 <?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Corriere2000 &#187; opinione</title>
	<atom:link href="http://www.corriere2000.it/tag/opinione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.corriere2000.it</link>
	<description>Quotidiano on line</description>
	<lastBuildDate>Sat, 26 Apr 2025 17:21:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>Non ci sono più i vecchi di una volta…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/04/non-ci-sono-piu-i-vecchi-di-una-volta/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2012/04/non-ci-sono-piu-i-vecchi-di-una-volta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 00:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[alambicco]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso antoniozzi]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[vecchi di una volta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=35047</guid>
		<description><![CDATA[<p>Curioso paese, l’Italia. I vecchi sembrano essere scomparsi dalla nostra vita, dalla vita di tutti i giorni.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4516" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-4516" title="antoniozzi_alfonso" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/antoniozzi_alfonso-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">Alfonso Antoniozzi</p></div>
<p>- Curioso paese, l’Italia.</p>
<p><strong>Se da un lato la vecchiaia sembra essere un requisito fondamentale e vincolante per entrare a far parte di una qualsiasi compagine governativa (dall’esecutivo al consiglio d’amministrazione), dall’altro i vecchi, termine sostituito dal più edulcorato “anziani” o dall’orrenda metafora “terza età”, sembrano essere scomparsi dalla nostra vita, dalla vita di tutti i giorni.</strong></p>
<p>Non è passato un millennio e nemmeno un secolo, ma solo una manciata di anni da quando si poteva uscir di casa e imbattersi in qualche simpatico quanto logorroico vecchietto che, presa come imperativo categorico la sua funzione di testimone dei tempi andati, non esitava a impegnare quarti d’ora sani del tuo tempo per raccontarti la storia della sua vita e della tua città, esperienza che ti lasciava stremato forse, ma annoiato mai.</p>
<p><strong>Sono scomparsi i vecchi dalle nostre piazze, svaniti dalla maggior parte delle famiglie e relegati negli ospizi </strong>(termine sostituito dalla più rassicurante metafora “casa di riposo”, in quell’ottica straordinariamente corretta dal punto di vista formale che chiama il falso in bilancio “contabilità creativa”), come se la vecchiaia, che dovrebbe essere termine ultimo della vita di tutti e mèta cui ambire, fosse diventata qualcosa di cui vergognarsi, una magagna inevitabile da occultare.</p>
<p><strong>Parrebbe, all’occhio di un osservatore esterno, che in vecchiaia non si abbiano che due scelte: governa o sparisci (ed eventualmente muori), e parrebbe anche che il governare sia una sorta di elisir di lunga vita, una garanzia di longevità, visto che in Italia siamo pieni di “grandi vecchi” che pare non abbiano alcuna intenzione di abbandonare poltrone tanto faticosamente conquistate.</strong></p>
<p>La storia, bellissima, del “Padrino” di Coppola che finisce i suoi giorni in campagna, a giocare col suo nipotino, completamente disinteressato di quanto era riuscito a creare sembra destinata a restare un sogno di celluloide: da noi i grandi vecchi muoiono seduti e ben eretti, in alcuni casi continuando a fare il bello e il cattivo tempo senza nemmeno prendersi la pena di restare dietro le quinte.</p>
<p>Si governa, dunque, o si sta all’ospizio. Di altre storie di vecchi non è dato sapere, tranne da quanto trapela da certe agenzie pubblicitarie che ci rivelano come la Sandrelli abbia risolto i suoi problemi con le ossa, la Carrà quelli col colesterolo e Banfi quelli d’udito.</p>
<p><strong>Ai vecchi, nella nostra società, non pare sia data l’opportunità di condurre una vita normale, al pari degli altri esseri umani, senza dover necessariamente esser ridotti a stereotipi che insegnano alla nuora pasticciona come non si sbaglia candeggio o dover assurgere al ruolo, non so quanto invidiabile, di “grande vecchio”.</strong></p>
<p>Ai vecchi non è dato innamorarsi. Le fiction televisive raramente narrano di storie d’amore nate in vecchiaia, e raramente se ne sente parlare nella vita di tutti i giorni. Ai vecchi non è dato “rifarsi una vita”. Per i vecchi è socialmente disdicevole avere una vita sessuale o innamorarsi, e figurarsi poi se si innamorano di qualcuno più giovane (a meno che il vecchio non sia un uomo, sempre galletto fino alla bara nell’immaginario collettivo: “daje nonno, spara l’urtimi corpi!”).</p>
<p>I vecchi, se li incontriamo per caso in strada, sono solo un intralcio: fastidiosi quanto le piattole quando ci mettono una vita ad attraversare la strada, nefasti come avventori del servizio postale perché rallentano le code, ostacoli sul nostro cammino quando arrancano faticosamente appoggiandosi al loro bastone.</p>
<p>Eppure, col passare del tempo, dentro si resta uguali. E’ solo il guscio che cambia, e in una società che dà talmente tanto rilievo al guscio da arrivare a preservarlo fino a farlo diventare in alcuni risibili casi un canotto di silicone, a paralizzare per sempre grazie al botulino sguardi una volta vivi, a ridurre quello che una volta era un dignitoso cranio a puntaspilli per esperimenti di trapianto pilifero, il guscio pare sia la cosa più importante.</p>
<p><strong>Ma chiunque si sia innamorato davvero almeno una volta nella vita, oppure abbia provato davvero a guardare per una volta oltre le apparenze, si è reso conto che il guscio non è altro, appunto, che un guscio destinato a sfaldarsi, mentre al suo interno tutto resta uguale.</strong></p>
<p>E noi, in nome del guscio e forse anche per esorcizzare la paura di invecchiare e quella di morire, ci rendiamo responsabili dell’allontanamento dalla società di migliaia di esseri umani, chiudiamo la nostra memoria viva e reale negli ospizi e ci costruiamo una memoria virtuale su internet, nell’attesa inevitabile di essere anche noi allontanati, raccogliendo quanto abbiamo seminato.</p>
<p>Non so perché io stia scrivendo questo alambicco, e non so neppure esattamente dove voglio andare a parare. Forse la ragione sta nel fatto che, come i miei capelli sempre più bianchi sono lì a testimoniare, sto lentamente diventando vecchio anch’io, e ci voglio arrivare con tutte le mie rughe e con tutti i segni del tempo che parleranno per me della vita che ho avuto la fortuna di vivere, in mezzo alla società e rompendo i coglioni fino alla fine.</p>
<p>Personalmente, non vedo l’ora.</p>
<p><strong>Alfonso Antoniozzi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2012/04/non-ci-sono-piu-i-vecchi-di-una-volta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quel Mieli mi sta antipatico…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/04/quel-mieli-mi-sta-antipatico%e2%80%a6/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2012/04/quel-mieli-mi-sta-antipatico%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 00:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[sporco comunista]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=34776</guid>
		<description><![CDATA[<p>Paolo Mieli mi sta sinceramente antipatico, essendo uno dei capi dell’establishment posti a direzione dell’orchestra delle opinioni che girano per il Paese.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- Paolo Mieli mi sta sinceramente antipatico, essendo uno dei capi dell’establishment posti a direzione dell’orchestra delle opinioni che girano per il Paese e, sicuramente, uno dei king maker del governo Monti, <strong>verso cui personalmente nutro ben pochi sentimenti positivi e molte diffidenze</strong>.</p>
<p>Antonio Gramsci riteneva necessario distinguere con nettezza tra “senso comune” e “buon senso”. E per spiegare tale distinzione ricorreva ad Alessandro Manzoni, il quale annotava che al tempo della peste “<strong>c’era pur qualcuno che non credeva agli untori, ma non poteva sostenere la sua opinione, contro l’opinione volgare diffusa, perché il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune</strong>”.</p>
<p>Ecco: è proprio questo che venerdì pomeriggio,<strong><a title="“In tutti i paesi civili l’articolo 18 non c’è”" href="http://www.tusciaweb.eu/2012/03/in-tutti-i-paesi-civili-larticolo-18-non-ce/" target="_blank"> mentre ascoltavo Mieli rispondere alle domande del direttore Galeotti alla Scuola Edile</a></strong>, mi suscitava insofferenza: il voler far credere che senso comune e buon senso potessero sovrapporsi, così, tranquillamente, senza tenere conto delle differenze, dei conflitti, delle contraddizioni.<strong> Per una personalità cresciuta in Potere Operaio mi pare una non piccola amnesia rispetto alla propria formazione.</strong></p>
<p>Ma quel che mi interessa sottolineare è stato il moto di sincerità che in quella sede <strong>Mieli ha avuto nel rimarcare come la situazione reale sia ben peggiore di quella che i media descrivono. </strong>Ne ha dato una spiegazione ineccepibile: i media vendono pubblicità; la pubblicità ha bisogno di sano ottimismo (ne approfitto per porgere un deferente saluto al maestro Tonino Guerra, da poco scomparso); i media devono vendere ottimismo. <strong>E’ evidente che Mieli conosca tanto Aristotele quanto il marketing editoriale.</strong></p>
<p>Ma è altresì evidente che Mieli conosca la situazione reale, fatta di imprenditori che non vengono pagati, di lavoratori licenziati o in cassa integrazione guadagni, di giovani sempre più sfiduciati nella possibilità di trovare uno sbocco alla propria domanda di inserimento nella società.</p>
<p><strong>Non c’è più garanzia per nessuno.</strong> Non sarà la Grecia, ma finalmente i mezzi di informazione si sono accorti delle persone che si tolgono la vita piuttosto che perdere la dignità: hanno smesso di battere il tasto su scandali e piccole (insopportabili, intollerabili, insostenibili) microviolenze, per accorgersi del dramma economico e occupazionale che interessa ogni famiglia. <strong>La grande depressione è già qui ed è meglio rendersene conto, anche perché è proprio da qui che può ripartire la ripresa.</strong></p>
<p>Che non vuol dire cchiu Pil ppe’ tutti. Ma green economy, buona occupazione, nuovo welfare. <strong>L’Italia ce la può fare se alza la testa, se non ha paura del conflitto, se non abbassa la testa appena si alza l’andamento dello spread, se sull’articolo 18 ragiona con la testa invece che con la pancia</strong>.</p>
<p>Abbiamo appena chiuso le celebrazioni del 150esimo dell’unità d’Italia e vorrei sperare che, al di là dell’ubriacatura di retorica, che ha consentito al presidente della Repubblica di approfittare temporaneamente (e per fortuna) del suo ruolo, rimanesse il senso di una nazione che vuole camminare insieme. Perché da soli non si va da nessuna parte.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2012/04/quel-mieli-mi-sta-antipatico%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bric, i marò e le debolezze dell’Italia</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/03/bric-i-maro-e-le-debolezze-dell%e2%80%99italia/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2012/03/bric-i-maro-e-le-debolezze-dell%e2%80%99italia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 23:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
		<category><![CDATA[bric]]></category>
		<category><![CDATA[debolezze]]></category>
		<category><![CDATA[francesco mattioli]]></category>
		<category><![CDATA[marò]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[sociologo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=34554</guid>
		<description><![CDATA[<p>Bric è una sigla che da diversi anni ormai ha assunto un ruolo chiave per comprendere molti fenomeni internazionali, dalle dinamiche socioeconomiche a quelle politiche. Sono le iniziali di Brasile, Russia, India e Cina, i paesi economicamente emergenti, per molto tempo esclusi dal circolo più esclusivo delle economie altamente industrializzate.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4787" class="wp-caption alignleft" style="width: 204px"><img class="size-medium wp-image-4787" title="mattioli_francesco" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/mattioli_francesco-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /><p class="wp-caption-text">Francesco Mattioli</p></div>
<p>- Bric è una sigla che da diversi anni ormai ha assunto un ruolo chiave per comprendere molti fenomeni internazionali, dalle dinamiche socioeconomiche a quelle politiche. Sono le iniziali di <strong>Brasile, Russia, India e Cina</strong>, i paesi economicamente emergenti, per molto tempo esclusi dal circolo più esclusivo delle economie altamente industrializzate.</p>
<p><strong>Il Bric spiega gli incidenti a cui è andata incontro l’Italia in questi ultimi anni. </strong>E non solo l’Italia: il traffico di prodotti contraffatti e pericolosi che si trascina dalla Cina al nostro paese è condiviso e subìto anche da altre nazioni occidentali;<strong> il taglieggiamento sotterraneo che la Russia mette in atto grazie ai suoi gasdotti riguarda l’Italia ma anche altri paesi industrializzati.</strong></p>
<p>Cina e Russia del resto sono ancora in preda alla sindrome della tigre imperialista, e segnatamente americana, e questo li induce persino a tollerare i massacri di Assad e la corsa agli armamenti dell’Iran.</p>
<p>Ma Cina e Russia sono anche due mercati emergenti, dove l’industria europea e americana – si pensi a quella automobilistica, ormai asfittica in occidente – può fare buoni affari.<strong> Questo giustifica l’atteggiamento morbido che i paesi industrializzati dell’occidente mantengono nei loro confronti, anche a proposito di tragedie come quella della Siria.</strong></p>
<p>Diverso il caso di Brasile e India. Gli schiaffoni di questi due paesi Bric di recente sono andati dritti dritti all’Italia.</p>
<p>Il Brasile di Lula, facendosi beffe del diritto internazionale e cogliendo una ben squallida occasione per esaltarsi della propria indipendenza dal capitalismo occidentale, ha permesso che un criminale mascherato da perseguitato politico, come Cesare Battisti, andasse libero.<strong> Il Brasile è il principale mercato della Fiat e l’interscambio economico con l’Italia è in crescita.</strong></p>
