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	<title>Corriere2000 &#187; minore</title>
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		<title>Teatro Unione, la fondazione è il male minore</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 08:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso antoniozzi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>- Comodamente seduto al tavolo del mio camerino del Teatro Nuovo di Spoleto, uno dei due teatri funzionanti della cittadina umbra, e grazie alla connessione wireless gratuita gentilmente offerta dal Festival, in una pausa tra &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4516" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4516" title="antoniozzi_alfonso" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/antoniozzi_alfonso.jpg" alt="&lt;p&gt;Alfonso Antoniozzi&lt;/p&gt; " width="230" height="344" /><p class="wp-caption-text">Alfonso Antoniozzi </p></div>
<p><span>- Comodamente seduto al tavolo del mio camerino del Teatro Nuovo di Spoleto, uno dei due teatri funzionanti della cittadina umbra, e grazie alla connessione wireless gratuita gentilmente offerta dal Festival, in una pausa tra le prove dello spettacolo inaugurale mi collego a TusciaWeb e leggo di una polemica sorta nei giorni scorsi sull’opportunità o meno di far diventare il Teatro dell’Unione una Fondazione.</p>
<p>(Se non aveste presente Spoleto, vedo di raccontarvelo brevemente: è quel paese di meno di quarantamila abitanti che rappresenta l’Italia in ogni continente grazie al Festival dei Due Mondi…un po’ quello che avrebbe potuto essere Viterbo se cinquantadue anni fa i nostri concittadini non fossero stati talmente gretti da sfanculare Giancarlo Menotti quando era alla ricerca di una sede per il neonato Festival.)</p>
<p><strong>Leggendo, dicevo, di questa polemica, non posso che simpatizzare con chi chiede dove siano finiti i (pochi) soldi incassati dagli spettacoli ospitati dal Teatro, e soprattutto sono con lui quando dice che il teatro non è delle amministrazioni ma è “nostro, in quanto patrimonio culturale da valorizzare e da far vivere”. Sottoscrivo in pien</strong>o.</p>
<p>Simpatizzo e sottoscrivo molto meno quando si mette di traverso a un’eventuale Fondazione, perché non è che le leggi vigenti in materia teatrale ci diano troppo scampo: o Teatro Comunale (ossia improduttivo, come è adesso) o Teatro di Tradizione (non ne abbiamo i requisiti) o Fondazione di diritto privato a semipartecipazione pubblica (il sindaco ne è il Presidente).</p>
<p><strong>Il Teatro Unione, come vado ripetendo da tempo a costo di sembrare noioso come la campana che mi sveglia ogni domenica alle sette e mezza in punto, allo stato delle cose non esiste.</strong></p>
<p>Esiste come spazio, ma non come teatro, laddove si intenda per teatro un meccanismo produttivo e formativo non solo del pubblico ma anche delle singole professionalità che vi lavorano. Il Teatro Unione è il salotto buono della nonna, incellofanato in attesa di chissà quale misteriosa visita e riaperto solo per le grandi occasioni. Di fatto, non è un Teatro. Non ospita, da tempo, neanche le tanto sbandierate “prime nazionali”, che in realtà altro non sono che prove generali di spettacoli che apriranno, con tutti i fragori della stampa, altrove.</p>
<p><strong>La scelta di affidare il Teatro a una Fondazione (che, per legge, deve avere un bilancio in attivo) mi pare il male minore: meglio in mano a privati che sappiano far fruttare il Teatro che in mano a qualsiasi amministrazione comunale si sia fin qui succeduta, la cui gestione delle faccende culturali e teatrali è sotto gli occhi di tutti e finisce in mano al primo che passa, purché provvisto di un sostanzioso parco voti.</strong></p>
<p>La paura che il teatro venga sottratto ai viterbesi mi pare quantomeno ridondante visto che il teatro ci è da tempo stato sottratto, a meno che non vogliamo considerare due saggetti, una decina scarsa di ospitate l’anno e un incontro dei facchini col vescovo come un’intensa attività teatrale.</p>
<p><strong>Ben venga, a parere mio, chi dice di essere in grado di gestire, anche privatamente, il Teatro Unione e di saper mettere a frutto le sue potenzialità piuttosto che continuare a vantarci di un bene che, in effetti, non esis</strong>te.</p>
<p>Cosa preferirei a una Fondazione? E’ presto detto: un teatro interamente Comunale, ossia pubblico, messo in mano a una persona di teatro, con il Comune che si fa carico dei costi vivi (luce, riscaldamento, manutenzione ordinaria, vigilanza) e che sia gratuitamente aperto a qualsiasi gruppo viterbese voglia usarlo per far spettacolo. <strong>Parallelamente, usando i fondi che la Comunità Europea destina alla formazione, renderlo sede di corsi per macchinisti, elettricisti, truccatori, sarte, parrucchieri, attori, creando così nuove professionalità che possano mettere in scena spettacoli con l’obiettivo finale di realizzare una compagnia stabile e di dar vita a un teatro morto, e ovviamente ferma restando la libertà di ospitare (a pagamento e senza vincoli di sorta) qualsiasi spettacolo si voglia.</strong></p>
<p>Ma poiché la storia ci insegna che Viterbo non è terra di sogni, vedi lo sfanculato Menotti, allora evviva la Fondazione: sarà sempre meglio del nulla eterno cui pare condannata la povera sala del Vespignani.</p>
<p>Così la penso io, ma in fondo cosa volete che ne sappia: io non sono un uomo politico, sono semplicemente un teatrante.</p>
<p><strong>Alfonso Antoniozzi</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>&#8220;Difendiamo i minori dalle violenze domestiche&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 15:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio regionale lazio]]></category>
