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Piano rifiuti, in audizione i dubbi sull’ambito territoriale unico

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- Il rischio di un nuovo commissariamento per i rifiuti nel Lazio, la previsione nel piano di un unico ambito territoriale ottimale (Ato) a livello regionale e il nodo dell’intesa tra Comune di Roma e Ministero della difesa sul poligono della Farnesiana ad Allumiere. Questi alcuni degli argomenti al centro dell’audizione, tenutasi questa mattina in commissione Ambiente del Consiglio regionale del Lazio, sul nuovo piano rifiuti regionale.

“Questa commissione – ha commentato il presidente Roberto Carlino (Udc) – sta portando avanti un lavoro condiviso, con l’intento di raccogliere eventuali suggerimenti migliorativi al testo del piano. Da domani inizieremo l’esame della proposta”. Alla seduta hanno partecipato la Provincia di Roma, quelle di Viterbo e Frosinone oltre al Comune di Allumiere. Assenti il Comune di Roma e le altre due province, aspetto questo stigmatizzato dai consiglieri Francesco Storace (La Destra) e Giuseppe Celli (Lista Civica). Alla seduta è seguita un’ulteriore audizione con la partecipazione di Uncem Lazio, Upi Lazio, Arall e Legautonomie Lazio.

La prospettiva di un eventuale futuro commissariamento del Lazio per la questione rifiuti, tornata ad affacciarsi di recente sugli organi di stampa, è stata accolta negativamente dai consiglieri Carlo Lucherini (Pd), Ivano Peduzzi (FdS) e Daniela Valentini (Pd). Dello stesso orientamento l’assessore all’Ambiente della Provincia di Roma, Michele Civita. Quanto, invece, alla suddivisione in un unico Ato regionale – a sua volta ripartito in tanti “sub Ato” corrispondenti grosso modo ai territori provinciali – è stato il sindaco di Allumiere, Augusto Battilocchio, primo a chiedere alla Regione una marcia indietro, con la separazione di Roma dal resto della provincia “viste le sue dimensioni”. Una linea condivisa e propugnata anche da Lucherini, che ha suggerito un ambito per ogni provincia ed uno ad hoc per la Capitale. Della stessa opinione i consiglieri Celli e Giuseppe Parroncini (Pd), il quale ha reclamato l’approvazione accanto al piano rifiuti di una legge regionale sugli Ato. L’assessore provinciale Civita, infine, ha espresso dubbi sulla legittimità di un unico ambito a livello regionale oltre che sulla deresponsabilizzazione che avrebbero in conseguenza di ciò i singoli enti locali.

Dubbi sulla rispondenza al codice dell’ambiente e alla normativa regionale sui rifiuti sono stati sollevati da Bruno Manzi di Legautonomie Lazio: nella definizione degli Ato bisognerebbe far riferimento ai territori delle province. Ma, anche in questo caso, è stata sottolineata l’opportunità di un ambito a se stante per Roma capitale. L’Upi ha annunciato di aver sottoscritto un documento assieme a Legautonomie, che verrà sottoposto all’attenzione del Consiglio delle autonomie locali (Cal) del Lazio, e ha chiesto una espressa presa di posizione a favore delle province come baricentro della gestione dei rifiuti. Donato Robilotta, presidente dell’Associazione regionale delle autonomie locali del Lazio (Arall), ha sollevato il problema della mancata individuazione del soggetto a cui è affidata la gestione di ciascun ambito. “Chiedo che venga aperto un tavolo tra Regione ed enti locali – ha detto – sulla questione delle autorità d’ambito in generale”. Inoltre Robilotta ha chiesto premialità per chi persegue l’obiettivo della raccolta differenziata e penalità chi non la fa.

La provincia di Viterbo ha annunciato l’approvazione di una delibera con osservazioni al piano la prossima settimana e lamentato di dover sopportare il conferimento di rifiuti indifferenziati provenienti dai comuni del Reatino. La Provincia di Frosinone, invece, ha mosso critiche ai confini del sub Ato di riferimento nel quale la proposta di piano ricomprende anche tre comuni della provincia di Latina: Minturno, Gaeta e Spigno Saturnia. La situazione debitoria dei comuni nei confronti dei gestori delle imprese di smaltimento, emersa nel corso della precedente audizione delle pmi del ciclo rifiuti, il consigliere Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) ha chiesto ipotesi di soluzione all’Arall. Robilotta ha evidenziato la necessità di norme stringenti andando verso una premialità dei comuni virtuosi. Una domanda della consigliere Annamaria Tedeschi (Idv) ha infine consentito all’assessore Civita di illustrare lo stato dell’arte degli impianti di trattamento meccanico biologico nella provincia di Roma.

L’occasione dell’audizione ha permesso al comitato “No megadiscarica” di Allumiere, presente nell’auletta della Pisana, di chiedere alla Regione di appoggiare una richiesta di ritiro dell’intesa tra Comune di Roma e Ministero della Difesa. In proposito il Consiglio regionale ha approvato, il 9 marzo scorso, una mozione che respingeva l’ipotesi di Allumiere per la localizzazione di un nuovo polo di smaltimento, trattamento e recupero dei rifiuti. Francesco Storace ha detto di ritenere scongiurata tale eventualità, visti gli impegni assunti dalla presidente Polverini il 2 marzo. Secondo il capogruppo della Destra, il punto non è annullare il protocollo, ma renderlo inefficace: il fatto che un sito sia ritenuto adeguato da due soggetti non significa che la Regione debba sceglierlo. Non della stessa opinione tanto Lucherini quanti Peduzzi, i quali di fronte alla prospettiva di un commissariamento del Lazio hanno giustificato il timore che il sito del poligono di Allumiere possa essere rispolverato, visto che già si trova nella disponibilità del patrimonio statale. “Non è un fatto formale il ritiro di quell’intesa” ha ribadito Peduzzi.

Ha partecipato alla seduta il consigliere Francesco Pasquali (Fli).