<p>A ben vedere, in questa faccenda l’Italia non ha fatto la voce grossa: certo, si è affidata ai migliori esperti del diritto, confidando che queste faccende si risolvessero con le leggi internazionali e i gentlemen’s agreements fra stati.<strong> La verità è che l’Italia non aveva nessun elemento per negoziare sul piano economico e politico: è il Brasile che è nel Bric, non l’Italia, noi siano in recessione, loro crescono al ritmo del cinque per cento l’anno.</strong></p>
<p><strong>L’India</strong>. Allo stato attuale non siamo sicuri se i marò italiani della petroliera Lexie abbiano ucciso per sbaglio quei poveri pescatori indiani – forse è anche vero – ma un fatto è certo: che, in spregio delle regole vigenti in materia di acque internazionali, l’India si è arrogata il diritto di arrestare i due militari, trattando peraltro con grande supponenza i diplomatici del nostro paese.</p>
<p><strong>Forti di un diritto internazionale a cui evidentemente crediamo solo noi (e gli indiani ce lo hanno fatto capire), ci siamo consegnati alle autorità dell’India sicuri delle nostre ragioni. </strong>Ancora una volta abbiamo riposto le nostre certezze nel diritto. Il che ci fa onore, ma viene il dubbio che non avremmo potuto fare diversamente, perché l’India è un mercato privilegiato, verso i quale non possiamo chiudere le porte. Anche qui, la verità è che l’India è nel Bric, noi siamo in recessione e loro crescono del 7,5 per cento.</p>
<p><strong>Che fare, allora, con i Bric? </strong>Temo che purtroppo sarebbe necessario incominciare ad avere una fiducia condizionata nel diritto internazionale, cioè a rendersi conto che invocarlo nei confronti di certi paesi può essere ozioso. Va tenuto presente che lo schieramento etico del mondo è tutt’altro che compatto; molti paesi orientali hanno sottoscritto una nuova dichiarazione sui diritti dell’uomo, quella di Bangkok, <strong>che va in controtendenza con quella del 1948, che ritengono troppo ispirata ai valori occidentali.</strong></p>
<p><strong> </strong>Tra l’altro nella dichiarazione di Bangkok si sottolinea che la libertà dell’individuo può essere sacrificato all’interesse collettivo, giustificando così i regimi dittatoriali, politici e teocratici, di molti paesi orientali e mediorientali.</p>
<p><strong>In secondo luogo, non potendo competere economicamente con i Bric, è meglio evitare di mettersi nelle loro mani (come ha fatto la Lexie) perché, almeno noi italiani, non abbiamo una vera forza di scambio.</strong></p>
<p>Terzo, se proprio si vuol fare un discorso di principio, da gentiluomini, allora è bene andare fino in fondo, rispondendo con provvedimenti diplomatici “forti”, anche se puramente formali, che costituiscano un segnale inequivocabile della propria fermezza.</p>
<p>Nell’affare Cermis, gli Stati Uniti, di cui pure siamo alleati privilegiati e partner economici, senza tante discussioni si sono portati via il loro militare, se lo sono giudicato per conto loro e se lo sono praticamente assolto. Una offesa alla giustizia, certo<strong>; ma anche un ceffone alla nostra sovranità nazionale che noi, da inveterati e servili levantini, siamo sempre disposti a sacrificare pur di arraffare qualche moneta.</strong></p>
<p>La dignità, l’autorevolezza e la credibilità di un paese, a livello internazionale, non si fonda esclusivamente sulla sua potenza economica, sulla sua solvibilità finanziaria e sulla rettitudine giuridica, ma anche sulla capacità di non venire a patti con chi ne offende la dignità e si fa beffe delle sue ragioni. In questo, Francia e Regno Unito – altrettanto in difficoltà quanto noi con i paesi Bric – hanno qualcosa da insegnarci.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Mattioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2012/03/bric-i-maro-e-le-debolezze-dell%e2%80%99italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Al di là delle mimose…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/03/al-di-la-delle-mimose%e2%80%a6/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2012/03/al-di-la-delle-mimose%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 00:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[mimose 8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[sporco comunista]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=34553</guid>
		<description><![CDATA[<p>Nell’arco di poche ore, alla vigilia della ricorrenza dell’8 marzo, le notizie di violenze sulle donne, di omicidi, di atti di ferocia contro vita e dignità femminile si accavallano nella confusione della cronaca di ogni giorno. Pare quasi che di tale ricorrenza sia in atto una macabra celebrazione.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- Al di là delle mimose&#8230;</p>
<p>Nell’arco di poche ore, alla vigilia della ricorrenza dell’8 marzo, le notizie di violenze sulle donne, di omicidi, di atti di ferocia contro vita e dignità femminile si accavallano nella confusione della cronaca di ogni giorno. Pare quasi che di tale ricorrenza sia in atto una macabra celebrazione.</p>
<p><strong>Questa festa della donna, che risulta ormai così rituale tra mimose e cerimonie ufficiali, piegata anch’essa ai richiami del marketing, rischia di trasformarsi in un elemento di stanchezza nella percezione sociale, piuttosto che rimanere un richiamo alle responsabilità individuali e sociali.</strong></p>
<p>Anche per questo credo sia necessario prestare una qualche attenzione in più a quello che accade, a fatti che testimoniano come nel silenzio diffuso delle case o nel clamore episodico dei riflettori e delle telecamere, continuino a consumarsi crimini che non sono contro l’onore, contro la famiglia, contro il buon costume. Sono crimini contro persone, contro il corpo delle donne, che rimane ancor oggi un oggetto che molti credono o sono indotti a credere sia a propria disposizione.</p>
<p><strong>Nel turbine della crisi economica e occupazionale, nella spirale della crisi etica che avvolge i nostri giorni è fin troppo facile che a pagare siano chiamate le persone più deboli e indifese, le donne in primo luogo, poiché su di loro ricade il peso maggiore di una società sempre più accartocciata su sé stessa. Madri, mogli, figlie, che spesso sono ricacciate nella condizione usuale alle donne di decenni fa: ad esempio, le prime a perdere il lavoro, le ultime a trovarlo.</strong></p>
<p>Non è con l’anelito alla bontà dei maschi che si risolvono le questioni che stanno sul tappeto. Bensì con una operazione culturale che agisca sui valori di fondo del costume sociale, col riconoscimento che competere, sopraffare, opprimere, violentare, oltre che un agire stupido è anche un agire inefficiente e inefficace.</p>
<p>Nella scala dell’evoluzione abbiamo bisogno che al maschio alfa ed alla femmina che cerca di competere con lui possano sostituirsi uomini e donne beta, gamma, delta, preoccupati/e più che altro di fare un buon lavoro, di garantire pari opportunità, di far crescere una società sobria e solidale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2012/03/al-di-la-delle-mimose%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Così è nata la sanità del… pronto soccorso</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/03/cosi-e-nata-la-sanita-del%e2%80%a6-pronto-soccorso/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2012/03/cosi-e-nata-la-sanita-del%e2%80%a6-pronto-soccorso/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 00:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[nata]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[pronto soccorso]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=34552</guid>
		<description><![CDATA[<p>La situazione della sanità ha una madre, anzi una nonna, quella di tutte le leggi che, quasi ad ogni cambiar di governo, sono state fatte per aggiustare i danni di quelle abrogate.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><img class="size-medium wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini</p></div>
<p>- La situazione della sanità ha una madre, anzi una nonna, quella di tutte le leggi che, <strong>quasi ad ogni cambiar di governo, sono state fatte per aggiustare i danni di quelle abrogate.</strong></p>
<p>E’ la riforma del 1978, nata dalla non del tutto naturale (allora) congiunzione della Dc col Pci nel letto a una piazza del monocolore democristiano denominato di “unità nazionale”.</p>
<p><strong>Furono cancellate le mutue (che funzionavano) e rottamati i medici condotti</strong>, quelli che tutto e tutti curavano e a ogni ora.</p>
<p>Si diceva, infatti, che la salute doveva essere “curata” prima di perderla, prima cioè di correre al pronto soccorso.<strong> In sostanza, con le guardie mediche, i medici di base e gli specialisti sul territorio. Per gli ospedali, un futuro di alta specializzazione e soggiorni meglio che in albergo.</strong> Per lo stato e i cittadini, sanità democratica gestita e vigilata dai politici con l’obiettivo dell’efficienza: prevenire per curare meglio, spendendo meno.</p>
<p><strong>Si credeva molto in questa riforma (come in altre, per esempio il trasporto pubblico al posto di Garbini) e se ne andavano a spiegare le ragioni in comizi e assemblee.</strong></p>
<p>Una domenica mattina, a Orte, in una gremita sala Proba Falconia, quando si aprì il dibattito, un signore distinto pacatamente raccontò: ”<strong>Sono il medico condotto di Ore Scalo.</strong> Ieri sera, sabato, alle 19,30 sono andato a trovare una signora che avevo già visitato nel pomeriggio perché sembrava dovesse partorire da un momento all’altro. <strong>Il parto, però, non era maturo e, dopo cena, son tornato da lei, come pure, stamattina, domenica, appena alzato. Ci sono rimasto fino a quando è nato un bel bambino</strong>”.</p>
<p>Rivolto, poi, al tavolo dei relatori, il dottor Orlandi (questo il nome de medico condotto, ancora nel cuore dei concittadini) avvertì: ” Quando ci sarà questa riforma di cui parlate e chiameranno il medico alle 19,30, mezz’ora prima, cioè, di essere sostituito dalla guardia medica, naturale che la chiamata passerà a questa e il giorno dopo, prima che il nuovo medico della domenica intervenga, passeranno un po’ d’ore<strong>. Alla signora non resterà che correre al pronto soccorso dell’ospedale, dove, però, troverà tanti altri che avrebbero potuto essere assistiti a casa propria”</strong>.</p>
<p>Difficile dimenticare questo apologo così profetico di fronte alla situazione dei pronto soccorsi oggi, allo spreco di moneta non curante (ma talora coadiuvante la politica) e leggendo che nel Lazio quasi il 70 per cento di chi va al pronto soccorso viene rimandato a casa. <strong>Quelli che per la riforma del ‘78 non avrebbero mai dovuto aspettare in barella nei corridoi dell’ospedale</strong>.</p>
<p>La generazione dei politici e sindacalisti di quegli anni tutto poteva immaginare fuorché, per garantire la salute, il democratico servizio sanitario fosse affidato ai manager ( tagliatori di teste e fondi, apolitici ma amici dei partiti che li indicano) e che, addirittura, per Roma si dovesse far ricorso a medici e attrezzature dell’esercito.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2012/03/cosi-e-nata-la-sanita-del%e2%80%a6-pronto-soccorso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con Monti è finita l’era del circo Barnum</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/01/con-monti-e-finita-l%e2%80%99era-del-circo-barnum/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2012/01/con-monti-e-finita-l%e2%80%99era-del-circo-barnum/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 05:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[arnaldo sassi]]></category>
		<category><![CDATA[barnum]]></category>
		<category><![CDATA[circo]]></category>
		<category><![CDATA[monti]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=34220</guid>
		<description><![CDATA[<p>Ma sì, ammettiamolo. Siamo proprio uno strano Paese. Un Paese dove tutti chiedono il meglio, ma dove nessuno è disposto a cedere un centimetro delle proprie posizioni acquisite per migliorare il bene collettivo.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3883" class="wp-caption alignleft" style="width: 215px"><img class="size-medium wp-image-3883" title="sassi_arnaldo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/sassi_arnaldo-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /><p class="wp-caption-text">Arnaldo Sassi</p></div>
<p>- Ma sì, ammettiamolo. Siamo proprio uno strano Paese. Un Paese dove tutti chiedono il meglio, <strong>ma dove nessuno è disposto a cedere un centimetro delle proprie posizioni acquisite per migliorare il bene collettivo.</strong></p>
<p><strong> </strong>Un Paese dove impera il motto guicciardiniano del “particulare”, anche se ciò va a danno del resto della comunità.</p>
<p><strong>Partiamo dal decreto “Cresci Italia” appena varato dal governo Monti.</strong> Sicuramente incompleto, sicuramente non esaustivo, ma rivoluzionario. Perché tenta di liberare il Paese da una serie di vincoli che favoriscono alcuni a danno di altri.</p>
<p><strong>E che succede? Che chi si sente colpito annuncia la lotta dura senza paura in difesa dei propri diritti, che ritiene calpestati.</strong>Sicché ecco che tassisti, benzinai, farmacisti, avvocati (e chi altro?) si trasformano improvvisamente in ultrà, pronti a vendere cara la propria pelle.</p>
<p><strong>Senza considerare la più elementare delle riflessioni da fare in questo momento. </strong>E cioè che l’Italia è sull’orlo del baratro e che, se precipita, a rimetterci saranno tutti. Ma proprio tutti.</p>
<p>Non bisogna certo essere esperti di sociologia per comprendere come questa cultura, tutta tipicamente indigena, sia ormai consolidata nel dna dell’homo italicus.<strong> Il quale pensa che ancora sia possibile fare soprattutto il proprio interesse anche a danno degli altri.</strong></p>
<p><strong></strong>Del resto, basta entrare in un bar e ascoltare i discorsi che si fanno in questi giorni per avere un’idea abbastanza precisa di come ragionano i più: <strong>tutti si lamentano per i sacrifici da fare (ovviamente quelli che li colpiscono personalmente sono in primo piano) e nessuno ragiona sul futuro di questo Paese e soprattutto sui giovani </strong>(ma tutta questa gente non ce l’ha i figli?), che si trovano in una situazione veramente disastrosa.</p>
<p><strong>Certo, alla formazione di questo tipo di cultura, deleteria per qualsiasi comunità, ha contribuito molto in questi anni la politica.</strong> Anzi, i politici. Che hanno pensato a tirare a campare, solo e sempre alla ricerca ossessiva del consenso, senza però avere (o voler vedere) un quadro oggettivo delle situazione che si andava delineando e prendere le adeguate contromisure in tempo utile.</p>
