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	<title>Corriere2000 &#187; angelo russo</title>
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		<title>La forza dei sogni</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 15:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il sogno è un teatro in cui chi sogna è scena,<br />
attore, suggeritore, regista, autore, pubblico<br />
e critico insieme. (C.G.Jung)<br />
Il sogno di Alessio 34 anni.</p>
<p>Ho fatto un sogno che mi ha lasciato molto &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20584" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><a href="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230.jpg"><img class="size-medium wp-image-20584" title="russo_angelo2_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230-209x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="209" height="300" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Il sogno è un teatro in cui chi sogna è scena,<br />
attore, suggeritore, regista, autore, pubblico<br />
e critico insieme. (C.G.Jung)<br />
Il sogno di Alessio 34 anni.</p>
<p>Ho fatto un sogno che mi ha lasciato molto scosso al momento del risveglio. Tralasciando alcune fasi abbastanza concitate devo dire che rispecchiava molto la mia realtà. Nel sogno ero me stesso.</p>
<p><strong>Mi stavo recando con la mia ragazza a un appuntamento percorrendo un&#8217;autostrada. Non era la solita autostrada ma piena di curve. Pur andando a velocità moderata, avevo grande difficoltà a mantenere il controllo della vettura. Mentre mi lamentavo per lo stato della strada, dallo specchietto retrovisore assistevo all&#8217;incidente di una vettura.</strong></p>
<p>Mi sono fermato per soccorrere le persone. La cosa terribile è che, pur non essendoci morti ma solo feriti, uno di questi era ridotto veramente male: aveva ferite e fratture in tutto il corpo e quando i soccorritori lo sollevavano per deporlo nella lettiga gridava in modo assordante.</p>
<p>Erano urla lancinanti, ancora mi rimbombano nelle orecchie. Anche le fratture scomposte mi hanno turbato, così come le ferite. Quest&#8217;ultime erano profonde e riuscivo a vedere la carne viva. Dietro il sedere aveva delle piaghe terribili che mi hanno ricordato le piaghe da decubito che ho visto qualche giorno fa &#8230; (in una determinata occasione). Che cosa può significare tutto questo?</p>
<p><strong>Perché mi sono svegliato così agitato pur non essendo coinvolto direttamente nell&#8217;incidente.</strong></p>
<p>Ho scelto di avventurarmi nell&#8217;interpretazione di questo sogno, tra alcuni che mi sono stati proposti, poiché il materiale descritto presenta una sequenza d&#8217;immagini con elementi molto simbolici, quasi da manuale. Ricordiamo e partiamo dall&#8217;assunto che nella drammaticità onirica nulla è casuale.</p>
<p><strong>Il dubbio della casualità potrebbe sorgere nell&#8217;associare &#8211; per esempio &#8211; il sogno a quanto visto qualche giorno prima dal sognatore: &#8220;Le piaghe dietro al sedere, che mi hanno ricordato quelle di decubito che ho visto qualche giorno fa&#8221;.</strong></p>
<p>Questa spiegazione &#8220;ingenua&#8221; non tiene conto della struttura drammatica del sogno che pone il &#8220;simbolo piaghe&#8221; in un contesto denso di significato. E&#8217; vero che l&#8217;attività onirica utilizza spesso le immagini viste in precedenza, solitamente da pochi giorni, ma è facile dedurre che oltre quelle immagini il soggetto è stato distratto da altre migliaia d&#8217;immagini.</p>
<p>Sono riproposte solo quelle scene che l&#8217;inconscio del sognatore ritiene, a vari livelli, indicative. Per una buona interpretazione dei sogni è utile associare le immagini notturne alla vita di chi le sogna. Per questo è necessario conoscere il sognatore è chiedere alcuni approfondimenti per dare supporto alla tesi interpretativa. In questo caso l&#8217;interpretazione sarà di massima e trarrà particolarmente spunto da simboli che Jung definì appartenenti alla psiche oggettiva.</p>
<p><strong>L&#8217;autostrada assume simbolicamente la vita del sognatore, piena di curve. Difficile. &#8220;Avevo grande difficoltà a mantenere il controllo della vettura&#8221;.</strong></p>
<p>Quest&#8217;affermazione rappresenta l&#8217;ansia correlata alla possibilità di perdere il proprio controllo di non farcela a superare i momenti cruciali e difficoltà (paura di nevrosi?) L&#8217;incidente che è visto dallo specchietto retrovisore, fa pensare a qualcosa alle spalle del sognatore, che appartiene al passato. Dallo specchio Alessio potrebbe vedere se stesso coinvolto nell&#8217;incidente.</p>
<p>In alcuni momenti drammatici della propria vita. Questa ipotesi è confortata dalla grande agitazione sperimentata al risveglio. L&#8217;inconscio può avere una un&#8217;azione protettiva, per non farci soffrire troppo, &#8220;spostando&#8221; su altre persone alcune immagini, collegate alla sofferenza, che ci vedono protagonisti.</p>
<p><strong>Tornando alle parole di Alessio: &#8220;La cosa terribile è che pur non essendoci morti ma solo feriti, uno di questi era ridotto veramente male&#8221;. Le fratture scomposte, (uscirne con le ossa rotte, che è anche un modo dire) le ferite e soprattutto le piaghe nel sedere (toccare il fondo, sofferenza che si protrae da molto tempo, difficoltà a reagire per immobilità) rimandano a dolori ancora vivi mentre la morte, nel simbolo, prelude alla fine ma anche al rinnovamento, alla voglia e alla possibilità di cambiare.</strong></p>
<p>Nel sogno è inoltre possibile intravedere un&#8217;azione di aiuto, un avvertimento terapeutico: la strada che Alessio, oggi, percorre con la sua ragazza è di nuovo tortuosa, pericolosa e sicuramente non scevra da possibili sofferenze. Dal sogno appare la consapevolezza da parte del sognatore, di poter guardare senza paure le proprie ferite e, attraverso esse, cogliere il senso della possibile rinascita.</p>
<p>Post riflessione. Qual è l&#8217;aiuto che si può ricevere dall&#8217;interpretazione? Che cosa può e vuole trasmettere lo psicologo al sognatore?</p>
<p><strong>Questo difficile compito lo descrisse molto bene il compianto analista d&#8217;ispirazione junghiana, Aldo Carotenuto: Il mio compito di analista è di aiutare l&#8217;altro a guardarsi dentro, assisterlo nella ricerca, senza suggerire risposte, di alcun tipo, perché realmente io non ho risposte da dargli.</strong></p>
<p>Il suo dolore è assolutamente personale e tale deve essere la soluzione. Il paziente deve fare dunque un salto, abbandonare le risposte ottenute dalla religione, dalla filosofia, o dalla politica, per chiedere a se stesso il significato di ciò che lo tormenta.</p>
<p>Deve imparare ad ascoltare quanto gli comunica la sua stessa sofferenza e imparare a tradurlo in un suo linguaggio che esprimerà anche la sua filosofia.</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>Dalla parte dei bambini</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 18:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Si è svolta in questi giorni, al tribunale di Viterbo, l&#8217;udienza per l&#8217;incidente probatorio per il caso del bimbo di cinque anni picchiato selvaggiamente a febbraio.<br />
E&#8217; raccapricciante che un bambino di cinque anni possa &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20584" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><a href="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230.jpg"><img class="size-full wp-image-20584" title="russo_angelo2_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="230" height="330" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Si è svolta in questi giorni, al tribunale di Viterbo, l&#8217;udienza per l&#8217;incidente probatorio per il caso del bimbo di cinque anni picchiato selvaggiamente a febbraio.<br />
E&#8217; raccapricciante che un bambino di cinque anni possa essere pestato a sangue.</p>
<p>Fa parte di quelle notizie che, causandoci troppo dolore, tendiamo a rimuovere.</p>
<p><strong>Una sorta di rimozione che per molto tempo, fino agli ultimi decenni del secolo scorso, non ha consentito di adottare strategie efficaci al contrasto di questo penoso problema. Era difficile credere che la madre, il padre, il nonno, uno zio ecc. potessero far del male, in varie forme, dalla violenza all&#8217;abuso, a un essere indifeso e in molti casi consanguineo.</strong></p>
<p>Oggi la situazione è cambiata e, anche grazie alle politiche, che qualche volta funzionano, e a una rinnovata sensibilità, si è riusciti a restituire risposte adeguate sia in termini di leggi sia di risorse per formare operatori di contrasto alla violenza sui minori con il risultato di non lasciare impuniti tanti abusanti.</p>
