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Intercettazioni, il Senato calca la mano

<p> Renato Schifani</p>

Renato Schifani

Intercettazioni, il Senato calca la mano.

Potrà arrivare fino a 464mila euro la somma che gli editori dovranno pagare per la pubblicazione di intercettazioni.
E’ solo la prima delle tante novità emerse dal lungo dibattito in Senato sul ddl intercettazioni.

La discussione in commissione Giustizia è andata avanti fino a notte fonda, interrompendosi alle 3,40. Ma una nuova maratona è prevista per lunedì prossimo.
Tra le disposizioni approvate, oltre all’inasprimento delle ammende per gli editori, anche la cosiddetta norma D’Addario, ossia il divieto di registrare conversazioni senza il consenso di tutte le parti interessate. Chi effettua riprese o registrazioni fraudolente rischia fino a quattro anni di reclusione.

Tra i vari divieti, anche quello di riprendere le udienze dei processi, senza il consenso di tutti gli interessati.
Chi rivela informazioni contenute in atti secretati rischia il carcere da uno a sei anni.
Passata anche la norma sull’obbligo, per i pubblici ministeri, di informare sacerdoti o vescovi dell’apertura di un’indagine nei loro confronti.

La Federazione nazionale stampa italiana è già sul piede di guerra. “Le norme che vietano il diritto di cronaca, persino su atti non più coperti da segreto, che impediscono ai cittadini di sapere come procedono le inchieste giudiziarie, di avere notizia dei misfatti di corrotti e corruttori sono di una gravità inaudita – ha scritto, in una nota, il segretario della Fnsi, Franco Siddi -. Inaccettabili. Il sindacato dei giornalisti farà una resistenza e un’opposizione incessante”.
Lo stesso procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha espresso preoccupazione.