<p><strong>Il governo Monti, tra i tanti meriti, ha soprattutto quello di averci riportato alla realtà</strong>. A farci vedere un’Italia dove i ristoranti sono pieni, gli aerei e gli alberghi pure; ma dove sono aumentati a dismisura disoccupati e cassintegrati, perché le aziende non ce la fanno e sono costrette a chiudere.<strong> Un Paese a due velocità, dove c’è sicuramente chi sta a pancia piena, ma c’è anche chi muore di fame.</strong></p>
<p>Un particolare: non vi sembra curioso che di fronte a queste riforme che liberalizzano le professioni, i mal di pancia maggiori siano proprio nel Pdl? Ma Berlusconi non era quello del libero mercato e dello Stato leggero e non invasivo?<strong> E allora perché oggi sembra accettare con pochissimo entusiasmo quel che Monti propone?</strong></p>
<p><strong></strong>Ve lo dico io: perché quei provvedimenti vanno a colpire soprattutto il suo elettorato e il consenso – ci risiamo, signora mia – è sempre più importante di tutto il resto. A questo punto meglio la Lega che, dimentica di essere stata al governo negli ultimi otto anni, oggi tenta di rifarsi una verginità con un’opposizione dura e pura (<strong>tranne quando si tratta di salvare dal carcere qualche amico di vecchia data. Leggi: Cosentino</strong>).</p>
<p>La mia speranza di italiano è che Mario Monti vada avanti e ce la faccia, anche se ce la sta facendo pagare a caro prezzo (ma c’era un’alternativa?). Certo è che con il professore l’Italia ha ricostruito in breve tempo una sua immagine nel Paese e all’Estero, dopo il circo Barnum degli ultimi anni. <strong>Un’immagine totalmente diversa dalla precedente, che definire clownesca è pleonastico</strong>.</p>
<p>Mi è capitato di vedere il premier in alcune trasmissioni televisive (da Fabio Fazio, su Raitre, e da Lilli Gruber, su La7) e ho apprezzato molto, intanto il fatto che si sia sottoposto a domande vere e senza alcuna rete di protezione; poi il contenuto delle sue risposte, che mi hanno fatto giungere a una semplice conclusione: Mario Monti è una persona seria.</p>
<p>In tutto questo c’è un unico cruccio: <strong>Monti presidente del consiglio è stato il frutto di un’operazione (intelligente quanto volete) ideata e portata a termine dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano</strong>. Il suo predecessore invece, purtroppo lo avevano scelto gli italiani.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Arnaldo Sassi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2012/01/con-monti-e-finita-l%e2%80%99era-del-circo-barnum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lione, San Bonaventura e il vecchio Marx</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/01/lione-san-bonaventura-e-il-vecchio-marx/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2012/01/lione-san-bonaventura-e-il-vecchio-marx/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 01:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[lione]]></category>
		<category><![CDATA[marx]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[oreste massolo]]></category>
		<category><![CDATA[san bonaventura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=34139</guid>
		<description><![CDATA[<p>Sono stato a Lione per dieci giorni nella seconda metà di dicembre non per vacanza, ma per seri motivi familiari. Lione, terza città francese per abitanti e seconda per estensione territoriale, è vivibile, ordinata, pulita, con strade prive di buche e ben asfaltate, con un sistema di trasporti pubblici che funziona alla perfezione.</p>
<p>&#160;</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7283" class="wp-caption alignleft" style="width: 206px"><img class="size-medium wp-image-7283" title="massolo_oreste" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/11/massolo_oreste-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /><p class="wp-caption-text">Oreste Massolo</p></div>
<p>- Sono stato a Lione per dieci giorni nella seconda metà di dicembre non per vacanza, ma per seri motivi familiari.</p>
<p>Lione, terza città francese per abitanti e seconda per estensione territoriale, è vivibile, ordinata, pulita, con strade prive di buche e ben asfaltate, con un sistema di trasporti pubblici che funziona alla perfezione.</p>
<p>Viene da domandare:”Come mai quello che altrove è normale, da noi è un miraggio o un sogno che svanisce con il sorgere dell’alba? Qual è il male oscuro che colpisce gran parte del nostro Paese?”</p>
<p>Camminando per la parte antica della città mi sono imbattuto in “rue de Pazzi”. Grande la mia sorpresa e la mia curiosità. Ho scoperto, allora, che nel Quattrocento, soprattutto mercanti milanesi e fiorentini, in particolare i Pazzi, lì esuli dopo la congiura, avevano avviato e diffuso la tessitura della lana, contribuendo così a far diventare Lione un centro mercantile e finanziario tra i più importanti di Francia.</p>
<p>Ho anche sostato davanti alla chiesa di “Saint Bonaventure”. Ho appreso che vi è sepolto San Bonaventura da Bagnoregio, morto a Lione, a 53 anni, nel 1274 durante i lavori del II Concilio, convocato da Papa Gregorio X, nel quale si cercò di ristabilire l’unità tra cristiani e ortodossi. Singolare quanto, in seguito, è accaduto alla salma del “doctor seraphicus”. Nel 1490, durante la ”ricognizione” del corpo,v enne estratto il braccio destro, portato l’anno dopo, a Bognoregio e il ”sacro braccio” ora si trova nella cattedrale di San Nicola.</p>
<p>Non finiscono qui i riferimenti al nostro paese.</p>
<p>Renzo Piano, architetto di fama mondiale, ha progettato, nel 1996, il centro congressi “Citè internationale”, quasi una mini-città che si estende lungo il fiume, appena dietro il Parco la Tete d’or e nel 2006 vi ha costruito l’anfiteatro, il più importante impianto congressuale d’Europa.</p>
<p>Non potevo leggere giornali italiani perché alloggiavo in una zona lontana dal centro e non si trovavano nelle edicole quotidiani stranieri; compravo allora “Le Monde”, il più autorevole giornale francese. In dieci giorni è stato pubblicato un solo articolo riguardante l’Italia. Si parlava, ironicamente, della lotta intrapresa dall’onorevole Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma, Alemanno, contro le gomme americane gettate per strada o appiccicate nei luoghi più disparati! Neppure un accenno alla “manovra” Monti, approvata dal Parlamento. Una dimostrazione dell’”alta” considerazione che i francesi hanno ora verso di noi.</p>
<p>Altro fatto sorprendente: Le Monde, presentato con un corsivo dal titolo “la crise europèenne rèveille le spectre de Karl Marx” pubblica, separatamente, un fascicolo (7,90 euro): ”Marx l’irréductible” e si domanda “cosa può ancora dirci oggi?”ed esclama :”Marx n’est pas mort!”.</p>
<p>In Italia, per quanto ne so, sul pensatore di Treviri ha scritto un articolo il grecista Luciano Canfora sul Corsera; vi ha fatto un cenno Giuliano Amato in una intervista (Capitalismo in crisi. Dovranno salvarlo le sinistre europee) rilasciata all’Unità: ”…forse tornare a Marx è troppo, ma fermarsi agli ammortizzatori sociali è troppo poco”. E ne ha parlato più a lungo Bruno Gravagnuolo, sempre</p>
<p>sull’Unità che, tra l’altro, così si esprime: ”Marx nel Capitale scrive che la finanza distrugge e volatilizza l’accumulazione capitalistica. Che a sua volta ha bisogno della finanza, vi si mescola, per poi scaricare il tutto sullo Stato e ripartire, dopo aver asservito e impoverito la società”. E’, dunque, la perenne “distruzione-creativa” di cui parlava Schumpeter (seguendo Marx). Ed è difficile non essere d’accordo. Oggi, credo, nessuno pensa più “all’esproprio degli espropriatori”, ma che sia possibile una società dove il numero delle persone che ne governano le sorti non sia nell’ordine di mille o al massimo diecimila, questo a me pare auspicabile. Il capitalismo non è l’approdo ultimo dell’organizzazione sociale. E Marx può essere ancora d’aiuto.</p>
<p>Lo sottolineava Sir John Hicks, premio Nobel per l’economia quando ha affermato:”La maggior parte di coloro che desiderano far quadrare bene un percorso storico generale useranno le categorie marxiste o qualche versione modificata di esse, dal momento che le versioni alternative offrono ben poco”.</p>
<p><strong>Oreste Massolo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2012/01/lione-san-bonaventura-e-il-vecchio-marx/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alleanze, i dilemmi del Pd</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/10/alleanze-i-dilemmi-del-pd/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/10/alleanze-i-dilemmi-del-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alleanze]]></category>
		<category><![CDATA[dilemmi]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=33195</guid>
		<description><![CDATA[<p>La discussione sulle alleanze del Pd diventa ovviamente centrale in vista di una scadenza elettorale sempre più ravvicinata.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- <strong>La discussione sulle alleanze del Pd diventa ovviamente centrale in vista di una scadenza elettorale sempre più ravvicinata.</strong></p>
<p>In tal senso la consultazione regionale in Molise ha fornito alcune indicazioni, ma non si possono certamente trascurare altri elementi che pure sono ben chiari in campo.</p>
<p><strong>In primo luogo vorrei ricordare che l’analisi dei risultati politici non si fa con l’algebra, ma certo essa può aiutare.</strong></p>
<p>Perché dunque dire che il centrosinistra ha perso in Molise per colpa dei “grillini”? Il vosto disgiunto, a mio parere segnala piuttosto che una buona parte degli elettori ha voluto manifestare liberamente il proprio dissenso verso una candidatura troppo spostata a destra, quella di Frattura (nomen omen?), se pure individuata attraverso il percorso delle primarie.</p>
<p><strong>L’algebra ci dice che, anche in queste condizioni, in una regione tendenzialmente di destra, la coalizione di centrosinistra perde di poco contro un’alleanza con dentro l’Udc. Dunque emerge un elemento che, se pure segna una sconfitta elettorale, indica però l’esistenza della forza intrinseca di una proposta politica omogenea.</strong></p>
<p>Ma l’elemento di fondo su cui riflettere è che Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini sono dichiaratamente impegnati a costruire una nuova forza politica chiaramente collocata sul versante del centrodestra. Lo hanno nettamente ribadito proprio in questi giorni nella convention del terzo polo tenutasi a Lecce.</p>
<p>Dunque appare evidente che l’alleanza che il Pd può stringere con l’Udc deve necessariamente avere un carattere transitorio, di passaggio ad una nuova fase politica, essendo invece preclusa la natura strategica di un possibile accordo tra forze che intendono dislocarsi sulle parti opposte dello schieramento politico-parlamentare.</p>
<p><strong>Tale evidenza è confermata peraltro da una concezione differente del confronto democratico, tra un Pd impegnato a sostenere le ragioni del bipolarismo versus una Udc che dichiara il bipolarismo morto.</strong></p>
<p>Mi pare auspicabile oggi una grande alleanza in grado di tenere insieme parti tra loro diverse dello scacchiere politico per ricostruire i fondamenti costituzionali, economici, culturali e persino etici del nostro Paese partendo dalla situazione di disfacimento e regressione nella quale è precipitato. Non ritengo si tratti però di una necessità da sostenere a tutti i costi.</p>
<p><strong>Soprattutto credo che sbaglierebbe i conti (e qui torniamo all’algebra) chi nel Pd pensasse di sacrificare sull’altare di un accordo con Casini quello con l’Italia dei Valori e con Sinistra Ecologia Libertà. L’intendenza non seguirà: gli elettori hanno imparato a scegliere e i sondaggi dicono chiaramente che una prospettiva del genere sarebbe un semplice suicidio del Pd.</strong></p>
<p>Per questo la definizione di un programma condiviso nel perimetro del nuovo Ulivo e la scelta della leadership mediante le elezioni primarie appare un elemento ineludibile, di fronte ad una precisa richiesta che è emersa nel Paese. Dopo dovrebbe aprirsi il confronto con l’Udc.</p>
<p>Basterebbe ricordare le elezioni comunali di Bologna e Torino. Ma ancor più chiaramente hanno segnato il tracciato quelle di Milano e di Cagliari, dove due gentili estremisti come Giuliano Pisapia e Massimo Zedda sono risultati graditi all’elettorato, che li ha scelti come sindaci senza grandi esitazioni. Per non parlare di Napoli, dove De Magistris ha dato una sonante lezione a tutti i professori del voto moderato.</p>
<p><strong>Certo a livello locale giocano profili civici che non consentono di sovrapporre quelle vicende con lo scenario nazionale ed è quindi necessario affrontare le situazioni con capacità di discernimento per ogni singola realtà. Come a Viterbo dove le forze del terzo polo annunciano un percorso comune e dichiaratamente alternativo al “fallimento” di Pdl e Pd.</strong></p>
<p>Personalmente mi augurerei che il Pd scegliesse senza esitazioni di perseguire la strategia dei cerchi concentrici proposta all’ultimo congresso da Bersani: con il Pd al centro, il nuovo Ulivo intorno ed una più ampia unità delle forze democratiche in un campo più esteso.</p>
<p><strong>Anche perché la “foto di Vasto”, l’alleanza rappresentata dai leader di Pd, Sel e Idv in prospettiva può dare vita ad una grande forza politica unitaria e plurale, capace di raccogliere le grandi ispirazioni politico-culturali che hanno segnato la storia del centrosinistra negli ultimi decenni.</strong></p>
<p>Opera che sicuramente non potrà essere compiuta da una classe dirigente la quale dovrebbe serenamente accettare di passare la mano, di far crescere una nuova leva con lo sguardo rivolto davvero al futuro, il cui bagaglio non sia appesantito da un fardello troppo pesante, la cui immagine non appaia più così opaca come quella di alcuni dei protagonisti di una stagione ormai passata.</p>
<p><strong>Ma soprattutto, prima di ogni altro elemento è necessario che il Pd esca dal guado politicista e ricerchi una alleanza con i cittadini. Poche ma nette idee sulle questioni più sentite nel Paese: a partire dalla questione dei costi della politica e della “casta”, senza demagogie, ma anche senza timidezze, per rilanciare la politica come spirito di servizio.</strong></p>
<p>Ma se questo è un terreno che trova d’accordo trasversalmente tutti i cittadini, dirimente diventa affrontare con vigore e con nettezza la questione dei costi sociali della crisi, facendo pagare sul serio chi non lo ha mai fatto, riformando il welfare ma difendendo i servizi, salvaguardando i beni comuni, aprendo una grande stagione di liberalizzazioni, a partire dal mondo delle professioni oggi troppo spesso precluse ai giovani, puntando con decisione su ricerca, formazione e cultura come risorse strategiche del Paese.</p>
