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	<title>Corriere2000 &#187; beghe di cortile</title>
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		<title>“Provincia allargata”, Meroi distratto da beghe di cortile</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="250" height="378" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span>- Lunedi sera – quando insieme alla massima dirigenza nazionale dell’Udc è venuto a Viterbo per riconoscere che un partito piccolo può prescindere dalle dimensioni se a guidarlo è un politico vero e tutto sommato trasparente come Nando Gigli – Pierferdinando Casini ha chiesto scusa all’assessore provinciale Gianmaria Santucci prima di ribadire che, per lui, le province non servono, sono inutili e costano.</p>
<p><strong>Insomma, una sovrastruttura da sopprimere. Ha anche ricordato che pure i più “grandi” erano d’accordo in campagna elettorale, ma poi non se ne è fatto niente, perché i partiti “territoriali” come la Lega, ma non solo, trovano nei presidenti, nei consigli provinciali e nelle nomine indotte il modo per disporre di truppa in servizio permanente effettivo, sottopagata a volte ma comunque pagata con i soldi di tutti (che non bastano più), per mantenere la rete di procacciatori di consenso che spesso, soprattutto nella periferia del paese, non è d’opinione ma tout court clientelare.</strong></p>
<p>Ha fatto bene a dirlo, non è stato sufficientemente applaudito al riguardo, ma ha richiamato tutti al dovere di modernizzare l’organizzazione dello Stato che non può articolare i poteri affidandone gli stessi e con le stesse norme e metodiche ad una provincia come Varese con un milione di abitanti e ad una come Viterbo con trecentomila. Analogo discorso per le province di Milano, Roma e delle altre per le quali è stata creata la categoria istituzionale delle Città Metropolitane.</p>
<p><strong>Se la Costituzione stabilisce che la Repubblica “è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni, dallo Stato” e da più di sessant’anni, non sarà facile eliminare uno dei soggetti “costituenti”, ma rendere l’organizzazione adeguata all’economia ed alla mobilità del terzo millennio, che non sono quelle del 1947, è possibile e necessario.</strong></p>
<p>In sostanza, province di dimensioni più vaste, elette dal popolo (sostituirle con assemblee di sindaci è teoricamente possibile, ma quante cose devono fare i primi cittadini?), destinatarie di deleghe di coordinamento amministrativo sul territorio e di proposta nei confronti delle Regioni che dovrebbero solo programmare e normare e non “amministrare” come ancora avviene troppo.</p>
<p>A Viterbo era sembrato che Meroi l’avesse capito, allargando l’orizzonte operativo a Civitavecchia e Orvieto, una provincia più grande e più forte, come auspicava nel ’47 Bonaventura Tecchi. Ma il presidente ha forse troppi impegni sul limitare del cortile del palazzo.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p></span></p>
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