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Lione, San Bonaventura e il vecchio Marx

Oreste Massolo

- Sono stato a Lione per dieci giorni nella seconda metà di dicembre non per vacanza, ma per seri motivi familiari.

Lione, terza città francese per abitanti e seconda per estensione territoriale, è vivibile, ordinata, pulita, con strade prive di buche e ben asfaltate, con un sistema di trasporti pubblici che funziona alla perfezione.

Viene da domandare:”Come mai quello che altrove è normale, da noi è un miraggio o un sogno che svanisce con il sorgere dell’alba? Qual è il male oscuro che colpisce gran parte del nostro Paese?”

Camminando per la parte antica della città mi sono imbattuto in “rue de Pazzi”. Grande la mia sorpresa e la mia curiosità. Ho scoperto, allora, che nel Quattrocento, soprattutto mercanti milanesi e fiorentini, in particolare i Pazzi, lì esuli dopo la congiura, avevano avviato e diffuso la tessitura della lana, contribuendo così a far diventare Lione un centro mercantile e finanziario tra i più importanti di Francia.

Ho anche sostato davanti alla chiesa di “Saint Bonaventure”. Ho appreso che vi è sepolto San Bonaventura da Bagnoregio, morto a Lione, a 53 anni, nel 1274 durante i lavori del II Concilio, convocato da Papa Gregorio X, nel quale si cercò di ristabilire l’unità tra cristiani e ortodossi. Singolare quanto, in seguito, è accaduto alla salma del “doctor seraphicus”. Nel 1490, durante la ”ricognizione” del corpo,v enne estratto il braccio destro, portato l’anno dopo, a Bognoregio e il ”sacro braccio” ora si trova nella cattedrale di San Nicola.

Non finiscono qui i riferimenti al nostro paese.

Renzo Piano, architetto di fama mondiale, ha progettato, nel 1996, il centro congressi “Citè internationale”, quasi una mini-città che si estende lungo il fiume, appena dietro il Parco la Tete d’or e nel 2006 vi ha costruito l’anfiteatro, il più importante impianto congressuale d’Europa.

Non potevo leggere giornali italiani perché alloggiavo in una zona lontana dal centro e non si trovavano nelle edicole quotidiani stranieri; compravo allora “Le Monde”, il più autorevole giornale francese. In dieci giorni è stato pubblicato un solo articolo riguardante l’Italia. Si parlava, ironicamente, della lotta intrapresa dall’onorevole Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma, Alemanno, contro le gomme americane gettate per strada o appiccicate nei luoghi più disparati! Neppure un accenno alla “manovra” Monti, approvata dal Parlamento. Una dimostrazione dell’”alta” considerazione che i francesi hanno ora verso di noi.

Altro fatto sorprendente: Le Monde, presentato con un corsivo dal titolo “la crise europèenne rèveille le spectre de Karl Marx” pubblica, separatamente, un fascicolo (7,90 euro): ”Marx l’irréductible” e si domanda “cosa può ancora dirci oggi?”ed esclama :”Marx n’est pas mort!”.

In Italia, per quanto ne so, sul pensatore di Treviri ha scritto un articolo il grecista Luciano Canfora sul Corsera; vi ha fatto un cenno Giuliano Amato in una intervista (Capitalismo in crisi. Dovranno salvarlo le sinistre europee) rilasciata all’Unità: ”…forse tornare a Marx è troppo, ma fermarsi agli ammortizzatori sociali è troppo poco”. E ne ha parlato più a lungo Bruno Gravagnuolo, sempre

sull’Unità che, tra l’altro, così si esprime: ”Marx nel Capitale scrive che la finanza distrugge e volatilizza l’accumulazione capitalistica. Che a sua volta ha bisogno della finanza, vi si mescola, per poi scaricare il tutto sullo Stato e ripartire, dopo aver asservito e impoverito la società”. E’, dunque, la perenne “distruzione-creativa” di cui parlava Schumpeter (seguendo Marx). Ed è difficile non essere d’accordo. Oggi, credo, nessuno pensa più “all’esproprio degli espropriatori”, ma che sia possibile una società dove il numero delle persone che ne governano le sorti non sia nell’ordine di mille o al massimo diecimila, questo a me pare auspicabile. Il capitalismo non è l’approdo ultimo dell’organizzazione sociale. E Marx può essere ancora d’aiuto.

Lo sottolineava Sir John Hicks, premio Nobel per l’economia quando ha affermato:”La maggior parte di coloro che desiderano far quadrare bene un percorso storico generale useranno le categorie marxiste o qualche versione modificata di esse, dal momento che le versioni alternative offrono ben poco”.

Oreste Massolo