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	<title>Corriere2000 &#187; accordo globale</title>
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		<title>Calamità naturali, c&#8217;è l&#8217;accordo globale</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 09:43:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 Dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[accordo globale]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Calamità naturali, c'è l'accordo globale. Dopo due notti e un giorno è arrivato l'accordo per frenare la moltiplicazione di uragani, alluvioni e siccità. Il piano, che impegnerà tutti i paesi, sarà definito entro il 2015 e le misure previste dovranno diventare esecutive a partire dal 2020.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-33700" title="calamita_naturali" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2011/12/calamita_naturali.jpg" alt="" width="300" height="130" />Calamità naturali, c&#8217;è l&#8217;accordo globale.</strong></p>
<p>Dopo due notti e un giorno è arrivato l&#8217;accordo per frenare la moltiplicazione di uragani, alluvioni e siccità. L&#8217;assemblea delle Nazioni Unite ha trovato l&#8217;intesa sulla road map per difendere la stabilità del clima. Il piano, che impegnerà tutti i paesi, sarà definito entro il 2015 e le misure previste dovranno diventare esecutive a partire dal 2020.</p>
<p>La decisione è stata salutata da un lungo applauso dei delegati, ormai visibilmente provati: tutti senza cravatta, alcuni con lo slogan &#8220;Climate deal now&#8221; che campeggiava sulla maglietta. E&#8217; stata un&#8217;ovazione liberatoria che ha segnato la fine dell&#8217;incubo del fallimento. <strong>Per un’intera notte la conferenza delle Nazioni Unite, dopo due settimane di negoziati e due giorni di trattative ininterrotte, è stata sul punto di chiudere alzando bandiera bianca di fronte alla crescente minaccia del caos climatico che rischia di rendere inabitabili larghe aree del pianeta.</strong></p>
<p>Poi, all’improvviso, la tensione si è sciolta. “Abbiamo preso una decisione storica&#8221; ha commentato la presidente della conferenza, la sudafricana Maite Nkoana-Mashabane.</p>
<p>&#8220;Un grande successo per la diplomazia europea”, ha aggiunto il ministro dell’Energia inglese Chris Huhne.</p>
<p>“Una speranza concreta per la stabilità del clima e per la nostra economia: si apre una piattaforma di intese sulle tecnologie pulite con i paesi di nuova industrializzazione”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente italiano Corrado Clini.</p>
<p><strong>Il gruppo delle piccole isole che minacciano di essere inghiottite dall’oceano avrebbero voluto anticipare i tempi della nascita di un’economia non dipendente dal petrolio e dal carbone. E gli ambientalisti sottolineano che l’accelerazione del cambiamento climatico imporrebbe tempi più rapidi. Ma Durban rappresenta comunque una svolta epocale che si rifletterà sulla nostra vita quotidiana rilanciando le tecnologie green. </strong></p>
<p>All&#8217;intesa si è arrivati dopo un crescendo di scontri che aveva portato a una spaccatura verticale dell&#8217;assemblea che ha rischiato di sprofondare nel caos. Da una parte una larga maggioranza numerica che sosteneva la linea di rigore e di impegno dettata dall&#8217;Europa, dalle piccole isole e da buona parte dei governi africani e dell&#8217;America latina, cioè dai paesi più esposti alla minaccia diretta provocata dalle emissioni serra prodotte bruciando petrolio e carbone. Dall&#8217;altra il cartello dei maggiori inquinatori (Cina, Stati Uniti, Brasile, India, Filippine) che rifiutavano un rapido impegno vincolante.</p>
<p>Alla fine è stata trovata la formula che ha messo tutti d’accordo: si arriverà entro il 2015 a definire &#8220;un protocollo, uno strumento legale o una soluzione concertata avente forza di legge&#8221;.<strong> Dal 2013 partirà inoltre la seconda fase degli impegni di Kyoto  a cui aderiranno l’Europa e una parte dei paesi industrializzati. Infine si renderà operativo un Fondo Verde da 100 miliardi di dollari l&#8217;anno per aiutare i  paesi  più poveri a sostenere il salto tecnologico necessario ad abbattere le emissioni serra.</strong></p>
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