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	<title>Corriere2000 &#187; bruno</title>
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		<title>Inadatto a governare</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 16:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Qualche anno fa un giornale britannico uscì con una grande foto del cavaliere in copertina ed un titolo, che tanto spiacque all&#8217;interessato, &#8220;Inadatto a governare&#8221;.<br />
Tra i motivi l&#8217;eterno conflitto di interessi non risolto.</p>
<p>Specie &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5769" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><img class="size-medium wp-image-5769" title="bruno_severo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/10/bruno_severo-204x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="204" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Qualche anno fa un giornale britannico uscì con una grande foto del cavaliere in copertina ed un titolo, che tanto spiacque all&#8217;interessato, &#8220;Inadatto a governare&#8221;.<br />
Tra i motivi l&#8217;eterno conflitto di interessi non risolto.</p>
<p>Specie nell&#8217;informazione appare la voglia di conquistarla o condizionarla interamente da parte del gruppo o delle persone che ne hanno quasi l&#8217;esclusiva.</p>
<p><strong>Stando alle ultime intercettazioni pubblicate, sembra che Santoro e Floris fossero nel mirino per eccessiva indipendenza, per cui sarebbero scattati in periodo elettorale i divieti dell&#8217;Agcom, un organismo indipendente di controllo, opportunamente orientato dai controllati.</strong></p>
<p>Ma quel che si ricava dalla notizia è la giornata tipo del cavaliere o per lo meno le occupazioni prevalenti, quando non parla da una cattedra sopraelevata ai suoi seguaci o non studia decreti inammissibili o simili: ma guarda la televisione, perbacco, controlla tutti i programmi e dà anche i voti ai conduttori. Subito dopo attacca a telefonare, a tutti, dà ordini ad autorità indipendenti, travolge ogni competenza del pubblico servizio, insomma si diverte a comandare.</p>
<p>Dopo tutta questa attività, tra attacchi ai giudici, discorsi in Tv e telefonate, di tempo disponibile deve rimanerne pochino, per cui non c&#8217;è da meravigliarsi se i rifiuti di Napoli sono stati soltanto sparpagliati o le macerie dell&#8217;Aquila sono restate dove erano, e se per giunta il Paese reale soffre come mai in passato, almeno dal dopoguerra in poi.</p>
<p><strong>Quelle file notturne di genitori autorganizzati per le iscrizioni dei figli alle classi del tempo pieno, o quel popolo delle carriole tra le macerie, sono immagini che valgono più di qualsiasi comizio autoreferenziale, assertivo &#8220;indubitabilmente&#8221;. Perché da un momento all&#8217;altro, da una qualunque immagine ripresa la realtà può venir fuori a tradimento, se non si mette un freno alla scandalosa libertà dell&#8217;informazione.</strong></p>
<p>E al Paese chi ci pensa? La risposta purtroppo non la trovo, perché nessuno risponde a chi perde il lavoro e a chi lo cerca invano,o al mondo della scuola, o ai precari; sembra proprio che il governo vero del paese sia in esilio.</p>
<p>Nel frattempo proporrei per par condicio una pena a tutti i membri del governo, ascoltare due volte al giorno Bondi, Bonaiuti e Capezzone, nell&#8217;ordine, su argomenti a piacere, a sostegno della politica governativa.</p>
<p>Non sarebbe una pena tanto dura, del resto è la stessa cui siamo condannati noi.</p>
<p><strong>Severo Bruno</strong></p>
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		<title>Salvati dalle primarie</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2009/11/salvate-dalle-primarie/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 13:24:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[17 Viterbo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Della settimana di Marrazzo e delle primarie, non si può non ricordare un titolo, molto particolare per la provenienza e per il messaggio che trasmette, apparso su Il Secolo, &#8220;Che invidia quelle file ai seggi&#8221;.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5769" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><img class="size-medium wp-image-5769" title="bruno_severo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/10/bruno_severo-204x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="204" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Della settimana di Marrazzo e delle primarie, non si può non ricordare un titolo, molto particolare per la provenienza e per il messaggio che trasmette, apparso su Il Secolo, &#8220;Che invidia quelle file ai seggi&#8221;.</p>
