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	<title>Corriere2000 &#187; tumori</title>
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		<title>Tumori, arriva il microscopio 3D</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/03/tumori-arriva-il-microscopio-3d/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 15:28:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Scienze e tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Un microscopio unico in Italia e in Europa. A Lecce, nei laboratori Nnl dell'Istituto nanoscienze del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) è stato collaudato Cat, così si chiama il nuovo strumento.</p>
<p>&#160;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-30803" title="laboratorio_generica_c2000" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2011/04/laboratorio_generica_c2000.jpg" alt="" width="300" height="130" /> &#8211; <strong>Un microscopio unico in Italia e in Europa.</strong></p>
<p>A Lecce, nei laboratori Nnl dell&#8217;Istituto nanoscienze del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) è stato collaudato Cat, così si chiama il nuovo strumento.</p>
<p>Il microscopio sarebbe in grado di visualizare cellule in 3D e ad altissima risoluzione.</p>
<p><strong>Sarà quindi utilizzato nel campo della nano medicina per studiare quanto siano efficaci i nano farmaci contro i tumori.</strong></p>
<p>Pare che la risoluzione permetta di arrivare ai miliardesimi di millimetro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Immigrati e tumori, muoiono più degli italiani</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 15:51:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[11 Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sono circa quattro milioni e mezzo gli immigrati che risiedono nel nostro paese e muoiono più degli italiani. Anche se mediamente più giovani e più sani degli italiani, sono più esposti al pericolo di malattie che si trasmettono sessualmente e di tumore.</p>
<p>&#160;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-30803" title="laboratorio_generica_c2000" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2011/04/laboratorio_generica_c2000.jpg" alt="" width="300" height="130" /> &#8211; Sono circa quattro milioni e mezzo gli immigrati che risiedono nel nostro paese e muoiono più degli italiani.</p>
<p>Anche se mediamente più giovani e più sani degli italiani, sono più esposti al pericolo di malattie che si trasmettono sessualmente e di tumore.</p>
<p><strong>Ciò sarebbe causato da uno stile di vita più a rischio come: fumo, alcol, alimentazione povera di frutta e verdura ma ricca di grassi, e anche la scarsa partecipazione agli screening oncologici di prevenzione, anche  regolarmente disponibili al Servizio sanitario nazionale.</strong></p>
<p>Quindi si giungerebbe a diagnosi tardive delle malattie, quando il tumore è ad uno stadio avanzato e non più curabile.</p>
<p>“Gli extracomunitari colpiti dal cancro muoiono più degli italiani. Non perché la malattia sia più aggressiva ma perché viene scoperta in ritardo” afferma Carmelo Iacono, primario di oncologia a Ragusa, al convegno dell&#8217;associazione italiana di oncologia medica, tenutosi nei giorni scorsi a Bologna.</p>
<p><strong>&#8220;Lo riscontriamo nella nostra pratica clinica – spiega Marco Venturini, nuovo presidente Aiom – gli immigrati arrivano troppo spesso a scoprire la malattia in ritardo. E le neoplasie di cui soffrono sono proprio quelle più direttamente correlate a stili di vita errati (polmone, testa- collo, colon -retto, stomaco, collo dell&#8217;utero)”.</strong></p>
<p>Inoltre fra gli stranieri ci sarebbe una maggiore incidenza di tumori del fegato legate molto spesso a cirrosi e forme di epatite B cronica.</p>
<p>Questa forma di cancro sarebbe particolarmente diffusa nelle popolazioni che non hanno ricevuto il vaccino contro il virus, che hanno vissuto in ambienti dove lo sviluppo era più facile o altre cause come rapporti sessuali non protetti e abuso di alcol.</p>
<p>“Di fronte a questo scenario, con numeri in evidente crescita nei reparti di oncologia – ha aggiungo Venturini,  che è anche direttore  di oncologia all&#8217;ospedale Sacro Cuore Dn Calabria di Negar (Verona) – emerge la necessità di interventi specifici, non più rinviabili: serve soprattutto fare prevenzione primaria e secondaria, in particolare attraverso il coinvolgimento delle seconde generazioni”.</p>
<p><strong>Aiom ha così realizzato opuscoli informativi multi-etnici tradotti nelle lingue più parlate da diffondere con l&#8217;aiuto di altre società scientifiche per poter arrivare al maggior numero di stranieri possibile.</strong></p>
