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	<title>Corriere2000 &#187; valerio de nardo</title>
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	<description>Quotidiano on line</description>
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		<title>Quel Mieli mi sta antipatico…</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 00:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Paolo Mieli mi sta sinceramente antipatico, essendo uno dei capi dell’establishment posti a direzione dell’orchestra delle opinioni che girano per il Paese.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- Paolo Mieli mi sta sinceramente antipatico, essendo uno dei capi dell’establishment posti a direzione dell’orchestra delle opinioni che girano per il Paese e, sicuramente, uno dei king maker del governo Monti, <strong>verso cui personalmente nutro ben pochi sentimenti positivi e molte diffidenze</strong>.</p>
<p>Antonio Gramsci riteneva necessario distinguere con nettezza tra “senso comune” e “buon senso”. E per spiegare tale distinzione ricorreva ad Alessandro Manzoni, il quale annotava che al tempo della peste “<strong>c’era pur qualcuno che non credeva agli untori, ma non poteva sostenere la sua opinione, contro l’opinione volgare diffusa, perché il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune</strong>”.</p>
<p>Ecco: è proprio questo che venerdì pomeriggio,<strong><a title="“In tutti i paesi civili l’articolo 18 non c’è”" href="http://www.tusciaweb.eu/2012/03/in-tutti-i-paesi-civili-larticolo-18-non-ce/" target="_blank"> mentre ascoltavo Mieli rispondere alle domande del direttore Galeotti alla Scuola Edile</a></strong>, mi suscitava insofferenza: il voler far credere che senso comune e buon senso potessero sovrapporsi, così, tranquillamente, senza tenere conto delle differenze, dei conflitti, delle contraddizioni.<strong> Per una personalità cresciuta in Potere Operaio mi pare una non piccola amnesia rispetto alla propria formazione.</strong></p>
<p>Ma quel che mi interessa sottolineare è stato il moto di sincerità che in quella sede <strong>Mieli ha avuto nel rimarcare come la situazione reale sia ben peggiore di quella che i media descrivono. </strong>Ne ha dato una spiegazione ineccepibile: i media vendono pubblicità; la pubblicità ha bisogno di sano ottimismo (ne approfitto per porgere un deferente saluto al maestro Tonino Guerra, da poco scomparso); i media devono vendere ottimismo. <strong>E’ evidente che Mieli conosca tanto Aristotele quanto il marketing editoriale.</strong></p>
<p>Ma è altresì evidente che Mieli conosca la situazione reale, fatta di imprenditori che non vengono pagati, di lavoratori licenziati o in cassa integrazione guadagni, di giovani sempre più sfiduciati nella possibilità di trovare uno sbocco alla propria domanda di inserimento nella società.</p>
<p><strong>Non c’è più garanzia per nessuno.</strong> Non sarà la Grecia, ma finalmente i mezzi di informazione si sono accorti delle persone che si tolgono la vita piuttosto che perdere la dignità: hanno smesso di battere il tasto su scandali e piccole (insopportabili, intollerabili, insostenibili) microviolenze, per accorgersi del dramma economico e occupazionale che interessa ogni famiglia. <strong>La grande depressione è già qui ed è meglio rendersene conto, anche perché è proprio da qui che può ripartire la ripresa.</strong></p>
<p>Che non vuol dire cchiu Pil ppe’ tutti. Ma green economy, buona occupazione, nuovo welfare. <strong>L’Italia ce la può fare se alza la testa, se non ha paura del conflitto, se non abbassa la testa appena si alza l’andamento dello spread, se sull’articolo 18 ragiona con la testa invece che con la pancia</strong>.</p>
<p>Abbiamo appena chiuso le celebrazioni del 150esimo dell’unità d’Italia e vorrei sperare che, al di là dell’ubriacatura di retorica, che ha consentito al presidente della Repubblica di approfittare temporaneamente (e per fortuna) del suo ruolo, rimanesse il senso di una nazione che vuole camminare insieme. Perché da soli non si va da nessuna parte.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crisi, attenzione agli affari facili…</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2012/03/crisi-attenzione-agli-affari-facili%e2%80%a6/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 00:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La decisione della Corte di cassazione di annullare la sentenza di condanna inflitta dalla Corte d’appello di Palermo a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa rimanda alla oggettiva difficoltà di tracciare con gli strumenti della giustizia una linea netta che divida la società in cattivi (i mafiosi) e in buoni (gli antimafia).</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- La decisione della Corte di cassazione di annullare la sentenza di condanna inflitta dalla Corte d’appello di Palermo a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa rimanda alla oggettiva difficoltà di tracciare con gli strumenti della giustizia una linea netta che divida la società in cattivi (i mafiosi) e in buoni (gli antimafia).</p>
<p><strong>Quando Ciancimino investiva i soldi suoi e di qualche altro affiliato di Cosa Nostra negli affari immobiliari milanesi degli anni ’70 era un rispettabile e rispettato esponente della Dc siciliana, non c’è che dire.</strong></p>
<p>Ma è proprio qui, su queste incerte linee di confine, lungo le quali la magistratura rischia di non poter pronunciare sentenze che rendano giustizia fino in fondo (tanto nel senso della colpevolezza quanto di quello dell’assoluzione), che serve la buona politica, quella capace e intelligente, ossia forte in grado di discernere.</p>
<p><strong>Passeggiando per le vie del centro di Viterbo è impressionante vedere crescere così in fretta il numero degli esercizi commerciali chiusi. Parlando con qualche imprenditore in difficoltà nella sua attività di vendita, ci si rende conto di quanto anche il momento del preannunciato aumento dell’Iva suoni come la scadenza per lasciare, tanto più di fronte ad un credito bancario concesso con sempre più difficoltà.</strong></p>
<p>Tra imprese e fornitori i tempi di pagamento si dilatano a dismisura, tanto che qualcuno dice il fantasma del 1929, quello del credit crunch, sia già tra noi, nei fatti. La sequela di suicidi tra chi perde il lavoro e tra gli imprenditori che non arrivano a rispettare le scadenze e non ce la fanno più a sostenere la situazione, ricorda drammaticamente la vicenda della “grande depressione”.</p>
<p>E’ in questi momenti che la buona politica deve fare molta attenzione, rizzare le antenne, guardare il chi, il come e il dove si cercano di concludere gli affari. E’ in questi momenti che, purtroppo, pecunia non olet ancor di più e il reinvestimento di capitali non sempre molto puliti può risultare più semplice.</p>
<p><strong>E’ in questi momenti che si deve saper guardare oltre il proprio naso, ritenendo, ad esempio, che preservare il territorio e l’ambiente sia essenziale per creare in prospettiva buona e duratura occupazione, oppure che si debba resistere a chi, facendo balenare la prospettiva di qualche decina di posti di lavoro per qualche anno, vuol costruire nuove case, mentre già tante rimangono invendute.</strong></p>
<p>In questo momento realizzare nuove grandi cubature, interi quartieri a Viterbo, servirebbe solamente alla valorizzazione fondiaria ed alla patrimonializzazione delle aziende, ossia a un profitto privato, anche se in cambio vi fosse una qualche (poi sempre piccola) opera pubblica da portare a termine. È necessario saper guardare con attenzione ai pesi sul piatto della bilancia del futuro del proprio territorio e, a volte, sapere dire no.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al di là delle mimose…</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 00:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 L'opinione]]></category>
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		<category><![CDATA[mimose 8 marzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nell’arco di poche ore, alla vigilia della ricorrenza dell’8 marzo, le notizie di violenze sulle donne, di omicidi, di atti di ferocia contro vita e dignità femminile si accavallano nella confusione della cronaca di ogni giorno. Pare quasi che di tale ricorrenza sia in atto una macabra celebrazione.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- Al di là delle mimose&#8230;</p>
<p>Nell’arco di poche ore, alla vigilia della ricorrenza dell’8 marzo, le notizie di violenze sulle donne, di omicidi, di atti di ferocia contro vita e dignità femminile si accavallano nella confusione della cronaca di ogni giorno. Pare quasi che di tale ricorrenza sia in atto una macabra celebrazione.</p>
<p><strong>Questa festa della donna, che risulta ormai così rituale tra mimose e cerimonie ufficiali, piegata anch’essa ai richiami del marketing, rischia di trasformarsi in un elemento di stanchezza nella percezione sociale, piuttosto che rimanere un richiamo alle responsabilità individuali e sociali.</strong></p>
<p>Anche per questo credo sia necessario prestare una qualche attenzione in più a quello che accade, a fatti che testimoniano come nel silenzio diffuso delle case o nel clamore episodico dei riflettori e delle telecamere, continuino a consumarsi crimini che non sono contro l’onore, contro la famiglia, contro il buon costume. Sono crimini contro persone, contro il corpo delle donne, che rimane ancor oggi un oggetto che molti credono o sono indotti a credere sia a propria disposizione.</p>
<p><strong>Nel turbine della crisi economica e occupazionale, nella spirale della crisi etica che avvolge i nostri giorni è fin troppo facile che a pagare siano chiamate le persone più deboli e indifese, le donne in primo luogo, poiché su di loro ricade il peso maggiore di una società sempre più accartocciata su sé stessa. Madri, mogli, figlie, che spesso sono ricacciate nella condizione usuale alle donne di decenni fa: ad esempio, le prime a perdere il lavoro, le ultime a trovarlo.</strong></p>
<p>Non è con l’anelito alla bontà dei maschi che si risolvono le questioni che stanno sul tappeto. Bensì con una operazione culturale che agisca sui valori di fondo del costume sociale, col riconoscimento che competere, sopraffare, opprimere, violentare, oltre che un agire stupido è anche un agire inefficiente e inefficace.</p>
<p>Nella scala dell’evoluzione abbiamo bisogno che al maschio alfa ed alla femmina che cerca di competere con lui possano sostituirsi uomini e donne beta, gamma, delta, preoccupati/e più che altro di fare un buon lavoro, di garantire pari opportunità, di far crescere una società sobria e solidale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alleanze, i dilemmi del Pd</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La discussione sulle alleanze del Pd diventa ovviamente centrale in vista di una scadenza elettorale sempre più ravvicinata.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- <strong>La discussione sulle alleanze del Pd diventa ovviamente centrale in vista di una scadenza elettorale sempre più ravvicinata.</strong></p>
<p>In tal senso la consultazione regionale in Molise ha fornito alcune indicazioni, ma non si possono certamente trascurare altri elementi che pure sono ben chiari in campo.</p>
<p><strong>In primo luogo vorrei ricordare che l’analisi dei risultati politici non si fa con l’algebra, ma certo essa può aiutare.</strong></p>
<p>Perché dunque dire che il centrosinistra ha perso in Molise per colpa dei “grillini”? Il vosto disgiunto, a mio parere segnala piuttosto che una buona parte degli elettori ha voluto manifestare liberamente il proprio dissenso verso una candidatura troppo spostata a destra, quella di Frattura (nomen omen?), se pure individuata attraverso il percorso delle primarie.</p>
<p><strong>L’algebra ci dice che, anche in queste condizioni, in una regione tendenzialmente di destra, la coalizione di centrosinistra perde di poco contro un’alleanza con dentro l’Udc. Dunque emerge un elemento che, se pure segna una sconfitta elettorale, indica però l’esistenza della forza intrinseca di una proposta politica omogenea.</strong></p>