<p>Una decina d&#8217;anni fa, mi trovavo a Montesilvano vicino a Pescara per un corso atto alla formazione di operatori su queste spinose tematiche. Nonostante fossimo tutti tecnici: psichiatri, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, forze di polizia, e altri, a un certo punto il medico legale, che conduceva il seminario, disse, con tono grave, che ci avrebbe mostrato delle immagini molto forti.</p>
<p><strong>Ci informò che in altre occasioni, data la crudezza di quanto avremmo visto, autopsie comprese, qualcuno si era alzato uscendo dall&#8217;aula. Invitò pertanto a restare solo chi se la sentiva di visionarie quelle immagini. Restammo tutti al nostro posto.</strong></p>
<p>Il ricordo più orribile è l&#8217;immagine di un bambino dodicenne che, nonostante una decina d&#8217;interventi di chirurgia plastica al volto, appariva ancora sfigurato. E&#8217; difficile da credere, ma, era stato mangiato a morsi dalla madre. Malata mentale, ovvio.</p>
<p>Era stata così abile, la mamma, nella sua insana follia, a far credere che il bambino sin dalla nascita soffriva di una forma di malattia che causava quelle piaghe, simili ad una sorta di lebbra, lasciando delle ferite a carne viva.</p>
<p>Dopo un forzato ricovero all&#8217;ospedale del bambino, la mamma, per una banale coincidenza, fu costretta a lasciare per un giorno il capezzale, che ovviamente non abbandonava mai, i medici si accorsero che quelle ferite cicatrizzavano. Fu la fine della sofferenza del minore e conseguente arresto della madre.</p>
<p>Nello stesso periodo, eravamo a fine millennio, sui giornali si leggeva: &#8220;Ho visto cavare gli occhi a mio figlio&#8221; era la voce disperata di un giovane padre punito dai Serbi perché non aveva i soldi per pagarsi la libertà. E ancora: &#8220;Pedofilia, scoperti cento insospettabili coinvolti in un mega traffico di materiale porno con protagonisti soggetti minorenni&#8221;.</p>
<p>Telefono Arcobaleno, Associazione in difesa dei minori, denunciava che il 25 aprile del 1999, in internet, si festeggiava la giornata mondiale di orgoglio pedofilo. Nello stesso giorno della ricorrenza della liberazione. Fu davvero un brutto fine millennio.</p>
<p><strong>La reazione sociale e le Istituzioni inizialmente frastornate oltre che immobili, in quegli anni, in Italia, imboccarono la strada giusta, la legge 285/97 fu la pietra miliare. In sintonia con i principi della Convenzione ONU sui diritti dell&#8217;infanzia, resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, enunciava alcune disposizioni tese a favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza istituendo dei servizi a sostegno della relazione genitori &#8211; figli e di contrasto della povertà e della violenza.</strong></p>
<p>Il maltrattamento, come da definizione del sesto seminario criminologico (Consiglio d&#8217;Europa, Strasburgo 1978) si concretizza negli atti e nelle carenze che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico o sessuale da parte di un familiare o di terzi.</p>
<p>Il maltrattamento può concretizzarsi in una condotta attiva (percosse, lesioni, atti sessuali, ipercura) o in una condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono). La violenza può avere effetti devastanti sulla personalità del bambino, il trauma se non rilevato, diagnosticato e curato, può produrre disturbi psicopatologici e di devianza nell&#8217;età adulta.</p>
<p><strong>Per quanto riguarda l&#8217;abuso sessuale, le bambine sono abusate sessualmente con una frequenza tre volte superiore ai maschi. Questi ultimi sono invece più frequentemente soggetti a gravi lesioni rispetto alle bambine.</strong></p>
<p>L&#8217;età più a rischio per entrambi i sessi, riguardo al maltrattamento è dai 6 agli 11 anni, mentre l&#8217;abuso sessuale ha una maggiore incidenza per i bambini da tre anni in poi. Risulta, inoltre, che la maggior parte dei bambini maltrattati o trascurati sono stati vittimizzati dai loro genitori. Circa la metà di quelli abusati sessualmente lo sono stati da un genitore o da un sostituto.</p>
<p>Agli uomini spetta il record negativo dell&#8217;abuso sessuale, mentre a maltrattare sono maggiormente le donne. In questa disastrosa situazione, la normativa si prefigge di favorire e mettere in campo tutte le possibili strategie per contenere e ridurre il fenomeno.</p>
<p><strong>In seguito alla legge 285/97, la stessa ministra per la solidarietà sociale di allora, Livia Turco, firmava il &#8220;Documento della commissione Nazionale per il coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sessuale dei minori&#8221;.</strong></p>
<p>Ecco uno stralcio del testo: &#8220;la commissione si è proposta di approfondire quali strategie operative possono essere attivate per prevedere modalità integrate di gestione degli interventi di protezione del minore e di aiuto alla famiglia; per favorire, una cultura interprofessionale e multidisciplinare sull&#8217;abuso dell&#8217;infanzia, tra operatori di diverse istituzioni preposte all&#8217;intervento, per migliorare la collaborazione e l&#8217;intervento di rete tra gli operatori a sostegno delle famiglie maltrattate, per favorire risposte e aiuto nei confronti di situazioni specifiche e infine per promuovere attività di sensibilizzazione della popolazione sul tema dell&#8217;abuso all&#8217;infanzia e alla sofferenza minorile, un percorso mirato alla conoscenza del fenomeno, farlo emergere, e attuare la presa in carico del minore, fare prevenzione e protezione, diffondere una cultura dei diritti dei bambini e a responsabilizzare la collettività al rispetto di quei diritti&#8221;.</p>
<p>Fu l&#8217;inizio di una nova era. Ma c&#8217;è ancora tanta strada da fare.</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>La bellezza è fatta anche di rughe</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 15:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Carla è una bella donna di cinquantuno anni. Il suo aspetto fisico rasenta quasi la perfezione, risultato di un lungo &#8211; continuo &#8211; estenuante trattamento centrato sul corpo: creme, massaggi, palestra e qualche ritocchino.</p>
<p><strong>Se </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20584" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-20584" title="russo_angelo2_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230-209x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="209" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Carla è una bella donna di cinquantuno anni. Il suo aspetto fisico rasenta quasi la perfezione, risultato di un lungo &#8211; continuo &#8211; estenuante trattamento centrato sul corpo: creme, massaggi, palestra e qualche ritocchino.</p>
<p><strong>Se l&#8217;effetto è buono il prezzo da pagare è molto alto, e non solo in termini strettamente economici. La sacralità somatica ha raggiunto in alcune manifestazioni dei tratti ossessivi: per non evidenziare le pur lievi rughe di espressione, Carla si è preclusa persino il sorriso aperto. E&#8217; bella ma a volte sembra un po&#8217; ingessata.</strong></p>
<p>La sua dieta misurata si compone di cibi costantemente selezionati. I pasti non sono un piacere, ma un pesante obbligo di sopravvivenza da compiere, ovviamente sono misurati e centellinati. Beh, che i capelli siano sempre in ordine, freschi di parrucchiere, lo diamo per scontato. Nonostante la bella cinquantenne appare agli altri, a un primo sguardo superficiale, un misurato cocktail di rapporti estetici, nella sua interiorità qualcosa vacilla.</p>
<p><strong>Appaiono in lei alcuni segni di depressione. Le prime avvisaglie di menopausa, lo sforzo costante, quasi maniacale, per essere in forma, lo spettro del futuro incalzante che necessariamente rimanda alla vecchiaia è vissuto da Carla come una ferita nella sua anima. Avendo possibilità economiche Il suo imminente declino può ancora essere corretto da interventi di chirurgia plastica, ma il futuro appare nero.</strong></p>
<p>Prima di trattare alcune riflessioni sul caso di Carla voglio ricordarvi la storia di Narciso che s&#8217;inserisce, per alcuni aspetti, in modo appropriato in questa situazione.</p>
<p>Eco, ninfa dei monti s&#8217;innamora perdutamente di Narciso, figlio del fiume Cefiso, ma non è ricambiata. Narciso sembra insensibile al fascino femminile e vaga tra i boschi e le valli in una ricerca interiore senza speranza.</p>
