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	<title>Corriere2000 &#187; arbitrato</title>
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		<title>Arbitrato, governo battuto per un voto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 15:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; bastato un solo voto per battere il governo sull&#8217;arbitrato alla Camera.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8812" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8812" title="camera_c2000" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/12/camera_c2000.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="300" height="130" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>E&#8217; bastato un solo voto per battere il governo sull&#8217;arbitrato alla Camera.</p>
<p>il risultato è stato di 225 contro e 224 a favore. A pesare sul risultato l&#8217;assenza di ben 95 deputati del Pdl. Sfiorata la rissa dopo che Giancarlo Lehner ha accusato il finiano Antonino Lo Presti di aver organizzato una trappola sul voto.</p>
<p><strong>&#8220;Ma quale imboscata dei finiani! Ti devi vergognare a dire queste cose!&#8221;, è stata la risposta del deputato, vicino a Gianfranco Fini. Qualche spintone e qualche parola di troppo e per poco i due non sono venuti alle mani proprio in Transatlantico.</strong></p>
<p>A dividerli è stato il deputato del Pdl, Simone Baldelli. Ad arrabbiarsi anche Fabio Granata che è andato dallo stesso Baldelli per far presente l&#8217;assurdità dell&#8217;accusa. &#8220;Dite a Berlusconi che se manda avanti questi personaggi finisce male&#8230;&#8221;, è stato lo sfogo di Lo Presti.</p>
<p>Il relatore, Giuliano Cazzola, che aveva dato parere contrario così come il governo, ha immediatamente chiesto una sospensione dei lavori. Esponenti di maggioranza che erano intervenuti in dichiarazione di voto avevano sottolineato come l&#8217;emendamento potesse &#8220;scardinare&#8221; le norme sull&#8217;arbitrato, attualmente in fase di revisione dopo che il presidente della Repubblica Napolitano aveva rinviato il testo del provvedimento alle Camere.</p>
<p><strong>Dopo mezz&#8217;ora di sospensione, alla ripresa dei lavori Cazzola ha chiesto l&#8217;accantonamento dell&#8217;articolo 31, perché la commissione Lavoro non è ancora riuscita ad accertare l&#8217;impatto dell&#8217;emendamento sulla normativa.</strong></p>
<p>L&#8217;emendamento, a prima firma di Cesare Damiano, modifica un passaggio del nono comma dell&#8217;articolo 9. Laddove si affermava che &#8220;le commissioni di certificazione accertano la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro&#8221;, il testo dell&#8217;emendamento prevede che la norma riguardi le controversie &#8220;insorte&#8221;, non quelle che &#8220;dovessero insorgere&#8221;, quindi quelle già in atto, non quelle ancora a venire.</p>
<p>Alla maggioranza mancavano due deputati per bocciare l&#8217;emendamento. Non sembra essere stata neanche un&#8221;imboscata&#8217; delle opposizioni che avevano in Aula alla Camera dieci parlamentari in meno rispetto a questa mattina. A pesare sull&#8217;esito della votazione soprattutto le assenze nelle file del Pdl che, oltre ad avere 45 deputati in missione, ha registrato 50 assenti contro i tre della Lega. Significativi anche i vuoti nelle file del Pd: 12 in missione e 23 assenti.</p>
<p>La seduta è stata di conseguenza sospesa come richiesto da Cazzola: riprenderà al termine della riunione del comitato dei Nove, che dovrà decidere sul prosieguo dei lavori.</p>
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		<title>L&#8217;arbitrato torna alle Camere</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 08:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;arbitrato torna alle Camere.</p>
<p>Dopo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto che il testo venga corretto, infatti, ora il disegno di legge sul lavoro dovrà essere esaminato di nuovo torna all&#8217;esame delle &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10706" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-10706" title="Giorgio Napolitano" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/01/napolitano.jpg" alt="&lt;p&gt;Giorgio Napolitano&lt;/p&gt;" width="300" height="130" /></p>
<p><p class="wp-caption-text">Giorgio Napolitano</p></div>
<p>L&#8217;arbitrato torna alle Camere.</p>
<p>Dopo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto che il testo venga corretto, infatti, ora il disegno di legge sul lavoro dovrà essere esaminato di nuovo torna all&#8217;esame delle Camere.</p>
<p><strong>In un documento letto in aula dal presidente della Camera Fini, il capo dello Stato solleva una serie di obiezioni. Napolitano osserva che il ricorso all&#8217;arbitrato può rappresentare uno strumento &#8220;apprezzabile&#8221; per prevenire controversie del lavoro, ma deve essere sempre volontario.</strong></p>
<p>Inoltre non si può prevederlo, tramite l&#8217;inserimento &#8220;di una clausola compromissoria&#8221; al momento della firma del contratto quando il lavoratore è nella condizione di &#8220;massima debolezza&#8221;. Non solo. &#8220;Perplessità ulteriori suscita la possibilità di ricorrere a tale tipo di arbitrato anche in materia di pubblico impiego&#8221;.</p>
<p>Ma queste osservazioni non significano una bocciatura e su questo punto Napolitano è chiaro. Sottolinea che la flessibilità nel lavoro è richiesta dal mondo imprenditoriale e quindi &#8220;l&#8217;intento riformatore è percorribile ma va esplicitato&#8221;. La sinistra ha approfittato dell&#8217;intervento del Capo dello Stato per alzare il tiro dicendo che ripresenterà tutti gli emendamenti a suo tempo respinti e che l&#8217;arbitrato è contro lo statuto dei lavoratori.</p>
<p><strong>La Cgil è partita all&#8217;attacco bollando come &#8220;intempestivo&#8221; l&#8217;avviso comune firmato l&#8217;11 marzo da tutte le altre parti sociali. Con l&#8217;avviso si concordava sull&#8217;utilità dell&#8217;arbitrato per le controversie in materie di lavoro, a patto che venissero esclusi i licenziamenti. Ma la maggioranza e il governo non intendono far affossare il provvedimento nelle sabbie mobili del dibattito parlamentare. Sicchè hanno deciso un iter super veloce.</strong></p>
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