<p>Ma l’elemento di fondo su cui riflettere è che Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini sono dichiaratamente impegnati a costruire una nuova forza politica chiaramente collocata sul versante del centrodestra. Lo hanno nettamente ribadito proprio in questi giorni nella convention del terzo polo tenutasi a Lecce.</p>
<p>Dunque appare evidente che l’alleanza che il Pd può stringere con l’Udc deve necessariamente avere un carattere transitorio, di passaggio ad una nuova fase politica, essendo invece preclusa la natura strategica di un possibile accordo tra forze che intendono dislocarsi sulle parti opposte dello schieramento politico-parlamentare.</p>
<p><strong>Tale evidenza è confermata peraltro da una concezione differente del confronto democratico, tra un Pd impegnato a sostenere le ragioni del bipolarismo versus una Udc che dichiara il bipolarismo morto.</strong></p>
<p>Mi pare auspicabile oggi una grande alleanza in grado di tenere insieme parti tra loro diverse dello scacchiere politico per ricostruire i fondamenti costituzionali, economici, culturali e persino etici del nostro Paese partendo dalla situazione di disfacimento e regressione nella quale è precipitato. Non ritengo si tratti però di una necessità da sostenere a tutti i costi.</p>
<p><strong>Soprattutto credo che sbaglierebbe i conti (e qui torniamo all’algebra) chi nel Pd pensasse di sacrificare sull’altare di un accordo con Casini quello con l’Italia dei Valori e con Sinistra Ecologia Libertà. L’intendenza non seguirà: gli elettori hanno imparato a scegliere e i sondaggi dicono chiaramente che una prospettiva del genere sarebbe un semplice suicidio del Pd.</strong></p>
<p>Per questo la definizione di un programma condiviso nel perimetro del nuovo Ulivo e la scelta della leadership mediante le elezioni primarie appare un elemento ineludibile, di fronte ad una precisa richiesta che è emersa nel Paese. Dopo dovrebbe aprirsi il confronto con l’Udc.</p>
<p>Basterebbe ricordare le elezioni comunali di Bologna e Torino. Ma ancor più chiaramente hanno segnato il tracciato quelle di Milano e di Cagliari, dove due gentili estremisti come Giuliano Pisapia e Massimo Zedda sono risultati graditi all’elettorato, che li ha scelti come sindaci senza grandi esitazioni. Per non parlare di Napoli, dove De Magistris ha dato una sonante lezione a tutti i professori del voto moderato.</p>
<p><strong>Certo a livello locale giocano profili civici che non consentono di sovrapporre quelle vicende con lo scenario nazionale ed è quindi necessario affrontare le situazioni con capacità di discernimento per ogni singola realtà. Come a Viterbo dove le forze del terzo polo annunciano un percorso comune e dichiaratamente alternativo al “fallimento” di Pdl e Pd.</strong></p>
<p>Personalmente mi augurerei che il Pd scegliesse senza esitazioni di perseguire la strategia dei cerchi concentrici proposta all’ultimo congresso da Bersani: con il Pd al centro, il nuovo Ulivo intorno ed una più ampia unità delle forze democratiche in un campo più esteso.</p>
<p><strong>Anche perché la “foto di Vasto”, l’alleanza rappresentata dai leader di Pd, Sel e Idv in prospettiva può dare vita ad una grande forza politica unitaria e plurale, capace di raccogliere le grandi ispirazioni politico-culturali che hanno segnato la storia del centrosinistra negli ultimi decenni.</strong></p>
<p>Opera che sicuramente non potrà essere compiuta da una classe dirigente la quale dovrebbe serenamente accettare di passare la mano, di far crescere una nuova leva con lo sguardo rivolto davvero al futuro, il cui bagaglio non sia appesantito da un fardello troppo pesante, la cui immagine non appaia più così opaca come quella di alcuni dei protagonisti di una stagione ormai passata.</p>
<p><strong>Ma soprattutto, prima di ogni altro elemento è necessario che il Pd esca dal guado politicista e ricerchi una alleanza con i cittadini. Poche ma nette idee sulle questioni più sentite nel Paese: a partire dalla questione dei costi della politica e della “casta”, senza demagogie, ma anche senza timidezze, per rilanciare la politica come spirito di servizio.</strong></p>
<p>Ma se questo è un terreno che trova d’accordo trasversalmente tutti i cittadini, dirimente diventa affrontare con vigore e con nettezza la questione dei costi sociali della crisi, facendo pagare sul serio chi non lo ha mai fatto, riformando il welfare ma difendendo i servizi, salvaguardando i beni comuni, aprendo una grande stagione di liberalizzazioni, a partire dal mondo delle professioni oggi troppo spesso precluse ai giovani, puntando con decisione su ricerca, formazione e cultura come risorse strategiche del Paese.</p>
<p>Per fare tutto ciò il Pd e le altre forze del centrosinistra devono avere il coraggio e la capacità di scontentare qualcuno per pensare alle alleanze non solo con le forze più dinamiche del Paese, ma anche con quelli che tirano in silenzio la carretta e rispettano le regole, con il ceto medio impoverito, con gli indignati e i precari, con tutti quelli che in questa stagione di crisi si sentono come nei versi di Ungaretti: si sta come/d’autunno/sugli alberi/ le foglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli indignati, gli imbecilli e quelli in malafede</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 16:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La giornata del 15 ottobre ha segnato certamente un momento di snodo importante tra ciò che l’ha preceduta, quel che vi è successo e quel che sta accadendo dopo</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>- La giornata del 15 ottobre ha segnato certamente un momento di snodo importante tra ciò che l’ha preceduta, quel che vi è successo e quel che sta accadendo dopo.</p>
<p><strong>Essa è stata preceduta dalla primavera araba, dalle piazze spagnole, cilene, israeliane, dalla contestazione non tanto o soltanto ai governi quanto al sistema che fa pagare la crisi ai più deboli.</strong></p>
<p>Dopo che l’economia si era mangiata la politica, negli ultimi trent’anni la finanza si è mangiata l’economia e così l’equilibrio dei rapporti di forza dei poteri reali si è spostato a svantaggio delle sfere democratiche in favore di quelle speculative o, al limite, regolative della finanza.</p>
<p>La lettera del 5 agosto di Draghi e Trichet al governo italiano, le prescrizioni sulle misure da adottare contro la crisi del debito sovrano, ha costituito l’apice della dimostrazione spudorata, senza veli di una verità ormai palese: <strong>la democrazia è subalterna alla moneta</strong>.</p>
<p>Ma ciò nonostante ho trovato sincera e condivisibile la simpatia che Draghi ha tributato alla manifestazione mondiale degli indignados. D’altronde egli da governatore della Banca d’Italia ha sempre sostenuto la necessità di combattere la precarietà, di redistribuire il carico fiscale spostandolo dal lavoro e dall’impresa alla rendita finanziaria.</p>
<p><strong>Non penso che si tratti di filantropia, quanto del fatto che vi sia una parte del capitalismo, in tutto il mondo, che avverte la necessità di riconquistare più equi livelli di giustizia sociale perché così si garantisce un sistema più efficiente, senza necessità di ricorrere all’apologo di Menenio Agrippa.</strong></p>
<p>Ma sabato sono spuntati fuori gli imbecilli, quelli violenti, vittime della impossibilità di trovare occasioni positive di confronto con la realtà sociale, che riducono la loro espressività allo scontro tanto con le istituzioni quanto con la piazza pacifica e ironica degli indignados. Non è un caso se sui muri o sul blindato dei carabinieri dato alle fiamme sia comparsa la scritta Acab.</p>
<p><strong>Per loro il poliziotto è sempre un antagonista, in piazza come allo stadio: chissà se hanno letto Pasolini.</strong></p>
<p>La loro (sub)cultura è più quella della curva ultrà che una qualche ideologia politica. Per questo la violenza di piazza San Giovanni mi ricorda non tanto quella degli anni ’70 nostrani, quanto quella dello scorso agosto che ha sconvolto Londra: l’obiettivo non era “colpire al cuore lo Stato”, bensì “bruciare Roma”.</p>
<p><strong>E quindi sono arrivati quelli in malafede, quelli che, asserragliati in aule parlamentari sempre più lontane dal Paese reale, dai suoi sentimenti e dai suoi bisogni, tengono in vita il governo alimentandolo e ventilandolo artificialmente a colpi di voti di fiducia.</strong></p>
<p>Una classe dirigente, se così si può chiamare, cinica, bugiarda, che non esita a fare confusione per colpire i propri avversari e con essi il movimento degli indignati, che è stata la prima vittima degli imbecilli violenti. Gente che usa la propria visibilità mediatica per mistificare e strumentalizzare, per recuperare consenso mettendo paura ai cittadini che hanno visto le immagini di piazza San Giovanni. Che per questo non hanno esitato a criticare Draghi per la simpatia manifestata alle ragioni di quel movimento.</p>
<p>Quanto prima ci libereremo di questa politica autoreferenziale e servile verso il padrone, la cui agenda parlamentare e di governo è occupata solo dagli appuntamenti con gli interessi di un capo che è l’incarnazione stessa del conflitto di interesse, tanto prima potremo ritrovare il senso di un’altra politica, di cui si avverte con impellenza il bisogno.</p>
<p>Una politica in grado di rispondere al cartello di quel manifestante su cui era scritto: “nun so’ indignato, è che me rode er c.”…</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quel clamore che al ministro non dispiace</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 14:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mentre faccio le mie congratulazioni a Tusciaweb per lo scoop legato al video del ministro</strong> per la pubblica amministrazione e l’innovazione, vorrei appuntare l’attenzione dei lettori su un profilo in tale contesto marginale, ma che invero si trova al fondo di certa ideologia politica oggi prevalente.</p>
<p><strong>Renato Brunetta (da giovane, brillante intellettuale di area socialista) ha sposato il suo ruolo di ministro basandosi su due proverbiali indicazioni: “quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito”, come avrebbero detto gli antichi saggi cinesi; mentre riferito alla nostra tradizione nazionale vale sicuramente il “molti nemici, molto onore”.</strong></p>
<p>Voglio dire che l’amplificazione mediatica sul personaggio, sui suoi eccessi, sulle intemperanze verbali ne fa un protagonista, attira su di sé l’attenzione, deviandola dalle sue scelte politiche<strong>.</strong></p>
<p><strong>Che la pubblica amministrazione abbia bisogno di riforme non c’è dubbio, ma che queste vadano condotte a suon di insulti (“fannulloni”, poliziotti “panzoni”, precari = “Italia peggiore”) risulta contrario alle prescrizioni di un buon manuale di governo democratico, oltre che alla buona educazione.</strong></p>
<p>C’è una scelta consapevole: fare una buona riforma condivisa ed efficace dà molto meno risalto che individuare un nemico, sia l’impiegato pubblico, il precario, la Cgil o le “élite di merda” su cui sparare bordate ad alzo zero.</p>
<p><strong>La strategia comunicativa è quella che conta. Vale l’annuncio. Arrivino poi o meno gli effetti di una legge, è un problema secondario: ad oggi infatti la “riforma Brunetta” non pare proprio avere inciso nel vecchio corpaccione delle pubbliche amministrazioni.</strong></p>
<p>Il fatto è, però, che anche una tale sovraesposizione mediatica, l’appello alle umili origini da figlio di un venditore ambulante in riva alla laguna fanno poca presa quando i problemi delle persone sono quelli veri, quotidiani. Vorrei sommessamente ricordare, infatti, che poco più di un anno fa le ambizioni del ministro di fare anche il sindaco di Venezia furono frustrate al primo turno dall’avvocato Giorgio Orsoni (chi era costui?), con un distacco di quasi dieci punti percentuali.</p>