<p>Per fare tutto ciò il Pd e le altre forze del centrosinistra devono avere il coraggio e la capacità di scontentare qualcuno per pensare alle alleanze non solo con le forze più dinamiche del Paese, ma anche con quelli che tirano in silenzio la carretta e rispettano le regole, con il ceto medio impoverito, con gli indignati e i precari, con tutti quelli che in questa stagione di crisi si sentono come nei versi di Ungaretti: si sta come/d’autunno/sugli alberi/ le foglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/10/alleanze-i-dilemmi-del-pd/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sì, sì… condanniamo i black bloc</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/10/si-si%e2%80%a6-condanniamo-i-black-bloc/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/10/si-si%e2%80%a6-condanniamo-i-black-bloc/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 16:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[17 Viterbo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[arnaldo sassi]]></category>
		<category><![CDATA[black bloc]]></category>
		<category><![CDATA[condanniamo]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[sottoscala]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=33086</guid>
		<description><![CDATA[<p>Arnaldo Sassi commenta le reazioni alle violenze dei black bloc a Roma e paragona l’importanza che l’opinione pubblica dà a quel tipo di “malcostume” con quella che invece viene data ai comportamenti dei “pezzi grossi”.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3883" class="wp-caption alignleft" style="width: 215px"><img class="size-medium wp-image-3883" title="sassi_arnaldo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/sassi_arnaldo-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /><p class="wp-caption-text">Arnaldo Sassi</p></div>
<p>- Ma sì, prendiamo le distanze. Prendiamo le distanze dalla violenza inaudita dei black cloc, dalle auto bruciate in via Merulana, dai lanci di sampietrini e – soprattutto – da quell’orribile lancio dell’estintore da parte di Er Pelliccia, al secolo Fabrizio Filippi di Bassano Romano.</p>
<p><strong>Prendiamo le distanze e condanniamo la violenza fine a se stessa, non senza gettare un’ombra di sospetto sulla contiguità tra i terroristi del ventunesimo secolo e gli indignados, che avevano immaginato – a loro dire – una manifestazione forte nei contenuti, ma pacifica nella forma.</strong></p>
<p>Prendiamo le distanze da tutto ciò perché le distanze le hanno prese tutti, ma proprio tutti; e accettiamo pure che in Parlamento si discuta di leggi più aspre per tentare di arginare il fenomeno. Chi fa certe cosa merita la galera. A vita? Forse sì, perché quei gesti sono la negazione del vivere civile.</p>
<p><strong>Sin qui siamo tutti d’accordo, tanto siamo nella sagra dell’ovvietà. Mi piacerebbe però che gli stessi appelli a prendere le distanze – a proposito di vivere civile – fossero lanciati anche contro un altro tipo di malcostume, che purtroppo non riguarda qualche migliaio di scemi che agiscono ai margini della società, bensì pezzi da novanta della classe dirigente.</strong></p>
<p>A cominciare, per esempio, dagli onorevoli piduisti (o pitreisti, o piquattristi, fate voi); oppure dai ministri sospettati di aver avuto rapporti più o meno stretti con la mafia; oppure da tutti coloro che sono accusati di corruzione o di concussione; oppure da chi si serve della consulenza di personaggi come Valter Lavitola, assurto addirittura al ruolo di consigliere della Presidenza del Consiglio; e, dulcis in fundo, anche da chi – ricoprendo cariche pubbliche apicali nello Stato – si abbandona a uno stile di vita che ci espone al dileggio da parte di mezzo mondo, facendo identificare questa povera Italia come il Paese del bunga bunga.</p>
<p><strong>Ma che vuoi. Questo avverrebbe in un Paese normale. In uno Stato dove è bene impressa la cultura del bene comune; dove tutti pagano le tasse; dove nessuno cerca scorciatoie; dove il senso civico si dimostra anche gettando i rifiuti nel cestino o nell’apposito contenitore, invece che sul ciglio della strada.</strong></p>
<p>Ma noi siamo un Paese normale? Ah, saperlo. Per ora siamo il Paese che invoca pene esemplari per chi brucia i cassonetti o le automobili e nello stesso tempo invoca la prescrizione breve per corrotti e corruttori.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/10/si-si%e2%80%a6-condanniamo-i-black-bloc/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli indignati, gli imbecilli e quelli in malafede</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/10/gli-indignati-gli-imbecilli-e-quelli-in-malafede/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/10/gli-indignati-gli-imbecilli-e-quelli-in-malafede/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 16:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[imbecilli]]></category>
		<category><![CDATA[indignati]]></category>
		<category><![CDATA[malafede]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[sporco comunista]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=33035</guid>
		<description><![CDATA[<p>La giornata del 15 ottobre ha segnato certamente un momento di snodo importante tra ciò che l’ha preceduta, quel che vi è successo e quel che sta accadendo dopo</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- La giornata del 15 ottobre ha segnato certamente un momento di snodo importante tra ciò che l’ha preceduta, quel che vi è successo e quel che sta accadendo dopo.</p>
<p><strong>Essa è stata preceduta dalla primavera araba, dalle piazze spagnole, cilene, israeliane, dalla contestazione non tanto o soltanto ai governi quanto al sistema che fa pagare la crisi ai più deboli.</strong></p>
<p>Dopo che l’economia si era mangiata la politica, negli ultimi trent’anni la finanza si è mangiata l’economia e così l’equilibrio dei rapporti di forza dei poteri reali si è spostato a svantaggio delle sfere democratiche in favore di quelle speculative o, al limite, regolative della finanza.</p>
<p>La lettera del 5 agosto di Draghi e Trichet al governo italiano, le prescrizioni sulle misure da adottare contro la crisi del debito sovrano, ha costituito l’apice della dimostrazione spudorata, senza veli di una verità ormai palese: <strong>la democrazia è subalterna alla moneta</strong>.</p>
<p>Ma ciò nonostante ho trovato sincera e condivisibile la simpatia che Draghi ha tributato alla manifestazione mondiale degli indignados. D’altronde egli da governatore della Banca d’Italia ha sempre sostenuto la necessità di combattere la precarietà, di redistribuire il carico fiscale spostandolo dal lavoro e dall’impresa alla rendita finanziaria.</p>
<p><strong>Non penso che si tratti di filantropia, quanto del fatto che vi sia una parte del capitalismo, in tutto il mondo, che avverte la necessità di riconquistare più equi livelli di giustizia sociale perché così si garantisce un sistema più efficiente, senza necessità di ricorrere all’apologo di Menenio Agrippa.</strong></p>
<p>Ma sabato sono spuntati fuori gli imbecilli, quelli violenti, vittime della impossibilità di trovare occasioni positive di confronto con la realtà sociale, che riducono la loro espressività allo scontro tanto con le istituzioni quanto con la piazza pacifica e ironica degli indignados. Non è un caso se sui muri o sul blindato dei carabinieri dato alle fiamme sia comparsa la scritta Acab.</p>
<p><strong>Per loro il poliziotto è sempre un antagonista, in piazza come allo stadio: chissà se hanno letto Pasolini.</strong></p>
<p>La loro (sub)cultura è più quella della curva ultrà che una qualche ideologia politica. Per questo la violenza di piazza San Giovanni mi ricorda non tanto quella degli anni ’70 nostrani, quanto quella dello scorso agosto che ha sconvolto Londra: l’obiettivo non era “colpire al cuore lo Stato”, bensì “bruciare Roma”.</p>
<p><strong>E quindi sono arrivati quelli in malafede, quelli che, asserragliati in aule parlamentari sempre più lontane dal Paese reale, dai suoi sentimenti e dai suoi bisogni, tengono in vita il governo alimentandolo e ventilandolo artificialmente a colpi di voti di fiducia.</strong></p>
<p>Una classe dirigente, se così si può chiamare, cinica, bugiarda, che non esita a fare confusione per colpire i propri avversari e con essi il movimento degli indignati, che è stata la prima vittima degli imbecilli violenti. Gente che usa la propria visibilità mediatica per mistificare e strumentalizzare, per recuperare consenso mettendo paura ai cittadini che hanno visto le immagini di piazza San Giovanni. Che per questo non hanno esitato a criticare Draghi per la simpatia manifestata alle ragioni di quel movimento.</p>
<p>Quanto prima ci libereremo di questa politica autoreferenziale e servile verso il padrone, la cui agenda parlamentare e di governo è occupata solo dagli appuntamenti con gli interessi di un capo che è l’incarnazione stessa del conflitto di interesse, tanto prima potremo ritrovare il senso di un’altra politica, di cui si avverte con impellenza il bisogno.</p>
<p>Una politica in grado di rispondere al cartello di quel manifestante su cui era scritto: “nun so’ indignato, è che me rode er c.”…</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/10/gli-indignati-gli-imbecilli-e-quelli-in-malafede/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A proposito di cretini…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/a-proposito-di-cretini%e2%80%a6/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/a-proposito-di-cretini%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 13:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[cretini]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31933</guid>
		<description><![CDATA[<p>- A proposito dello scoop, ma anche <a href="http://www.tusciaweb.eu/2011/07/il-cappello-martoriato-di-de-gasperi/" target="_blank">del saggio commento del direttore</a> sulla risposta del ministro Brunetta  alle contestazioni di quanti ha definito tout court “cretini”, c’è da ricordare un precedente illustre sull’uso dell’aggettivo, improprio &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><img class="size-medium wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo-198x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="198" height="300" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span>- A proposito dello scoop, ma anche <a href="http://www.tusciaweb.eu/2011/07/il-cappello-martoriato-di-de-gasperi/" target="_blank">del saggio commento del direttore</a> sulla risposta del ministro Brunetta  alle contestazioni di quanti ha definito tout court “cretini”, c’è da ricordare un precedente illustre sull’uso dell’aggettivo, improprio nella attribuzione e improvvido nelle conseguenze.</span></p>
<p><strong>Galeotti ha ricordato il “cappello arruffato” dello statista dignitosamente povero Alcide De Gasperi, il quale, nel gennaio 1947 – indossando  un cappotto rivoltato, come usava allora, quando agli italiani usciti sconfitti dalla guerra mancava il pane –  andò   in USA chiedere aiuto agli americani vincitori.</strong></p>
<p>Salutandolo all’aeroporto, il capo provvisorio dello stato, Enrico De Nicola, si augurò che, dopo il viaggio, si potessero aumentare le razioni di pane “perché con 200 grammi i giovani non ce la facevano più”.</p>
<p>De Gasperi tornò con un credito di 100 milioni di dollari, 190 mila tonnellate di grano per gennaio e 220 per febbraio.</p>
<p><strong>De Nicola era così contentato, ma non Palmiro Togliatti che indirizzò agli americani un insultante articolo dal titolo “Ma come sono cretini”.</strong></p>
<p>Come Brunetta, non vedeva giusto e i suoi discendenti, a cominciare dal presidente Napolitano ( il primo comunista a recarsi negli USA), ne hanno smentito e ne smentiscono il giudizio.</p>
<p>Altri tempi, comunque, perché Togliatti  era un personaggio di notevole finezza culturale, costretto, in quei ruvidi frangenti segnati dalla fame, a scendere in polemiche volgari, come quando invitò i montanari a prendere a calci De Gasperi con i loro scarponi.</p>
<p>Anche a Giulio Andreotti, Palmiro Togliatti  rifilò un “patentino”, quello di “scemo”, ma il così patentato non se ne dette per offeso. Anzi considerò positivamente la “pubblicità” che gliene era derivata.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/a-proposito-di-cretini%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Furbi in autosospensione</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/furbi-in-autosospensione/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/furbi-in-autosospensione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 13:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[autosospensione]]></category>
		<category><![CDATA[candido democristiano]]></category>
		<category><![CDATA[furbi]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31910</guid>
		<description><![CDATA[- Per quanto si cerchi nei manuali di diritto amministrativo, l’autosospensione non fa parte delle iniziative che il pubblico amministratore può prendere con effetti definiti per la cosa pubblica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><img class="size-medium wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo-198x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="198" height="300" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span>- Per quanto si cerchi nei manuali di diritto amministrativo, l’autosospensione non fa parte delle iniziative che il pubblico amministratore può prendere con effetti definiti per la cosa pubblica.</p>
<p>Eppure, è la parola più in voga oggi e i telegiornali ce ne danno l’annuncio come fossero la gazzetta ufficiale: l’onorevole Papa alla notizia che lo arresteranno si è “autosospeso”, ugualmente il senatore Tedesco di Puglia, il senatore Vizzini per indagini di mafia, l’onorevole Milanese per tante cose e via elencando (Filippo Penati a Milano prima si autosospende e po lo convincono a dimettersi da una vice presidenza restando, però, a libro paga della Regione come consigliere).</p>
<p><strong>Se li indagano si autosospendono: da che? Dal partito che li ha nominati e che così spera di purificarsi dell’errore fatto indicandoli, dalle commissioni, dalle presidenze …</strong></p>
<p><strong>Insomma, i magistrati li indiziano e loro, autosospendosi, mettono in frigorifero – per conservarli – solo gli optionals conseguenti alla qualità di consigliere, deputato, senatore, ministro, cui non rinunciano.</strong></p>
