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Finire verso il Centro è naturale…

<p>Francesco Mattioli</p>

Francesco Mattioli

- Ringrazio Valerio De Nardo per aver condiviso molti dei punti che ho sottolineato nel mio intervento e soprattutto per la qualità della sua replica, che rende “alto” il livello della discussione; ovviamente ho pieno rispetto per le sue idee quando non coincidono con le mie.

Ma qualche chiarimento è indispensabile. Per principio preferisco citare alcuni interpreti della società contemporanea, piuttosto che altri, perché ho scelto meno i filosofi e maggiormente i sociologi, che fanno più spesso tesoro di dati di ricerca che di suggestioni intellettuali pur affascinanti.

Che la maggior parte degli studiosi concordi con una interpretazione “blairiana” della modernità, potrebbe essere un segnale, nel senso che questo punto di vista risulterebbe migliore di altri nel leggere e valutare ciò che ci accade d’intorno…

Quanto al “rischio” di cadere nel centro, per la politica italiana, non so se di rischio si tratta; a ben vedere, per sessant’anni il governo della Repubblica ha preso atto dell’indispensabilità del centro, sia da sinistra che da destra, e quando, con il bipolarismo, ha finto di farne a meno, sappiamo cosa è successo e cosa sta succedendo, sia a sinistra che a destra.

E’ nella natura stessa dell’elettorato italiano muoversi al centro, persino quando vota a destra o a sinistra, ed è forse nelle forme evolutive della società postindustriale, quella liquida per intenderci, che il voto moderato, senza –ismi, trova lo spazio più fertile per prosperare. Non solo in Italia, ma nella maggior parte dei Paesi industrializzati.

Ha ragione De Nardo a scorgere nuovi e diversi spazi per la sinistra: sono quelli dello sviluppo sostenibile, dell’ambientalismo, e si tratta di spazi altrettanto problematici, beninteso, ma che appaiono molto più aderenti alla realtà odierna – e futura – che non il vecchio conflitto di classe di profumo ottocentesco.

Lo stesso Ulrich Beck, che per primo vent’anni fa ha definito la nostra società come una società del rischio ambientale, oggi si rende conto che lo sviluppo sostenibile è l’unico scenario serio dove la sinistra può combattere (per dirla con San Paolo) “la buona battaglia”.

Ma il paradosso è che la battaglia per lo sviluppo sostenibile non ha padrini esclusivi: si può tranquillamente pescare su tutto l’arco parlamentare, e non, e trovare persone, associazioni, gruppi che condividono le stesse preoccupazioni per il nostro futuro, e che sono persino pronte a lavorare fianco a fianco per questo.

Francesco Mattioli