<p>Si riferiva ovviamente al popolo delle primarie, incolonnato dinanzi ai seggi, determinato a partecipare alla scelta dei dirigenti del partito in modo democratico e trasparente.</p>
<p><strong>Indubbiamente si è trattato di uno spettacolo assai significativo, specie se si considera che quella stessa forza politica aveva dovuto superare lo scandalo Marrazzo fatto scoppiare a ridosso delle votazioni.</strong></p>
<p>Ciò malgrado, tre milioni circa di cittadini italiani hanno risposto con serietà e sacrificio a quella forma democratica di partecipa zione al voto, le cosiddette primarie, introdotta ormai in via definitiva nel nostro costume politico.</p>
<p>Si tratta dell&#8217;aspetto più vistoso del &#8220;partito leggero&#8221;, ma non solo di questo, se è vero che per le primarie hanno lavorato circa cinquantamila volontari, ai seggi, ai gazebo, alla organizzazione, espressione di partiti storici strutturati.</p>
<p>Quelle file hanno cambiato di colpo il clima pecoreccio in cui eravamo stati immersi da politici incapaci di esercitare con dignità le funzioni pubbliche di cui erano stati investiti, restituendo alla politica vera il senso dello impegno e del dovere di interpretare le aspirazioni ed i progetti delle persone comuni.</p>
<p><strong>Non sono stati sufficienti, perciò, gli agguati mediatici, i direttori tv compiacenti, gli agenti infedeli e tutte le trame possibili di am bienti vicini al potere, per scongiurare una manifestazione volontaria così imponente, anche se il caso Marrazzo effettivamente aveva spaventato un po&#8217; tutti facendo temere una ridotta affluenza.</strong></p>
<p>Fortunatamente invece quel grave episodio ha provocato anche altri effetti e ha dato origine ad altre notizie di cui si è dovuto parlare. Della moglie del presidente, per esempio, di Roberta Serdoz e del suo coraggio, rimasta sola a difendere i figli, impegnata proprio in quei giorni a presentare un convegno sul ruolo delle donne nel lavoro. Per un tema così profondo, quale migliore copertina del suo viso smagrito, intenso e così determinato?</p>
<p>Anche la telefonata di Berlusconi a Marrazzo merita di essere ricordata, se non altro per sottolineare la diversa sorte toccata a suo tempo a Fini, a Veronica e a Boffo, perchè in quei casi &#8220;chi non poteva non sapere&#8221; non chiamò .</p>
<p>Quanto mai opportuno quindi, l&#8217;appello apparso su Avvenire per metter fine ai giochi al massacro, per chiudere la serie di squallori di ogni tipo, in una gara che non prevede vincitori.</p>
<p>Perché non vale il principio &#8220;siamo tutti indegni e quindi la dignità non esiste&#8221;, ma è vero anzi il contrario, in cui i meriti dipendono dagli sforzi fatti per difenderla.</p>
<p>Anche in una materia così particolare e delicata quale i costumi sessuali, infatti, il personaggio politico investito di responsabilità pubbliche non può dimenticare il dovere di preservare la sua integrità e la capacità di raziocinio, anteponendogli il piacere particolare e il suo desiderio.</p>
<p>Se è vero, come dice Eraclito, che &#8220;è dura la lotta contro il desiderio, che ciò che vuole lo compra a prezzo dell&#8217;anima&#8221;, è anche vero fortunatamente che non tutti sono pronti a venderla.</p>
<p><strong>Concludendo, ancora grazie e complimenti a tutti quei cittadini in fila che hanno voluto decidere e votare, e complimenti anche a Flavia Perina, direttrice del Secolo, il giornale di An, che ha avuto il coraggio di esprimere la sua ammirazione malgrado quello schieramento vanti lo statista migliore che l&#8217;Italia abbia mai avuto, come lui stesso graziosamente si considera.</strong></p>
<p>Chissà che la prossima volta anche lei non si trovi in una di quelle file o anche in altre di diverso orientamento, ma comunque in fila per decidere e scegliere.</p>