<p>Non si dimettono e, così, restano membri della casta politica a pieno titolo, cioè a stipendio pieno ed annessi rimborsi, benefit e immunità varie.</p>
<p>Eppure, ci si poteva aspettare qualcosa di diverso dai politici del dopo tangentopoli, quando sembrava fosse nata una seconda repubblica nella quale il solo sospetto di malaffare avrebbe comportato dimissioni.</p>
<p>Le quali, a ben guardare si davano e come nella prima repubblica, quando la parola autosospensione non era nel gergo.</p>
<p>Perfino dai capi dello stato: Cossiga, che il PCI voleva incriminare perché picconando scopriva le magagne dei politici e Giovanni Leone accusato (ingiustamente) di essere l’Antelope Cobbler delle bustarelle sugli aerei militari. Sospettato, si dimise, ma gli stessi suoi calunniatori, dal PCI a Pannella, andarono a scusarsi solennemente con lui quando compì 90 anni.</p>
<p><strong>Per non dire del primo presidente, Enrico De Nicola, l’uomo dalle dimissioni facili di fronte al benché minimo mal pensiero. E Attilio Piccioni, ministro degli esteri e in pista per succedere a De Gasperi, che si dimise perché avevano accusato(ingiustamente) suo figlio Piero dell’assassinio di Wilma Montesi dopo una festa sulla spiaggia di Torvajanica. Carlo Donat Cattin, quando gli imputarono il favoreggiamento del figlio Marco, terrorista rosso. Vito Lattanzio, che lasciò il ministero della difesa quando il criminale nazista Kappler fuggì dall’ospedale militare del Celio. I ministri del tempo di tangentopoli dimissionari non appena ricevevano un avviso di garanzia: Martelli, Pomicino, De Lorenzo, Reviglio…</strong></p>
<p>Oltre quelli che lasciarono il governo Ciampi quando le camere non autorizzarono il processo a Craxi e i cinque della sinistra democristiana che si dimisero da ministri per non avallare la legge Mammì che concedeva a Berlusconi tre reti televisive.</p>
<p>Dimissioni, non autosospensioni come quelle dei furbi, oggi.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/furbi-in-autosospensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fioroni, Fioroni…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/fioroni-fioroni%e2%80%a6/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/fioroni-fioroni%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 14:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democristiano]]></category>
		<category><![CDATA[fioroni]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31793</guid>
		<description><![CDATA[<span>Sui giornali di luglio, la notizia che a Roma, in una sacrestia dei Salesiani (la congregazione del cardinale segretario di Stato Vaticano, Bertone) <a href="http://www.tusciaweb.eu/2011/07/aridatece-la-dc-fioroni-al-summit-voluto-bertone/" target="_blank">si sarebbero riuniti (e si riuniranno ancora) con Giuseppe Fioroni </a>alcuni tra i politici “più democristiani”? di vari schieramenti per verificare come i cattolici possano contare di più in parlamento e nella società, organizzandosi diversamente da oggi.</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="250" height="378" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span>- <strong>Sui giornali di luglio, la notizia che a Roma, in una sacrestia dei Salesiani (la congregazione del cardinale segretario di Stato Vaticano, Bertone) <a href="http://www.tusciaweb.eu/2011/07/aridatece-la-dc-fioroni-al-summit-voluto-bertone/" target="_blank">si sarebbero riuniti (e si riuniranno ancora) con Giuseppe Fioroni </a>alcuni tra i politici “più democristiani”? di vari schieramenti per verificare come i cattolici possano contare di più in parlamento e nella società, organizzandosi diversamente da oggi.</strong></p>
<p>Antica questione, quella del partito unico dei cattolici o dei cattolici impegnati nei vari partiti.</p>
<p>All’??inizio della prima repubblica favorevole alla seconda ipotesi furono il cardinale Ottaviani e i Gesuiti di Civiltà Cattolica, soccombenti, però, rispetto a monsignor Montini, fautore con De Gasperi dell’unità dei cattolici con sufficiente autonomia dalla gerarchia (seppure, proprio Montini avesse dato “ordine di preparare un programma improntato ai principi della Santa Sede da sottoporre alla Dc, non appena approvato dal papa”).</p>
<p><strong>Fu allora Democrazia Cristiana e Alcide De Gasperi, che la guidò per primo, non esitò a opporsi, nel 1952, all’indicazione di Pio XII per una lista insieme ai “??fascisti”? dell’Msi al Comune di Roma. Papa Pacelli non lo perdonò, negandogli addirittura l’??udienza richiesta per il giorno del trentesimo anniversario di matrimonio e di professione religiosa della figlia suora.</strong></p>
<p>Così Andreotti, cattolicamente antiabortista, nel 1978 non abdicò al dovere di capo del governo che gli imponeva di firmare la legge sull’??interruzione di gravidanza. E Aldo Moro, il quale, alla vigilia del congresso dc di Napoli che, nel 1961, sancì l’??apertura a sinistra, ricevette il cardinale Castaldo (“??il più napoletano dei furbi e il più furbo dei napoletani”?) mandato dal Vaticano e dai vescovi a “??condizionare”? l’??incontro con i socialisti. Prese atto dell’??invito della Chiesa ma, l’??indomani, parlando al Congresso, non ne tenne conto.</p>
<p>C’è da augurasi che questi esempi non siano dimenticati dai “possibili ricostruttori della Dc”? e da Fioroni il quale, dopo la riunione “??salesiana” avrebbe discusso con il berlusconiano di ascendenza democristiana Angelino Alfano della istituzione con legge delle primarie?.</p>
<p><strong>Un modo, forse, per chiamare subito a raccolta e schierare le “divisioni del papa”?, quelle che non trovano spazio negli incapienti partiti e che Stalin sottovalutava quando voleva far abbeverare in piazza San Pietro i suoi cavalli che lì non arrivarono mai.</strong></p>
<p>Fioroni, nel suo progetto, prevederebbe anche di escludere dalle candidature chi ha compiuto sessantacinque anni, mostrandosi così più papalino del papa Paolo VI che, nell’Ingravescentem aetatem, “pregava vivamente”? (non obbligava) i vescovi di rinunciare all’??incarico a 75 anni e lasciava fuori del conclave i cardinali ma dopo gli ottanta.</p>
<p>Ci fu allora, più di quattro decenni fa, chi, come il romano cardinale Traglia, pensò andreottianamente male attribuendo al rinnovatore papa Montini il recondito fine di impedire l’??ingresso in conclave al conservatore Ottaviani appena ottantenne.</p>
<p><strong>Un altro cardinale, invece, Arcadio Larraona fece un’osservazione ancora attuale. Disse: “Meglio venir definiti rimbecilliti per decreto che esserlo per davvero”?. E pensare che gli ultrasessantacinquenni sono in Italia il 20% della popolazione.</strong></p>
<p>Potranno pure non essere eletti, ma voteranno.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/fioroni-fioroni%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mio leader è meno aberrante del tuo…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/il-mio-leader-e-meno-aberrante-del-tuo%e2%80%a6/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/il-mio-leader-e-meno-aberrante-del-tuo%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 14:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[arnaldo sassi]]></category>
		<category><![CDATA[leader]]></category>
		<category><![CDATA[meno aberrante]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31792</guid>
		<description><![CDATA[Devo dire che mi ha piuttosto divertito leggere i commenti alla mia <a href="http://www.tusciaweb.eu/2011/07/caro-bersani-sono-proprio-incazzato/" target="_blank">“incazzatura”</a> contro il segretario del Pd Pierluigi Bersani. E poi, qualunque tipo di reazione va bene, perché la politica è fatta di idee e ognuno giustamente deve esprimere la sua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3883" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-3883" title="sassi_arnaldo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/sassi_arnaldo.jpg" alt="&lt;p&gt;Arnaldo Sassi&lt;/p&gt; " width="230" height="335" /><p class="wp-caption-text">Arnaldo Sassi </p></div>
<p><span>- Devo dire che mi ha piuttosto divertito leggere i commenti alla mia <a href="http://www.tusciaweb.eu/2011/07/caro-bersani-sono-proprio-incazzato/" target="_blank">“incazzatura”</a> contro il segretario del Pd Pierluigi Bersani. E poi, qualunque tipo di reazione va bene, perché la politica è fatta di idee e ognuno giustamente deve esprimere la sua.</p>
<p><strong>Quindi, ringrazio coloro che hanno detto di essere d’accordo con me, quelli che hanno fatto un po’ di distinguo e quelli che d’accordo con me non lo sono affatto. In casi come questo, e in tutti quelli che riguardano l’interesse collettivo, è sacrosanto il detto Decoubertiano “l’importante è partecipare”.</strong></p>
<p>A commento dei commenti però, mi dispiace un po’ che alcuni non abbiano colto il senso profondo delle mie parole, espresse da un simpatizzante del Pd che contesta apertamente il partito per cui vota quando – a suo giudizio – prende decisioni che reputa sbagliate. A dimostrazione che in politica, oltre alla passione, ci deve essere anche tanta razionalità. E che un partito non può essere una fede, come ad esempio – per chi ama il calcio – lo è la propria squadra del cuore.</p>
<p><strong>Mi riferisco in particolare ad alcuni che si sono dichiarati elettori del Pdl e che hanno preso un po’ la palla al balzo per denigrare a priori la sinistra e difendere il loro idolo Berlusconi. A questi amici vorrei rispondere che, analizzando i fatti conosciuti da tutti (e che quindi non sto qui a ripetere) con un minimo di oggettività e mettendo da parte la maglia da tifosi, forse si dovrebbe ammettere concordemente che tra le aberrazioni di Berlusconi e quelle del Pd non c’è proprio paragone. O meglio, l’unico paragone possibile è quello del pelo e della trave.</strong></p>
<p>Detto ciò, va ribadito che ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma che uno sforzo di oggettività da parte di tutti (mio per primo, che non ho avuto esitazione a criticare quello che in casa mia non andava) consentirebbe forse a questo Paese di avere una classe politica molto più degna di tale nome.</p>
<p><strong>Arnaldo Sassi</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/il-mio-leader-e-meno-aberrante-del-tuo%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Bersani, sono proprio incazzato</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/caro-bersani-sono-proprio-incazzato/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/caro-bersani-sono-proprio-incazzato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 13:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[arnaldo sassi]]></category>
		<category><![CDATA[caro bersani]]></category>
		<category><![CDATA[incazzato]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31791</guid>
		<description><![CDATA[Sono incazzato. Che non è la stessa cosa di arrabbiato. E’ qualcosa in più, anzi molto di più. E non sono incazzato per le ultime trovate del premier papi Berlusca. Quelle non mi sorprendono ormai da tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3883" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-3883" title="sassi_arnaldo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/sassi_arnaldo.jpg" alt="&lt;p&gt;Arnaldo Sassi&lt;/p&gt; " width="230" height="335" /><p class="wp-caption-text">Arnaldo Sassi </p></div>
<p><span>- Sono incazzato. Che non è la stessa cosa di arrabbiato. E’ qualcosa in più, anzi molto di più.</p>
<p>E non sono incazzato per le ultime trovate del premier papi Berlusca. Quelle non mi sorprendono ormai da tempo. Così non mi fa incazzare, né che il presidente del Consiglio tenti di difendere il suo patrimonio e pensi ai suoi figli, facendo inserire la norma salva-Fininvest (nella causa civile sulla Mondadori con De Benedetti) nella manovra del Governo per il risanamento dei conti pubblici, né che lo stesso Governo abbia messo un vergognoso stop alla rivalutazione delle pensioni da 1400 euro al mese, misura che investe un ceto medio sempre più in affanno per arrivare alla fine del mese (e se si pensa che non più di due anni fa lo stesso esecutivo approvò l’altrettanto vergognoso scudo fiscale, che consentì il ritorno dei patrimoni dall’estero a costo zero e senza alcuna conseguenza penale, da incazzarsi ce ne sarebbe, eccome).</p>
<p><strong>Sono incazzato col Pd. Perché io Berlusconi non l’ho mai votato (anzi, mi piacerebbe sapere da coloro che hanno creduto in buona fede nel sogno berlusconiano, cosa ne pensano oggi), ma il Pd sì.</strong> Perché pensavo che fosse una cosa diversa. Perché ritenevo che riuscisse ad essere un po’ più vicino alla gente, non con gli slogan (peculiarità in cui Berlusconi è imbattibile), ma nei fatti. Perché speravo che riuscisse a ricucire un dialogo con la società, oggi troppo legata a temi egoistici e troppo poco a quelli solidali. Perché ero convinto che – in un momento difficile per tutti come questo – si facesse portavoce del grido di dolore dei ceti sociali più deboli a danno di quelli più forti.</p>
<p><strong>E invece? E invece ho dovuto assistere – purtroppo inerme – all’ennesima dimostrazione che la casta non si tocca.</strong> Il voto di astensione alla Camera sulla proposta di Di Pietro di abolire le Province ne è la più classica delle dimostrazioni. Una scelta pilatesca – quella di astenersi – che in realtà nasconde la volontà di non mettere le mani nelle tasche dei politici di tutti i partiti. Di non sottrarre risorse e poltrone a quel sottobosco di portaborse di secondo, terzo e quarto livello che altrimenti non saprebbero come sbarcare il lunario (e qualche esempio illuminante ne abbiamo anche a Viterbo). Di mantenere tutti i vantaggi che la politica offre, lasciando che la cinghia la stringa l’operaio, l’impiegato, il pensionato, il cassintegrato. E chi s’è visto, s’è visto.</p>
<p><strong>Poi si dice che gente si allontana dalla politica. E allora, caro compagno Bersani, spiegami come è possibile starle vicino di fronte a queste astrusità.</strong></p>
<p>Sono incazzato e voglio che il leader del partito che fino a ieri ho votato sappia della mia incazzatura. Così, visto che oggi esiste internet e con esso la possibilità di farsi sentire, mi sono collegato col sito del Pd viterbese (in quello del Pd nazionale non ha trovato il link dei contatti, strano) e ho scritto una e mail con questa dicitura: “Caro segretario, sono incazzato per il voto del Pd alla Camera sull’abolizione delle Province, che considero solo la difesa della casta. Sono sempre stato un suo elettore ma, non so se lo sarò ancora”. Facciamolo in tanti. Chissà se le cose cambieranno.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Arnaldo Sassi</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/caro-bersani-sono-proprio-incazzato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma è così difficile differenziare?</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/ma-e-cosi-difficile-differenziare/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/ma-e-cosi-difficile-differenziare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tusciaweb]]></category>