<p>Finalmente specchiandosi nelle acque chiare di una fonte trova qualcosa che appaga il suo desiderio: è travolto dall&#8217;amore per la propria immagine. Afrodite, dea dell&#8217;amore, non può approvare questo sentimento atipico che contrasta con i suoi dettami e punisce Narciso.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo morirà consumato dal dolore e dall&#8217;insoddisfazione. L&#8217;obiettivo del suo innamoramento sarà irraggiungibile.</p>
<p>Freud trova in questo racconto lo spunto e il personaggio giusto per ipotizzare la scelta omosessuale. Nelle sue teorie nel 1919 adottò il termine narcisismo. La dottrina classica di Freud considera il narcisismo come un investimento della libido (pulsione sessuale) sull&#8217;Io (la parte cosciente dell&#8217;apparato psichico) di conseguenza il rivolgimento della libido su se stessi (sullo stesso sesso).</p>
<p><strong>Questa tesi ha lasciato molti studiosi perplessi, considerando che molti omosessuali, in particolar modo maschi, mostrano un culto narcisistico del proprio corpo ma, spesso, il loro interesse per il partner sviluppa tutta una serie di dinamiche di rapporto interpersonale come la tenerezza, la gelosia, la competizione che sembra di altra natura rispetto al semplice ripiegamento sullo stesso sesso.</strong></p>
<p>Sembra certo che un ripiegamento, di tipo narcisistico, non favorisce l&#8217;autonomia e non consente quello sviluppo armonico di cui la personalità ha bisogno. Anche se il mito greco ci rimanda a un uomo, il narcisismo vale per entrambi i sessi.</p>
<p>Nella personalità di Carla è possibile evidenziare tutta una serie di tratti narcisistici. Si può ipotizzare che la sua fobia centrata sul corpo non le ha permesso di sperimentare altri modi di vivere che consentissero, attraverso i rapporti interpersonali, di dare un senso più creativo alla sua vita. Sarà faticoso insegnare a Carla di gustare il piacere di essere apprezzata per altre qualità che non siano essenzialmente estetiche.</p>
<p>Sensibilizzare in lei il piacere che si prova nel dare e non solo nel ricevere, disancorandola dagli stimoli negativi che probabilmente ha ricevuto nell&#8217;infanzia e scoprire che si può migliorare la qualità della vita senza essere necessariamente ammirati.</p>
<p>Amare se stessi, oltre misura, pone l&#8217;essere umano di fronte ad obiettivi irraggiungibili associati ad infelicità e frustrazione. Essendo l&#8217;uomo, un essere sociale, sofferente nella solitudine, è facilitato a trovare la felicità nello sviluppo delle relazioni umane: L&#8217;amore, l&#8217;amicizia, il lavoro, la scuola, la famiglia. Ci sono alcune donne che accettando il loro corpo e i cambiamenti dell&#8217;età con disinvoltura esprimono un fascino irresistibile.</p>
<p>A tal proposito trovo interessante lo stralcio di un articolo a firma di Pietro Calabrese:</p>
<p>&#8220;Ho scoperto che adoro le rughe delle donne. Sono affascinato dalla bellezza di quelle linee sottili come onde marine o marcate come campi di grano subito dopo l&#8217;aratura.</p>
<p><strong>Sono belle le donne con le rughe. Hanno il coraggio della loro età, della loro dignità, della loro bellezza. Incedono in mezzo alla gente con un passo di chi si muove leggero tra le nuvole.</strong></p>
<p>Quelle tenere rughe che le rendono affascinanti sono il segnale che hanno vissuto e sofferto, sopportato i dolori e le sconfitte, sono state costrette a fare passi in dietro e rinunce, hanno visto i giorni rotolare senza ritegno davanti a loro. Il tempo che passa non le spaventa, la vecchiaia che si avvicina non la vedono come la fine di tutto.</p>
<p>Sanno che possono piacere agli uomini, e spesso catturarli ancora, anche se devono rinunciare alla forza potente della bellezza. Sanno che a volte l&#8217;intelligenza, l&#8217;ironia, la sapienza del vivere possono intrigare molto più della stupida giovinezza.&#8221;</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>Dimmi come dormi e ti dirò chi sei</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 13:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[angelo russo]]></category>
		<category><![CDATA[dormire]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ognuno di noi ha un suo modo per dormire. Le braccia e le gambe possono assumere varie posizioni. Si può dormire supini oppure a pancia in giù, con il cuscino o senza, qualcuno anche se &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20584" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-20584" title="russo_angelo2_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230-209x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="209" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Ognuno di noi ha un suo modo per dormire. Le braccia e le gambe possono assumere varie posizioni. Si può dormire supini oppure a pancia in giù, con il cuscino o senza, qualcuno anche se non proprio bambino va ancora a letto con l&#8217;orsetto di peluche.</p>
<p><strong>Studi approfonditi sulla posizione del corpo, mentre si dorme, hanno evidenziato che la posizione che si sceglie non è assunta solo per comodità, ma è indicativa di una certa impostazione psicologica.</strong></p>
<p>Dal modo di dormire è possibile trarre delle indicazioni che possono avvicinarsi di molto ad alcuni aspetti della personalità. Provate a confrontare come dormite con le quattro immagini, che sono tra le posizioni fondamentali di riposo. A ciascuna di esse corrisponde un &#8220;profilo&#8221; del dormiente.</p>
<p><strong>1 &#8211; Sdraiati su un fianco, con il corpo rannicchiato e le ginocchia piegate verso il mento &#8211; posizione definita fetale, che rimanda a quella del bambino nel grembo materno (è molto diffusa principalmente nei bambini). Denota timore ed insicurezza, un carattere un po&#8217; fragile, spesso sulla difensiva, ma anche capacità di dare grande affetto. Chi assume questa posizione mostra il desiderio di vivere in una posizione protetta.</strong></p>
<p>2 &#8211; Pancia in sotto, con le braccia allargate, una gamba flessa con il piede vicino al ginocchio dell&#8217;altra e il corpo scomposto. Tale posizione rivela un atteggiamento di fiducia e disponibilità nei confronti degli altri. E&#8217; indice di sincerità, ma anche di un certo pudore che porta, chi dorme in questa posizione, a nascondere i suoi sentimenti più intimi. Gli atteggiamenti d&#8217;indipendenza ed efficienza, possono nascondere una certa timidezza.</p>
<p><strong>3 &#8211; Dormite in posizione dorsale a braccia e gambe allargate? Determinazione e fiducia sono le caratteristiche principali di questo dormiente. Generalmente chi dorme in questa posizione è sempre pronto a cogliere successi personali, è curioso, ama viaggiare ed aprirsi a nuovi orizzonti.</strong></p>
<p>4 &#8211; Supini, con le braccia dietro la testa e le ginocchia piegate verso l&#8217;alto. Posizione di chi è abituato ad essere al centro dell&#8217;attenzione. Atteggiamento di chi, anche nel sonno, si offre senza difese. Sicurezza di sé e valutazione delle proprie capacità sono caratteristiche predominanti. Carattere vincente, scevro da tentennamenti, ha il suo punto di forza nella capacità di affrontare le realtà quotidiane con grinta e determinazione, ma anche con la calma necessaria per cercare la soluzione migliore.</p>
<p><strong>Al di là delle posizioni durante il sonno è importante dormire bene e rilassati. Pur non essendoci una regola precisa, ma delle risposte individuali, una persona normalmente dorme 7/8 ore.</strong></p>
<p>Moltissimi, specialmente andando avanti con l&#8217;età, si svegliano dopo 5 o 6 ore e non riescono più a dormire: non c&#8217;è molto da preoccuparsi potrebbe essere quanto basta per questa tipologia di persone.</p>
<p><strong>E comunque ci sono alcune regole che predispongono meglio al sonno: Un po&#8217; di lettura può essere utile ma è importante che non riguardi il lavoro (le preoccupazioni legate alla propria attività andrebbero lasciate fuori la porta di casa).</strong></p>
<p>Dopo un pasto abbondante occorre dare il tempo per la digestione prima di addormentarsi. Una bella passeggiata, tempo permettendo, prima di andare a letto è quanto di meglio per predisporsi al sonno.</p>
<p>Un bagno caldo, al contrario della doccia, favorisce il rilassamento.<br />
Una sana dose di sesso predispone piacevolmente al sonno. Infatti oltre all&#8217;effetto stimolante della fase iniziale segue quella di relax.</p>
<p>&#8230;e&#8230;.sogni d&#8217;oro.</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>Un aiuto per uscire dal panico</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2010/07/un-aiuto-per-uscire-dal-panico/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[angelo russo]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Conoscere le nostre paure è il miglior modo per occuparsi delle paure altrui&#8221;. (Carl Gustav Jung)</p>
