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	<title>Corriere2000 &#187; bonaventura tecchi</title>
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		<title>Quando Tecchi faceva lobby territoriale&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 17:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5065" class="wp-caption alignleft" style="width: 216px"><img class="size-medium wp-image-5065" title="trappolinirenzo2" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/10/trappolinirenzo2-206x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="206" height="300" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p>- Molto prima di Marcello Meroi, a cercare un accordo con gli orvietani e i civitavecchiesi, ci aveva provato Bonaventura Tecchi, anche lui amministratore della provincia dal 1944 al 1951.</p>
<p>Addirittura, l’obiettivo era quello di “<strong>ricostituire l’antica regione Tuscia Romana con Viterbo capoluogo</strong>” attraverso un’apposita norma costituzionale e Tecchi, per il riconosciuto prestigio europeo di germanista e scrittore, fu incaricato di fare lobby – direbbe Meroi – sull’assemblea costituente che aveva in elaborazione l’articolo 131 (ora 123), quello con l’elenco delle Regioni italiane.</p>
<p>Le difficoltà non mancarono, a cominciare dalla irritazione di Orvieto “per le resistenze incontrate al comune di Civitavecchia” e per un lamentato disinteresse di Viterbo “<strong>a mantenere la sede di alcuni pubblici uffici</strong>” nella città del Duomo.</p>
<p>Non se ne fece niente, nonostante innumerevoli iniziative per “sostenere che la Capitale deve essere staccata dalla regione e rimanere Metropoli” e la esplicita delibera del 18 marzo 1947 dalla deputazione viterbese di “associarsi alle tesi di Frosinone di creare nel Lazio una regione al nord (la Tuscia) e una al sud”.</p>
<p>Niente di più attuale a 64 anni di distanza, con Roma Capitale che il 23 febbraio riunirà gli stati generali e la riforma federale la quale, per essere efficiente, non potrà non considerare che, <strong>per le modifiche intervenute nella economia e nella demografia del paese, l’elenco delle regioni dell’art. 123 della Costituzione richiede opportuni ripensamenti.</strong></p>
<p>L’avvio soft degli incontri con Civitavecchia e il Ternano va bene, ma in ottica alta, avendo a mente, cioè, possibili riforme nella ottimizzazione economica delle istituzioni territoriali del Paese.</p>
<p>Con la speranza, peraltro, di una propositività autonoma nelle scelte di sviluppo e non a ricasco.</p>
<p>Perché preoccupa sentire dalla presidente Polverini che “<strong>l’aeroporto a Viterbo si farà perché Ciampino deve chiudere&#8230; in quanto, in un contesto così urbanizzato come questo, non può esserci un aeroporto</strong>”. Salvo che la stessa presidente non ipotizzi, per lo scalo viterbese, una localizzazione diversa da quella di cui si parla e che non è lontana dal “contesto” urbano cittadino.</p>
<p>Magari, essendo stata informata delle proposte di Moscherini e Mazzola.<br />
A prescindere, comunque, dagli irrisolti aspetti finanziari e dalle “lontananze competitive” di Alitalia e Rynair. Seppure a bordo campo.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
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