		<category><![CDATA[alambicco antoniozzi]]></category>
		<category><![CDATA[difficile differenzare]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31658</guid>
		<description><![CDATA[<p>- Perdonatemi se uso uno spazio pubblico per una comunicazione privata, ma davvero non ne posso più, e con me sono arrivati al punto di rottura molti dei miei vicini di casa ed alcuni esercizi &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4516" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4516" title="antoniozzi_alfonso" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/antoniozzi_alfonso.jpg" alt="&lt;p&gt;Alfonso Antoniozzi&lt;/p&gt; " width="230" height="344" /><p class="wp-caption-text">Alfonso Antoniozzi </p></div>
<p><span>- Perdonatemi se uso uno spazio pubblico per una comunicazione privata, ma davvero non ne posso più, e con me sono arrivati al punto di rottura molti dei miei vicini di casa ed alcuni esercizi commerciali delle vie limitrofe.</p>
<p><strong>Il fatto è che da quando è stata introdotta la nuova normativa sul ritiro dei rifiuti solidi e riciclabili (ossia ormai sette mesi fa) la via in cui mi trovo ad abitare è diventata una discarica a cielo aperto.</strong></p>
<p>Non so se questo sia da imputarsi a particolare cocciutaggine da parte di alcuni abitanti che si ostinano a non capire il meccanismo che regola il ritiro dei rifiuti, a semplice menefreghismo, a quattro o cinque anziani che non riescono proprio a perdere le vecchie abitudini o a quell diffuso senso di inciviltà che ultimamente sembra farla da padrone: fatto sta che sotto casa mia e per tutta la lunghezza di Via del Monastero i sacchetti della monnezza fanno bella mostra di sè a ogni ora del giorno e della notte.</p>
<p><strong>Eppure il meccanismo mi pare relativamente semplice: il lunedì, il mercoledì e il sabato mattina passano a ritirare i sacchi dell’umido, il martedì mattina la carta, il giovedì mattina la plastica, il venerdì mattina il vetro. La domenica, riposo.</strong></p>
<p>Mi sembra anche relativamente semplice capire che sacchetti e contenitori vanno depositati fuori dall’abitazione dalle sei alle otto della mattina, e posso anche comprendere che sia un’orario surreale e possiamo anche chiudere un occhio su chi li mette fuori a tarda notte.</p>
<p>Ma ora sono le quattordici e trenta di un venerdì, e affacciandomi alla finestra vedo quattro sacchi dell’umido che comprensibilmente non saranno ritirati fino a domattina, e che nel frattempo grazie ai trenta gradi di temperatura avranno tutto il tempo di rilasciare profumi inarrestabili nelle serate estive in cui si vive a finestre spalancate. In uno dei sacchetti dell’umido, semitrasparente, fa inoltre bella mostra di sè una candida bottiglia in plastica bianca</p>
<p><strong>A nulla sono valsi i cartelli messi da alcuni volenterosi residenti (me compreso) che invitavano gentilmente a ricordare tempi e modi della consegna dei rifiuti. A nulla è valso il volantinaggio, lodevolissimo, del ristorante “La Pentolaccia” che ha affisso fogli di carta per tutte le vie limitrofe (il problema si estende anche a parte di via Cardinal La Fontaine e sue trasversali) rammentando a chi ama vivere nel degrado che il problema è esclusivamente suo, non nostro.</strong></p>
<p>Cosa possiamo fare noi cittadini di più? Sostituirci agli spazzini caricando la monnezza in auto e buttandola nei pochi cassonetti rimasti alla periferia della città, come già alcuni tra noi fanno da tempo, pare non risolvere il problema anzi sembra incoraggiare la calata degli incivili. Denunciare il fatto alle autorità competenti lascia il tempo che trova, visto che a conti fatti mi pare di aver capito che molta gente viene apposta a scaricare i suoi rifiuti sotto casa nostra (siamo in pochi, nella mia via, e i sacchetti nei giorni particolarmente infausti sono francamente troppi rispetto ai residenti) e molti sacchetti sono agli angoli della strada, lontano dalle abitazioni. Che facciamo. dobbiamo installare a nostre spese videocamere per il monitoraggio dell’area?</p>
<p>Per quanto mi riguarda, cassata a priori l’ipotesi di passare una giornata “sul balzolo” con una catinella piena d’acqua per colpire il cafone di turno, non mi resta che sperare che chi di dovere legga quanto ho scritto e prenda tutti i provvedimenti del caso.</p>
<p>Uomo o donna avvisati, mezzi salvati.</p>
<p><strong>Alfonso Antoniozzi</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/ma-e-cosi-difficile-differenziare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Provincia allargata”, Meroi distratto da beghe di cortile</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/%e2%80%9cprovincia-allargata%e2%80%9d-meroi-distratto-da-beghe-di-cortile/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/%e2%80%9cprovincia-allargata%e2%80%9d-meroi-distratto-da-beghe-di-cortile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tusciaweb]]></category>
		<category><![CDATA[beghe di cortile]]></category>
		<category><![CDATA[candido democristiano]]></category>
		<category><![CDATA[meori]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[provincia llargata]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31657</guid>
		<description><![CDATA[<p>- Lunedi sera – quando insieme alla massima dirigenza nazionale dell’Udc è venuto a Viterbo per riconoscere che un partito piccolo può prescindere dalle dimensioni se a guidarlo è un politico vero e tutto sommato &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="250" height="378" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span>- Lunedi sera – quando insieme alla massima dirigenza nazionale dell’Udc è venuto a Viterbo per riconoscere che un partito piccolo può prescindere dalle dimensioni se a guidarlo è un politico vero e tutto sommato trasparente come Nando Gigli – Pierferdinando Casini ha chiesto scusa all’assessore provinciale Gianmaria Santucci prima di ribadire che, per lui, le province non servono, sono inutili e costano.</p>
<p><strong>Insomma, una sovrastruttura da sopprimere. Ha anche ricordato che pure i più “grandi” erano d’accordo in campagna elettorale, ma poi non se ne è fatto niente, perché i partiti “territoriali” come la Lega, ma non solo, trovano nei presidenti, nei consigli provinciali e nelle nomine indotte il modo per disporre di truppa in servizio permanente effettivo, sottopagata a volte ma comunque pagata con i soldi di tutti (che non bastano più), per mantenere la rete di procacciatori di consenso che spesso, soprattutto nella periferia del paese, non è d’opinione ma tout court clientelare.</strong></p>
<p>Ha fatto bene a dirlo, non è stato sufficientemente applaudito al riguardo, ma ha richiamato tutti al dovere di modernizzare l’organizzazione dello Stato che non può articolare i poteri affidandone gli stessi e con le stesse norme e metodiche ad una provincia come Varese con un milione di abitanti e ad una come Viterbo con trecentomila. Analogo discorso per le province di Milano, Roma e delle altre per le quali è stata creata la categoria istituzionale delle Città Metropolitane.</p>
<p><strong>Se la Costituzione stabilisce che la Repubblica “è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni, dallo Stato” e da più di sessant’anni, non sarà facile eliminare uno dei soggetti “costituenti”, ma rendere l’organizzazione adeguata all’economia ed alla mobilità del terzo millennio, che non sono quelle del 1947, è possibile e necessario.</strong></p>
<p>In sostanza, province di dimensioni più vaste, elette dal popolo (sostituirle con assemblee di sindaci è teoricamente possibile, ma quante cose devono fare i primi cittadini?), destinatarie di deleghe di coordinamento amministrativo sul territorio e di proposta nei confronti delle Regioni che dovrebbero solo programmare e normare e non “amministrare” come ancora avviene troppo.</p>
<p>A Viterbo era sembrato che Meroi l’avesse capito, allargando l’orizzonte operativo a Civitavecchia e Orvieto, una provincia più grande e più forte, come auspicava nel ’47 Bonaventura Tecchi. Ma il presidente ha forse troppi impegni sul limitare del cortile del palazzo.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/%e2%80%9cprovincia-allargata%e2%80%9d-meroi-distratto-da-beghe-di-cortile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Berlusconi – Bossi, la moina non può durare a lungo</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/07/berlusconi-%e2%80%93-bossi-la-moina-non-puo-durare-a-lungo/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/07/berlusconi-%e2%80%93-bossi-la-moina-non-puo-durare-a-lungo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tusciaweb]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[bossi]]></category>
		<category><![CDATA[moina]]></category>
		<category><![CDATA[non può durare]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[oreste massolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31656</guid>
		<description><![CDATA[<p>- E’ stato sufficiente uno sguardo al “Giornale” di lunedì 20 giugno per rendersi conto della felicità con cui il popolo della libertà ha accolto il discorso di Bossi a Pontida: scampato pericolo, Berlusconi può &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7283" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-7283" title="massolo_oreste" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/11/massolo_oreste.jpg" alt="&lt;/p&gt; " width="230" height="351" /><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p><span>- E’ stato sufficiente uno sguardo al “Giornale” di lunedì 20 giugno per rendersi conto della felicità con cui il popolo della libertà ha accolto il discorso di Bossi a Pontida: scampato pericolo, Berlusconi può continuare a (s)governare!</p>
<p>Una gioia, tuttavia, solo apparente e breve.</p>
<p><strong>Per la prima volta nelle ultime elezioni amministrative hanno perso voti sia il Pdl sia la Lega; su quattordici Comuni in cui la Lega presentava un proprio candidato a sindaco da sola o con il Pdl ne ha conservati solo quattro.</strong></p>
<p><strong></strong>Clamorosa la perdita di Novara con più di 100mila abitanti: un simbolo del buon governo leghista, con un sindaco-sceriffo dove -a loro dire- l’ordine pubblico e la tranquillità regnavano.</p>
<p>Le difficoltà del partito del senatur sono evidenti: oggi al Nord tiene a fatica. La sua espansione è, dunque, bloccata.La vita dissoluta di Berlusconi, i suoi continui attacchi ai giudici, considerati l’unico problema del Paese, l’assenza di qualsiasi iniziativa che affronti la crisi economica sono tra le cause del profondo malcontento in cui si trova il popolo leghista.”E’ incazzato”afferma a ”8 e mezzo”, con crudo realismo, il sindaco di Verona</p>
<p><strong>Certo è che la Lega si trova ad un bivio che così riassumo, ovviamente semplificando.</strong></p>
<p>Continuando ad appoggiare il premier rischia di essere travolta dal suo tramonto; per altro verso, se dovesse “staccare” la spina perderebbe il suo potere di interdizione (”noi teniamo il Paese in mano”) e sarebbe davvero misero il bilancio della sua azione di governo.</p>
<p>E allora l’ipotesi più probabile, a mio giudizio, è che il governo, almeno per l’immediato, resterà in carica, accentuando la sua “vuota” propaganda, “minzolinando”ancora di più la Rai, sollevando problemi capaci solo di gettare polvere negli occhi.</p>
<p><strong>La moina, però, non potrà durare a lungo. La manovra finanziaria richiesta dall’Europa – un taglio alle spese di 40 miliardi – bussa alla porta e richiamerà alla realtà. Non credo che l’alleanza di centrodestra potrà reggere e allora le elezioni anticipate saranno una probabile eventualità.</strong></p>
<p>E la sinistra? Si sta preparando, ma è ancora tutto da costruire: alleanze, programmi a lunga scadenza e difficili proposte immediate. Speriamo bene!</p>
<p><strong>Oreste Massolo</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/07/berlusconi-%e2%80%93-bossi-la-moina-non-puo-durare-a-lungo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Caimano… todo cambia</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/06/caro-caimano%e2%80%a6-todo-cambia/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/06/caro-caimano%e2%80%a6-todo-cambia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[caimano]]></category>
		<category><![CDATA[caro]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[todo cambia]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31523</guid>
		<description><![CDATA[<p>- E così, finalmente, a cinque anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, “Il caimano” di Nanni Moretti è approdato nel prime time della domenica sera sugli schermi della Rai, proprietaria dei diritti televisivi: anche &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- E così, finalmente, a cinque anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, “Il caimano” di Nanni Moretti è approdato nel prime time della domenica sera sugli schermi della Rai, proprietaria dei diritti televisivi: anche di quelli di tenerlo in un cassetto per tutto questo tempo.</p>
<p>La trasmissione del film avviene in un momento nel quale la fine del ciclo politico berlusconiano appare sempre più vicina all’orizzonte. Per questo appare una scelta appropriata in termini di mercato televisivo, ma forse è anche una scelta per scontare il fio di aver perso un pezzo pregiato come Michele Santoro dando a vedere che ciò non è accaduto per colpa del caimano.<strong>Insomma è una scelta che segna un cambiamento, ma è fuori tempo massimo.</strong></p>
<p>Le opere di Nanni Moretti mi hanno sempre colpito per la loro capacità di entrare nella realtà con tutte le nevrosi del suo autore, che accompagnano quelle dello spettatore in un percorso di disorientamento tipico dei nostri tempi, senza rinunciare a momenti brillanti e divertenti, ma più spesso intensi.</p>
<p>Per coloro che hanno visto “Palombella Rossa” vivendo da dentro gli anni della fine dell’esperienza storica Pci, quel film è esemplare della capacità di entrare in sintonia con emozioni profonde. Ma ne rimarrà alla fine soprattutto l’invettiva: “Ma come parla? Come Parla?!!! Chi parla male pensa male!”.</p>