<p>Quanto a noi, siamo stati salvati dal popolo delle primarie perché anche in quei giorni orribili abbiamo trovato qualche elemento di speranza. A dirla con il Machiavelli, &#8220;Chi diviene patrone di una città consueta a vivere libera, e non la disfaccia, aspetti di essere disfatto da quella&#8221;.</p>
<p>Non rimane che continuare a vivere liberi e resistere e aspettare, anche in fila.</p>
<p><strong>Severo Bruno</strong></p>
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		<title>&#8220;Un Paese che non fa ricerca svende il proprio futuro&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;intervento di Ignazio Marino, candidato alle elezioni per la segreteria nazionale del Pd, che risponde all&#8217;appello lanciato su Tusciaweb dall&#8217;avvocato Severo Bruno &#8211; Un paese che non investe sulla ricerca e sui &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4796" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4796" title="marino_c2000" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/marino_c2000.jpg" alt="&lt;p&gt;Ignazio Marino&lt;/p&gt;" width="300" height="130" /><p class="wp-caption-text">Ignazio Marino</p></div>
<p>Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;intervento di Ignazio Marino, candidato alle elezioni per la segreteria nazionale del Pd, che risponde all&#8217;appello lanciato su Tusciaweb dall&#8217;avvocato Severo Bruno &#8211; Un paese che non investe sulla ricerca e sui suoi giovani è un paese che svende il proprio futuro. E&#8217; questo l&#8217;inevitabile destino a cui andremo fatalmente incontro se non affronteremo subito e con determinazione i problemi che riguardano il settore della ricerca.</p>
<p>Nell&#8217;ormai lontano 2000, il Consiglio europeo riunito a Lisbona fissava gli obiettivi strategici per l&#8217;Unione Europea al fine di sostenere l&#8217;occupazione, le riforme economiche e la coesione sociale nel contesto di un&#8217;economia basata sulla conoscenza. L&#8217;obiettivo era di aumentare il grado di competitività della Ue a livello mondiale puntando a investire il 3% del Pil di ogni paese aderente in ricerca e sviluppo.</p>
<p><strong>Oggi, i paesi dell&#8217;Ue nel loro complesso investono in ricerca circa il l&#8217;1,93% del Pil contro il 2,69% degli Stati Uniti, il 3,12% del Giappone. L&#8217;Italia si attesta su un misero 0,9% e con l&#8217;ultima legge finanziaria del governo Berlusconi i finanziamenti sono arrivati al minimo storico. </strong></p>
<p>Le differenze si riscontrano anche nel numero dei ricercatori che nel Vecchio Continente è di 5,3 ogni mille lavoratori rispetto ai 9 degli Stati Uniti e addirittura ai 10 del Giappone. In Italia i numeri sono drammaticamente più bassi: circa 2,8 ricercatori su mille lavoratori.</p>
<p>Un dato positivo tuttavia va sottolineato ed è che la ricerca italiana risulta di alta qualità e ha un impatto riconosciuto a livello internazionale. Nonostante questo, i nostri ricercatori incontrano evidenti e scoraggianti difficoltà nel condurre i propri studi. Uno dei principali problemi, come abbiamo accennato, è legato ai finanziamenti che dovrebbero essere per lo meno raddoppiati ma anche veicolati in modo mirato verso i settori innovativi come quello delle bio-scienze.</p>
<p>Ci sono poi le questioni legate alle prospettive di carriera dei ricercatori: l&#8217;età media dei nostri docenti universitari è di 57 anni, venti anni fa era di 38 anni. Il 70% ha più di 50 anni mentre i giovani di trenta, un&#8217;età nella quale la creatività è indubbiamente superiore, non riescono ad accedere nemmeno agli assegni di ricerca. Questo dato spiega in parte il limitato numero di brevetti italiani e la scarsità di progetti che si trasformano in attività produttive.</p>
<p>Solo raramente la conoscenza viene convogliata verso processi produttivi mentre sarebbe necessario insistere sull&#8217;importanza di brevettare le scoperte e prevedere, all&#8217;interno di tutti gli atenei, degli uffici addetti al trasferimento tecnologico che sappiano coniugare le conoscenze scientifiche con quelle legali, tutelare la proprietà intellettuale della scoperta e supportare i ricercatori nel processo di brevettazione o nella creazione di start up. Questo tipo di supporto, praticamente assente nelle nostre strutture di ricerca, permetterebbe, come avviene in molti altri paesi, l&#8217;accesso a finanziamenti provenienti anche da privati e sarebbero fonte di introiti attraverso i diritti o la cessione di quote azionarie.</p>
