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	<title>Corriere2000 &#187; embeismo</title>
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		<title>Basta con l&#8217;embeismo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 14:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso antoniozzi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>- Molti sono convinti che esista un progetto chiaro che tenderebbe a istupidire gli italiani e che proprio per questo, da tempo, l&#8217;obiettivo finale sarebbe quello di azzerare qualsiasi attività culturale, sia essa sotto forma &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4516" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-4516" title="antoniozzi_alfonso" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/antoniozzi_alfonso-200x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Alfonso Antoniozzi&lt;/p&gt; " width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">Alfonso Antoniozzi </p></div>
<p>- Molti sono convinti che esista un progetto chiaro che tenderebbe a istupidire gli italiani e che proprio per questo, da tempo, l&#8217;obiettivo finale sarebbe quello di azzerare qualsiasi attività culturale, sia essa sotto forma di musica, teatro, cinema, danza, letteratura: si dice che si vorrebbe che gli italiani non pensassero.</p>
<p>Io non lo credo. O meglio, non credo che ci sia nessuno che voglia, con fredda determinazione e lucida capacità di attuazione, realizzare un progetto del genere.</p>
<p><strong>Sono invece convinto che sia cambiata, questo sì, la disposizione d&#8217;animo nei confronti della cultura, del sapere, della conoscenza e del cammino che essi necessariamente portano con sé.</strong></p>
<p>Laddove un tempo eravamo educati nella vergogna della nostra ignoranza, negli anni che ci tocca vivere questa viene difesa come un diritto inalienabile.</p>
<p>Siamo passati da &#8220;non lo so, sarà meglio che taccia e mi informi&#8221; al motto che sembra caratterizzare la società contemporanea: &#8220;non lo so, embè?&#8221;</p>
<p>Ricordo che, negli anni della mia adolescenza, quando capitava di incontrare qualcuno che facesse una citazione di un luogo, di un libro, di uno spettacolo o di un film,<strong> o ci parlasse di qualcosa che davvero non conoscevamo, la prima cosa che si faceva una volta tornati a casa era ricercare quel qualcosa, informarci, leggere quel libro, vedere quel film, farci raccontare di quello spettacolo.</strong></p>
<p>Ed erano tempi in cui la ricerca non era, come oggi, alla portata di un click del mouse.</p>
<p>E&#8217; paradossale: oggi che qualsiasi informazione potrebbe entrarti in casa in tempo reale, c&#8217;è in giro così poca curiosità. Colpa, ne sono personalmente convinto, del sempre più diffuso atteggiamento &#8220;embeista&#8221; (da &#8220;embè&#8221; ).</p>
<p>Ovviamente, da un atteggiamento del genere non può che scaturire un&#8217;indifferenza generale nei confronti della cultura, fino ad arrivare all&#8217;ormai celebre e largamente condivisa frase &#8220;con la cultura non si mangia&#8221;.</p>
<p><strong>Ed è vero. Ma la cultura, quella senza la &#8220;K&#8221; davanti di fantozziana memoria, ossia quella che apre la mente senza imposizioni, è altrettanto importante del cibo. E&#8217; parte di un cammino che approda, lentamente o velocemente ma in maniera inesorabile, alla ricerca.</strong></p>
<p>Ricercare, come sappiamo, significa anzitutto mettere e mettersi fruttuosamente in discussione, e mettersi fruttuosamente in discussione non è altro che il primo passo verso la strada della verità, una cosetta da niente che tutti ambiscono e che guai a levargliela ma che, diciamoci appunto la verità, in fondo spaventa molto più di quanto non la si desideri.</p>
<p>Negare la cultura, ossia negare cibo alla mente, è altrettanto criminale che negare cibo al corpo. <strong>Come il corpo verrebbe presto ridotto, in assenza di cibo, allo stato vegetativo, anche la mente senza cultura (ossia senza ricerca, senza cammino) vegeta.</strong></p>
<p>E, cristallizzata nelle sue poche, rassicuranti conoscenze, fa dire alle labbra: &#8220;non lo so, embè?&#8221;. Appunto.</p>
<p>La prima cosa da fare, la vera sola rivoluzione possibile, è dunque quella di abbandonare l&#8217;embeismo che dorme o veglia in ciascuno di noi e ritornare ad essere curiosi, ossia affamati di cultura, di voglia di crescere.</p>
<p>Del resto, ogni bambino che cresce ti bersaglia di &#8220;perché?&#8221;. Una domanda che, da adulti, ci vergognamo di porre.</p>
<p><strong>Alfonso Antoniozzi</strong></p>
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