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“Chi mi porti stasera?”

Silvio Berlusconi

“Chi mi porti stasera?”.

Così il premier Silvio Berlusconi al telefono con Gianpaolo Tarantini in una delle chiamate che sarebbero contenute negli atti dell’inchiesta sulle escort nelle residenze del premier, in cui sono indagate otto persone.

In base a quanto si apprende, nelle telefonate ci sarebbero anche diversi consigli che Gianpi rivolge alle ragazze che devono incontrare il premier. “Non metterti i tacchi” è uno degli inviti ripetuti più volte.

Nell’atto notificato agli indagati i pm indicano i nomi delle donne “indotte all’attività di prostituzione”. Ci sarebbero grandi nomi del mondo dello spettacolo, compresa Manuela Arcuri, che però rifiutò.

Due le accuse contestate dal procuratore di Bari, Antonio Laudati, e dai pm Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis: l’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Ma nelle dieci pagine dell’avviso di conclusione delle indagini, condotte dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza coordinato dal colonnello Antonio Quintavalle e notificato ieri mattina agli otto indagati viene anche documentato lo scambio tra favori sessuali e partecipazione ad appalti pubblici.

L’avviso di conclusioni delle indagini porta il timbro e la data del 5 agosto scorso, quando è stato depositato presso la cancelleria della Procura, ed è stato notificato ieri, primo giorno utile dopo la sospensione feriale dei termini processuali.

Sono oltre 100 mila le conversazioni telefoniche e ambientali effettuate fino all’estate del 2009 nell’ambito dell’inchiesta. Mille quelle trascritte. Negli atti, solo sintesi di poche righe dei colloqui intercorsi e intercettati tra Berlusconi e Tarantini.

“Le prospettazioni accusatorie contenute nel capo di imputazioni per la vicenda di Bari – scrivono in una nota i legali del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo -, non solo vedono totalmente estraneo il presidente Berlusconi, ma dimostrano la sua completa non conoscenza circa l’asserito comportamento del Tarantini e dei suoi co-indagati. Del tutto infondate invece – continuano – appaiono le ricostruzioni delle serate, che erano soltanto riunioni conviviali, come più volte affermato dalle stesse protagoniste“.