<p><strong>Per molto tempo si è pensato che l&#8217;aiuto psicologico fosse, esclusivamente, una richiesta finalizzata alla diagnosi e alla risoluzione </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20584" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-20584" title="russo_angelo2_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230-209x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="209" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>&#8220;Conoscere le nostre paure è il miglior modo per occuparsi delle paure altrui&#8221;. (Carl Gustav Jung)</p>
<p><strong>Per molto tempo si è pensato che l&#8217;aiuto psicologico fosse, esclusivamente, una richiesta finalizzata alla diagnosi e alla risoluzione di svariate patologie. Ancora oggi, per questi motivi, rivolgersi allo psicologo può rappresentare causa d&#8217;imbarazzo.</strong></p>
<p>Psicologia/pazzia è il vecchio luogo comune al quale ancora molte persone sono ancorate.</p>
<p>In realtà la psicologia abbraccia un campo così vasto da esprimere un valido supporto per molteplici situazioni: in primis il miglioramento della propria qualità della vita.</p>
<p>In questo senso la psicologia si offre come valido strumento al servizio della salute promuovendo le possibilità di sfruttare al meglio le proprie capacità che, imbrigliate da dinamiche relazionali sbagliate, potrebbero rimanere a lungo, o per sempre, latenti.</p>
<p><strong>Si pensi a quanto potrebbe essere utile comprendere meglio i propri limiti, dare risposte adeguate alle varie situazioni che si presentano, oppure quanto all&#8217;importanza di rafforzare il proprio &#8220;sistema immunitario psicologico&#8221; elevando la soglia di rischio alla depressione, alle nevrosi, oppure semplicemente alla tristezza.</strong></p>
<p>Ci sono alcuni momenti della vita &#8211; specialmente di perdita, di morte, di dolore &#8211; dove è indispensabile il bisogno degli altri per poter affrontare la situazione. Lutti, divorzi, separazioni, nascita di un bambino con handicap, difficoltà temporanee dell&#8217;apprendimento scolastico, sono solo alcuni esempi di dolori che ognuno di noi può sperimentare in qualsiasi momento del proprio ciclo vitale.</p>
<p>Per dare aiuto, psicologico, a queste situazioni è stata messa a punto una speciale tecnica che si discosta dalle tradizionali psicoterapie: il Counseling, dall&#8217;inglese consultazione.</p>
<p><strong>La caratteristica prioritaria di questa tecnica è l&#8217;urgenza. Nasce per dare aiuto a conflitti intollerabili, a momenti di grande disperazione e panico del paziente che ha necessità di essere aiutato.</strong></p>
<p>&#8220;Nelle vacanze del 1889 Freud racconta l&#8217;incontro con una donna, Caterina, mentre stava contemplando il panorama in cima ad una montagna. Caterina aveva un urgente bisogno d&#8217;aiuto.</p>
<p>Tale aiuto fu richiesto nel momento in cui il &#8220;papà&#8221; della psicoanalisi non pensava minimamente ad una tale richiesta. Il Counseling ha una caratteristica inconfondibile: nasce dalla motivazione del paziente; il 60/70% di ciò che sottende l&#8217;incontro di Counseling con i pazienti ha a che fare con la loro motivazione.</p>
<p><strong>Non derubare mai i pazienti della loro motivazione!&#8221; Pensate a genitori che danno consigli ai propri figli: se questi non hanno la giusta motivazione ad averli, più i genitori insisteranno e più i figli attiveranno comportamenti opposti.</strong></p>
<p>Il Counseling ha una struttura e parametri tecnici ben definiti: tre o al massimo quattro sedute di cinquanta minuti. Deve essere fatto vis a vis (faccia a faccia), ed è importante che il paziente sappia della rigidità della durata. Il posto deve essere sempre lo stesso, anche quando è strutturato in ambito scolastico.</p>
<p><strong>Una novità rispetto a tutti gli altri tipi di terapie è la disponibilità telefonica che il terapeuta offre, di solito due volte la settimana. Anche in questo caso il motivo è dettato dall&#8217;urgenza e serve a creare uno spazio tra una seduta e l&#8217;altra.</strong></p>
<p>Il Counseling è un processo che non si esaurisce nella seduta si potrà chiamare il terapeuta telefonicamente durante la settimana tra una seduta e l&#8217;altra allo scopo di avere un riferimento sicuro per un ulteriore aiuto a superare la condizione di panico.</p>
<p>La disponibilità del terapeuta deve essere totale. Togliere il paziente dal panico, può essere determinante, ha la valenza della mano del soccorritore che afferra chi, stando per precipitare, ha bisogno d&#8217;aiuto. Essendo praticabile anche nelle istituzioni, oltre alle già citate scuole, la diagnostica del Counseling è racchiusa in questi tre quesiti. Chi è che manda il paziente. Perché lo manda. Perché adesso e non prima.</p>
<p><strong>Il primo quesito è importante per andare alle motivazioni. Di chi sono? Del paziente che ha motivato qualcuno per mandarlo o, per esempio, della direttrice di una scuola che è più motivata dell&#8217;allievo?</strong></p>
<p>&#8220;Perché adesso e non prima&#8221;, rappresenta la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Continuando con la metafora, l&#8217;interesse non è la goccia, occorre cogliere l&#8217;aspetto psicodinamico e chiedersi perché il bicchiere non ha più la capacità di contenere i problemi.</p>
<p>Da un punto di vista clinico la riflessione potrebbe essere la seguente: se un bicchiere trabocca, in termini psicologici, significa che l&#8217;Io non ce la fa più ad affrontare i problemi e occorre capire il perché. Andare alle vere motivazioni del disagio è il primo passo per provare ad eliminarlo.</p>
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		<title>La maschera e l&#8217;ombra</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2010/06/la-maschera-e-lombra/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 15:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
		<category><![CDATA[17 Viterbo]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Troppo spesso accade che le parole non siano in sintonia con il pensiero. Succede per compiacere. Per contraddire. Per obbedire a delle regole sociali, o nel caso più subdolo, per ottenere dei vantaggi.</p>
<p>Esiste anche &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20584" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-20584" title="russo_angelo2_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/06/russo_angelo2_230.jpg" alt="&lt;p&gt;&lt;/p&gt;" width="230" height="330" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Troppo spesso accade che le parole non siano in sintonia con il pensiero. Succede per compiacere. Per contraddire. Per obbedire a delle regole sociali, o nel caso più subdolo, per ottenere dei vantaggi.</p>
<p>Esiste anche un altro caso: quando la produzione del pensiero non in sintonia con la verbalizzazione avviene spontaneamente, senza alcun vantaggio apparente, ma come una sorta di gioco al quale è difficile sottrarsi.</p>
<p><strong>E un gioco intimo, alle soglie della consapevolezza. Non c&#8217;è troppo da meravigliarsi. Ognuno di noi l&#8217;ha fatto qualche volta. Luca la prima volta, che ne fu consapevole, si meravigliò. Aveva 13 anni, e in risposta alla commessa che chinatasi, per porgergli il pacchetto all&#8217;altezza delle mani, lasciò intravedere una buona parte di seno disse: grazie era proprio l&#8217;oggetto che cercavo.</strong></p>
<p>&#8220;Abbassati di più vorrei vedere meglio dentro la scollatura&#8221;, fu il suo pensiero. Il rossore che avvampò sul suo volto gli fece credere di essere stato smascherato. La bella commessa forse leggeva nel pensiero. Avrebbe voluto scomparire per la vergogna. Proprio a me doveva capitare, pensò mentre usciva di corsa.</p>
<p>Per gli amici Luca era proprio simpatico, aveva il gusto della battuta, ed era &#8220;percepito&#8221; come uno di cui ci si può fidare. Non amava stare al centro dell&#8217;attenzione, diceva lui, ma finiva sempre per esserci. A scuola riusciva bene, per sua fortuna senza impegnarsi più di tanto, altrimenti sarebbe stata dura. Il tempo per studiare gli sembrava perso. Amava più il gioco e la compagnia.</p>
<p>Era un ragazzino vivace. Molto vivace. A quattordici anni aveva già la fidanzatina, e i suoi discorsi erano le imitazioni di quelle degli adulti. &#8220;Vedi cara &#8211; le disse in una giornata di primavera, quando i fiori sbocciavano e le rondini rasentavano i tetti delle case &#8211; mi piacerebbe essere come un uccello, volare libero nell&#8217;aria e fare il nido insieme a te, dolce rondinella, per i nostri cuccioli. &#8220;Col cavolo che, quando sarò grande, ti sposerò&#8221; appariva nella parte pensante del suo cervello.</p>