<p>Per coinvolgere gli adulti bisognerebbe puntare sui ragazzi: i minorenni stranieri in Italia sono 932.657, di cui 572.720 nati in Italia.</p>
<p>“<strong>Parlando la nostra lingua &#8211;  ha sottolineato Iacono, annunciando una sezione per i giovani sul sito dell&#8217;associazione &#8211; e frequentando le nostre scuole, fanno da tramite per la traduzione, la comunicazione, l&#8217;informazione e rappresentano una risorsa insostituibile, perché sono fautori del cambiamento culturale all&#8217;interno del nucleo familiare</strong>. Ma l&#8217;adesione agli screening è altrettanto importante, infatti sappiamo ad esempio che la mammografia da sola può ridurre del 25 per cento la mortalità per il cancro al seno, ma l&#8217;accesso a questo esame è ancora insufficiente nel nostro paese. Infatti solo una donna su due accetta l&#8217;invito a sottoporsi allo screening (55 per cento), con un divario tra Centro-Nord e Sud in cui la percentuale scende al 40 per cento. E nelle donne straniere questa percentuale scende ancora”.</p>
<p>Infine il problema dell&#8217;immigrazione irregolare non aiuta, perché, chi fa parte di questa categoria, non può effettuare nessun esame preventivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tumori, sì alla banca del tessuto ovarico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 18:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[banca tessuto ovarico]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio regionale lazio]]></category>
		<category><![CDATA[mario abruzzese]]></category>
		<category><![CDATA[regione lazio]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>- Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mario Abbruzzese, ha approvato all’unanimità una mozione sull&#8217;istituzione della Banca del tessuto ovarico in favore delle donne sopravvissute a tumori, presentata dai consiglieri del gruppo La Destra &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28720" class="wp-caption alignleft" style="width: 143px"><img class="size-full wp-image-28720" title="regionelazio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2011/01/regionelazio.jpeg" alt="&lt;/p&gt; " width="133" height="135" /><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p><span>- Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mario Abbruzzese, ha approvato all’unanimità una mozione sull&#8217;istituzione della Banca del tessuto ovarico in favore delle donne sopravvissute a tumori, presentata dai consiglieri del gruppo La Destra Francesco Storace e Roberto Buonasorte e sottoscritta dalla consigliera Isabella Rauti (Pdl).<br />
<strong>Il documento impegna la presidente Polverini e la Giunta a sottoscrivere un protocollo di intesa tra la Regione Lazio e l&#8217;Istituto nazionale tumori &#8220;Regina Elena&#8221; di Roma che preveda l&#8217;istituzione di una bio-banca in cui la corticale dell&#8217;ovaio contenente gli ovociti venga conservata in azoto liquido per poi poter essere reinnestata nella donna sopravvissuta al cancro dopo la fine dei trattamenti oncologici, permettendole una ripresa sia della funzione ormonale che di quella riproduttiva.<br />
</strong></p>
<p>La mozione, che riprende un apposito progetto concepito in seno al &#8220;Regina Elena&#8221;, parte dalla considerazione che il 70% delle donne sotto i quaranta anni affetta da cancro perde in maniera irreversibile la funzione ormonale e riproduttiva a causa degli intensi trattamenti oncologici. Il costo del progetto, stimato attorno ai 400mila euro, è da intendersi coperto da un apposito fondo già stanziato dal Ministero della Salute in favore della Regione Lazio, come riferito in aula dagli stessi consiglieri proponenti.</p>
<p><strong>“Attualmente l&#8217;unica possibilità offerta alle pazienti con questo tipo di problema è rappresentata dalla crioconservazione degli ovociti e dalla successiva procreazione medicalmente assistita &#8211; ha spiegato in aula Buonasorte &#8211; Secondo noi è invece necessaria un&#8217;alternativa gestita da un ente pubblico che sia in grado di evitare alle donne di essere in balia di un mercato privato condizionato principalmente da interessi economici&#8221;.<br />
</strong></p>
<p>Il trapianto del tessuto ovarico consiste nell&#8217;asportazione, per via endoscopica, della corticale ovarica di donne in età fertile affette da qualsiasi tumore immediatamente prima dell&#8217;inizio dei trattamenti chirurgici, chemioterapici e radioterapici, per poi, a distanza di alcuni anni, reimpiantarli.<br />
La Banca del tessuto ovarico che nascerebbe in seno al “Regina Elena” di Roma sarebbe la terza in Italia, dopo quelle di Palermo e Torino.</p>
<p></span></p>
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