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Doppia preferenza di genere o liste bloccate con l’alternanza

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La conferenza delle presidenti degli organismi di parità, giunte dalle diverse regioni italiane, che si è tenuta questa mattina a palazzo Valentini di Roma, è stata l’occasione per un confronto esperienziale, anche su base regionale, per affrontare e tentare di rimuovere, attraverso soluzioni condivise, il gap di rappresentanza di genere che ancora incide nel nostro Paese.

Al tavolo dei relatori, al fianco della presidente Donatina Persichetti, le presidenti Santa Zannier del Friuli Venezia Giulia, Liliana Losco dalla Campania e Luisella De Rosas dalla Sardegna. Ciascuna ha potuto relazionare l’esperienza sul come è stata affrontata la tematica della rappresentatività nelle diverse leggi regionali.

“Le discriminazioni nel mondo del lavoro – ha spiegato la presidente Persichetti – con un gap economico di un terzo rispetto agli uomini e le carriere bloccate aggiunta alla distorta rappresentazione dell’immagine femminile, data dai media e dalla cartellonistica pubblicitaria e la crescente povertà delle donne, sono il segnale di un futuro bloccato e di una rischiosa involuzione culturale.

Questo incontro – ha sottolineato la presidente – nel valutare la preoccupante situazione di deficit di rappresentanza di genere nel nostro Paese dal punto di vista politico, istituzionale, lavorativo e sociale, nutre forti timori per la tenuta democratica e per lo sviluppo culturale ed economico della società italiana. Le attuali strategie a sostegno del ruolo femminile sono deboli forse perché le forze politiche hanno derubricato dalla loro agenda la questione femminile”.

La Persichetti ha quindi illustrato l’iniziativa della conferenza delle presidenti. “Siamo nel 2010 e nessuno degli obiettivi del trattato di Lisbona è stato raggiunto dall’Italia.

Quanto oggi segnaliamo, è stato anche oggetto di una nostra comunicazione all’Unione europea in cui chiediamo un incontro per approfondire alcune questioni, fra cui la valorizzazione degli organismi di parità, e individuare un sistema di monitoraggio sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini europei, stabilendo standard di erogazione di servizi e meccanismi efficaci di attuazione per creare una società senza disuguaglianze e dare reale cittadinanza alle donne”.

Ma come colmare il gap culturale? La presidente ha illustrato soluzioni che potrebbero rilanciare il ruolo della donna “cominciando dai piani di azione nazionali e locali in grado di rilanciare le politiche femminili, l’impegno delle forze politiche e delle istituzioni a realizzare una democrazia compiuta; di rivedere tutte le leggi elettorali: nazionale, regionali, provinciali e comunali in modo da garantire l’effettiva elezione di donne. Il cambiamento di cultura deve essere sostenuto necessariamente da meccanismi normativi.

I paesi scandinavi non avrebbero l’attuale situazione di benessere se non avessero individuato nelle donne i meccanismi capaci di guidare le trasformazioni. Chiediamo, pertanto, che nelle riforme elettorali ci sia la doppia preferenza uomo-donna o liste bloccate con l’alternanza, pena la ricusazione della lista. Inoltre, riteniamo indispensabile garantire la presenza di competenze femminili nei cda, come già avviene in altri paesi europei che hanno fatto in tal modo avanzare la loro economia.”

E’ scaturito un dibattito con numerosi interventi delle rappresentati arrivate anche dal Molise, dalla Puglia, dalla provincia autonoma di Bolzano. Ma anche di professioniste come la dottoressa Sonja B. Albanese cardiochirurgo del Bambino Gesù, e diverse associazioni come quella della ginecologa Diku Mbime Suzanne, dell’associazione Donne e Società che ha messo in risalto quanto il problema di genere si aggiunga al problema di razza per le donne di colore.

Hanno inviato i saluti alla conferenza delle presidenti, il ministro degli Esteri Franco Frattini e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.