<p><strong>A 16 anni, a scuola, Luca, si rese conto di aver raggiunto livelli considerevoli. Era stato eletto rappresentante d&#8217;istituto, e rivolto alla preside, nel suo discorsetto d&#8217;investitura riuscì a dare il meglio di sé.</strong></p>
<p>Cara preside, sono convinto che noi studenti cercheremo di dare il massimo per contribuire al raggiungimento di una più fattiva collaborazione tra docenti e studenti. Il nostro scopo prioritario sarà quello di impegnarci, oltre che nello studio, al miglioramento dei rapporti interpersonali tra chi gestisce la scuola e noi studenti.</p>
<p>Da oggi in poi cercheremo di instaurare un nuovo rapporto.</p>
<p>(Nel suo pensiero): &#8220;Brutta arpia, se ti aspetti che collaboriamo con te e quei rincoglioniti dei professori, hai capito proprio male. Il nostro scopo principale sarà quello di farvi vedere i sorci verdi, di ottenere i massimi voti con il minimo sforzo. Non scenderemo mai a compromessi con voi. Da oggi in poi saranno c&#8230;. vostri&#8221;.</p>
<p>Questo racconto, immaginario ma con spunti reali, nella sua estensione simbolica, offre l&#8217;opportunità di affrontare due concetti tanto cari alla psicologia analitica di Jung: La &#8220;Maschera&#8221; e &#8220;l&#8217;Ombra&#8221;. Ovvero ciò che siamo in realtà e lo sforzo che facciamo per apparire agli altri in modo migliore. Jung chiamò &#8220;Persona&#8221; (dal greco maschera), la struttura esterna della sfera personale, il ruolo che assumiamo abitualmente, la faccia che mostriamo quando entriamo in rapporto con gli altri.</p>
<p>Nel dramma classico greco l&#8217;attore indossava una maschera che dava rilievo al ruolo che interpretava, e nello stesso tempo nascondeva l&#8217;attore. La &#8220;Persona&#8221; fa da intermediario tra la l&#8217;individuo e la società. E&#8217; dunque un compromesso tra i ruoli che la società offre e la volontà dell&#8217;individuo di ricoprire il ruolo scelto. I bambini apprendono rapidamente che certe qualità sono desiderabili ed altre meno, esiste quindi una certa predisposizione ad inserire nella &#8220;Persona&#8221; tratti desiderabili, mentre quelli indesiderabili vengono rimossi o nascosti. Tali rimozioni costituiscono ciò che Jung chiamò &#8220;Ombra&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;attività di base di gran parte della psicoterapia o delle discipline teoriche consiste nell&#8217;integrare i contenuti dell&#8217;ombra. &#8220;L&#8217;Ombra&#8221; possiede qualità opposte a quelle manifestate dalla &#8220;Persona&#8221;, di conseguenza questi due aspetti della personalità si completano e si bilanciano reciprocamente. &#8220;L&#8217;ombra&#8221; equivale approssimativamente a tutto l&#8217;inconscio Freudiano, e può essere costellata di complessi di varia natura, principalmente, sessuali e aggressivi, ereditati dall&#8217;infanzia.</strong></p>
<p>E&#8217; impossibile, in qualsiasi società, diventare adulti senza alcuna deviazione dagli standards sociali e familiari di quella società, c&#8217;è sempre un contenuto residuo &#8220;nell&#8217;Ombra&#8221; dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta. Materiale che originariamente è assegnato &#8220;all&#8217;Ombra&#8221; può essere utile per vivere creativamente l&#8217;età adulta.</p>
<p>Riconoscere la propria &#8220;Ombra&#8221; può essere, a volte, un&#8217;esperienza notevolmente penosa, tanto che si cerca di evitare tale disagio impiegando dei meccanismi di difesa. In condizioni nevrotiche ci si deve aspettare un certo grado di scissione tra la &#8220;Persona&#8221; e &#8220;l&#8217;Ombra&#8221;. Una fase essenziale del trattamento Junghiano consiste nel portare alla coscienza la personalità &#8220;Ombra&#8221; al fine di riavvicinarla alla &#8220;Persona&#8221; e promuovere una integrazione, positiva, fra questi due opposti.</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>Tempo d&#8217;esami&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 16:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
		<category><![CDATA[12 Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[17 Viterbo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[angelo russo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Basta! Mi spezzi il cuore!&#8221;</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;esclamazione rivolta al proprio partner, la ragazza scoppia in un pianto dirotto.</strong></p>
<p>Potrebbe essere lo spaccato di una delle tante storie tra innamorati. Nulla di strano, verrebbe da commentare: &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7277" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-7277" title="russo_angelo_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/11/russo_angelo_230.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="230" height="366" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>&#8220;Basta! Mi spezzi il cuore!&#8221;</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;esclamazione rivolta al proprio partner, la ragazza scoppia in un pianto dirotto.</strong></p>
<p>Potrebbe essere lo spaccato di una delle tante storie tra innamorati. Nulla di strano, verrebbe da commentare: c&#8217;est la vie.</p>
<p><strong>Se analizziamo attentamente la comunicazione non può sfuggire un errore anatomo fisiologico. Sarebbe più corretto, anche se meno romantico, dire: &#8220;basta! Mi distruggi il cervello&#8221;. E&#8217; proprio lì che nascono le emozioni.</strong></p>
<p>Non c&#8217;è da meravigliarsi, perfino Aristotele, tra i più eminenti pensatori dell&#8217;antica Grecia, localizzava le capacità mentali nel cuore attribuendo al cervello una semplice funzione di raffreddamento del sangue caldo proveniente dal muscolo cardiaco.</p>
<p>L&#8217;affermazione &#8220;mi spezzi il cuore&#8221;, correlata comunque alla psicosomatica che vuole, comunque, un deterioramento cardiaco in situazioni di stress, vive anche di rimandi ad antichi pregiudizi.</p>
<p>La scienza moderna non lascia adito a dubbi: pensieri, emozioni, percezioni, azioni, sono attività prodotte dal cervello ed elaborate dal nostro &#8220;cappello pensante&#8221; la corteccia. Per le emozioni, in particolare, c&#8217;è una vasta area specifica chiamata sistema limbico. La massa cerebrale non è unica e omogenea, ma composta da strutture correlate ai diversi comportamenti.</p>
<p><strong>Abbiamo una zona cerebrale dov&#8217;è localizzato il linguaggio, un&#8217;altra per disegnare, altre ancora per ascoltare o comporre la musica, inoltre ci sono aree specifiche per vedere e una piccola zona per risolvere i problemi.</strong></p>
<p>E&#8217; come se fossimo dinanzi a una mappa dove a ogni punto corrisponde il comportamento connesso. Nonostante siamo equipaggiati di un sistema, per molti versi, simile a un computer, perché a volte non riusciamo a risolvere un problema? Ovviamente essendo il cervello e il comportamento umano quanto di più complesso possa esistere stiamo schematizzando e semplificando.</p>
<p>Essenzialmente possono esserci tre ostacoli.</p>
<p>Il problema da risolvere potrebbe essere troppo complesso per le nostre limitate conoscenze o addirittura non risolvibile. Potremmo essere portatori di un deficit intellettivo di natura organica, in altre parole avere una disfunzione cerebrale a livello neuronale nella zona specifica per la risoluzione dei problemi (siamo in area patologica).</p>
<p><strong>Qualcosa potrebbe farci ragionare in modo scorretto, fuorviante. Questo è il caso di pertinenza psicologica ed è spesso legato a ostacoli di tipo percettivo. Per risolvere il problema occorre, con uno sforzo, uscire dagli schemi percettivi cui siamo abituati e che rimandano esclusivamente a modelli già noti.</strong></p>
<p>Ecco un esempio:<br />
&#8220;Il problema dei nove punti&#8221;</p>
<p>Provate, senza sollevare la matita dal foglio, a tracciare quattro linee rette in modo da toccare tutti i nove punti della figura 1. Se dopo vari tentativi non riuscite a trovare la soluzione, verificatela nella soluzione.</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>Un male oscuro chiamato depressione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 15:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[angelo russo]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[inno]]></category>
		<category><![CDATA[male oscuro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ma il cielo è sempre più blu.</p>