<p><strong>Siamo all’epilogo di un ciclo politico in cui per fare la consigliera regionale in Lombardia devi avere precise competenze. Si sta sfarinando un grumo di potere che trova ormai la sua unica (per quanto incontestabile) legittimazione nei numeri parlamentari, i quali, mentre non bastano a contrastare la nuova bufera che si leva all’orizzonte dell’economia, vengono usati per scassare ulteriormente il processo penale per salvare qualche sedere inflaccidito.</strong></p>
<p>La serata viterbese di Brunetta rimarrà probabilmente a ricordo di questa estate in cui iniziò, per necessità e per disperazione, il dopo-Berlusconi e rimpiangemmo il cappello di De Gasperi, che, ricorda Filippo Ceccarelli su Repubblica, quando andò in visita negli Stati Uniti si fece prestare il cappotto dal ministro Piccioni.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>Caro Caimano… todo cambia</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- E così, finalmente, a cinque anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, “Il caimano” di Nanni Moretti è approdato nel prime time della domenica sera sugli schermi della Rai, proprietaria dei diritti televisivi: anche &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- E così, finalmente, a cinque anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, “Il caimano” di Nanni Moretti è approdato nel prime time della domenica sera sugli schermi della Rai, proprietaria dei diritti televisivi: anche di quelli di tenerlo in un cassetto per tutto questo tempo.</p>
<p>La trasmissione del film avviene in un momento nel quale la fine del ciclo politico berlusconiano appare sempre più vicina all’orizzonte. Per questo appare una scelta appropriata in termini di mercato televisivo, ma forse è anche una scelta per scontare il fio di aver perso un pezzo pregiato come Michele Santoro dando a vedere che ciò non è accaduto per colpa del caimano.<strong>Insomma è una scelta che segna un cambiamento, ma è fuori tempo massimo.</strong></p>
<p>Le opere di Nanni Moretti mi hanno sempre colpito per la loro capacità di entrare nella realtà con tutte le nevrosi del suo autore, che accompagnano quelle dello spettatore in un percorso di disorientamento tipico dei nostri tempi, senza rinunciare a momenti brillanti e divertenti, ma più spesso intensi.</p>
<p>Per coloro che hanno visto “Palombella Rossa” vivendo da dentro gli anni della fine dell’esperienza storica Pci, quel film è esemplare della capacità di entrare in sintonia con emozioni profonde. Ma ne rimarrà alla fine soprattutto l’invettiva: “Ma come parla? Come Parla?!!! Chi parla male pensa male!”.</p>
<p><strong>L’ultima opera del regista romano, “Habemus papam”, porta al livello più alto possibile le domande e le incertezze dell’uomo, incardinandole nella figura di colui che più dovrebbe avere saldezza di fede. Delicata e intensa, è vero, la recitazione di Michel Piccoli, come delicato e intenso è stato l’inserimento di <a title="Todo cambia" href="http://infinititesti.it/2010/12/24/mercedes-sosa-todo-cambia-testo-e-traduzione/">“Todo cambia”</a>, struggente brano cileno cantato da Mercedes Sosa, in una scena del film, nella quale anche i cardinali accennano qualche passo di danza.</strong></p>
<p>E il titolo di questo brano e il suo testo (da ultimo cantato in traduzione italiana da Teresa De Sio alla manifestazione, condotta da Michele Santoro, “Tutti in piedi, signori entra il lavoro” per i 110 anni della Fiom) sono divenuti quasi una bandiera di queste giornate esemplari. Giornate di pura civiltà liberale, nelle quali le persone hanno scelto di essere cittadini e di esprimere con i mezzi della libertà di espressione e della libertà di voto il desiderio impellente di cambiare.</p>
<p><strong>Così il Pd non ha potuto che “marcare” il voto amministrativo con lo slogan “il vento cambia” e quello dei referendum con “senti che bel vento”: laddove la politica è costretta ad annusare l’aria che tira, tanto che la posizione dei democrats sull’acqua pubblica e il nucleare l’hanno decisa (e fatta mutare) le elettrici e gli elettori.</strong></p>
<p>E’ un vento mediterraneo, che soffia dalle colonne d’Ercole ai deserti della Siria, porta indignazione e voglia di trasformazione. Fa apparire vecchi non soltanto i pezzi da museo dei nostri regimi, ma persino i mezzi di comunicazione per decenni decisivi nella formazione del consenso.</p>
<p>Ossia: non è solo Berlusconi ad avere esaurito il proprio tempo, ma la stessa televisione a rivelarsi insufficiente in un mondo in cui si sta affermando la generazione dei nati digitali. In questo senso “Il Caimano” in televisione arriva fuori tempo massimo.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>Ben scavato vecchia talpa!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 16:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Due osservatori della società che mi piace molto leggere, Michele Serra e Stefano Gramellini, hanno entrambi tratto dai risultati delle recenti elezioni amministrative la conclusione che quei dati elettorali traducono la fine degli anni &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Due osservatori della società che mi piace molto leggere, Michele Serra e Stefano Gramellini, hanno entrambi tratto dai risultati delle recenti elezioni amministrative la conclusione che quei dati elettorali traducono la fine degli anni ’80.</p>
<p>Avendo in quel decennio vissuto adolescenza e gioventù ricordo bene l’affermazione di quegli elementi valoriali che poi, in fondo, venivano sagacemente raccolti, miscelati e rivenduti nelle televisioni commerciali dell’imprenditore milanese Silvio Berlusconi, principalmente attraverso la pubblicità (ricordate il referendum sugli spot? “Non si interrompe un’emozione”…).</p>
<p><strong>Non erano certo anni a versione univoca. Il “movimento” era stato dissolto dal “riflusso al privato” generato anche da massicce dosi di eroina e dal delirio terroristico. </strong>Ma non per questo l’opposizione alla installazione dei missili Cruise a Comiso, i movimenti antimafia, la “pantera” universitaria mancarono di manifestarsi.</p>
<p>Quel decennio fu marcato soprattutto dal segno di Reagan e Thatcher, dalla forza rivoluzionaria della globalizzazione capitalistica, dalla deregulation, da più mercato e meno Stato. Non per niente in Italia fu aperto, nell’autunno 1980, dalla vertenza Fiat, dalla marcia dei quarantamila, dalla capitolazione delle organizzazioni sindacali.</p>
<p><strong>L’individualismo, l’edonismo, la Milano da bere venivano ben interpretati dal Psi craxiano “dei meriti e dei bisogni” mentre il Pci e la Dc imboccavano la strada del loro declino dopo il naufragio del compromesso storico.</strong></p>
<p>Fa bene ricordare tutto ciò poiché condivido quel che Serra e Gramellini affermano: quei valori così prepotentemente affermatisi in questi trent’anni paiono oggi logori, insufficienti a fornire risposte etiche, mentre l’insicurezza spinge a ritrovare legame sociale e condivisione e la libertà viene riscoperta nella sua dimensione collettiva.</p>
<p>Non mi sorprenderebbe quindi che i referendum del 12 e 13 giugno prossimi raggiungessero effettivamente il quorum. Ho abbastanza anni per ricordare la grande vittoria nel referendum sul divorzio, che segnò la sanzione di una società più evoluta. Così come nel 1981, quando attaccavo i miei primi manifesti a sostegno della difesa della legge 194 sulla interruzione di gravidanza: allora chi era per il no alla abrogazione lo sosteneva, non ricorreva ai mezzucci astensionistici.</p>
<p><strong>Domenica e lunedì prossimi i cittadini sono chiamati a decidere se riaffermare o meno il valore di alcuni beni comuni, che in questi anni parevano inesorabilmente da cedere al mercato. Una produzione energetica diversa, diffusa, sostenibile disegna un altro modello di società rispetto a quello centralizzato e militarizzato proposto dalle centrali atomiche. La gestione pubblica dell’acqua rimanda ad alcuni tra gli elementi di fondo del modo in cui le comunità si organizzano, progettano e difendono il proprio futuro.</strong></p>
<p>Ma anche l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge è un bene comune, essenziale per la tenuta di una società: soprattutto per questo mi pare importante il quesito sul legittimo impedimento.</p>
<p>Il valore politico dei referendum va infatti ben al di là del contrasto alle politiche del governo in carica o alla speranza di dare spallate alla maggioranza parlamentare: a mio parere essi valgono infatti essenzialmente per affermare un nuovo senso comune.</p>
<p><strong>I sì sulle quattro schede possono aiutarci insomma a far tirare fuori la testa alla vecchia talpa che in questi trent’anni di pubblicità, spettacolo, individualismo e allentamento del legame sociale non ha smesso di scavare.</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>Se il centrodestra perde la testa</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Di fronte all’avvitarsi della crisi politica, culturale e morale italiana, di fronte all’arroganza del potere che piega le scelte pubbliche agli interessi privati, di fronte a mezzi di comunicazione sempre più asserviti, le parole &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Di fronte all’avvitarsi della crisi politica, culturale e morale italiana, di fronte all’arroganza del potere che piega le scelte pubbliche agli interessi privati, di fronte a mezzi di comunicazione sempre più asserviti, le parole capaci di esprimere sdegno, di criticare, di opporsi parevano negli ultimi tempi venir meno. Lo sconcerto soppiantava l’indignazione e la rassegnazione si depositava sopra uno strato sempre più spesso d’abitudine.</p>
<p><strong>Per questo i risultati del primo turno delle elezioni comunali milanesi hanno colto tutti di sorpresa, anche coloro che masticano da tanti anni pane e politica. </strong>Evidentemente qualcosa è successo, ma forse non ci se ne accorgeva perché il bunga bunga e le leggi ad personam non incidevano tanto sul piano mediatico quanto sul sentire profondo della società.</p>
<p>Il 12 febbraio centinaia di migliaia di donne e di uomini hanno manifestato nelle piazze italiane il loro sdegno in una delle più belle, intense e spontanee manifestazioni degli ultimi anni. <strong>Pochi giorni dopo Roberto Vecchioni vinceva il festival della piazza canora di Sanremo con “chiamami ancora amore”. Ma le parole della canzonetta non erano poi così scontate nelle rime con cuore e fiore: “Per il poeta che non può cantare, per l’operaio che non ha più il suo lavoro, per chi ha vent’anni e se ne sta a morire in un deserto come in un porcile e per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero, così belli a gridare nelle piazze perché stanno uccidendo il pensiero”.</strong></p>
<p>Intanto le rivolte del mondo arabo delle ultime settimane portavano un vento impetuoso nel mediterraneo, quello di una nuova generazione che rivendica spazi, ruolo, futuro. Un vento che soffia da una parte all’altra del mare nostrum approdando proprio in questi giorni sotto le tende degli “indignados” spagnoli, dopo aver misurato nelle urne italiane il successo del movimento 5 stelle (io detesto il modo di far politica di Grillo, ma il fenomeno che rappresenta non può essere trascurato né incompreso).</p>
<p><strong>Non ci eravamo accorti che fosse proprio la percezione di massa che stesse slittando, dunque. Avvertivamo le difficoltà, le solitudini e non percepivamo che l’immaginario di massa stesse spostandosi, anzi rivoltandosi.</strong></p>
<p>Lo hanno detto i cittadini di Milano, con lo strumento democratico più elementare, il voto, che è divenuto la chiave per aprire molte porte. Lo hanno fatto dapprima nelle primarie, in cui hanno imposto Giuliano Pisapia come candidato sindaco: con esse la partecipazione popolare da semplice formula è divenuta pratica politica. Poi nel primo turno delle comunali, la determinazione delle elettrici e degli elettori ha silenziosamente ribaltato ogni pronostico ed ogni sondaggio, affermando il terreno di una sfida inedita e appassionante.</p>