<p>La realizzazione di nuove attività imprenditoriali creerebbe ulteriori opportunità di lavoro e potrebbe contribuire a frenare l&#8217;emigrazione dei cervelli italiani. Si produrrebbe così un circolo virtuoso da cui trarrebbe beneficio l&#8217;intero sistema ricerca e l&#8217;economia del paese.</p>
<p><strong>Va ricordato poi il problema della fuga dei ricercatori, un fenomeno non quantificabile con esattezza ma che riguarda migliaia di giovani che ogni anno lasciano l&#8217;Italia alla volta di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia ed altre nazioni in cerca di opportunità di lavoro e di crescita, mettendo a disposizione di altri le proprie conoscenze e idee, dopo lunghi anni di formazione totalmente a carico del nostro sistema scolastico. </strong></p>
<p>Un rapporto del Censis riferisce che il 60% dei ricercatori residenti all&#8217;estero ha lasciato l&#8217;Italia a causa delle scarse risorse che avevano a disposizione per le attività di ricerca, delle condizioni economiche migliori all&#8217;estero, delle prospettive di un più rapido sviluppo di carriera. A queste ragioni si aggiungono i motivi per non tornare che vanno dall&#8217;eccessiva burocratizzazione, alla carenza di tecnologie e laboratori, dalla chiusura del mondo universitario che si esplicita in posti di lavoro non adeguati e precari.</p>
<p>Ma, sicuramente, l&#8217;aspetto più rilevante che tutti i ricercatori italiani all&#8217;estero vorrebbero comunicare, è il timore di ritornare in un sistema che non considera il merito come valore principale ma che, al contrario, offre promozioni e opportunità, oltre che finanziamenti, sulla base di meccanismi non trasparenti e non misurabili.</p>
<p>Non siamo di fronte ad una fisiologica mobilità scientifica ma, come dicevamo, alla svendita del nostro futuro collegata al blocco delle assunzioni, al progressivo taglio dei finanziamenti e delle strutture, alla carenza di strategie, per finire con l&#8217;assenza di criteri meritocratici nella valutazione dei progetti e delle capacità di ognuno.</p>
<p>La situazione è molto grave e il ministro Gelmini pare non rendersene conto. Annuncia di cambiare le cose ma, per fare un esempio, su un bando di concorso che assegna fondi a ricercatori con meno di 40 anni, non è nemmeno riuscita a rispettare i termini e le scadenze previste dal bando per cui i fondi andranno probabilmente perduti per quest&#8217;anno. Bel risultato!</p>
<p>Un passo andrebbe davvero fatto subito adottando per l&#8217;assegnazione dei fondi a disposizione del ministero della ricerca il sistema della &#8220;peer review&#8221;, adottato in tutto il mondo e basato sul giudizio tra pari, ovvero affidando la selezione ad esperti internazionali della materia ed escludendo dai criteri di valutazione l&#8217;appartenenza a gruppi di potere, ai baroni, alla burocrazia ministeriale.</p>
<p><strong>Le preoccupazioni che esprimo sono riconosciute e condivise a livello internazionale tanto che anche l&#8217;autorevole rivista scientifica Nature ha in più occasioni sentito la necessità di descrivere la situazione italiana sottolineando che i nostri problemi riguardano l&#8217;eccessivo peso della burocrazia, un&#8217;irragionevole aspettativa di ritorno immediato sugli investimenti, i finanziamenti troppo esigui oltre che la quasi assenza di criteri meritocratici.</strong></p>
<p>Per invertire questa tendenza sarebbe necessario ringiovanire le nostre università così come ripensare le carriere professionali, i salari, ma anche le responsabilità e i doveri dei ricercatori di maggior talento puntando sulla trasparenza e sulla meritocrazia. Nello stabilire i criteri di giudizio è quanto mai importante la scelta dei valutatori, che debbono essere reclutati in base alla loro competenza e anche al loro valore etico. Importante l&#8217;inserimento, tra questi, di scienziati stranieri che godano di prestigio nel settore in esame e non abbiano rapporti di lavoro con i proponenti.</p>
<p><strong>Se riusciremo a stabilire delle nuove norme per una rigorosa valutazione dei progetti nell&#8217;assegnare un adeguato finanziamento, potremo sperare in un salto di qualità necessario per raggiungere il livello per competere con altri paesi nei quali la ricerca è sottoposta a imparziali processi di controllo e valutazione. L&#8217;uno e l&#8217;altro, sono purtroppo ancora oggi carenti nello scenario scientifico e tecnologico della ricerca italiana.</strong></p>