<p><strong>L’ultima opera del regista romano, “Habemus papam”, porta al livello più alto possibile le domande e le incertezze dell’uomo, incardinandole nella figura di colui che più dovrebbe avere saldezza di fede. Delicata e intensa, è vero, la recitazione di Michel Piccoli, come delicato e intenso è stato l’inserimento di <a title="Todo cambia" href="http://infinititesti.it/2010/12/24/mercedes-sosa-todo-cambia-testo-e-traduzione/">“Todo cambia”</a>, struggente brano cileno cantato da Mercedes Sosa, in una scena del film, nella quale anche i cardinali accennano qualche passo di danza.</strong></p>
<p>E il titolo di questo brano e il suo testo (da ultimo cantato in traduzione italiana da Teresa De Sio alla manifestazione, condotta da Michele Santoro, “Tutti in piedi, signori entra il lavoro” per i 110 anni della Fiom) sono divenuti quasi una bandiera di queste giornate esemplari. Giornate di pura civiltà liberale, nelle quali le persone hanno scelto di essere cittadini e di esprimere con i mezzi della libertà di espressione e della libertà di voto il desiderio impellente di cambiare.</p>
<p><strong>Così il Pd non ha potuto che “marcare” il voto amministrativo con lo slogan “il vento cambia” e quello dei referendum con “senti che bel vento”: laddove la politica è costretta ad annusare l’aria che tira, tanto che la posizione dei democrats sull’acqua pubblica e il nucleare l’hanno decisa (e fatta mutare) le elettrici e gli elettori.</strong></p>
<p>E’ un vento mediterraneo, che soffia dalle colonne d’Ercole ai deserti della Siria, porta indignazione e voglia di trasformazione. Fa apparire vecchi non soltanto i pezzi da museo dei nostri regimi, ma persino i mezzi di comunicazione per decenni decisivi nella formazione del consenso.</p>
<p>Ossia: non è solo Berlusconi ad avere esaurito il proprio tempo, ma la stessa televisione a rivelarsi insufficiente in un mondo in cui si sta affermando la generazione dei nati digitali. In questo senso “Il Caimano” in televisione arriva fuori tempo massimo.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/06/caro-caimano%e2%80%a6-todo-cambia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il 13 giugno è nata la terza repubblica</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/06/il-13-giugno-e-nata-la-terza-repubblica/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/06/il-13-giugno-e-nata-la-terza-repubblica/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 08:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[13]]></category>
		<category><![CDATA[giugno]]></category>
		<category><![CDATA[nata]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[terza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31476</guid>
		<description><![CDATA[<p>- 150 anni da italiani e i referendum a partorirci: nel 1861 – un po’ prima e un po’ dopo con il nome “plebisciti”- monarchici per 85 anni; nel 1946 da cittadini di tre repubbliche &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="250" height="378" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span>- 150 anni da italiani e i referendum a partorirci: nel 1861 – un po’ prima e un po’ dopo con il nome “plebisciti”- monarchici per 85 anni; nel 1946 da cittadini di tre repubbliche per 65 anni, la prima fino al 1994, la seconda fino al 2011, quando – come dicono – il referendum del 13 giugno, festa di Sant’Antonio da Padova il santo dei miracoli, avrebbe fatto nascere la terza.</p>
<p><strong>Questa, rispetto a quella del ’46 – almeno pare – senza gli “imbrogli” che allora denunciarono i monarchici e in qualche maniera non disconobbe la Magistratura, quando la Cassazione, proclamando solennemente il risultato favorevole alla repubblica, precisò: “Questa Corte, in altra seduta, darà conto dei ricorsi nel frattempo pervenuti” e il successivo 18 giugno decise a maggioranza (12 voti contro 7) che per i Savoia era finita ( anni dopo l’ex presidente della Repubblica Leone – che era anche un grande giurista- scrisse che, se nel risultato fosse stato computato anche il milione e mezzo di schede bianche, avrebbe potuto prevalere la monarchia).</strong></p>
<p>Nel paese del così è se vi pare nacque così, dal referendum del 2 giugno, la prima repubblica, quella che, però, “con la spettacolare industrializzazione del paese nel dopoguerra” – ha annotato l’ex ambasciatore americano Richard Gardner – si pone in grande contraddizione con i problemi dell’inefficienza dei governi, della disoccupazione e del clientelismo, della criminalità e della corruzione, dell’arretratezza anche istituzionale che c’erano ai tempi di tangentopoli e della nascita della seconda repubblica e che persistono, purtroppo, tuttora.</p>
<p>Referendum pulito, dunque, nel conteggio dei voti stavolta e nuova repubblica con….il federalismo, la metà dei parlamentari, le semplificazioni amministrative e le liberalizzazioni per far spendere meno i cittadini e dar loro servizi più efficienti a cominciare dall’acqua e dall’energia.</p>
<p>Un bel rebus, però, per chi vuole continuare o si appresta a governare con un debito che supera del 20% il valore di quello che produciamo, una cinquantina di miliardi di euro da recuperare se non vogliamo tornare a battere una moneta debole che i mercati rifiuterebbero, le imprese in media più piccole del 40% rispetto alle altre d’Europa, infrastrutture inadeguate quando, per esempio nelle autostrade, gli ampliamenti decisi nel 1997 sono stati finora realizzati solo al 60% e quelli definiti nel 2004 al 30.</p>
<p>Insomma, tante cose da fare e con i soldi pubblici che mancano anche perché il 30% del reddito non paga le tasse e quelli che le pagano non possono essere fessi troppe volte, nella prima, nella seconda e nella terza repubblica. Eppure i soldi pubblici servono soprattutto per i servizi essenziali, quelli che il referendum ha confermato pubblici. Come l’acqua, che dieci milioni di italiani hanno “ad intermittenza” e con gli acquedotti pubblici che perdono fino al 50%, come le fognature inefficienti nel 20% del paese che è al 157esimo posto su 183 per durata dei processi civili, come i livelli di apprendimento tra i più bassi del mondo, come la bolletta elettrica che da noi costa almeno il 30% in più di quella dei concittadini francesi o tedeschi. E noi siamo europei come loro.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/06/il-13-giugno-e-nata-la-terza-repubblica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ben scavato vecchia talpa!</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/06/ben-scavato-vecchia-talpa/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/06/ben-scavato-vecchia-talpa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 16:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ben]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[scavato]]></category>
		<category><![CDATA[talpa]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31350</guid>
		<description><![CDATA[<p>- Due osservatori della società che mi piace molto leggere, Michele Serra e Stefano Gramellini, hanno entrambi tratto dai risultati delle recenti elezioni amministrative la conclusione che quei dati elettorali traducono la fine degli anni &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Due osservatori della società che mi piace molto leggere, Michele Serra e Stefano Gramellini, hanno entrambi tratto dai risultati delle recenti elezioni amministrative la conclusione che quei dati elettorali traducono la fine degli anni ’80.</p>
<p>Avendo in quel decennio vissuto adolescenza e gioventù ricordo bene l’affermazione di quegli elementi valoriali che poi, in fondo, venivano sagacemente raccolti, miscelati e rivenduti nelle televisioni commerciali dell’imprenditore milanese Silvio Berlusconi, principalmente attraverso la pubblicità (ricordate il referendum sugli spot? “Non si interrompe un’emozione”…).</p>
<p><strong>Non erano certo anni a versione univoca. Il “movimento” era stato dissolto dal “riflusso al privato” generato anche da massicce dosi di eroina e dal delirio terroristico. </strong>Ma non per questo l’opposizione alla installazione dei missili Cruise a Comiso, i movimenti antimafia, la “pantera” universitaria mancarono di manifestarsi.</p>
<p>Quel decennio fu marcato soprattutto dal segno di Reagan e Thatcher, dalla forza rivoluzionaria della globalizzazione capitalistica, dalla deregulation, da più mercato e meno Stato. Non per niente in Italia fu aperto, nell’autunno 1980, dalla vertenza Fiat, dalla marcia dei quarantamila, dalla capitolazione delle organizzazioni sindacali.</p>
<p><strong>L’individualismo, l’edonismo, la Milano da bere venivano ben interpretati dal Psi craxiano “dei meriti e dei bisogni” mentre il Pci e la Dc imboccavano la strada del loro declino dopo il naufragio del compromesso storico.</strong></p>
<p>Fa bene ricordare tutto ciò poiché condivido quel che Serra e Gramellini affermano: quei valori così prepotentemente affermatisi in questi trent’anni paiono oggi logori, insufficienti a fornire risposte etiche, mentre l’insicurezza spinge a ritrovare legame sociale e condivisione e la libertà viene riscoperta nella sua dimensione collettiva.</p>
<p>Non mi sorprenderebbe quindi che i referendum del 12 e 13 giugno prossimi raggiungessero effettivamente il quorum. Ho abbastanza anni per ricordare la grande vittoria nel referendum sul divorzio, che segnò la sanzione di una società più evoluta. Così come nel 1981, quando attaccavo i miei primi manifesti a sostegno della difesa della legge 194 sulla interruzione di gravidanza: allora chi era per il no alla abrogazione lo sosteneva, non ricorreva ai mezzucci astensionistici.</p>
<p><strong>Domenica e lunedì prossimi i cittadini sono chiamati a decidere se riaffermare o meno il valore di alcuni beni comuni, che in questi anni parevano inesorabilmente da cedere al mercato. Una produzione energetica diversa, diffusa, sostenibile disegna un altro modello di società rispetto a quello centralizzato e militarizzato proposto dalle centrali atomiche. La gestione pubblica dell’acqua rimanda ad alcuni tra gli elementi di fondo del modo in cui le comunità si organizzano, progettano e difendono il proprio futuro.</strong></p>
<p>Ma anche l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge è un bene comune, essenziale per la tenuta di una società: soprattutto per questo mi pare importante il quesito sul legittimo impedimento.</p>
<p>Il valore politico dei referendum va infatti ben al di là del contrasto alle politiche del governo in carica o alla speranza di dare spallate alla maggioranza parlamentare: a mio parere essi valgono infatti essenzialmente per affermare un nuovo senso comune.</p>
<p><strong>I sì sulle quattro schede possono aiutarci insomma a far tirare fuori la testa alla vecchia talpa che in questi trent’anni di pubblicità, spettacolo, individualismo e allentamento del legame sociale non ha smesso di scavare.</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/06/ben-scavato-vecchia-talpa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A proposito di verifiche…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/05/a-proposito-di-verifiche%e2%80%a6/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/05/a-proposito-di-verifiche%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[a proposito di]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>
		<category><![CDATA[verifiche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31250</guid>
		<description><![CDATA[<p>- L’Udc, partito rappresentato nella Giunta della provincia di Viterbo da tre assessori, ha deciso di procedere alla “verifica” dell’attuale governo della Tuscia, eletto solo un anno fa.</p>
<p><strong>Niente di nuovo per quanto riguarda il </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><img class="size-medium wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo-198x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="198" height="300" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span>- L’Udc, partito rappresentato nella Giunta della provincia di Viterbo da tre assessori, ha deciso di procedere alla “verifica” dell’attuale governo della Tuscia, eletto solo un anno fa.</p>
<p><strong>Niente di nuovo per quanto riguarda il modo di amministrare la cosa pubblica che, in Italia, come titola un libro di Giulio Andreotti, significa “Governare con la crisi”.</strong></p>
<p>L’esperienza del sette volte presidente del consiglio è, infatti, che “se non è l’uno, è l’altro partito di una coalizione a mettere in moto meccanismi di fibrillazione, chiedendo ad ogni istante tonificazioni, verifiche o riconsiderazioni programmatiche”.</p>
<p>Il libro è di venti anni fa, in pieno regime proporzionale con voto di preferenza incorporato e sindaci e presidenti eletti in consiglio.</p>
<p><strong>Andreotti, allora, alla domanda “sono il pluralismo e la proporzionale a moltiplicare la crisi?” rispondeva di no con riferimento alla storia dei governi italiani dall’unità agli anni ’90.</strong></p>
<p>Quanto è avvenuto dopo, in tempi di bipolarismo, di maggioritario e di elezione diretta di sindaci e presidenti, non lo smentisce (ad esempio, i due maggiori comuni della provincia, Montefiascone e Vetralla, sono andati ad elezioni in questo mese perché i rispettivi consigli erano stati sciolti anticipatamente).</p>
<p><strong>Niente di nuovo, dunque, rispetto a fibrillazioni, verifiche e rimpasti, questi ultimi spesso annunciati in forma multipla e realizzati, poi, ad personam. La storia, come sempre, si ripete, bipolarismo o non bipolarismo e le caste hanno diritto ai loro riti e linguaggi.</strong></p>
<p>Quella politica non fa eccezione, a condizione, però, di restare nella tradizione dell’italica ammuina e in tempi e termini sopportabili.</p>
<p>Fa, quindi, male leggere (<a href="http://www.tusciaweb.eu/2011/05/tre-milioni-di-lavori-appaltati-ma-e-tutto-fermo/">Tusciaweb, 21 maggio ore 11,05 – Ferlicca</a>) tra i motivi della “verifica” questa pubblica denuncia: ” la gente muore sulle strade e noi abbiamo lavori per tre milioni già appaltati, ma fermi”.</p>
<p><strong>Se la premessa non avesse i toni tragici che ha, verrebbe da dire con Bersani e Crozza : “Ma siam passi?”.</strong></p>
<p><strong>Meglio, perciò, non pretendere di dare alle parole dei politici il significato comune, quello che si trova sui vocabolari. Altrimenti, come allontanare l’ interpretazione che un uomo qualunque potrebbe dare al nesso di causalità tra “appalti fermi” ed effetti drammatici sulle strade?</strong></p>