<p><strong>Per questo il centrodestra sembra aver perso la testa. Il primo segnale fu il colpo sleale della Moratti nel faccia a faccia televisivo con il suo competitore. Oggi lo sono gli attacchi furibondi, le falsità, le promesse demagogiche dettate dalla disperazione.</strong></p>
<p>Milano è la città di Carlo Maria Martini e di Dionigi Tettamanzi, il cardinale che sta per lasciare la diocesi con il segno delle parole pronunciate sui rom da accogliere o sulla moschea da realizzarsi nel capoluogo lombardo affermando che ognuno ha diritto di avere un posto in cui pregare.</p>
<p>Per tutto questo, in definitiva, ritengo che sarebbe un errore valutare la vittoria di Pisapia come una semplice affermazione elettorale, solo come il prevalere di uno schieramento sull’altro, o come un mero mutamento dei rapporti di forza politici. C’è infatti uno spostamento di valori, si sta affermando un nuovo terreno culturale, che è ignoto, ma va compreso e percorso.</p>
<p><strong>Il mio timore è che il centrosinistra non sia in grado di rivelarsi all’altezza della sfida, che riduca tutto a formule politicistiche e non comprenda il senso di una domanda forte di cambiamento,</strong> la quale traguarda la fine del ciclo politico berlusconiano, per trovare il suo orizzonte sociale e culturale nella volontà di rivendicare un altro futuro possibile. In questo senso la scadenza referendaria acquista il valore inatteso della conferma che una tale domanda di futuro si sia riappropriata della nostra società.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>Tempi difficili&#8230;</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/04/tempi-difficili/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 09:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> &#8211; E’ tempo di dichiarazione dei redditi e mi viene in mente quanto affermò qualche tempo fa l’allora ministro dell’Economia, da poco scomparso, Tommaso Padoa Schioppa: “Pagare le tasse è bellissimo”. Quante ironie, quante polemiche &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span> &#8211; E’ tempo di dichiarazione dei redditi e mi viene in mente quanto affermò qualche tempo fa l’allora ministro dell’Economia, da poco scomparso, Tommaso Padoa Schioppa: “Pagare le tasse è bellissimo”. Quante ironie, quante polemiche dovette subire per quell’affermazione!<br />
Venerdì mi sono recato alla caserma dei carabinieri di via San Camillo de Lellis per denunciare un banale furto sulla mia auto. Il giovane maresciallo napoletano che ha raccolto la denuncia è stato cortese come un gentiluomo meridionale, efficiente come ti immagini sia un professionista nordeuropeo.</p>
<p><strong>Sono uscito dalla caserma convinto ancor di più che Padoa Schioppa avesse ragione. Io le tasse le pago e ne sono contento, lo posso dire? Posso dire che ritengo essenziale avere la sanità pubblica e universale, la scuola pubblica e universale e sono lieto di pagare per averle?<br />
</strong></p>
<p>Sabato sono stato alla cerimonia di intitolazione del circolo Pd del Pilastro a Gemma Piacentini. Ho tenuto ad esserci, per ricordare una bella persona, ma anche perché più che mai oggi abbiamo bisogno di seguire l’esempio che ci può fornire una testimonianza di vita forte, come quello che ci fornisce l’impegno politico, sociale, professionale – proprio nella scuola – di una donna che se ne andò quando aveva più o meno gli anni che ho io adesso.</p>
<p>Siamo in tempi in cui il marchese Del Grillo si troverebbe a suo pieno agio e potrebbe proclamare “io so’ io e voi non siete un cazzo!” senza essere contraddetto o contestato. Anzi troverebbe gruppi di fan che, a favore di telecamera, lo acclamerebbero additando al pubblico ludibrio coloro che osassero dire che eguaglianza e giustizia siano valori da presidiare e preservare.</p>
<p><strong>Sono tempi difficili da capire, ancor più complicati da raccontare, almeno per chi non ama le semplificazioni. Ma di fronte ad un parlamento ridotto alla retrovia logistica delle difese per parare i guai di un uomo solo, che manomette senza pudore i principi e butta sabbia negli ingranaggi del meccanismo del sistema giudiziario, persino una provocazione forte come quella del professor Asor Rosa, che, di fatto, invoca un golpe può apparire un tentativo tanto paradossale quanto disperato di legittima difesa democratica.<br />
</strong></p>
<p>Il problema principale che abbiamo oggi di fronte è, forse, l’evaporazione della politica e l’evanescenza delle formazioni sociali intermedie, che hanno fatto la forza della nostra nazione nel dopoguerra e si sono oggi ridotte, dai partiti alle rappresentanze sindacali, datoriali, di categoria, dal sistema delle imprese fino all’associazionismo culturale, ad agenzie di servizi o a lobby più o meno influenti ma incapaci di fare sistema.</p>
<p>Una testimonianza ulteriore, nel suo piccolo, può essere costituita dalla presentazione delle liste per le elezioni comunali nella Tuscia, che ci consegna in fondo un quadro chiaro.</p>
<p><strong>Infatti, al di là della maggiore o minore tenuta dell’uno o dell’altro schieramento (però, diciamolo: per una volta il centrosinistra appare meno masochista del solito!) quel che si evidenzia con la frantumazione delle liste, in elezioni tutte puramente maggioritarie a turno unico, è la scomparsa della politica, la mancanza di tenuta direzionale dei partiti di fronte a personalismi, interessi di gruppo, protagonismi fini a sé stessi, che i partiti stessi non sono stati in grado di governare e portare a sintesi.<br />
</strong></p>
<p>Si badi bene: questa è la realtà, che può piacere o meno, ma è l’acqua nella quale dobbiamo nuotare. Vorremmo fosse meno agitata e torbida, più limpida e trasparente. Vorremmo non avere l’avversario come pesce da mangiare, ma come compagno del branco con cui nuotare nella stessa direzione. Così non è. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare a cambiare per non finire poi tutti presi nella rete di un declino civile e sociale senza più speranza.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>La buona politica del sindaco Battisti</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 14:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Per chi è abituato a scrivere, trovarsi senza parole è come essere un pesce fuori dall’acqua. O, meglio, come quei giovani pesci che incontrano il pesce vecchio che chiede loro: com’è oggi l’acqua?I pesci &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Per chi è abituato a scrivere, trovarsi senza parole è come essere un pesce fuori dall’acqua. O, meglio, come quei giovani pesci che incontrano il pesce vecchio che chiede loro: com’è oggi l’acqua?I pesci giovani, un po’ per rispetto, un po’ per imbarazzo, rispondono: mah, buona…!</p>
<p>Allontanatisi un po’, l’un pesce giovane domanda all’altro: scusa, ma cos’è l’acqua…?</p>
<p>Le parole non vengono perché stanche di raccontare parabole negative, di criticare, con il timore che le opinioni vengano scambiate per retoriche certezze pontificali, che io, ovviamente, non ho. Provo allora a parlare di un paio di cose positive.</p>
<p><strong>Domenica sono tornato all’Arcionello, a farvi una passeggiata condotta da Antonello Ricci, come più di sette anni fa.<br />
</strong></p>
<p>Ma allora si cominciò a passeggiare e descrivere e raccontare per opporsi ad un programma integrato urbanistico voluto dal Comune di Viterbo, di cui era sindaco Marcello Meroi. Da lì scaturì l’idea del parco. Dalla mobilitazione sociale partì una iniziativa istituzionale, e dalla opposizione ad una operazione urbanistica si arrivò alla legge regionale che istituiva la riserva naturale dell’Arcionello.</p>
<p>Domenica sono dunque tornato sul percorso del Fosso Luparo-Arcionello-Urcionio, nell’escursione organizzata dall’ufficio parchi della Provincia di Viterbo, di cui è presidente Marcello Meroi! E come allora Antonello si incaricava di esserne il narratore, il genius loci. Curioso, eh?</p>
<p><strong>So che la questione urbanistica non è finita, che l’insediamento a Pian di Cecciole desterà dissensi e discussioni. </strong>Ma ritengo significativo che in così pochi anni un “confronto civile e democratico” abbia portato ad un risultato concreto e buono per tutto e per tutti: una buona pratica.</p>
<p><strong>Come le buone pratiche del comune di Corchiano, dove è sindaco Bengasi Battisti (nome insieme esotico e patriottico, particolarmente adeguato al momento della guerra in Libia e del centocinquantenario d’Italia), un uomo che riesce ad associare visione politica, iniziativa, realizzazioni e buona comunicazione.<br />
</strong></p>
<p>Bengasi l’ho conosciuto e frequentato in particolare nel 2000, quando fu candidato vice presidente della Provincia con Luciano Dottarelli. Posso dire che, “in automatico” lo catalogavo allora, semplicemente, come un ex democristiano.</p>
<p><strong>Oggi non ho dubbi che il suo impegno su acqua, rifiuti, legalità, non tanto declamante e ideologico quanto concreto (fatto, appunto, anche di best practices) sia del tutto in sintonia con il mio percorso e la mia sensibilità, che sicuramente non sono quelle che io riferirei ad ex democristiano: eppure…<br />
</strong></p>
<p>Queste vicende mi fanno capire come il confronto dialettico, la contaminazione, la disponibilità a prescindere da appartenenze e schieramenti per condividere le migliori soluzioni siano molto più efficaci (e “di sinistra”, per quanto mi riguarda) di certa astrattezza politica garante di vecchi equilibri.</p>
<p>Il che non vuol dire prescindere da tradizioni e storie, come quella socialista. Fabio Scalzini, proprio mentre si andava all’Arcionello, mi diceva:«ma come faccio a stare in un partito nel quale viene Bobo Craxi a Viterbo e non un dirigente sente l’esigenza di essere presente…?»</p>
<p><strong>Io che filocraxiano non sono mai stato capisco perfettamente la contraddizione di chi partecipa ad una esperienza (quella del Pd) che non riesce ad accogliere fino in fondo tutte le sue anime per farne una nuova. Ma forse la risposta sta proprio in persone come il sindaco di Corchiano, che cercano di fare di un piccolo territorio un’eccellenza, un simbolo, un richiamo per tutti noi.<br />
</strong></p>
<p>O come l’Arcionello, dove un guitto amico mio e politica e istituzioni che imparano quali pesci siano da prendere, riescono a superare le barriere che separano dal buon senso.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>A la guerre comme a la guerre</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/03/a-la-guerre-comme-a-la-guerre/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 14:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> &#8211; Terremoto in Giappone. La Francia è il più importante produttore di energia nucleare in Europa. Fukushima pone qualche problema.<strong>La Francia guida i bombardamenti sulla Libia, tra i primi 8 produttori di petrolio al </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span> &#8211; Terremoto in Giappone. La Francia è il più importante produttore di energia nucleare in Europa. Fukushima pone qualche problema.<strong>La Francia guida i bombardamenti sulla Libia, tra i primi 8 produttori di petrolio al mondo.</strong></p>
<p>C’è qualche connessione?</p>
<p>Io sono contro la produzione di energia mediante fissione nucleare: lo ero quando Chicco Testa guidava la lobby degli antinuclearisti, lo sono 25 anni dopo, mentre l’ex presidente dell’Enel è passato sull’altra sponda.<br />
Una volta tanto mi è tutto abbastanza chiaro.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>Questo secol morto</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 15:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Mi sento un po’ come l’uomo della vignetta di Altan, seduto in poltrona che dice: «sono sgomento, turbato, confuso», con la bambina di fronte a lui, in piedi, bambola in mano, che risponde: «Incazzarsi &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Mi sento un po’ come l’uomo della vignetta di Altan, seduto in poltrona che dice: «sono sgomento, turbato, confuso», con la bambina di fronte a lui, in piedi, bambola in mano, che risponde: «Incazzarsi mai, eh?»<br />