<p>Ma non sono problemi secondari perché dalle loro soluzioni dipende il futuro dei nostri giovani migliori e lo sviluppo del nostro paese.</p>
<p><strong>Ignazio Marino<br />
</strong>Senatore, candidato alla segretaria nazionale del Partito Democratico</p>
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		<title>La ricerca scientifica e la riforma Tremonti Gelmini</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 14:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Per ricreare lo spirito ed esorcizzare così gli effetti della televisione, per lo più dispensatrice di spettacoli di violenza, una sana lettura, scientifica o anche di varia umanità, è spesso la cura più efficace e &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5769" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><img class="size-medium wp-image-5769" title="bruno_severo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/10/bruno_severo-204x300.jpg" alt="&lt;p&gt;&lt;/p&gt;" width="204" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Per ricreare lo spirito ed esorcizzare così gli effetti della televisione, per lo più dispensatrice di spettacoli di violenza, una sana lettura, scientifica o anche di varia umanità, è spesso la cura più efficace e utile.</p>
<p>Specie quando si scopre un argomento emblematico, che racchiude in sé un insieme di temi attualissimi e urgenti.</p>
<p><strong>Qualche settimana fa la prestigiosa rivista Developmental Cell ha pubblicato i risultati di una ricerca di due ricercatori italiani, Antonio Iavarone e Anna Lasorella, condotta presso la Columbia University Medical center di New York, ove i nostri scienziati hanno trovato asilo e sostegno.</strong></p>
<p>&#8220;Negli Usa abbiamo trovato i mezzi, lo spazio, il sostegno di due prestigiose università.</p>
<p>Il sistema universitario italiano, invece, sembra fermo a dieci anni fa. L&#8217;Italia ha un sostanziale disinteresse nei confronti della scienza&#8221;, hanno dichiarato i due ricercatori.</p>
<p><strong>La scoperta è di quelle importanti. I coniugi napoletani avrebbero scoperto il gene anti-tumori, &#8220;Huwe 1&#8243; capace di bloccare lo sviluppo abnorme delle staminali del tumore, metodo sperimentato con successo nello studio di un progressivo e terribile tumore ad alta malignità come il glioblastoma multiforme.</strong></p>
<p>Analoga importanza riveste anche lo studio di un team coordinato da Pier Giuseppe Pelliccia, condotto da Angelo Cicalese e Giuseppina Bonizzi, dell&#8217;Istituto europeo di oncologia e dello Istituto di oncologia molecolare Ifom di Milano, relativo alla correzione delle staminali impazzite del tumore.</p>
<p>Queste, in assenza del gene p53 che produce una proteina dallo stesso nome, hanno rivelato ai ricercatori una disarmonia di funzione, per cui la cellula staminale madre si suddivide in due staminali invece che in una staminale e in una cellula adulta, con il risultato di una proliferazione incontrollata e inarrestabile.</p>
<p><strong>Gli studiosi par lano in questo caso di una moltiplicazione delle cellule che avviene, in assenza della proteina p53, in modo simmetrico, invece che in modo asimmetrico. Il progetto di vita, quindi, dipende non dalle cellule bambine eternamente replicanti, ma da quelle asimmetriche, dove la sintesi è resa possibile dalla diversità, non dalla identità.</strong></p>
<p>Dalle esperienze scientifiche sopra ricordate sommariamente, esce un quadro della ricerca scientifica del tutto lusinghiero, applicata fuori e dentro i confini, mentre a esso si contrappone una desolante immagine del sistema-Paese, incapace di apprezzare e favorire uno dei più formidabili strumenti di sviluppo che abbiamo ricevuto dalla gloriosa storia della scuola italiana.</p>
<p>Dinanzi a questa &#8220;disarmonia&#8221;, dinanzi alla disarmonia della cosiddetta riforma Tremonti-Gelmini, che minaccia il futuro stesso della ricerca in Italia, viene da domandarsi se proprio è stato fatto tutto per evitare conseguenze e decisioni così perniciose.</p>