		<category><![CDATA[difendiamo]]></category>
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		<category><![CDATA[violenze domestiche]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>- “Giusto schierarsi a difesa di abusi commessi su donne in altre realtà culturali, ma non dimentichiamo che il mondo occidentale non è immune da certe realtà”.</p>
<p><strong>Approfondire il fenomeno della violenza ‘assistita’ da un </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28720" class="wp-caption alignleft" style="width: 143px"><img class="size-full wp-image-28720" title="regionelazio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2011/01/regionelazio.jpeg" alt="&lt;/p&gt; " width="133" height="135" /><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p>- “Giusto schierarsi a difesa di abusi commessi su donne in altre realtà culturali, ma non dimentichiamo che il mondo occidentale non è immune da certe realtà”.</p>
<p><strong>Approfondire il fenomeno della violenza ‘assistita’ da un minore in ambito familiare, analizzare il sistema di interventi per prevenirlo e contrastarlo, valutare l’adeguatezza dei servizi e delle normative vigenti.</strong></p>
<p>Questi i temi del convegno “Spettatori e Vittime: i bambini e le bambine che assistono ad un atto di violenza lo subiscono” organizzato da Save the Children Italia e Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Lazio.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce nel progetto europeo ‘Daphne III (Minori vittime di violenza assistita di genere in ambito domestico. Analisi dell’efficienza del sistema di protezione)’, che ha interessato tre regioni italiane: Lazio, Piemonte e Calabria.</p>
<p><strong>Nel corso dell’incontro sono stati presentati il rapporto ‘Spettatori e Vittime: i minori e la violenza assistita in ambito domestico. Analisi dell’efficienza del sistema di protezione’ e un video di sensibilizzazione, frutto della consultazione di un gruppo di ragazzi di Roma.</strong></p>
<p>Sono intervenuti il presidente del consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese e il direttore di Save the Children Italia Valerio Neri. A coordinare i lavori il presidente della commissione consiliare Lavoro e politiche sociali Maurizio Perazzolo.</p>
<p>In apertura la dirigente della struttura amministrativa dell’ufficio del garante, Rosina Sartori, ha trasmesso il saluto del garante Francesco Alvaro, assente per una leggera indisposizione: “La conferenza di oggi nasce dalla consolidata collaborazione con Save the Children, con la quale già da alcuni anni condividiamo iniziative mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’infanzia.</p>
<p><strong>In questa circostanza abbiamo scelto di accendere un riflettore sugli effetti che l’assistere ad episodi di violenza in ambito domestico può produrre sulla crescita e lo sviluppo di un bambino. </strong>In una regione come il Lazio, dove convivono realtà metropolitane e situazioni di degrado sociale, infatti, ci è sembrato importante analizzare un fenomeno che è ancora oggi oggetto di scarso interesse e che, al contrario, merita di essere affrontato con la dovuta attenzione.</p>
<p>Considero questa esperienza l’inizio di un percorso di dibattito e discussione che possa portare a verificare le forme più adatte di azioni preventive del fenomeno, all’interno di un contesto generale di interventi normativi a tutela dell’infanzia”.</p>
<p><strong>“Come presidente del consiglio regionale del Lazio – ha detto il presidente Mario Abbruzzese intervenendo nel corso dei lavori – sono onorato che sia stata scelta la nostra regione per ospitare questo evento e ringrazio il garante per il contributo essenziale che ha portato al progetto.</strong></p>
<p>Spesso nel mondo occidentale ci schieriamo a difesa di abusi commessi su donne in altre realtà culturali, ma non dobbiamo commettere l’ingenuità di ritenerci immuni da certe realtà. Gli ultimi dati disponibili su cui ha lavorato Save the Children, infatti, ci dicono che in Italia i minori vittime di violenza sono circa 400 mila: dati preoccupanti e verso i quali le istituzioni non possono essere indifferenti.</p>
<p>La Regione Lazio sta facendo la sua parte. <strong>Voglio ricordare lo stanziamento di 300 mila euro per l’istituzione di centri antiviolenza e quello per il sostegno alle vittime minori pari a 500 mila euro</strong> e, proprio perché si parla di famiglie, la previsione di un’apposita voce a sostegno della maternità e paternità responsabile sulla quale abbiamo programmato un investimento pari 1 milione e 500 mila euro”.</p>
<p>Valerio Neri ha ringraziato il presidente Abbruzzese per “l’impegno che il Consiglio regionale, anche per il tramite del Garante, dimostra verso l’infanzia e i problemi della famiglia”.</p>
<p>E proprio su quest’ultimo tema ha voluto sottolineare quanto la cultura occidentale ed in particolare italiana renda la famiglia un territorio impenetrabile: spesso la legge si ferma “alla porta di casa”.<strong> “Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione sul fenomeno della violenza assistita dai minori in ambito domestico – ha concluso Maurizio Perazzolo &#8211; Questo incide notevolmente sullo sviluppo del bambino che si trova suo malgrado coinvolto in una spirale di violenza.</strong></p>
<p>Purtroppo nella mia passata esperienza di insegnante di ginnastica artistica ho avuto modo di constatare gli effetti e le conseguenze di questo fenomeno sui ragazzi. Coloro che avevano assistito ad atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale sulle figure di riferimento non riuscivano ad esprimersi al meglio neanche nello sport. L’incubo di ciò che avevano vissuto è condizionante per il resto della loro vita”.</p>
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