<p><strong>Cantava così Rino Gaetano negli anni 70. Il ritornello, di una canzone che è tutt&#8217;oggi di grande attualità, rimandava al colore del cielo e alla capacità di rinnovarsi </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7277" class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><img class="size-medium wp-image-7277" title="russo_angelo_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/11/russo_angelo_230-188x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="188" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Ma il cielo è sempre più blu.</p>
<p><strong>Cantava così Rino Gaetano negli anni 70. Il ritornello, di una canzone che è tutt&#8217;oggi di grande attualità, rimandava al colore del cielo e alla capacità di rinnovarsi ogni giorno.</strong></p>
<p>Nonostante tutte le difficoltà della vita, il sole sorge ancora giorno dopo giorno. E il cielo è sempre più blu&#8230;</p>
<p>E&#8217; proprio la mancanza di colore a caratterizzare chi non riesce più a divertirsi ed a provare nuovi stimoli.</p>
<p><strong>Quando l&#8217;apatia e la noia prendono il sopravvento, gli impegni quotidiani sembrano richiedere un enorme fatica e il grigio domina sui colori, c&#8217;è da stare all&#8217;erta, può essere un principio di depressione.</strong></p>
<p>Pur essendo riconosciuta da tutti come uno dei grandi mali della società moderna, la depressione lascia molte domande irrisolte sulla sua origine.</p>
<p>Sia la medicina che la psicologia comunque, nonostante le difficoltà, cercano da anni di fare un po&#8217; di luce nel buio pianeta della depressione. Chi ne è colpito conosce i subdoli meccanismi che si instaurano sia nella mente che nel corpo. <strong>Tutto diventa difficile. Le piccole cose quotidiane da affrontare diventano montagne insormontabili, assale una &#8220;tristezza incomprensibile&#8221; e si fatica persino a camminare.</strong></p>
<p>Tutto diventa negativamente amplificato, si è pervasi da una condizione di costante apatia. Si può essere facilmente irritabili e la gioia diventa una meta irraggiungibile. E&#8217; facile perdere la capacità di amare e non c&#8217;è nulla che possa entusiasmare.</p>
<p>Anche il corpo diventa un peso da sostenere e i disturbi del sonno, numerosi in questa condizione, non aiutano a riequilibrare la stanchezza. Nelle persone depresse, infatti, il dormire è carente di fasi profonde e il sonno leggero è interrotto da frequenti risvegli.<strong> Uno dei momenti peggiori è quando ci si alza alla mattina, spesso dopo nottate da incubo, non si ha la forza di affrontare la giornata, e i dolori che ne derivano interagiscono con i pensieri distruttivi. Nei casi molto gravi è perfino difficile alzarsi dal letto per affrontare la giornata.</strong></p>
<p>La depressione può colpire tutti, e in diversi modi: può essere ciclica, una costante nell&#8217;intera esistenza, oppure, nei casi più fortunati, sporadica fino ad esserne colpiti una sola volta nella vita.</p>
<p>Secondo alcune ipotesi, anche se a livello macroscopico, si può ritenere che sia fattori genetici che ambientali influiscano nel decorso della depressione. Spesso viene usata la distinzione tra depressioni endogene e psicogene. Quelle endogene, le più gravi, hanno origine somatica e sono soggette a fattori ereditari; quelle psicogene solitamente più lievi, hanno origine da situazioni stressanti e dalla scarsa capacità di reazione del soggetto colpito.</p>
<p><strong>Sia per le donne che per gli uomini le cause ambientali vanno ricercate nelle esperienze di perdita e di separazione. Freud sosteneva che la depressione fosse la risposta psichica alla grave perdita di un oggetto d&#8217;amore, vissuto come un lutto non elaborato e relegato nell&#8217;inconscio.</strong></p>
<p>Altri autori pur condividendo l&#8217;angoscia legata alla perdita vanno più nello specifico attribuendola nei soggetti femminili a conflitti sentimentali, contrasti coniugali, infedeltà o inadeguatezza del marito, a cui seguono solitudine e mancanza di rapporti interpersonali. Nei maschi influiscono principalmente le eccessive tensioni emotive legate al proprio lavoro.</p>
<p><strong>Quasi tutte le ricerche effettuate nell&#8217;ambito della depressione evidenziano un dato che viene generalmente accettato: su tre pazienti due sono donne. Su quest&#8217;ultima affermazione il dibattito è sempre aperto, alcuni avallano l&#8217;ipotesi che i soggetti femminili siano più reattivi allo stress, ma sembra più che probabile che gli uomini siano più restii ad ammettere i sintomi del malessere, e cerchino altre strade per combattere il &#8220;male oscuro&#8221;.</strong></p>
<p>L&#8217;alcoolismo in alcuni casi diventa un rifugio sicuro. L&#8217;età del depresso è molto varia, e comunque vi sono dati abbastanza convergenti: c&#8217;è un forte aumento nei giovani con la fascia più colpita che va dai 18 ai 44 anni. Nelle donne l&#8217;incidenza è maggiore prima dei 35 anni, mentre negli uomini l&#8217;età più a rischio è sopra i 55. Accettando comunemente l&#8217;ipotesi della doppia natura della depressione, si capisce anche il perché la malattia viene curata generalmente con i farmaci e con terapie psicologiche di sostegno.</p>
<p><strong>Il trattamento farmacologico e quello psicoterapico integrati fra loro hanno un tasso di successo dal 60 all&#8217;80%.<br />
</strong>Spesso i familiari del depresso sono portati, in buona fede e con affetto, ad esortare il paziente a reagire, a farsi forza, come se la passività del depresso sia da lui stesso superabile con uno sforzo di volontà. E&#8217; come se gli si negasse il diritto di sentire ciò che sente. Tutto ciò, al contrario, potrebbe aumentare la frustrazione del malato che, oltre a non sentirsi compreso, potrebbe vivere con senso di colpa la propria incapacità di auto aiutarsi.</p>
<p><strong>E&#8217; meglio stargli vicino e comprendere la sua sofferenza. </strong>Per il malato, spesso, riconoscere e dare un senso alla propria depressione, anziché disconoscerla, è già un piccolo primo passo per tornare alla vita.</p>
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		<title>L&#8217;ipnosi come cura per lo stress</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 16:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[angelo russo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>A me gli occhi!</p>
<p>Mandrake, l&#8217;eroe buono, fissava il delinquente di turno che, ipnotizzato, rimaneva immobile come impietrito.</p>
<p><strong>E come sempre, almeno nelle favole e nei fumetti, il bene vinceva sul male. Questo personaggio dei </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7277" class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><img class="size-medium wp-image-7277" title="russo_angelo_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/11/russo_angelo_230-188x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="188" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>A me gli occhi!</p>
<p>Mandrake, l&#8217;eroe buono, fissava il delinquente di turno che, ipnotizzato, rimaneva immobile come impietrito.</p>
<p><strong>E come sempre, almeno nelle favole e nei fumetti, il bene vinceva sul male. Questo personaggio dei fumetti nacque in America, negli anni &#8217;30 del secolo scorso, dalla creatività di Lee Falk e Phil Davis, ed ha accompagnato intere generazioni di adolescenti suscitando, su di esse, un grande fascino.</strong></p>
<p>Attualmente c&#8217;è un libro che sta ottenendo un grande successo, è uscito in Italia nel 2010 e s&#8217;intitola l&#8217;ipnotista. E&#8217; un giallo, edito da Longanesi che in soli due mesi, in Svezia, ha venduto oltre 100mila copie. I diritti di pubblicazione sono stati venduti in 30 Paesi, Italia compresa, trasformandolo in un caso editoriale con pochi precedenti.</p>
<p>L&#8217;autore Lars Kepler non è altro che lo pseudonimo dietro al quale si nascondevano i coniugi Alexander Ahndoril e Alexandra Coehlo, scrittori di professione Svedesi che da poco hanno rivelato il mistero sull&#8217;anonimato che aveva accompagnato il lancio pubblicitario della pubblicazione.</p>
<p><strong>L&#8217;ipnosi, affascinante e controversa tecnica, anche se attraverso un libro giallo, ancora una volta torna alla ribalta. Per me è stata sempre materia di studio tant&#8217;è che mi laureai in psicologia con la seguente tesi: &#8220;Verso un&#8217;ipnosi junghiana&#8221; relatore il compianto, Prof. Aldo Carotenuto.</strong></p>
<p>Traggo un passaggio, a mio avviso significativo, dall&#8217;introduzione della tesi: &#8220;la storia della psicoanalisi affonda le sue radici nell&#8217;ipnosi. Sebbene in teoria l&#8217;ipnosi sia stata abbandonata da Freud e da Jung, sembra che in realtà essa non sia mai morta, nonostante i certificati di decesso siano stati stilati dai due padri della psicoanalisi e da quasi tutti i discendenti delle due scuole.</p>