<p>E questa domanda, insieme all&#8217;altra conseguente se si è ancora in tempo a evitarle e a cambiare un così grave orientamento governativo, è rivolta a tutto il mondo accademico, ai suoi esponenti più noti come anche a quelli meno noti, a tutte le forze politiche responsabili, perché l&#8217;argomento è di quelli che verranno ricordati dalle prossime generazioni.</p>
<p>Perché l&#8217;argomento ben potrebbe caratterizzare e qualificare un programma di governo.</p>
<p><strong>Severo Bruno</strong></p>
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		<title>La sentenza della D&#8217;Addario</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2009/10/la-sentenza-della-daddario/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 10:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Lo confesso, tra i sette milioni che hanno assistito alle performances della signorina D&#8217;Addario e di Santoro, c&#8217;ero anche io, e devo dire di aver trovato molti motivi di interesse nella trasmissione, umani e politici.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3879" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><img class="size-medium wp-image-3879" title="bruno_severo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/bruno_severo-204x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Severo Bruno&lt;/p&gt;" width="204" height="300" /><p class="wp-caption-text">Severo Bruno</p></div>
<p>Lo confesso, tra i sette milioni che hanno assistito alle performances della signorina D&#8217;Addario e di Santoro, c&#8217;ero anche io, e devo dire di aver trovato molti motivi di interesse nella trasmissione, umani e politici.</p>
<p>Ho provato molta comprensione per la D&#8217;Addario, restata sola a difendere la sua dignità dinanzi ad attacchi fuori misura e sopra le righe, a lei e alla sua famiglia, mossi da chi si arrogava abusivamente, in quel momento, il diritto di giudicare.</p>
<p>Quanto all&#8217;interesse politico, si è trattato dell&#8217;effetto sortito dalla strategia attuata dal direttore Belpietro, il quale, dopo aver investito la D&#8217;Addario con accuse o sospettti di ricatto, ha impedito al sindaco di Bari di parlare e di farsi così ascoltare dagli spettatori.</p>
<p><strong>La sovrapposizione della sua voce tonante su quella degli interlocutori, è un modo che più volte ho notato nel direttore Belpietro, tanto da indurmi, ogni volta che lo incontro sullo schermo in qualche dibattito televisivo, a cambiar canale senza indugi.</strong></p>
<p>Peccato, perché si tratta di un parlatore attento ed acuto che farebbe anche piacere ascoltare, se fosse meno impulsivo o intemperante.</p>
<p>Da un punto di vista dello spettacolo, la situazione è restata inchiodata sulla immagine della D&#8217;Addario, eloquente anche quando restava in silenzio, mentre sia Belpietro, sia il vice direttore del Giornale, sembravano in affanno nello sforzo di far divergere e cambiare l&#8217;oggetto della conversazione.</p>
<p><strong>Quando ha parlato, la D&#8217;Addario ha detto cose interessanti, anche gravi, come quando ha affermato che il premier sapeva quale lavoro lei e le altre facessero, cioè le escort.</strong></p>
<p>Se non sbaglio, è la prima volta che questo dato salta fuori.</p>
<p>Ma a parte l&#8217;aspetto psicologico delle condotte dei personaggi coinvolti che tale dettaglio fornisce, utile per inquadrare la situazione delle diciotto serate organizzate dal Tarantini per il premier, quello che più interessa ora, è l&#8217;aspetto giudiziario che tale particolare potrebbe introdurre nel dibattito.</p>
<p>Infatti, chi avrebbe organizzato le feste, chi avrebbe invitato le escort, con tanto di tubino nero, chi avrebbe dato loro l&#8217;opportunità di esercitare il loro antico mestiere con lauto guadagno, agevolandole e favorendole?</p>
<p><strong>Perciò, con la sua calma, in silenzio o in mezzo a crisi di commozione, la D&#8217;Addario avrebbe distrutto con una sola battuta la costruzione difensiva dello &#8220;utilizzatore finale&#8221;.</strong></p>
<p>Sembra incredibile, ma la parola di una donna, sia pure in tubino nero, sia pure con foto e registrazioni, potrebbe davvero avere tanta importanza?</p>