<p>Sarà , comunque, il caso di “verificare”.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/05/a-proposito-di-verifiche%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se il centrodestra perde la testa</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/05/se-il-centrodestra-perde-la-testa/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/05/se-il-centrodestra-perde-la-testa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[perde]]></category>
		<category><![CDATA[testa]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=31248</guid>
		<description><![CDATA[<p>- Di fronte all’avvitarsi della crisi politica, culturale e morale italiana, di fronte all’arroganza del potere che piega le scelte pubbliche agli interessi privati, di fronte a mezzi di comunicazione sempre più asserviti, le parole &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Di fronte all’avvitarsi della crisi politica, culturale e morale italiana, di fronte all’arroganza del potere che piega le scelte pubbliche agli interessi privati, di fronte a mezzi di comunicazione sempre più asserviti, le parole capaci di esprimere sdegno, di criticare, di opporsi parevano negli ultimi tempi venir meno. Lo sconcerto soppiantava l’indignazione e la rassegnazione si depositava sopra uno strato sempre più spesso d’abitudine.</p>
<p><strong>Per questo i risultati del primo turno delle elezioni comunali milanesi hanno colto tutti di sorpresa, anche coloro che masticano da tanti anni pane e politica. </strong>Evidentemente qualcosa è successo, ma forse non ci se ne accorgeva perché il bunga bunga e le leggi ad personam non incidevano tanto sul piano mediatico quanto sul sentire profondo della società.</p>
<p>Il 12 febbraio centinaia di migliaia di donne e di uomini hanno manifestato nelle piazze italiane il loro sdegno in una delle più belle, intense e spontanee manifestazioni degli ultimi anni. <strong>Pochi giorni dopo Roberto Vecchioni vinceva il festival della piazza canora di Sanremo con “chiamami ancora amore”. Ma le parole della canzonetta non erano poi così scontate nelle rime con cuore e fiore: “Per il poeta che non può cantare, per l’operaio che non ha più il suo lavoro, per chi ha vent’anni e se ne sta a morire in un deserto come in un porcile e per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero, così belli a gridare nelle piazze perché stanno uccidendo il pensiero”.</strong></p>
<p>Intanto le rivolte del mondo arabo delle ultime settimane portavano un vento impetuoso nel mediterraneo, quello di una nuova generazione che rivendica spazi, ruolo, futuro. Un vento che soffia da una parte all’altra del mare nostrum approdando proprio in questi giorni sotto le tende degli “indignados” spagnoli, dopo aver misurato nelle urne italiane il successo del movimento 5 stelle (io detesto il modo di far politica di Grillo, ma il fenomeno che rappresenta non può essere trascurato né incompreso).</p>
<p><strong>Non ci eravamo accorti che fosse proprio la percezione di massa che stesse slittando, dunque. Avvertivamo le difficoltà, le solitudini e non percepivamo che l’immaginario di massa stesse spostandosi, anzi rivoltandosi.</strong></p>
<p>Lo hanno detto i cittadini di Milano, con lo strumento democratico più elementare, il voto, che è divenuto la chiave per aprire molte porte. Lo hanno fatto dapprima nelle primarie, in cui hanno imposto Giuliano Pisapia come candidato sindaco: con esse la partecipazione popolare da semplice formula è divenuta pratica politica. Poi nel primo turno delle comunali, la determinazione delle elettrici e degli elettori ha silenziosamente ribaltato ogni pronostico ed ogni sondaggio, affermando il terreno di una sfida inedita e appassionante.</p>
<p><strong>Per questo il centrodestra sembra aver perso la testa. Il primo segnale fu il colpo sleale della Moratti nel faccia a faccia televisivo con il suo competitore. Oggi lo sono gli attacchi furibondi, le falsità, le promesse demagogiche dettate dalla disperazione.</strong></p>
<p>Milano è la città di Carlo Maria Martini e di Dionigi Tettamanzi, il cardinale che sta per lasciare la diocesi con il segno delle parole pronunciate sui rom da accogliere o sulla moschea da realizzarsi nel capoluogo lombardo affermando che ognuno ha diritto di avere un posto in cui pregare.</p>
<p>Per tutto questo, in definitiva, ritengo che sarebbe un errore valutare la vittoria di Pisapia come una semplice affermazione elettorale, solo come il prevalere di uno schieramento sull’altro, o come un mero mutamento dei rapporti di forza politici. C’è infatti uno spostamento di valori, si sta affermando un nuovo terreno culturale, che è ignoto, ma va compreso e percorso.</p>
<p><strong>Il mio timore è che il centrosinistra non sia in grado di rivelarsi all’altezza della sfida, che riduca tutto a formule politicistiche e non comprenda il senso di una domanda forte di cambiamento,</strong> la quale traguarda la fine del ciclo politico berlusconiano, per trovare il suo orizzonte sociale e culturale nella volontà di rivendicare un altro futuro possibile. In questo senso la scadenza referendaria acquista il valore inatteso della conferma che una tale domanda di futuro si sia riappropriata della nostra società.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/05/se-il-centrodestra-perde-la-testa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Privati di&#8230; Trasversale</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/04/privati-di-trasversale/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/04/privati-di-trasversale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 13:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[candido democristiano]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[privati di]]></category>
		<category><![CDATA[renzo trappolini]]></category>
		<category><![CDATA[trasversale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=30903</guid>
		<description><![CDATA[<p> &#8211; Monsieur de Lapalisse è rimasto famoso per l’ovvietà delle cose che diceva, tanto che alla sua dipartita terrena gli dedicarono questo refrain “se non fosse morto sarebbe ancora vivo”.<strong>E all’ovvietà non sfugge nessuno, </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25234" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><img class="size-medium wp-image-25234" title="trappolinirenzo" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2010/10/trappolinirenzo-198x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Renzo Trappolini&lt;/p&gt; " width="198" height="300" /><p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini </p></div>
<p><span> &#8211; Monsieur de Lapalisse è rimasto famoso per l’ovvietà delle cose che diceva, tanto che alla sua dipartita terrena gli dedicarono questo refrain “se non fosse morto sarebbe ancora vivo”.<strong>E all’ovvietà non sfugge nessuno, neanche un sindaco d’esperienza come Giulio Marini che, a proposito della apertura di sette nuovi chilometri di trasversale, ha detto: “la strada è quella giusta”.</strong></p>
<p>Peccato che parlasse a fronte della “non ovvietà” del ministro Matteoli, per il quale lo Stato non ha soldi da spendere sui rimanenti ventidue chilometri. E che soldi! 815 milioni di euro al calcolo del 5 dicembre 2008 (cabina di regia per l’aeroporto), due anni dopo che il predecessore di Matteoli, Di Pietro, in un documento del 6 novembre 2006, aveva scritto 360 milioni. Oggi, chissà.</p>
<p>Si dice che dovranno, perciò, pensarci i privati, come se, con l’aria che tira, dietro l’angolo ci fosse già la fila. Il presidente della provincia, Marcello Meroi, si è detto, nell’occasione, “felice ed ottimista” ed anche nel centrosinistra ha fatto un pensierino sui privati qualcuno che conta (seppure il silenzio sia d’oro per Fioroni, l’ affermato leader della lobby cattolica che è anche finanziaria e per il suo collega Sposetti, marxista doc e così potente e corteggiato dai capitalisti nazionali).</p>
<p><strong>Tutti avranno fatto i loro conti, ma a spanne si tratterebbe di trovare più che investitori, benefattori. Infatti, ammesso che ce ne siano e considerato che, come accade, non destinerebbero tutti interi e cash gli 815 milioni, si rivolgerebbero al mercato dei capitali, almeno in parte.</strong></p>
<p>Supponiamo per cinquecento milioni. Come? Con una operazione di finanza complessa? I dubbi non sarebbero pochi e allora con le banche: un bel finanziamento a lungo termine, diciamo a vent’anni, magari a tasso fisso, parametro e spread (ammettiamo) un po’ meglio di quelli in uso.</p>
<p>Quel privato costruttore dei ventidue chilometri di trasversale mancanti dovrebbe, dunque, rinunciare a sempre possibili migliori investimenti alternativi per i 300 milioni cash e rimborsare complessivamente una cifra che col pallottoliere si potrebbe definire intorno al miliardo e due/trecento milioni.</p>
<p>Chi glieli dà? Sempre che non si tratti di benefattore, gli sarà consentito di esigere un pedaggio. <strong>Per quanto? Certamente meno delle tariffe delle autostrade le quali, tra l’altro, hanno almeno le corsie di emergenza. Quindi, si potrebbe ipotizzare – e sperare – in un balzello minore di un euro dal quale escludere il traffico locale, i pendolari, le categorie protette ecc. e con cui sostenere anche le spese di gestione per arrivare, col tempo, all’utile.</strong></p>
<p>In pratica, tanti balzelli e, quindi, tante macchine in strada ogni giorno: forse un numero impossibile.</p>
<p>Meno male che il ministro Matteoli avrebbe fatto riferimento al Cipe, come per l’aeroporto.</p>
<p>Questa sì che, visti i precedenti, è la “strada giusta”, ma per sperare e parlare. Infatti per il “fare” resta di mezzo il mare che è a Civitavecchia e, per arrivarci, bisogna rassegnarsi a dare la precedenza prima dell’arco di Monteromano e, dopo, fare attenzione all’autovelox.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/04/privati-di-trasversale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tempi difficili&#8230;</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/04/tempi-difficili/</link>
		<comments>https://www.corriere2000.it/2011/04/tempi-difficili/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 09:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[tempi difficili]]></category>
		<category><![CDATA[valerio de nardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.corriere2000.it/?p=30797</guid>
		<description><![CDATA[<p> &#8211; E’ tempo di dichiarazione dei redditi e mi viene in mente quanto affermò qualche tempo fa l’allora ministro dell’Economia, da poco scomparso, Tommaso Padoa Schioppa: “Pagare le tasse è bellissimo”. Quante ironie, quante polemiche &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span> &#8211; E’ tempo di dichiarazione dei redditi e mi viene in mente quanto affermò qualche tempo fa l’allora ministro dell’Economia, da poco scomparso, Tommaso Padoa Schioppa: “Pagare le tasse è bellissimo”. Quante ironie, quante polemiche dovette subire per quell’affermazione!<br />
Venerdì mi sono recato alla caserma dei carabinieri di via San Camillo de Lellis per denunciare un banale furto sulla mia auto. Il giovane maresciallo napoletano che ha raccolto la denuncia è stato cortese come un gentiluomo meridionale, efficiente come ti immagini sia un professionista nordeuropeo.</p>
<p><strong>Sono uscito dalla caserma convinto ancor di più che Padoa Schioppa avesse ragione. Io le tasse le pago e ne sono contento, lo posso dire? Posso dire che ritengo essenziale avere la sanità pubblica e universale, la scuola pubblica e universale e sono lieto di pagare per averle?<br />
</strong></p>
<p>Sabato sono stato alla cerimonia di intitolazione del circolo Pd del Pilastro a Gemma Piacentini. Ho tenuto ad esserci, per ricordare una bella persona, ma anche perché più che mai oggi abbiamo bisogno di seguire l’esempio che ci può fornire una testimonianza di vita forte, come quello che ci fornisce l’impegno politico, sociale, professionale – proprio nella scuola – di una donna che se ne andò quando aveva più o meno gli anni che ho io adesso.</p>
<p>Siamo in tempi in cui il marchese Del Grillo si troverebbe a suo pieno agio e potrebbe proclamare “io so’ io e voi non siete un cazzo!” senza essere contraddetto o contestato. Anzi troverebbe gruppi di fan che, a favore di telecamera, lo acclamerebbero additando al pubblico ludibrio coloro che osassero dire che eguaglianza e giustizia siano valori da presidiare e preservare.</p>
<p><strong>Sono tempi difficili da capire, ancor più complicati da raccontare, almeno per chi non ama le semplificazioni. Ma di fronte ad un parlamento ridotto alla retrovia logistica delle difese per parare i guai di un uomo solo, che manomette senza pudore i principi e butta sabbia negli ingranaggi del meccanismo del sistema giudiziario, persino una provocazione forte come quella del professor Asor Rosa, che, di fatto, invoca un golpe può apparire un tentativo tanto paradossale quanto disperato di legittima difesa democratica.<br />
</strong></p>
<p>Il problema principale che abbiamo oggi di fronte è, forse, l’evaporazione della politica e l’evanescenza delle formazioni sociali intermedie, che hanno fatto la forza della nostra nazione nel dopoguerra e si sono oggi ridotte, dai partiti alle rappresentanze sindacali, datoriali, di categoria, dal sistema delle imprese fino all’associazionismo culturale, ad agenzie di servizi o a lobby più o meno influenti ma incapaci di fare sistema.</p>
<p>Una testimonianza ulteriore, nel suo piccolo, può essere costituita dalla presentazione delle liste per le elezioni comunali nella Tuscia, che ci consegna in fondo un quadro chiaro.</p>
<p><strong>Infatti, al di là della maggiore o minore tenuta dell’uno o dell’altro schieramento (però, diciamolo: per una volta il centrosinistra appare meno masochista del solito!) quel che si evidenzia con la frantumazione delle liste, in elezioni tutte puramente maggioritarie a turno unico, è la scomparsa della politica, la mancanza di tenuta direzionale dei partiti di fronte a personalismi, interessi di gruppo, protagonismi fini a sé stessi, che i partiti stessi non sono stati in grado di governare e portare a sintesi.<br />
</strong></p>
<p>Si badi bene: questa è la realtà, che può piacere o meno, ma è l’acqua nella quale dobbiamo nuotare. Vorremmo fosse meno agitata e torbida, più limpida e trasparente. Vorremmo non avere l’avversario come pesce da mangiare, ma come compagno del branco con cui nuotare nella stessa direzione. Così non è. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare a cambiare per non finire poi tutti presi nella rete di un declino civile e sociale senza più speranza.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.corriere2000.it/2011/04/tempi-difficili/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