<p>L&#8217;ipnosi sopravvive non tanto quanto entità a sé stante, diversa dalla psicoanalisi; essa sembra inscindibile dalla psicoterapia, anche se gli psicoanalisti continuamente la negano o, quel che è peggio la rimuovono, mettendola al bando. Molti autori, hanno rivalutato, ognuno a suo modo, l&#8217;esistenza, l&#8217;uso e il valore dell&#8217;ipnosi, senza rimuovere l&#8217;importanza della Psicoanalisi&#8221;.</p>
<p>Nella mitologia greca, Hipnos era figlio della notte, e padre di Morfeo, il Dio dei sogni. Sorella di Hipnos era Thanatos, la morte, ed insieme regnavano negli inferi. Hipnos aveva il compito di alleviare le pene dei poveri abitanti delle tenebre, donando alle anime un riposo dolce, l&#8217;oblio, e di sollevare le loro sofferenze col tocco della sua bacchetta.</p>
<p><strong>Verso la metà del ‘700 l&#8217;ipnosi fu conosciuta dalle grandi masse ad opera del medico tedesco Franz Anton Mesmer. Quest&#8217;ultimo dinanzi ad una commissione d&#8217;inchiesta praticò quello che lui stesso chiamava &#8220;magnetismo animale&#8221; suscitando la comparsa e la successiva scomparsa di vari sintomi, comprese le convulsioni. Secondo Mesmer un soggetto poteva trasmettere ad un altro magnetismo benefico.</strong></p>
<p>Da un punto di vista fisiologico ipnotizzare significa esercitare su una persona un ascendente che lo suggestiona. La forza dell&#8217;ipnotista necessità dell&#8217;inconscia complicità dell&#8217;ipnotizzato. Fondamentalmente l&#8217;ipnosi è un forte restringimento del campo dell&#8217;attenzione, dove le percezioni corporee si modificano e si potenzia la capacità immaginativa.</p>
<p>Alcuni studi fisiologici hanno evidenziato le modificazioni misurabili che avvengono durante l&#8217;ipnosi: si osserva una riduzione del ritmo respiratorio e un rallentamento del battito cardiaco, cala inoltre la pressione sanguigna. Inoltre aumentano i linfociti nel sangue, importantissimi per le difese immunitarie e che sotto stress di solito diminuiscono.</p>
<p><strong>Un forte sovraccarico psichico può condurre, attraverso l&#8217;eccitazione del sistema simpatico, ad alterazioni patologiche: le cosiddette malattie psicosomatiche che colpiscono prevalentemente il corpo attraverso ulcere gastriche e ipertensione.</strong></p>
<p>L&#8217;ipnosi inibisce l&#8217;eccitazione del sistema simpatico producendo nell&#8217;organismo quelle modificazioni di calma e riposo antagoniste a quelle di stress. Con l&#8217;ipnosi è possibile trattare alcune allergie in particolare quelle della pelle come dermatiti o psoriasi. In questo caso l&#8217;ipnosi agisce abbassando il livello degli ormoni dello stress, i quali, a loro volta, agiscono sui globuli bianchi che sono in stretta connessione con le reazioni allergiche.</p>
<p>Per mezzo del principio del restringimento del campo dell&#8217;attenzione ma anche per sorta di amplificazione è possibile, tramite questa prodigiosa tecnica, ricordare cose che apparivano perse, smettere di fumare, curare l&#8217;insonnia e cogliere gli aspetti più creativi della personalità, o anche modificare atteggiamenti che, attraverso la mobilitazione delle risorse dell&#8217;interessato, produco effetti nuovi come la presa di coscienza e una trasformazione in meglio dell&#8217;immagine di sé.<br />
A tal proposito, esiste una scuola di pensiero che è riuscita a restituire alla tecnica ipnotica quella teoria di cui aveva bisogno per diventare psicoterapia.<br />
I maggiori contributi all&#8217;affermazione di questa disciplina ci provengono dal nutrito numero di psicologi tra i quali Milton Erikson, Ernest Rossi, Lèon Chertok e James Hall. Quest&#8217;ultimo autore di un&#8217;interessante intuizione ha permesso di associare la tecnica ipnotica ad una delle teorie psicologiche più interessanti: la psicologia analitica di Carl Gustav Jung.</p>
<p>Il grande psicologi svizzero trovò in alcuni lavori dell&#8217;alchimia medioevale il vocabolario e l&#8217;immaginario della psicologia del profondo. Una delle istruzioni più ripetute dagli alchimisti era &#8220;solve et coagula&#8221; (sciogliere e coagulare). Questa istruzione doveva essere applicata alla materia prima, quella originaria non preziosa, proprio per creare da essa la cosa di valore più grande. La pietra filosofale capace di guarire tutte le malattie e di trasformare i metalli più bassi in oro.</p>
<p><strong>Considerato in termini psicologici e non letteralmente solve et coagula è un promemoria utile nei processi che stiamo discutendo per applicare i principi junghiani all&#8217;ipnoterapia: sciogliere e scoprire che il modo abituale di vedere le cose, soprattutto la propria immagine di sé, è inadeguato e deve essere risolto, messo in una forma più fluida e meno rigida. Molto di quello che sembra realtà su se stessi è risultato dell&#8217;identificazione con alcuni complessi.</strong></p>
<p>Sia i complessi che l&#8217;identificazione con essi non è uno stato necessario e permanente ma, a volte, è difficile liberarsene poiché modificare la propria immagine di sé, anche se in maniera positiva, può essere causa di grande ansietà. I complessi sono le unità di base della psiche e sono in sostanza neutri, ma possono funzionare in modo patologico quando non sono ben integrati con la struttura dell&#8217;Io (fulcro della coscienza è ciò a cui ci riferiamo quando pronunciamo i pronomi &#8220;Io&#8221; e &#8220;Me&#8221;).</p>
<p>L&#8217;Io è l&#8217;organizzatore cosciente di tutte le attività, pensieri, sentimenti, sensazioni, ed è la spia dell&#8217;identità personale.<br />
Attraverso l&#8217;ipnosi, ovviamente praticata da professionisti, è possibile creare complessi artificiali indotti e allo stesso modo dissolvere quelli che già esistono.</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>Mamma, come nascono i bambini?</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 17:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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<p>I grandi occhi, dall&#8217;aria furbetta e incuriositi, puntavano la mamma che, colta di sorpresa, guardava in aria come per cercare la risposta che guarda caso era quasi sempre la stessa, &#8230;</p>]]></description>
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<div style="text-align: auto;"></div>
<p><img class="size-full wp-image-7277" title="russo_angelo_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/11/russo_angelo_230.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="230" height="366" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Mamma come nascono i bambini?</p>
<p>I grandi occhi, dall&#8217;aria furbetta e incuriositi, puntavano la mamma che, colta di sorpresa, guardava in aria come per cercare la risposta che guarda caso era quasi sempre la stessa, al massimo con una variante: &#8220;ti ha portato la cicogna!&#8221; Oppure: &#8220;sei nato sotto un cavolo!&#8221;.</p>
<p><strong>Oggi pensando a tali risposte, ci viene da sorridere. Ma non c&#8217;è da stare molto allegri&#8230; La problematica è seria e complessa, la sessualità è tutt&#8217;ora ancorata ad antichi tabù difficili da debellare.</strong></p>
<p>Non possiamo negare che attualmente le informazioni a riguardo vengono imboccate, apparentemente, con più spregiudicatezza, in realtà nella migliore delle ipotesi sono accompagnate da senso di vergogna e disagio.</p>
<p>In molteplici casi l&#8217;argomento è trattato con poca chiarezza, approssimativamente o in modo fuorviante. A volte si glissa sull&#8217;argomento senza dare risposte.</p>
<p>Si parla molto di sesso ma in modo poco corretto. La letteratura, particolarmente quella freudiana, ci rimanda al fatto che le basi per uno sviluppo armonico della personalità si gettano nella prima infanzia.</p>
<p><strong>In questa fase fondamentale della vita, l&#8217;individuo apprende, altresì, ad accettarsi o verificare stati dolorosi accompagnanti al rifiuto di se stesso. A seconda di come viene sperimentato lo sviluppo può nascere un senso di angoscia o, al contrario, essere favorita la serenità.</strong></p>
<p>L&#8217;atteggiamento dei genitori e degli educatori, rispetto alla sessualità, è di fondamentale importanza: più la comunicazione sarà semplice e corretta, naturale e serena, più i figli cresceranno nell&#8217;equilibrio.</p>
<p>La scuola ha il dovere di sostenere gli sforzi dei genitori aiutandoli, quando è possibile, nel difficile compito. L&#8217;autonomia scolastica, e la sensibilità di molti dirigenti, ha consentito a molti esperti di entrare nelle aule ed offrire il loro contributo.</p>
