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“Si sono inventati tutto. Hanno scritto un sacco di cazzate. Io non so nulla”

<p>Pasquale Rizzello</p>

Pasquale Rizzello

“Si sono inventati tutto. Hanno scritto un sacco di cazzate. Hanno scritto che io sapevo tutto. Sapevo come è andata. Non è vero. Ho fatto un verbale contro. Io non so come è andata. Non ho detto niente”. Il padre di Marcella Rizzello, Pasquale all’uscita dalla caserma dei carabinieri se la prende con certa stampa che gli ha messo in bocca frasi da lui mai pronunciate.
E poi sollecitato dai giornalisti aggiunge: “Ho parlato con Francesco. Francesco sta bene”.

Lei crede che possa essere stato lui?
“Non lo, non lo so, non lo so. Non so niente”.

Francesco e Marcella andavano d’accordo?
“Si. Non litigavano. Andavano d’accordo”.

Risposte brevi ma decise di un uomo che dopo la sofferenza per la morte della figlia si vede attribuire cose mai dette.

La sfilata dei testimoni, ieri nella casema dei carabinieri di Civita Castellana, è andata avanti per tutta la giornata di ieri. E’ stato un continuo andirivieni di persone nel tentativo di capire come sia stata uccisa Marcella Rizzello.

Amici, parenti, conoscenti e vicini di casa sono passati al vaglio degli inquirenti per fornire indizi utili per venire a capo della vicenda.

Tra loro Alessandro, un amico di Francesco.

“Erano una famiglia unita – dice dopo aver deposto -. Affiatata. Si volevano bene davvero.Io conoscevo entrambi, ed erano delle brave persone – continua Alessandro -. Molto legati, specie dopo la nascita della loro bambina”.

La giornata di ieri è stata particolarmente lunga per Francesco, rimasto per molte ore all’interno della caserma dei carabinieri. Dopo essservi entrato nella mattinata.

Sono molti gli interrogativi da risolvere. Chi l’ha uccisa? Per quale motivo? Inoltre non c’è traccia dell’arma del delitto. Quell’arnese da taglio con Marcella è stata ferita mortalmente.

Intanto sembra che l’alibi di di Francesco Vincenzi tenga perfettamente. Al momento dell’omicidio che sarebbe avvenuto intorno alle 11,30, stava comprando un naglione. Il convivente si è detto disponibile ad ogni analisi anche a quella del Dna.

Intanto sembra che gli investigatori abbiano imboccato un’altra pista legata all’individuazione di qualche malvivante legato al giro dei tossicodipendenti.

Si attendono, poi, gli esiti dell’autopsia.

I medici dell’università di Siena dovranno stabilire con precisione se la donna sia morta direttamente a causa dei colpi di arma da taglio o per dissanguamento, come aveva ipotizzato ieri il medico legale, che per primo aveva visitato il corpo.