<p>E&#8217; vero che nel gennaio del 2002, nel corso di un incontro con don Benzi accompagnato da due schiave del sesso tolte alla strada, il premier ebbe a dichiarare, dopo aver consegnato alle due sventurate una busta ciascuna con 5mila euro, &#8220;Mi occuperò io di lotta alla prostituzione&#8221;, ma può bastare una dichiarazione, sia pure perentoria, a comprovare la sua pretesa estraneità a fatti ricorrenti avvenuti a casa sua?</p>
<p>Sì, effettivamente si è trattato di una trasmissione interessante, anche se non è stato un bello spettacolo.</p>
<p><strong>Severo Bruno</strong></p>
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		<title>Parola di procuratore&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 17:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[bruno]]></category>
		<category><![CDATA[inno]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[procuratore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Le parole pronunziate qualche giorno fa dal procuratore di Bari, Antonio Laudati, hanno portato notevole sollievo nel panorama politico nazionale: &#8220;Da quello che viene pubblicato sui giornali &#8211; avrebbe detto il procuratore &#8211; è di &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le parole pronunziate qualche giorno fa dal procuratore di Bari, Antonio Laudati, hanno portato notevole sollievo nel panorama politico nazionale: &#8220;Da quello che viene pubblicato sui giornali &#8211; avrebbe detto il procuratore &#8211; è di tutta evidenza che il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale&#8221;.</p>
<p><strong>Indubbiamente si è confortati da concetti così chiaramente espressi, anche perché l&#8217;autorevolezza della fonte garantisce sulla fondatezza dell&#8217;opinione espressa.</strong></p>
<div id="attachment_3879" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-3879" title="bruno_severo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/bruno_severo.jpg" alt="Severo Bruno" width="230" height="337" /><p class="wp-caption-text">Severo Bruno</p></div>
<p>Del resto, sarebbe stato veramente un fatto enorme che il presidente del consiglio fosse risultato in qualche modo implicato in un giro di prostituzione, tanto da compromettere forse definitivamente la sua permanenza a capo della coalizione governativa.</p>
<p><strong>Comprensibile quindi il sollievo e il conforto che quelle dichiarazioni hanno suscitato, sia per la notizia in sé, sia per l&#8217;importanza implicitamente attribuita alla libera stampa che quelle notizie aveva pubblicato.<br />
Il sollievo e il conforto, però, son durati poco, insidiati da ulteriori elementi di valutazione.</strong></p>
<p>Il procuratore, infatti, era giunto da poco a Bari fresco di nomina, credo proveniente dal ministero, e quindi non poteva conoscere le migliaia di carte dell&#8217;inchiesta su Tarantini e soci.</p>
<p>Nella sua dichiarazione, infatti, non riferisce su risultati ufficiali dell&#8217;inchiesta, che del resto non avrebbe potuto rivelare se non con atti formali alla sua conclusione, ma soltanto di impressioni ricavate dalle &#8220;notizie&#8221; pubblicate sui giornali.</p>
<p><strong>L&#8217;ufficio inoltre non ha confermato nulla, né nell&#8217;immediato, né successiva mente, e questo silenzio appare significativo, al limite di una smentita, tanto più che esso è composto dai sostituti procuratori che da mesi portano avanti quella indagine, e conoscono quindi non soltanto le notizie pubblicate, ma molto di più, conoscono i dati completi del pasticciaccio sardo-barese, e mai finora hanno rilasciato dichiarazioni sommarie in soccorso di politici.</strong></p>
<p>Il quadro perciò non deve ancora essere chiaro, anche perché il giro di prostituzione di cui si parla ha messo in moto fattispecie penali molto delicate, dove basta un niente per coinvolgere chiunque in reati vergognosi. Insomma, è ancora presto per dire che sia vicino l&#8217;approdo sicuro dell&#8217; &#8220;utilizzatore finale&#8221;.</p>
<p>Non rimane perciò che attendere che la stampa continui a fare il suo lavoro fino in fondo e che faccia emergere fatti e circostanze tali da illuminare la scena degli avvenimenti scoperti e pubblicati, a favore degli indagati e dei giudici che indagano, secondo i casi.</p>
<p>Perciò tutti innocenti fino a sentenza contraria, protetti dalla legge e dalla stampa, almeno da quella libera.</p>
<p><strong>Severo Bruno</strong></p>
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