<p>Un supporto educativo potrebbe essere quello di promuovere la conoscenza e l&#8217;amore per il proprio corpo favorendo nel bambino un tipo di sviluppo teso all&#8217;accettare e approvare la corporeità.</p>
<p>Rispetto alle molteplici curiosità nella prima infanzia, le domande di un figlio sulla propria nascita sono solitamente generiche. Non sarà difficile accontentarlo, può bastare una risposta breve e chiara, formulata usando le espressioni del suo stesso linguaggio.</p>
<p><strong>Nell&#8217;età della scuola il bambino ha la tendenza a spingersi in misura maggiore nelle particolarità biologiche della propria vita, vuole vederle in rapporto con l&#8217;insieme di tutto ciò che lo circonda.</strong></p>
<p>In linea di massima i bambini che a scuola interrogheranno spontaneamente i maestri sono quelli che a casa non hanno ottenuto risposte alle loro domande.</p>
<p>Gli educatori, per essere efficaci nel loro processo d&#8217;aiuto, dovrebbero essere capaci di dare una risposta vera e adeguata all&#8217;età e allo sviluppo dello scolaro.</p>
<p>Sul linguaggio da adottare per dare risposta ai quesiti sessuali dei bambini, vi sono pareri contrastanti soprattutto sul nome da attribuire alle parti genitali, maschili e femminili. In realtà dovrebbe essere semplice: pene e vagina.</p>
<p>Macché! Pisello, pipino, pesce, pistolino, farfallina, patatina, passerina, cosina, e chi più ne ha più ne metta. Siamo noi i primi a mascherare con dei nomignoli, e un po&#8217; d&#8217;ansia, le parti sessuali, comunicando al bambino un messaggio nebuloso.</p>
<p><strong>E&#8217; come dire: per la mano, per l&#8217;occhio o per qualsiasi parte anatomica il nome è uno solo mentre per le parti sessuali esistono, chissà perché, tante varianti dialettiche. Un primo passo verso la chiarezza potrebbe essere rappresentato da un linguaggio senza tante interpretazioni &#8220;creative&#8221;.</strong></p>
<p>D&#8217;altra parte sin dalla prima infanzia, siamo abituati ad attribuire nomi a oggetti e persone secondo una modalità familiare, successivamente ci apparterranno come un bagaglio genetico. Ciò che avremo appreso lo sentiremo come nostro e sarà facile comunicarlo. Un esempio: se avete chiamato vostro padre da sempre papà sarà molto difficile e faticoso passare a babbo o viceversa.</p>
<p>Allo stesso modo si può apprendere, da subito, che tra le gambe dei maschi e delle femmine ci sono il pene e la vagina e che sono gli organi della riproduzione. Questo non vuol dire precludersi il gusto, infantile, di giocare tramite l&#8217;ambiguità, a volte divertente sugli organi sessuali.</p>
<p>E se, per il piacere di una battuta, anche una favola può essere utilizzata a tal proposito.</p>
<p>Non ce ne voglia la Principessa se qualche volta abbiamo dubitato sul fatto che sia difficile non prender sonno con un piccolo pisello sotto uno strato di sette materassi&#8230; ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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		<title>Non esiste una felicità assoluta da conquistare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 16:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[angelo russo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Anno 2010. Siamo in continua crescita tecnologica. Il modo di pensare e le relazioni interpersonali vivono dei grandi cambiamenti: sono diminuite le sfumature e si tende alla semplificazione razionale come nella matematica binaria su cui &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7277" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-7277" title="russo_angelo_230" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/11/russo_angelo_230.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="230" height="366" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Anno 2010. Siamo in continua crescita tecnologica. Il modo di pensare e le relazioni interpersonali vivono dei grandi cambiamenti: sono diminuite le sfumature e si tende alla semplificazione razionale come nella matematica binaria su cui si basa il computer. Viva la tecnologia! Sta cambiando il mondo.</p>
<p>L&#8217;adeguamento al ritmo tecnologico sembra aver riattivato prepotentemente i concetti Darwiniani, mai del tutto sopiti, sulla selezione naturale della specie: chi non si adegua adattandosi all&#8217;ambiente soccombe.</p>
<p><strong>E&#8217; difficile pensare, oggi, ad un lavoro qualsiasi senza l&#8217;ausilio dei mezzi informatici. Grazie alla modernità è possibile raggiungere traguardi impensabili fino a qualche decennio fa. In tutti i settori. D&#8217;altra parte, l&#8217;utilizzo smodato della tecnologia, soprattutto nel virtuale, potrebbe far vacillare, i rapporti relazionali &#8220;vis&#8221; a &#8220;vis&#8221;.</strong></p>
<p>Quale potrebbe essere la strada migliore? Che dilemma!</p>
<p>La psicologia c&#8217;insegna che non esiste una felicità assoluta da conquistare, ognuno a suo modo deve costruirsi attraverso percorsi personalizzati &#8220;la formula&#8221; per essere soddisfatto della propria vita. L&#8217;era attuale, nonostante le oggettive difficoltà economiche per molti, è quella del consumismo sfrenato. Spesso contraendo debiti.</p>
<p><strong>&#8216; Essere, descritto da Fromm, vacilla nei confronti dell&#8217;Avere. Lo slogan: meglio tutto e subito. In questo scenario, d&#8217;altra parte, come contrapposizione, si moltiplicano i seguaci delle religioni e delle filosofie orientali che mirano alla spiritualità e alla ricerca interiore.</strong></p>
<p>La storia di Andrea è rappresentativa. La sua infanzia trascorre nella norma, anche se, dall&#8217;età scolare, mostra una vivace curiosità e una capacità di ragionamento superiore ai suoi coetanei. Sostenuto dai suoi genitori è costantemente messo in condizione di sviluppare le sue precoci qualità che, tuttavia, troppo evolute per la norma, sono criticate e messe alla berlina dai compagni. I suoi ragionamenti appaiono troppo noiosi persino agli insegnanti stanchi delle domande dell&#8217;atipico allievo.</p>
<p>Tutto ciò crea ad Andrea delle forti inibizioni e un visibile cambiamento nel suo carattere tanto da portarlo a chiudersi in se stesso. Forte e drastica risposta ai ripetuti stimoli esterni. Ottenuto il diploma di maturità ha delle esperienze non soddisfacenti con una ragazza che, dopo un paio d&#8217;anni di relazione, lo lascia, stanca della poca concretezza del ragazzo.</p>
<p>A 32 anni Andrea è chiuso nella sua solitudine, senza conforto dei genitori che stentano a capire l&#8217;infelicità che lo affligge. Un viaggio in India sarà la svolta della sua vita. Comunica ai genitori, con una lettera, di aver trovato la strada per la soluzione positiva alla sua inadeguatezza. Vestito con una tunica arancione, alloggia alle pendici di una grande montagna, felice del suo romitaggio, in religioso silenzio. La madre, nei pochi contatti avuti, dice di sentirlo sereno in pace con se stesso e con il mondo.</p>
<p>Andrea, attraverso una modalità esasperata, ha trovato la salvezza nel Nirvana sintesi di tre grandi religioni indiane: il buddismo, l&#8217;induismo e il giainismo. Questa filosofia, i cui concetti si sono sviluppati principalmente nel buddismo, consiste nel raggiungimento di una pace interiore intesa come una condizione dello spirito che ha imparato a trascendere la passione e il desiderio. La civiltà lucida, perfezionista, impietosa e sorda alle richieste più sottile degli individui, ha spinto il ragazzo ad una scelta limite, alla ricerca di un antico bisogno dell&#8217;uomo: una sete mistica dell&#8217;irraggiungibile. Pur rispettando le scelte individuali, in linea di principio, l&#8217;essere umano tende più all&#8217;integrazione che all&#8217;isolamento.</p>
<p><strong>E&#8217; importante che l&#8217;uomo guardi dentro se stesso, ma il bisogno di solitudine deve mirare principalmente a ricavare le energie per capirsi meglio ed a relazionarsi in modo più attivo con gli altri.</strong></p>
<p>Le fughe dalla realtà, paradossalmente, quando non sono fine a se stesse, e centellinata a piccole dosi, possono rappresentare il viatico per il reinserimento creativo nel mondo.</p>
<p>Nelle lettere di corrispondenza tra i grandi della psicologia Freud scriveva a Jung: &#8220;&#8230;abbandoni i suoi viaggi in giro per il mondo, c&#8217;è tanto bisogno di lei qui in Europa..&#8221; Jung, incurante delle sollecitazioni del maestro, continuava nel suo girovagare, stava colmando il suo bagaglio per tornare arricchito dall&#8217; Oriente e continuare i suoi studi sulla psiche. Dalla esperienza dei viaggi predispose le basi per la sua grande opera: la psicologia analitica.</p>
<p><strong>Angelo Russo</strong></p>
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