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	<title>Corriere2000 &#187; ayatollah</title>
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		<title>L’Iran di Twitter e degli ayatollah</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 16:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Sulle riviste popolari degli anni &#8217;60 e &#8217;70 campeggiavano le vicende della moglie ripudiata dello Scià, la bellissima Soraya, e di quella che gli aveva poi dato la discendenza, Farah Diba. Per questo l&#8217;Iran fu conosciuto da noi per le sue principesse piuttosto che per la sua storia politica ed economica. Ciò fino a quando Reza Pahlavi fu spodestato e i paesi più sviluppati sottoposti ad un durissimo &#8220;shock petrolifero&#8221;.</p>
<p>Il giudizio storico sulla vicenda del 1979 e l&#8217;avvento dei Khomeinisti al potere non può essere fatto che di luci ed ombre (anche sull&#8217;atteggiamento di qualche potenza occidentale), ma non vi è dubbio che la &#8220;rivoluzione iraniana&#8221; è sfociata ben presto in un regime tirannico e oppressivo.</p>
<p><strong>Pochi anni fa l&#8217;esperienza del governo Kathami ha dimostrato che anche un timido &#8220;riformismo democratico&#8221; non può affermarsi dall&#8217;interno di quella teocrazia, la quale, comunque, ha per ora la maggioranza della popolazione dalla sua parte.</strong></p>
<p>Papa Benedetto XVI ama ripetere che «sono le minoranze creative che fanno la storia». In questi giorni in Iran stiamo forse assistendo proprio all&#8217;esprimersi di una di tali minoranze. Anche le lunghe barbe degli ayatollah devono fare i conti con un vento nuovo che soffia impetuoso.</p>
<p>Sono soprattutto i giovani, con i loro desideri e quel po&#8217; di incoscienza che diventa coraggio ad animare la rivolta contro l&#8217;autocrazia islamica, un vero e proprio regime religioso che, sotto l&#8217;incalzare della protesta, rischia di divenire un regime militare in piena regola.</p>
<p><strong>I cellulari, Twitter, una comunicazione istantanea che non si riesce a controllare e soffocare sono le principali armi di questi rivoltosi, che ormai non contestano più soltanto i risultati delle ultime elezioni, ma mettono in discussione lo stesso fondamento religioso dello Stato. In un certo senso la rivolta sta andando oltre il volere dei suoi stessi capi.</strong></p>
<p>Basta guardare i volti delle ragazze sotto il velo (qualcuna addirittura a capo scoperto) nelle manifestazioni per capire come i giovani iraniani abituati ad usare internet vivano nella contemporaneità della globalizzazione.</p>
<p>L&#8217;Iran è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio e ciò lo renderà ancora per qualche decennio un fulcro degli equilibri internazionali. L&#8217;Italia, dal canto suo, è un partner commerciale di primo piano per Teheran.</p>
<p><strong>La netta caratterizzazione sciita della nazione iraniana, in un mondo islamico a prevalenza sunnita, e il profondo antisionismo animato dal clero e dal governo, che, intanto, rivendica il proprio diritto a produrre energia nucleare (e con essa, in potenza, armamenti atomici), sono elementi di forte tensione dell&#8217;area mediorientale.</strong></p>
<p>Per tutto questo, al di là della sensibilità che ciascuno di noi può avere, quel che succede in Iran non è affatto indifferente per il nostro Paese.</p>
<p>Così, alzando per un momento lo sguardo dalle vicenduole nostrane, sempre più deprimenti e demotivanti, i migliori auguri per il 2010 dovremmo forse rivolgerli proprio alle donne ed agli uomini che nella Persia delle mille e una notte fanno viaggiare la loro ansia di libertà sui display dei cellulari e gli schermi dei computer di tutto il mondo, facendoci respirare un&#8217;aria che sa di libertà e fraternità.</p>
<p>Scendono in piazza sfidando un potere intransigente e feroce e rappresentano, con il colore verde che li contraddistingue, una delle poche speranze di cambiamento in grado caratterizzare questo nuovo anno.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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