In questi giorni bunga bunga trovo un po’ di conforto nella bibbia laica della Costituzione italiana e in chi si ostina a difenderla. E ne cerco anche in qualche classico come Leopardi, il mio preferito.</p>
<p><strong>Leggo di “questo secol morto”, di “obbrobriosa etade”, “abiette genti”, “in peggio precipitano i tempi”, “nel secol tetro e in questo aer nefando” e penso: ma Giuliano Ferrara lo avrebbe tacciato di insulso moralismo?<br />
</strong></p>
<p>E mentre le “magnifiche sorti e progressive” sono messe in dubbio da qualche piccolo inconveniente alle centrali nucleari giapponesi, in Italia noi (come d’abitudine) tireremo diritti: ce lo assicurano il ministro all’ambiente (sic!) e quello allo sviluppo economico (noto per avere lanciato, ben prima dei prestigiosi incarichi ministeriali, “Colpo grosso” trasmissione cult con Umberto Smaila, che molto ci racconta dei tempi odierni).</p>
<p>Da quasi un quarantennio siamo calati dentro la crisi dell’era dei combustibili fossili, e stiamo sbattendo qualche colpo di coda. La nostra classe dirigente è figlia di questa crisi e non riesce a uscirne, non può farlo.</p>
<p><strong>Anche per questo non potremo avere nuovi Mattei, Vanoni, Saraceno, Giolitti, Ruffolo, che della stagione del boom e del petrolio erano in qualche modo interpreti ma nemmeno i Fanfani, i Moro, figurarsi gli Amendola o i Berlinguer, che questa crisi cominciarono a interpretare. Abbiamo Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani e dobbiamo tenerceli con tutta la loro sicumera atomica.<br />
</strong></p>
<p>Parlavo l’altro giorno con un paio d’amici vicino alla stazione di Porta Romana e c’era un bel venticello che veniva dal mare e valutavamo quanto poco dista Montalto di Castro in linea d’aria da Viterbo e quanto un battito d’ali a Fukushima possa causare un tornado a San Martino al Cimino.</p>
<p><strong>Viviamo momenti collettivi, che i mass media amplificano, ma che si innestano sulle nostre storie individuali, sulle nostre piccole sofferenze, tra le ansie e le solitudini che ciascuno conosce in questa era di connessione globale.<br />
</strong></p>
<p>Il liberale Immanuel Kant è tanto caro al pretoriano Giuliano Ferrara. Si parva licet anche a me è caro ed in particolare lo è il suo epitaffio, che è bene riscrivere ogni tanto, a costo di risultar ripetitivi: “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, una piccola bussola, che è bene tenere e portata di mano in questa bonaccia che annuncia tempesta.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>Le primarie del Pd?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 18:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Ho trovato stimolante il documento che alcuni dirigenti del Pd hanno posto sul tavolo del dibattito politico circa la questione delle future elezioni comunali di Viterbo, tant’è che mi permetto qualche riflessione intorno ad &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p><span>- Ho trovato stimolante il documento che alcuni dirigenti del Pd hanno posto sul tavolo del dibattito politico circa la questione delle future elezioni comunali di Viterbo, tant’è che mi permetto qualche riflessione intorno ad esso.<strong>E’ sottoscritto da amiche e amici di cui conosco percorsi e collocazioni e posso quindi leggere il senso delle affermazioni in esso contenute anche con riferimento alle geometrie del loro partito, dalle quali sono oggettivamente (per fortuna) alieno.<br />
</strong></p>
<p>So che la loro riflessione è nata dalla possibile imminenza delle consultazioni amministrative comunali qualora il sindaco Marini avesse optato per il seggio della Camera se elezioni politiche anticipate avessero posto un problema di incompatibilità tra Palazzo dei Priori e Montecitorio.</p>
<p>Ma ne rinvengo il valore proprio nel fatto che la sostanza travalica l’immediatezza del momento, quando dicono di voler evitare “l&#8217;adozione di una logica emergenziale per l&#8217;individuazione del candidato sindaco e del raffazzonato programma da cucire addosso a quest&#8217;ultimo, sempre in modo improvvisato”.</p>
<p><strong>Avendo avuto modo, anni addietro, di partecipare ai tavoli in cui si decidevano i candidati e, soprattutto, si elaboravano i programmi del centrosinistra, so quanto ciò sia vero.<br />
</strong></p>
<p>Ma se, allora, si ritiene “indispensabile porre sul tappeto, sin da subito, il tema della costruzione di un percorso per una seria, credibile ed approfondita riflessione su idee forti e progetti attorno ai quali ripensare organicamente il futuro di questa città” vogliamo, ad esempio, rispondere alla domanda: aeroporto 2019/2020, 2044 o è meglio occuparsi d’altro?</p>
<p><strong>Non si tratta di un tema secondario, ma dell’idea di fondo per disegnare la costruzione di un progetto di sviluppo della città. Prendo atto che la “legge mancia” che stanziava tre milioni di euro per l’aeroporto viterbese data dicembre 2004.</strong></p>
<p>Prendo atto che a sei anni e più di distanza da quella legge sono intervenuti documenti parlamentari (Decisione di finanza pubblica) e piani industriali del concessionario dei lavori e della gestione, che spostano di decenni da quella data la possibile scadenza per realizzare la chimera aeroportuale (copyright: giovani Udc), ammantata dagli spot del cacao meravigliao (copyright: Enrico Mezzetti). Chiedo allora ai sottoscrittori del documento: a proposito dell’aeroporto vogliamo tornare ad un principio di realtà?</p>
<p>Ciò lo dico tanto più in quanto condivido il richiamo che essi fanno, di fronte al riassetto istituzionale derivante dalla realizzazione di Roma Capitale, alla necessità di “elaborare un&#8217;ipotesi diversa di aggregazione territoriale al di fuori dei tradizionali confini ereditati dalla geografia amministrativa, con un deciso superamento di quel romanocentrismo che ha plasmato finanche la fisionomia dell&#8217;intero ceto politico viterbese”. Infatti, in tal senso, fare di Viterbo lo scalo low cost di Roma non sembra, a mio parere, essere la scelta più coerente e, in ogni caso, il centrodestra appare senz’altro più credibile a gestirla.</p>
<p><strong>Da ultimo “sul metodo migliore per individuare la figura che sarà chiamata a rappresentare la nostra alternativa per una città diversa” il documento sfonda per me una porta aperta quando si pronuncia “a favore dell&#8217;immediato ristabilimento di un perimetro di centrosinistra di segno fortemente ulivista, aperto al contributo di energie civiche e chiuso invece ad ogni logica di potere di fazione e di carriera personale”, nonché quando considera “imprescindibile l&#8217;utilizzo delle primarie per la scelta del candidato a sindaco”.<br />
</strong></p>
<p>Non ho dubbi che oggi, con tutti i limiti ed i rischi intrinseci allo strumento, di fronte alla crisi verticale dei partiti, le primarie rimangano il principale strumento di partecipazione e di mobilitazione del popolo del centrosinistra ed un sano ricostituente per tutto il sistema democratico.</p>
<p>Condivido infatti appieno l’idea di Zagrebelsky che la democrazia si nutra di élite, le quali tendenzialmente degenerano però in oligarchie (e gli oppositori di Berlusconi non sono certo immuni da questo virus) e perciò ritengo che le primarie possano aiutare a spezzare questa dinamica.</p>
<p>Ma vedo difficile che le primarie possano celebrarsi a Viterbo, in un territorio in cui il principale partito di opposizione appare una sorta di federazione feudale piuttosto che un soggetto politico unitario. E mentre mi piacerebbe contribuire a smentire il pessimismo che mi conquista, non posso nascondere la simpatia per chi, almeno, questa apparenza (o meglio: questa sostanza politica) prova a cambiarla.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>La lobby non basta</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/02/la-lobby-non-basta/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 17:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Trovo interessante l’iniziativa promossa dal presidente della provincia di Viterbo per cercare di creare una “lobby territoriale ed extraregionale”.</p>
<p>Si tratta infatti di un&#8217;asse istituzionale che, passando da Viterbo, vuole unire Terni e Civitavecchia &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p>- Trovo interessante l’iniziativa promossa dal presidente della provincia di Viterbo per cercare di creare una “lobby territoriale ed extraregionale”.</p>
<p>Si tratta infatti di un&#8217;asse istituzionale che, passando da Viterbo, vuole unire Terni e Civitavecchia per condividere un percorso “<strong>che porti ad un maggiore sviluppo economico, turistico e socio-culturale</strong>”.</p>
<p>L’incontro del 17 febbraio tra i presidenti delle province di Viterbo e Terni e i sindaci di Viterbo, Terni, Civitavecchia, e Orvieto crea infatti un’asse che bypassa le differenti collocazioni politiche per guardare al futuro di popolazioni e territori non soltanto contigui, ma caratterizzati anche da una vicinanza di storia, tradizioni e vocazioni.</p>
<p>Ma proprio per questo risulterebbe riduttivo limitarsi a qualche pur meritevole “comune pressione” <strong>per attrarre risorse pubbliche a loro favore. Insomma, sarebbe a mio parere un’occasione sprecata se tutto si esaurisse in un mero fenomeno lobbystico in senso stretto.</strong></p>
<p>Mi pare infatti molto più ambiziosa e lungimirante la parte in cui si guarda a comuni progetti strategici in campo turistico e culturale, che prefigurano una integrazione molto più spinta di quella passante per semplici, per quanto indispensabili, potenziamenti delle reti logistiche e infrastrutturali. <strong>Ciò che rimanda ad un vero e proprio piano strategico di sviluppo condiviso, prefigurando anche nuovi scenari in termini di governance.</strong></p>
<p>Al di là di altre considerazioni, mi pare infatti che l’incontro del 17 febbraio contenga in sé un accenno a pensare quali possano essere le migliori misure atte a fronteggiare le conseguenze di un riassetto istituzionale, che ha già visto la creazione di Roma Capitale, <strong>per ora limitata al territorio del comune capitolino, ma che dovrebbe portare nei prossimi anni alla istituzione della città metropolitana, con territorio e poteri ben più estesi.</strong></p>
<p>Come più volte su queste pagine sia io sia Renzo Trappolini abbiamo auspicato, sarebbe il caso che il mondo del lavoro, dell’impresa, della cultura, dell’informazione aprissero un confronto con la politica e le istituzioni per lavorare sull’orizzonte di questo scenario.</p>
<p>Infine una notazione pratica: l’incontro del 17 tra i presidenti delle province di Viterbo e Terni e i sindaci di Viterbo, Terni, Civitavecchia, e Orvieto mi pare anche un modo per sciogliere senza tante discussioni un nodo del dibattito di questi giorni sulla priorità dell’investimento sulla Cassia o sulla Trasversale.<strong> Se quell’incontro aveva un senso non c’è partita: la priorità è e resta la Terni-Orte-Viterbo-Civitavecchia.</strong></p>
<p>P.S. (piccola nota a margine): ci credo che l’Ad di Alitalia è entusiasta dello scalo di Viterbo. Ci dovrebbe andare la concorrenza!</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>Basta non cadere in un centro mangiatutto</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2011/01/basta-non-cadere-in-un-centro-mangiatutto/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 15:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Trovo stimolante la riflessione del professor Mattioli sulla crisi della sinistra.Sono d’accordo su alcune suggestioni, mentre sento di discuterne altre: provo a trarre allora alcuni spunti, limitandomi ad annotare alcune considerazioni,<strong>volendo in particolare </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;p&gt;Valerio De Nardo&lt;/p&gt; " width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo </p></div>
