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Quando Tecchi faceva lobby territoriale…

<p>Renzo Trappolini</p>

Renzo Trappolini

- Molto prima di Marcello Meroi, a cercare un accordo con gli orvietani e i civitavecchiesi, ci aveva provato Bonaventura Tecchi, anche lui amministratore della provincia dal 1944 al 1951.

Addirittura, l’obiettivo era quello di “ricostituire l’antica regione Tuscia Romana con Viterbo capoluogo” attraverso un’apposita norma costituzionale e Tecchi, per il riconosciuto prestigio europeo di germanista e scrittore, fu incaricato di fare lobby – direbbe Meroi – sull’assemblea costituente che aveva in elaborazione l’articolo 131 (ora 123), quello con l’elenco delle Regioni italiane.

Le difficoltà non mancarono, a cominciare dalla irritazione di Orvieto “per le resistenze incontrate al comune di Civitavecchia” e per un lamentato disinteresse di Viterbo “a mantenere la sede di alcuni pubblici uffici” nella città del Duomo.

Non se ne fece niente, nonostante innumerevoli iniziative per “sostenere che la Capitale deve essere staccata dalla regione e rimanere Metropoli” e la esplicita delibera del 18 marzo 1947 dalla deputazione viterbese di “associarsi alle tesi di Frosinone di creare nel Lazio una regione al nord (la Tuscia) e una al sud”.

Niente di più attuale a 64 anni di distanza, con Roma Capitale che il 23 febbraio riunirà gli stati generali e la riforma federale la quale, per essere efficiente, non potrà non considerare che, per le modifiche intervenute nella economia e nella demografia del paese, l’elenco delle regioni dell’art. 123 della Costituzione richiede opportuni ripensamenti.

L’avvio soft degli incontri con Civitavecchia e il Ternano va bene, ma in ottica alta, avendo a mente, cioè, possibili riforme nella ottimizzazione economica delle istituzioni territoriali del Paese.

Con la speranza, peraltro, di una propositività autonoma nelle scelte di sviluppo e non a ricasco.

Perché preoccupa sentire dalla presidente Polverini che “l’aeroporto a Viterbo si farà perché Ciampino deve chiudere… in quanto, in un contesto così urbanizzato come questo, non può esserci un aeroporto”. Salvo che la stessa presidente non ipotizzi, per lo scalo viterbese, una localizzazione diversa da quella di cui si parla e che non è lontana dal “contesto” urbano cittadino.

Magari, essendo stata informata delle proposte di Moscherini e Mazzola.
A prescindere, comunque, dagli irrisolti aspetti finanziari e dalle “lontananze competitive” di Alitalia e Rynair. Seppure a bordo campo.

Renzo Trappolini