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L'opinione di un candido democristiano

Libera chiesa, in libero stato…

di Renzo Trappolini
<p>Renzo Trappolini</p>

Renzo Trappolini

Tra gli storici c’è chi sostiene che gli italiani, nel 1870, non sentissero poi molto il bisogno di riunire Roma al Regno d’Italia: i cattolici per non fare un affronto al Papa, i laici perché davano per assodato che il Lazio appartenesse a lui .Diverso, invece l’atteggiamento verso la Chiesa cattolica.

Infatti, come scrive Giordano Bruno Guerri “Italiani e Chiesa vanno avanti da duemila anni influenzandosi a vicenda, scambiandosi i ruoli e spesso le responsabilità: al punto che sarebbe impossibile fare la storia degli italiani senza fare la storia della Chiesa e viceversa”.

Il problema del Crocefisso nelle scuole si inscrive in questo contesto.

I politici faranno a gara per acquisire benemerenze verso gli ecclesiastici (considerati, erroneamente, in epoca democratica, collettori di voti facili) affidando alla difesa del simbolo la ricerca del consenso che con i comportamenti non sono spesso in grado di acquisire (e non si tratta solo di specializzazioni sessuali individuali, ma dell’arroganza con cui il potere conferito viene esercitato, della massa di denaro che gira e della cui provenienza si dubita, dei discorsi che fanno tra loro per restare nella casta).

Quando Cavour, nel suo ultimo discorso alla Camera dell’appena nato regno d’Italia, proclamò “libera Chiesa in libero Stato” sapeva di lanciare una grande sfida soprattutto morale: quella dello Stato laico che avrebbe saputo e dovuto fare il bene dei cittadini senza la tutela della Chiesa, ottenendo comportamenti etici senza il timore dell’inferno.

La sentenza sul Crocefisso – ed in questo la Chiesa si sta movendo con intelligente prudenza – non può diventare l’occasione per una nuova e antistorica guerra tra fedeli e… infedeli (anche perché questi ultimi, nella cattolicissima Europa non sono pochi e hanno un solo Dio pure loro).

Le bandiere della cinquecentesca battaglia di Lepanto delle truppe papali contro i Mori sono ancora conservate e qualcuno vorrebbe risventolarle, magari prendendo a pretesto una sentenza europea irrispettosa del prevalente sentire e della tradizione identitaria del popolo italiano nonchè del diritto di tutti a rispettare e ad essere rispettati.

Il concordato tra Stato e Chiesa del 1929 iniziava con le parole “in nome della santissima Trinità” e proclamava ” la religione cattolica, apostolica, romana come la sola religione dello Stato stesso”. Nel 1984, però, Bettino Craxi e Giulio Andreotti con il cardinale Casaroli modificarono quei patti, cambiandone le premesse in ragione delle “trasformazioni politiche e sociali degli ultimi decenni in Italia” e per la Santa Sede delle “dichiarazioni del concilio Vaticano II circa la libertà religiosa”.

Ne consegue che ambedue le parti, considerando “non più in vigore il principio della religione cattolica come religione dello Stato italiano” riconobbero reciprocamente “Stato e Chiesa indipendenti e sovrani nel proprio ordine”.

Come aveva detto il conte di Cavour il quale, mentre ordinava “misure energiche contro i frati e l’occupazione dei conventi per ivi ricoverare (a Perugia) gli immigrati di Viterbo”, rimaneva sconvolto dal rifiuto del vescovo di Torino di consentire a fra Bonfiglio Pattavino di dare l’estrema unzione al suo amico Pietro Santa Rosa. All’oltraggio del patrimonio la risposta della negazione dei conforti della religione. Cose, però, di più di cent’anni fa.

Renzo Trappolini

5 novembre, 2009 - 13.16