<p>- Trovo stimolante la riflessione del professor Mattioli sulla crisi della sinistra.Sono d’accordo su alcune suggestioni, mentre sento di discuterne altre: provo a trarre allora alcuni spunti, limitandomi ad annotare alcune considerazioni,<strong>volendo in particolare guardare al futuro, al “che fare”, come avrebbe magari scritto Lenin.<br />
</strong></p>
<p>In primo luogo mi viene da evidenziare come l’origine del termine “sinistra” sia strettamente connesso al parlamentarismo, stante che esso indica la collocazione di una parte degli eletti (o nominati) nelle assemblee consultive o legislative.</p>
<p><strong>Non sempre però la geometria parlamentare risulta in grado di tradurre la complessità dei movimenti reali nella società.</strong>Così è stato anche per il movimento operaio, che non può essere identificato tout-court col marxismo e la sinistra, ma ancor più, ad esempio, lo è per il più giovane e ancor vivo movimento ecologista.</p>
<p>Sono d’accordo con il professor Mattioli quando invita a sgombrare il campo da “ismi” di sorta. Le ideologie hanno troppo spesso prodotto danni inenarrabili quando sono diventati regimi, fino ad arrivare (pochi decenni addietro) all’aberrazione di Pol Pot, che volle l’uccisione, con milioni di altre persone, di coloro con gli occhiali poiché capaci di leggere: intellettuali, inutili per realizzare l’ideale di comunismo agricolo in Cambogia. <strong>Né io né Mattioli saremmo scampati al furore dei Kmer rossi&#8230;<br />
</strong></p>
<p>Ma venendo al cuore della analisi, vorrei notare l’assenza, tra gli autori citati nel pezzo del professor Mattioli, di Norberto Bobbio, che negli ultimi anni della sua vita non ha mancato di rilanciare l’impegno per realizzare condizioni di eguaglianza come significato della sinistra ancora ai tempi odierni (una spinta che già Tocqueville giudicava “irresistibile”).<strong>Lo ha fatto proprio ragionando di destra e sinistra, indagando ragioni e significati di una distinzione politica.<br />
</strong></p>
<p>Gli autori riportati nel pezzo appartengono infatti ad un’area politico-culturale che ha trovato nel “blairismo” (e chiedo scusa per l’ismo) il suo punto sicuramente più avanzato di realizzazione. Se posso permettermi un giudizio al riguardo, non mi pare che <strong>il new labour sia andato molto al di là di una mitigazione degli effetti prodotti dalla rivoluzione neo liberista di Reagan e Tatcher</strong>, che segna il vero punto simbolico d’avvio della globalizzazione capitalistica per come oggi la conosciamo.</p>
<p><strong>Non possiamo non vedere che mai nella storia dell’umanità come oggi il lavoro salariato ed intellettuale è stato sul pianeta tanto esteso quanto le condizioni del suo sfruttamento. </strong>Mi chiedo allora, guardando un po’ al di là dei confini italiani e dell’Unione europea: la globalizzazione ha diminuito o aumentato la domanda di uguaglianza?</p>
<p>Sicuramente, intanto, la storia non è finita come aveva scritto Francis Fukuyama…</p>
<p>E qui vengo al nocciolo della mia riflessione sulla scomparsa della sinistra, che, mi auguro, uno studioso dei fenomeni sociali troverà interessante. <strong>L’“evaporazione” della sinistra è stato un rapidissimo processo di dissoluzione di formazioni sociali nate nell’ottocento e cresciute nel secolo scorso</strong>: dalle organizzazioni politiche a quelle sindacali, fino alle forme del radicamento nel territorio e nei luoghi di elaborazione e diffusione della cultura (l’egemonia gramsciana).</p>
<p><strong>Sono rimasti gli apparati, le burocrazie, mentre, come scrive giustamente Ilvo Diamanti, l’ideologia è stata sostituita dal marketing e l’organizzazione dalla comunicazione.<br />
</strong></p>
<p>Da questo punto di vista la crisi della sinistra sta dentro una crisi sociale complessiva, nella quale l’individuo si ritrova libero da gabbie ideologiche, certo, ma anche più precario, più solo, più insicuro (<strong>sarebbe sin troppo semplice citare Baumann, la “società liquida”, “voglia di comunità”</strong>), capace di identità essenzialmente come consumatore (e qui ritorna “L’uomo a una dimensione” di Marcuse, roba di mezzo secolo fa).</p>
<p>Ieri sul palco del Lingotto per la manifestazione dei “Modem” veltroniani lo slogan era: fuori dal ‘900. Lo stesso Nichi Vendola, nella sua ricerca di una “nuova narrazione” parte dal presupposto che si debba uscire dal ‘900. <strong>Gli ammiccamenti per costruire un nuovo soggetto politico, che provi a raccogliere le forze politiche oggi disperse ed a recuperare anche una estesa area di abbandono e di sfiducia che si traduce sempre più in comportamenti astensionistici alle elezioni, sono in corso e non certo in segreto.</strong></p>
<p>Secondo me in questa ricerca, in questa costruzione, che era già alla base della ispirazione dell’Ulivo prodiano, si trova un percorso possibile per declinare la storia della sinistra con le parole del XXI secolo. <strong>Serve ancora una soggettività politica in grado di costituire un riferimento per gli individui.<br />
</strong></p>
<p>Chi, a sinistra, cerca di rilanciare la propria identità con falce e martello segue un percorso degno del massimo rispetto. Ma ricordo loro che già a metà degli anni ’80 la tessera della lega degli studenti della Federazione giovanile comunista italiana portava stampato al loro posto un computer.<br />
Che fare, dunque?</p>
<p>Prendo sostanzialmente per buona la ricetta proposta dal professor Mattioli in conclusione del suo articolo, con una precisazione, una focalizzazione e una avvertenza.</p>
<p>La precisazione è che “l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia, è la passione, l&#8217;ossessione della tua diversità che al momento dove è andata non si sa”, prendendo a prestito le parole scritte nel 1994 da Giorgio Gaber. Intendo dire che l’abbandono dell’ideologia non può essere un disarmo unilaterale. <strong>Il berlusconismo, a mio parere, è proprio una ideologia, che ha invaso e conquistato molti accampamenti della Sinistra, mentre questa si illudeva di combattere Berlusconi.<br />
</strong></p>
<p>La focalizzazione è sul grande patrimonio ideale e di valori contenuto nella nostra Carta costituzionale, di cui dobbiamo sicuramente riformare la seconda parte, che pure in questi anni ha molto aiutato la democrazia italiana a mantenersi entro binari accettabili e sicuri.</p>
<p>Ma è nella prima parte di questo fondamentale documento giuridico che a parere mio (ma non mi pare di essere tanto isolato) possiamo ritrovare una spinta etica e politica ancor oggi vigorosissima. <strong>Quel felice incontro delle culture cattoliche, socialiste, comuniste e liberali, all’indomani della guerra </strong>e della liberazione dal nazifascismo è in grado ancora dopo più di sessant’anni di sprigionare la forza necessaria a rilanciare un progetto di coesione nazionale e repubblicana, di cui oggi v’è assoluto bisogno.</p>
<p><strong>L’avvertenza, infine, è che però le differenze non si annullano: le tradizioni storiche e culturali segnano ancor oggi confini precisi riguardo al lavoro, allo sviluppo economico, all’ecosfera, ai diritti civili e via discorrendo.<br />
</strong></p>
<p>Insomma non vorrei si pensasse che tentando di risolvere un problema di geometria politica per individuare dove sia oggi la sinistra, si finisse per cadere in un <strong>centro mangiatutto</strong>, dove quel che cambia sono solo i ruoli di maggioranza e opposizione di un immutabile ceto politico, in uno scenario in cui “l’economia governa, i tecnici amministrano e i politici vanno in televisione”.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>Evviva il partito du pilu&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 14:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo &#8211; La procura di Milano informa di stare conducendo serenamente le indagini che riguardano Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione,<strong>saldamente ancorata ai principi costituzionali di eguaglianza dinanzi alla legge, di </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="Valerio De Nardo" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p></div>
<p>Riceviamo e pubblichiamo &#8211; La procura di Milano informa di stare conducendo serenamente le indagini che riguardano Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione,<strong>saldamente ancorata ai principi costituzionali di eguaglianza dinanzi alla legge, di obbligatorietà della azione penale, di presunzione di non colpevolezza.</strong>Chi, come me, ritiene la Costituzione sia la Bibbia dei nostri rapporti civili, politici e sociali, si sente rassicurato se è davvero quello il quadro di riferimento che ispira l’azione delle persone chiamate a rappresentare (“procura”…) il popolo italiano nella accusa a qualunque cittadino sul quale sussistano notizie di reato,<strong>poiché nel nostro ordinamento anche chi vince le elezioni non è unto dal Signore.</strong></p>
<p>Ciascuno di noi sa di poter essere indagato dall’autorità giudiziaria, anche per fatti che avvengono nella propria sfera privata, anche in quella più intima se i reati contestati siano di natura sessuale.<strong>Il presidente della Repubblica israeliana si è dovuto dimettere ed è stato condannato dai tribunali del suo Paese per fatti del genere.</strong></p>
<p>Ciascuno di noi ha diritto di pretendere che ciascun altro cittadino sia egualmente sottoposto alla legge: <strong>nessuno in una democrazia può essere “legibus solutus”.</strong></p>
<p>Ma, fatte queste considerazioni, risulta impressionante rileggere quanto scrisse quasi due anni fa la ex coniuge di Silvio Berlusconi, di cui parlava come di una persona malata, che frequentava minorenni (evocando le “vergini che si offrono al drago”), che le persone a lui più vicine avrebbero dovuto aiutare: i fatti di Ruby, le serate di Arcore oggi sui giornali risalgono all’anno scorso! Errare, perseverare…</p>
<p>E’ anche per questo, stupefacente la tempestività della uscita di “Qualunquemente”, il film di Antonio Albanese atteso in sala per venerdì prossimo. <strong>L’idea di Cetto La Qualunque, il politico che spregia ogni regola e ispira la propria simbologia politica al “pilu”</strong> (da calabrese potrei discettare lungamente sulla filologia del termine…) offre una suggestione appropriata in maniera impressionante alle ore, ai giorni che stiamo vivendo.</p>
<p>I giorni del referendum di Mirafiori. I giorni della disperazione di chi perde il lavoro, tanto forte da togliersi la vita<strong>. Quelli dei detenuti costretti ad una condizioni inumana in carceri sovraffollate, quelle dei rifiuti a Napoli, della ricostruzione mancata dell’Aquila, e via dicendo.</strong></p>
<p>A meno che non si voglia far finta di non vedere, di non sentire, di non capire, non si può che condividere la definizione del nostro regime politico che già diverso tempo fa forniva un intellettuale acuto e graffiante, ma sicuramente non etichettabile come di sinistra qual è Giovanni Sartori: l’Italia di oggi è un Sultanato.</p>
<p><strong>Si scriveva “Partito dell’Amore”, si legge “Partito du pilu”.</strong> Facile prevedere un successo travolgente per il film al quale Antonio Albanese ha lavorato per due anni. <strong>Gli artisti veri sono quelli che riescono a tradurre le intuizioni in emozioni, in risate magari, ma anche in discorso pubblico. </strong>Sono sicuro che Cetto non tradirà le attese dei suoi fan.</p>
<p>P.S.: nelle dichiarazioni di Veronica Lario chi fa politica farebbe bene a rileggersi quanto ella affermava sul dopo Berlusconi.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo<br />
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		<title>Un paese allo sfascio</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 15:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Bologna la dotta, Bologna la grassa, dove l’epifania si porta via la vita di un bimbo di 20 giorni.</p>
<p><strong>Un bimbo italiano, si badi, mica un figlio di chissàcchi che viene da chissàddove, signora </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;/p&gt; " width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p>- Bologna la dotta, Bologna la grassa, dove l’epifania si porta via la vita di un bimbo di 20 giorni.</p>
