giudici, Rifondazione comunista e l’Italia dei valori che con Leoluca Orlando ha accusato il governo di compiere un “oltraggio eversivo alla Costituzione”. Mentre un invito al dialogo è stato rivolto ai magistrati dal presidente emerito della Consulta Giovanni Conso: “Tutto ciò che crea tensione non va nella giusta direzione”.