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La prescrizione non salva solo Berlusconi

Arnaldo Sassi

- Giornalisti sicuramente molto più autorevoli del sottoscritto hanno commentato ieri la sentenza del tribunale di Milano sul processo Mills, terminato in gloria per prescrizione.

Io pertanto, non voglio sovrappormi a chi è sicuramente più preparato di me – semplice cronista di campagna – nell’affrontare certi argomenti,ma fare un modesto ragionamento da cittadino comune, partendo da quei principi sacrosanti che sono scritti nella nostra Costituzione (ad esempio, la legge è uguale per tutti) per arrivare a quei canoni di correttezza e di onestà che sin da piccolo mi ha insegnato mio padre.

Ebbene, io credo che in uno Stato civile chi commette un reato debba essere punito.Naturalmente dopo un giusto processo, dove i giudici abbiano modo di valutare le ragioni dell’accusa e della difesa. Tale ovvietà, a mio avviso, vale ancor di più quando si tratta di pubblici amministratori, ovverosia di persone che i cittadini hanno scelto per governare il bene collettivo.

E questo dovrebbe valere sia per chi sta al Governo nazionale, sia in quelli regionali, provinciali e comunali. Perché chi si propone come uomo pubblico ha sicuramente qualche dovere di trasparenza in più rispetto alla gente comune.

Nella speranza che su questo concetto siamo tutti d’accordo (almeno credo), ecco che la sentenza di prescrizione per Berlusconi è – comunque la si pensi –una sconfitta dello Stato civile e una sconfitta per tutta la comunità, che non saprà mai se l’ex premier si sia macchiato o meno di un reato gravissimo come quello della corruzione.

E lo è ancor più se si analizzano i fatti alla luce di quanto accaduto negli ultimi anni, nel corso dei quali il Parlamento ha approvato leggi che accorciavano la prescrizione, ma che consentivano comunque di allungare i processi.

I fans berlusconiani saranno subito pronti nel dire che queste motivazioni sono tipiche dei nemici dell’ex premier, che volevano la sua fine per via giudiziaria, essendo impotenti su quella del consenso. Attenzione però, perché il ragionamento è molto più complesso.

La prescrizione, così come è concepita oggi, ha sicuramente due effetti deleteriIl primo, che comunque avvantaggia chi è accusato di aver commesso un qualsiasi reato a danno di chi ne è rimasto vittima. Il secondo, che genera una giustizia a due velocità, divisa tra chi può permettersi di pagare bravi avvocati (molti dei quali sono maestri nel trovare tutti gli escamotage possibili e immaginabili per tirare il processo per le lunghe) e chi no.

Sicché alla fine rischia maggiormente di andare in galera chi magari ha rubato una confezione di bistecche al supermercato (per non parlare di quei poveri derelitti accusati del reato di clandestinità), che colui che ha commesso reati come pubblico amministratore.

Del resto, se uno è scettico su queste considerazioni, può trovare la controprova su quanto avviene nel resto d’Europa: in Francia, in Spagna, in Germania, in Inghilterra, il principio della prescrizione cessa nel momento in cui comincia il processo penale. A quel punto l’imputato è sicuro che ci sarà una sentenza e potrà solo difendersi nel processo, come dettano le regole.

E allora, lasciamo stare per un attimo Berlusconi e puntiamo l’attenzione su Viterbo, dove sono in corso vari procedimenti che riguardano reati contro la pubblica amministrazione: il processo sulle mense, quello sul Cev e l’inchiesta sulla Asl (per la quale si deve ancora decidere il rinvio a giudizio). Tutti casi in cui sono coinvolti pubblici amministratori viterbesi, ma che rischiano appunto di finire nel nulla (almeno i primi due) per la prescrizione. Ebbene, vi sembra da Paese civile non sapere mai se quelle persone – che oggi sono soltanto indagate – siano colpevoli o innocenti?

Arnaldo Sassi