<p><strong>Un bimbo italiano, si badi, mica un figlio di chissàcchi che viene da chissàddove, signora mia, morto di freddo e stenti in piazza Maggiore. “Succede”, qualcuno potrà dire, ma io non mi rassegno, mi indigno, mi scandalizzo.</strong></p>
<p>Mentre tutto pare andare a rotoli nella società e nelle istituzioni e ciascuno è costretto a rifugiarsi nella propria solitudine, gli squali del profitto non rinunciano a vagare per gli oceani dell’economia e della finanza alla ricerca del pesce con cui cibarsi, a costo di spolpare diritti, occupazione, ambiente, territorio e valori sociali.</p>
<p><strong>Ma nel frattempo, mentre noi discutiamo di federalismo fiscale e quoziente familiare, di legittimo impedimento e di comunisti in cachemire, gli outlook energetici ci dicono sul nostro futuro molto più di quanto possa fare un qualsiasi talk show dopo la pausa natalizia.</strong></p>
<p>Nei prossimi decenni i consumi energetici in Europa sono attesi in calo, tanto che alcune multinazionali del settore hanno deciso che nel vecchio continente non valga più la pena impiantare nuova potenza prodotta con fonti tradizionali, ma solo mantenere quella esistente e realizzare impianti da fonti rinnovabili.</p>
<p>Quanto basta per denunciare la menzogna nuclearista e<strong> il bluff degli spot di forumnucleare finanziati dalle principali aziende interessate al business di una strada senza uscita (se non, forse, lungo l’Aurelia, dalle parti di Montalto di Castro…).</strong></p>
<p>La curva dei consumi energetici di Cina e India, così come gli altri indicatori di crescita economica e quelli di andamento demografico, ci dicono chiaramente che Europa “non è un paese per giovani” e Italia è una signora di 150 anni che il botox e la blefaroplastica non riescono a rendere per nulla affascinante.</p>
<p><strong>Il futuro si è già stabilmente trasferito tra l’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano, mentre noi, campioni di sguardo all’ombelico, ci appassioniamo alle vicende di un anziano signore di 74 anni impegnato a sfuggire la giustizia ed inseguire giovani pulzelle, oltre che a dribblare giudici e condanne, mentre sull’altra sponda del Mediterraneo avvampano fuochi di rivolta.</strong></p>
<p>“Ahi serva Italia di dolore ostello/nave sanza nocchiere in gran tempesta/non donna di provincia, ma bordello” scriveva un poeta, sommo nello stile, ma anche ben consapevole di quello che per sette secoli sarà il nostro carattere nazionale, dai Guelfi e Ghibellini fino al Decamerone, pur senza conoscere le vicende della XVI Legislatura della storia repubblicana.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>Il rischio è che vada a casa tutto il Palazzo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 10:58:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Detesto l&#8217;espressione invalsa nel mondo politico di voler &#8220;mandare a casa&#8221; l&#8217;avversario.</p>
<p><strong>In un sistema democratico di stampo occidentale i voti parlamentari possono servire a mettere in minoranza un governo e le elezioni generali a </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="230" height="304" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Detesto l&#8217;espressione invalsa nel mondo politico di voler &#8220;mandare a casa&#8221; l&#8217;avversario.</p>
<p><strong>In un sistema democratico di stampo occidentale i voti parlamentari possono servire a mettere in minoranza un governo e le elezioni generali a collocare all&#8217;opposizione una coalizione o un partito. Ma sempre dentro un confronto in cui ciascuno esercita un ruolo di pari dignità, anche se di diversa rilevanza, dentro le istituzioni e nel confronto delle idee.</strong></p>
<p>Magari Lionel Jospin decide di lasciare la politica perché così vuole segnare la sua assunzione di responsabilità per una sconfitta, ma non pare una attitudine diffusa nel nostro longevo e incanutito ceto politico, avvezzo, dopo cocenti batoste, a ritornare in pista dimenticando impegni assunti con le popolazioni del continente africano.</p>
<p>In questi giorni sento i maggiori esponenti del Partito democratico far presente che senza di loro nessuna alternativa di governo è possibile, come se tutti gli elettori di sinistra stessero lì in attesa di loro indicazioni su chi viene prescelto fra il cattolico Casini e il laico Fini da una parte, l&#8217;omosessuale Vendola e il giustizialista Di Pietro dall&#8217;altra.</p>
<p><strong>Per ora della linea politica del partito indispensabile all&#8217;alternativa al berlusconismo riesco a cogliere solamente il profondo mood montaliano:</strong></p>
<p>&#8220;Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo&#8221;.</p>
<p>Ho l&#8217;impressione che il Palazzo non avverta gli scricchiolii sordi (e grigi, come certe aule in cui fare bivacco di manipoli) che si levano dal Paese. Sarebbe opportuno prestare orecchio o a casa ci finisce tutto il Palazzo. Insomma si finisce per dar ragione al cabaret politico di Beppe Grillo.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo </strong></p>
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		<title>L&#8217;aeroporto si farà&#8230; nel 2020</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 17:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La legge finanziaria, mitica diligenza, all&#8217;assalto della quale partivano orde di parlamentari che cercavano di portare a casa qualche bottino da consegnare a lobbies più o meno importanti non c&#8217;è più.</p>
<p>E&#8217; stata sostituita dalla &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><a href="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="226" height="300" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>La legge finanziaria, mitica diligenza, all&#8217;assalto della quale partivano orde di parlamentari che cercavano di portare a casa qualche bottino da consegnare a lobbies più o meno importanti non c&#8217;è più.</p>
<p>E&#8217; stata sostituita dalla &#8220;Decisione di finanza pubblica&#8221;.</p>
<p><strong>Così quest&#8217;anno ci confrontiamo con questo nuovo documento parlamentare, meno &#8220;abbordabile&#8221; del precedente, che ispira la strategia di sviluppo del nostro paese ed oggi è all&#8217;esame della camera dei deputati.</strong></p>
<p>Lo schema di decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013 presentato dal presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e dal ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, ha un allegato, il IV, all&#8217;interno del quale si trova tutto quanto è possibile sapere sulle infrastrutture del nostro Paese.</p>
<p><strong>Così, spulciando al suo interno, scopriamo che l&#8217;aeroporto &#8220;Si farà&#8221; di Viterbo è presente addirittura fra 39 opere ritenute necessarie. Esattamente al 37esimo posto, subito dopo il ponte sullo stretto di Messina, è infatti prevista &#8220;la risistemazione funzionale dell&#8217;Hub di Fiumicino con il nuovo aeroporto di Viterbo&#8221; (pagina 21), solo che l&#8217;orizzonte temporale di queste opere si colloca al 2020 (pagina 20).</strong></p>
<p>Ma ancora più interessante è il passaggio che troviamo al punto 5 di pagina 125 dell&#8217;atto parlamentare, nel quale, all&#8217;interno di una parte dedicata alla nuova organizzazione della gestione aeroportuale, della quale il governo e l&#8217;Enac posso definire strategie precise, c&#8217;è un concetto (addirittura evidenziato in grassetto!) molto interessante.</p>
<p>Si può infatti leggere che: &#8220;Il governo è ora in grado di avviare un rivoluzionario approccio alle reti di collegamento. Sono sufficienti alcuni esempi: sono più importanti i collegamenti stradali e ferroviari tra l&#8217;aeroporto di Viterbo e il territorio che l&#8217;impianto aeroportuale di Viterbo&#8221;.</p>
<p><strong>Così come &#8211; si legge proseguendo nel documento, ma non più in grassetto &#8211; &#8220;sono più importanti i collegamenti tra Linate e Malpensa e tra tali impianti e il bacino padano, che le implementazioni di Linate e Malpensa&#8221;&#8230;</strong></p>
<p>Qualcuno mi spiega che significa tutto per l&#8217;aeroporto &#8220;Si farà (nel 2020)&#8221; di Viterbo?</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>La giunta esubera testosterone</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2010/05/la-giunta-esubera-testosterone/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 15:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[17 Viterbo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>So che può risultare antipatico che un maschio assuma alcuni argomenti e avanzi certe proposte. Può puzzare di strumentalità e piaggeria.</p>
<p>Ma: premetto che personalmente reputo essenziale l&#8217;impegno delle donne in politica e nelle istituzioni.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>So che può risultare antipatico che un maschio assuma alcuni argomenti e avanzi certe proposte. Può puzzare di strumentalità e piaggeria.</p>
<p>Ma: premetto che personalmente reputo essenziale l&#8217;impegno delle donne in politica e nelle istituzioni.</p>
<p><strong>Non per questioni genetiche, ma perché ritengo l&#8217;impronta sessuale nella società e nei luoghi del potere decisiva per provare a cambiare i modi e i termini dell&#8217;impegno politico.</strong></p>
<p>Per questo mi sento di avanzare una &#8220;modesta proposta&#8221;, che è anche una piccola sfida alla classe dirigente maschile (e alla evanescente rappresentanza femminile) dei principali enti locali della Tuscia.</p>
<p>A Palazzo dei Priori qualche donna è riuscita a strappare uno scranno col consenso popolare. Ma la giunta vede una totale prevalenza di cromosoma Y. A Palazzo Gentili neanche una rappresentante del genere femminile ha conseguito un seggio e la giunta, nondameno, esubera testosterone.</p>
<p>In questo contesto sarebbe davvero interessante (a mio modo di vedere: rivoluzionario) che i due consessi elettivi, il consiglio comunale e quello provinciale, adottassero una modifica dei rispettivi statuti che prevedesse una determinata presenza di donne in giunta.</p>
<p><strong>Non penso a quel che Nichi Vendola ha fatto in Puglia, nominando una giunta fifty-fifty, ma, che so?, un blando 25% sotto il quale alcun genere può scendere si può pure fare, oppure no?</strong></p>
<p>Avendo lavorato per anni ai lavori pubblici, so che le impellenze di una comunità territoriale sono le strade, le scuole, il ciclo delle acque e quello dei rifiuti, eppure sono convinto che anche queste priorità si giocano diversamente se i decisori non sono tutti uguali alla radice genetica.</p>
<p>Ritengo che questa proposta non abbia il sapore di una provocazione politica, poiché la giunta Mazzoli, ben caratterizzata sul versante di centrosinistra, non presentava volti femminili.<br />
Né penso che debba essere usata come grimaldello istituzionale: basta prevedere che la norma statutaria entri in vigore dal primo rinnovo dei rispettivi consigli per essere un impegno di prospettiva e non una leva per far saltare i faticosi equilibri politici esistenti.</p>
<p><strong>Purtroppo sono pessimista: tra sottovalutazioni e diffidenze ritengo che la politica viterbese snobberà lo spunto che propongo. Anzi, sono convinto che neanche le donne impegnate in politica troveranno sufficiente fiato o ragioni per sostenerla, anche se sarebbe tanto più significativa in quanto la legge prevede una di diminuzione del numero di consiglieri e assessori negli enti locali.</strong></p>
<p>Ma siccome, personalmente, la ritengo di buon senso mi permetto di avanzarla. Come Jonatanh Swift&#8230;</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>La soluzione della regione-ciambella non è ottima</title>
