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	<title>Corriere2000 &#187; secol morto</title>
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		<title>Questo secol morto</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 15:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[secol morto]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>- Mi sento un po’ come l’uomo della vignetta di Altan, seduto in poltrona che dice: «sono sgomento, turbato, confuso», con la bambina di fronte a lui, in piedi, bambola in mano, che risponde: «Incazzarsi &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Mi sento un po’ come l’uomo della vignetta di Altan, seduto in poltrona che dice: «sono sgomento, turbato, confuso», con la bambina di fronte a lui, in piedi, bambola in mano, che risponde: «Incazzarsi mai, eh?»<br />
In questi giorni bunga bunga trovo un po’ di conforto nella bibbia laica della Costituzione italiana e in chi si ostina a difenderla. E ne cerco anche in qualche classico come Leopardi, il mio preferito.</p>
<p><strong>Leggo di “questo secol morto”, di “obbrobriosa etade”, “abiette genti”, “in peggio precipitano i tempi”, “nel secol tetro e in questo aer nefando” e penso: ma Giuliano Ferrara lo avrebbe tacciato di insulso moralismo?<br />
</strong></p>
<p>E mentre le “magnifiche sorti e progressive” sono messe in dubbio da qualche piccolo inconveniente alle centrali nucleari giapponesi, in Italia noi (come d’abitudine) tireremo diritti: ce lo assicurano il ministro all’ambiente (sic!) e quello allo sviluppo economico (noto per avere lanciato, ben prima dei prestigiosi incarichi ministeriali, “Colpo grosso” trasmissione cult con Umberto Smaila, che molto ci racconta dei tempi odierni).</p>
<p>Da quasi un quarantennio siamo calati dentro la crisi dell’era dei combustibili fossili, e stiamo sbattendo qualche colpo di coda. La nostra classe dirigente è figlia di questa crisi e non riesce a uscirne, non può farlo.</p>
<p><strong>Anche per questo non potremo avere nuovi Mattei, Vanoni, Saraceno, Giolitti, Ruffolo, che della stagione del boom e del petrolio erano in qualche modo interpreti ma nemmeno i Fanfani, i Moro, figurarsi gli Amendola o i Berlinguer, che questa crisi cominciarono a interpretare. Abbiamo Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani e dobbiamo tenerceli con tutta la loro sicumera atomica.<br />
</strong></p>
<p>Parlavo l’altro giorno con un paio d’amici vicino alla stazione di Porta Romana e c’era un bel venticello che veniva dal mare e valutavamo quanto poco dista Montalto di Castro in linea d’aria da Viterbo e quanto un battito d’ali a Fukushima possa causare un tornado a San Martino al Cimino.</p>
<p><strong>Viviamo momenti collettivi, che i mass media amplificano, ma che si innestano sulle nostre storie individuali, sulle nostre piccole sofferenze, tra le ansie e le solitudini che ciascuno conosce in questa era di connessione globale.<br />
</strong></p>
<p>Il liberale Immanuel Kant è tanto caro al pretoriano Giuliano Ferrara. Si parva licet anche a me è caro ed in particolare lo è il suo epitaffio, che è bene riscrivere ogni tanto, a costo di risultar ripetitivi: “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, una piccola bussola, che è bene tenere e portata di mano in questa bonaccia che annuncia tempesta.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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