		<link>https://www.corriere2000.it/2010/05/la-soluzione-della-regione-ciambella-non-e-ottima/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 15:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sporco comunista]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Su questo sito sia chi scrive sia Renzo Trappolini hanno già posto la questione legata alla possibile attuazione dell&#8217;articolo 114 della Costituzione e dell&#8217;articolo 24 della legge 42 del 2009, che prevedono la costituzione della &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Su questo sito sia chi scrive sia Renzo Trappolini hanno già posto la questione legata alla possibile attuazione dell&#8217;articolo 114 della Costituzione e dell&#8217;articolo 24 della legge 42 del 2009, che prevedono la costituzione della Città metropolitana di Roma Capitale.</p>
<p><strong>In particolare si è richiamata l&#8217;attenzione sulle conseguenze che ciò avrebbe sulle altre province del Lazio e, quindi, anche sulla Tuscia.</strong></p>
<p>Le dichiarazioni e le iniziative politiche delle ultime ore paiono imprimere un qualche impulso alla riflessione su tali questioni.</p>
<p>Difatti il presidente della Provincia di Frosinone, Antonio Iannarilli, chiede «una Regione Lazio che sia composta da Rieti, Frosinone, Latina, Viterbo ed una parte della Provincia di Roma.</p>
<p><strong>E parrebbe non trattarsi di una semplice provocazione, dato che il 17 maggio, all&#8217;abbazia di Fossanova, le province di Frosinone e Latina riuniranno i consigli provinciali congiunti per adottare la deliberazione con cui chiedere il referendum per staccarsi da Roma.</strong></p>
<p>Un processo, questo, che richiederebbe altresì l&#8217;approvazione di un terzo dei consigli comunali delle aree interessate.</p>
<p>Sulle cronache locali dei principali quotidiani nazionali, ho avuto quindi modo di leggere le dichiarazioni del sindaco di Viterbo, Giulio Marini, il quale ritiene che «il Lazio così come è non è più attuale. O ci stacchiamo da Roma o diventiamo una regione a statuto speciale, nella quale i poteri della Capitale siano estesi a tutto il territorio». Il timore di Marini è che i nuovi poteri attribuiti a Roma releghino ai margini le province.</p>
<p><strong>Mi rendo conto che il dibattito sui temi istituzionali non sia semplice né appassionante, eppure credo che le rappresentanze amministrative, le forze politiche, il mondo del lavoro, dell&#8217;impresa, della cultura non possano rimanere inerti delegando agli &#8220;ingegneri istituzionali&#8221; la soluzione dei problemi.</strong></p>
<p>Personalmente, ad esempio, ritengo che la soluzione della regione-ciambella non sia quella ottimale, ma mi piacerebbe confrontare questa opinione con quella di chi, nella Tuscia, avesse altre idee. Inoltre: se una parte di Roma non rientrasse nell&#8217;area metropolitana, in quale assetto istituzionale si inserirebbe?</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>Per fortuna che c&#8217;è Blob&#8230; e Mengoni!</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 16:41:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[12 Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[17 Viterbo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il termine Blob in inglese significa &#8220;massa priva di forma e di consistenza&#8221;. Il cinema ha prodotto tre film che ne richiamano la terribile e travolgente forza: Blob &#8211; Fluido mortale, Beware the blob, Blob, &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="226" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Il termine Blob in inglese significa &#8220;massa priva di forma e di consistenza&#8221;. Il cinema ha prodotto tre film che ne richiamano la terribile e travolgente forza: Blob &#8211; Fluido mortale, Beware the blob, Blob, il fluido che uccide.</p>
<p><strong>Ma in Italia Blob è soprattutto una grande intuizione televisiva. Per assumerne la definizione scelta da Wikipedia &#8220;una puntata tipo di Blob consiste in uno studiato montaggio di spezzoni audio e video tratti dalle programmazioni delle emittenti televisive italiane e anche estere.</strong></p>
<p>In sovrimpressione viene mostrato il titolo della puntata, spesso caratterizzato da ironia e umorismo.</p>
<p>Posso affermare senz&#8217;altro che Blob sia il mio programma televisivo preferito. Voluto dall&#8217;allora direttore di Raitre, Angelo Guglielmi, e ideato dai critici cinematografici Enrico Ghezzi e Marco Giusti, le trasmissioni di Blob sono iniziate il 17 aprile 1989. Da allora cerco di vederlo ogni volta che mi sia possibile.</p>
<p><strong>Blob sa essere un compendio della televisione e, con essa, della nostra storia, dei vizi e delle virtù dei protagonisti e degli spettatori, &#8220;comici spaventati guerrieri&#8221; di un tempo senza gloria e senza onore. Sanremo e il festival di Venezia sue prede ambite nei cortocircuiti dello showbiz.</strong></p>
<p>So di poter essere considerato uno spocchioso di sinistra (?), ossia quanto di più triste e bieco possa albergare in una società commerciale e di spettacolo come quella in cui viviamo. Ma, proprio per questo, posso dire di trovare irritanti e diseducative le risse nei salotti televisivi? Posso affermare di trovare insopportabile Vittorio Sgarbi e le sue grida reiterate, prezzemolo in ogni minestrina di talk show? Posso esprimere il mio disgusto per i programmi che guardano dal buco della serratura catodica (o lcd o plasma) la vita delle persone, come quelli di Maria De Filippi?</p>
<p>Non c&#8217;è nemmeno da parlare di reality show o varietà che di per sé sono un blob insulso, dove storia e storie si mescolano senza profondità e prospettiva rendendo inintellegibili identità e differenze, rendendo tutti gli spettatori consumatori un po&#8217; rincoglioniti? Mi è permesso affermare che trovo vergognosi alcuni telegiornali stesi come zerbini ai piedi di piduisti in carriera?</p>
<p><strong>Blob ci restituisce proprio il senso di questa marmellata. Ci fornisce una chiave di lettura sempre interessante e originale della realtà quando monta questi spezzoni di tv in sequenze capaci di sfruttare proprio la forza delle immagini per trarne la debolezza intrinseca, solo che la si voglia disvelare.</strong></p>
<p>Così puoi incrociare il festival di Sanremo e sentire il rampollo dei Savoia gridare al mondo e a Dio, Italia amore mio!, con Lippi alle spalle e vorresti scomparire dalla vergogna.</p>
<p>Per fortuna che tra i ragazzi della Tuscia nasce una voce, come quella di Marco Mengoni, che emoziona di per sé, non per più o meno nobili natali né per confronti fra clan televisivi e discografici. Ma c&#8217;è chi spende in totale buona fede pure qualche soldo per televotare Pupo ed Emauele Filiberto.</p>
<p>Blob ci aiuta a capire. Per il resto consiglio gli ottimi programmi di Rai Storia.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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		<title>Un atto da condannare senza riserva</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 14:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capo Redattore</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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		<description><![CDATA[
 

Appartengo a coloro che ritengono la non violenza, anche linguistica, fondativa di qualsiasi legittimo agire politico.

Per questo, pur non nutrendo alcuna simpatia politica o personale per Silvio Berlusconi, mi sento assolutamente solidale con il presidente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4520" title="de_nardo_valerio" src="http://www.corriere2000.it/wp-content/uploads/2009/09/de_nardo_valerio.jpg" alt="&lt;/p&gt;" width="230" height="304" /> </p>
<p> </p>
<p><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p> </p>
<p>Appartengo a coloro che ritengono la non violenza, anche linguistica, fondativa di qualsiasi legittimo agire politico.</p>
<p>Per questo, pur non nutrendo alcuna simpatia politica o personale per Silvio Berlusconi, mi sento assolutamente solidale con il presidente del Consiglio dei Ministri.</p>
<p>Non condivido infatti la più o meno sottile soddisfazione che circola nelle chiacchierate tra alcune persone o su internet per l&#8217;aggressione da lui subita domenica in piazza Duomo.</p>
<p>Per quanto essa sia stata perpetrata da una persona che potrebbe essere incapace di intendere e di volere, rimane infatti un atto da condannare senza riserva alcuna.</p>
<p><strong>Detto ciò ritengo però inaccettabile che si tenti di strumentalizzare questo episodio ribaltandone la responsabilità su coloro che esercitano in parlamento, nelle piazze o sui giornali il proprio diritto di critica sull&#8217;azione di governo. L&#8217;appello del Capo dello Stato ad &#8220;abbassare i toni&#8221; non può essere infatti inteso come una richiesta di &#8220;disarmo unilaterale&#8221; a chi non sostiene la maggioranza parlamentare.</strong></p>
<p>C&#8217;è in generale un atteggiamento basato sulla distinzione tra «noi e loro» che intossica la dialettica politica creando una contrapposizione spesso artificiosa ed esasperata. Tutti gli apprendisti stregoni farebbero bene a non soffiare sul fuoco, perché il ritorno di fiamma potrebbe risultare molto pericoloso. L&#8217;intervento sui fatti di Milano del capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è da questo punto di vista esemplare.</p>
<p>E&#8217; appena il caso di ricordare che un ministro della Repubblica può impunemente parlare di «certo culturame» al quale bisogna «chiudere i rubinetti per farli morire», o rivolgersi verso una parte del paese accomunata sotto la definizione di «élite di merda» per arrivare a desiderare che certa sinistra «vada a morire ammazzata».</p>
<p><strong>O che un altro ministro affermi a proposito di coloro che non ritengono appropriata (così come una Corte europea) l&#8217;esposizione del crocifisso nelle scuole che «possono morire». Come li dobbiamo considerare: toni bassi o, al più, espressioni colorite?</strong></p>
<p>In questo quadro Massimo Tartaglia, l&#8217;aggressore di piazza Duomo, può forse rappresentare la confusione che alberga in tanti cittadini, che finiscono per identificare il corpo del leader (il &#8220;presidente con le palle&#8221;, l&#8217;icona pop del nostro tempo secondo la rivista &#8220;Rolling stones&#8221;&#8230;) con una leadership: un uomo con una politica.</p>
<p>E&#8217; una confusione alla quale occorre sottrarsi, anche perché è necessario poter dire che se il &#8220;processo breve&#8221; era una schifezza giuridica prima di domenica, tale rimane ancor oggi, ennesimo tassello del disegno &#8220;ad personam&#8221; che inquina da anni la legislazione e la vita istituzionale del nostro paese.</p>
<p>Ma mentre la mia opinione è e rimane acqua fresca, quella del Consiglio superiore della magistratura, il quale ritiene che un tale provvedimento sarebbe uno tsunami per la giustizia, andrebbe tenuta invece in una qualche considerazione. La chiave di volta per fare uscire il nostro Paese dalla spirale negativa che lo avvolge non può infatti essere altro che la capacità di dialogo e di reciproco ascolto tra partiti, istituzioni, rappresentanze sociali.</p>
<p><strong>Mentre tanti cittadini sono alle prese con una crisi economica e occupazionale ancora profonda e aggressiva, il teatro della politica pare fatto di tanti burattini che continuano a darsi le mazzate. Mentre noiosi talk show si affollano di un ceto politico sempre più autoreferenziale, un baratro esistenziale si apre nelle vite di milioni di persone. </strong></p>
<p>In una provincia piccola e con poche realtà produttive come quella di Viterbo duemilasettecento persone sono in cassa integrazione e molte di loro rischiano di rimanere senza lavoro. La loro condizione e quella delle loro famiglie è molto più seria ed importante delle schermaglie televisive.</p>
<p>Alla fine io non tirerei assolutamente un bozzetto della Macchina di S. Rosa sui denti di qualcuno che mi desse del coglione perché voto a sinistra. Ma chi si trova senza lavoro, senza reddito, senza futuro sarà sicuramente più pericoloso di me.</p>
<p><strong>Valerio De Nardo</strong></p>
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